mercoledì 17 giugno 2009

Le Sorgenti del suono


Scandagliare attraverso le voci, seppure sotto forma di intervista, la musica cosiddetta d’avanguardia degli ultimi (recenti?) anni è un privilegio raro nel florilegio talvolta banale della saggistica musicale. Pierluigi Castellano, musicista impegnato a 360°, ne “Le Sorgenti del suono” nientedimeno che ben trenta ce ne fa incontrare per una succulenta ma “digestiva” scorpacciata. In un arco temporale dal 1988 al 2004, il menù comprende una serie di raffinate ghiottonerie. Si parte dal grande minimalista californiano Terry Riley per chiudere con la greca Karaindrou musa musicale, scusate l’assonanza del suo regista compatriota Angelopoulos, il maestro dei piani sequenza e dei campi lunghi. In mezzo interviste a Laurie Anderson, Harold Budd, Sakamoto, Kronos Quartet, Bill Laswell, ma anche il jazz di Corea e Molvaer, il nu jazz di Wesseltoft. Immancabile anche il grande e geniale Brian Eno, il maieuta par excellence.

Non so sia ancora reperibile questo volume stampato dalla DeriveApprodi, ma se il destino con voi fosse generoso, facendolo sorgere da qualche pila polverosa di testi nel Remainders di turno… bè allora…

lunedì 25 maggio 2009

Inglorious bastards: I'waiting for it!


Mi sta crescendo la voglia di vederlo.
Quanto dovrò aspettare il nuovo, l'ultimo folle progetto di Quentin?
Dovrò ancora crogiolarmi nel ricordo solo del leggendario, "Quel maledetto treno blindato?"


Lisboa tango festival


For the first time I play music in Portugal. What a cool!!!

Maestros:
JJulio Balmaceda y Corina de la Rosa
Pablo Villarraza y Dana Frigoli
Adrian Veredice y Alejandra Hobert
El Pájaro y Belen Guiachello
Juan Capriotti y Graciana Romeo

Pablo Rodriguez y Noelia Hurtado

La solitudine folle del portiere


Il portiere è senza ombra di dubbio il matto per antonomasia della squadra. Come dice del resto il grande e leggendario Buffon nella prefazione a "I portieri del sogno", il nuovo lavoro del giornalista sportivo Darwin Pastorin. Un libello agile e scorrevole che si legge tutto d'un fiato e ripercorre storie di numeri 1 celebri e non. Ritratti incredibili ed avvincenti nella loro sinteticità. Dal filosofo Terraneo al goleador Rampulla, dal politicizzato Chilavert a Zoff e la sua incredibile parata mundial. Avevo pochi anni ma la ricordo nitida quella leggendaria partita. 1982. Italia - Brasile dopo la tripletta del pablito nazionale, si avventa su un cross il difensore verdeoro Oscar. La palla sembra ormai in rete, ma il più grande portiere che abbia mai visto, Zoff, la blocca sulla linea. E alle proteste reiterate dei brasiliani risponde con un cenno di diniego del capo. In quel gesto afono il segreto della figura indimenticabile del portiere...

lunedì 27 aprile 2009

L'impero del suono: Teatro Saschall&Firenze tango festival


Ogni volta che varco la soglia del teatro Saschall a Firenze, in occasione del Firenze Tango Festival, resto qualche secondo stranito ed in muto religioso silenzio. Lo stesso quando effettuo il check sound confrontandomi con i tecnici sul suono. Le milonghe e i grandi festival tangueri spessissimo godono di un'acustica mediocre o pessima, al di là del service e dell'impianto. Colpa della Location. Ma il pubblico sembra fottersene, o forse ha un callo consolidato che si è trasformato in verruca indolore. A Firenze no. Il Saschall lo chiamo l'impero del suono. Questo il luogo scelto da Patricia e Matteo per il loro Firenze Tango festival. Ed è un omaggio strepitoso, ad un pubblico forse inconsapevole. Il suono che si sente e si spropaga, ad ogni angolo del luogo è perfetto, fedele all'incisione e , togliendo la cuffia ascolto in sala la stessa qualità sonora. Miracolo. E' l'impero del suono. ne provo i brividi ancor ora a parlarne.

Slave to the ....Grace Jones


E' ritornata con un nuovo disco dopo un bel pò di tempo. Suggestivo ed interessante. Ma la notizia più bella è che il tempo è un concetto che non infierisce sulla grande regina della disco music: l'algida ed androgina Grace Jones. Slave to the Rhythm, questo uno dei suoi hit più celebri, ma io ricordo una versione strepitosa di Libertango per la pellicola Frantic, oltre a Pull up to the Bumper. Una regina unica ed indimenticabile, l'icona del futuro e del futuribile nei dorati anni'80. Piovuta da un pianeta alieno, a gravitare fra i "piccoli umani". Saremo sempre asserviti allo "Slave to the Rhythm"! Quando il barocco venne violentato dalla tecnologia...

Pointer Sisters


Quattro sorelle terribili in grado di contaminare con estrema disinvoltura estensioni vocali gospel con i ritmi travolgenti della disco classica. Le Pointer Sisters. Una macchina da hits ineguagliabile nel periodo d'oro della musica da club a stelle strisce. Riascoltare i loro classici, da Fire a Slow Hand, fino ad Automatic, Jump, Neutron, I'm so excited equivale a guidare per un'autostrada all'insegna di elettronica e pop. E su tutto, la magia di Break Out!

Taccuino di un vecchio sporcaccione


Ubriachi, violenti e pacifici, lerci diseredati, puttanieri, falliti, gente che l'ha preso sempre in c..o dalla vita devono rendere omaggio al loro grande ed inimitabile cantore: CHARLES BUKOWSKI. Il poeta della strada, delle sbronze, delle t...e da quattro soldi. Ringraziare quel capolavoro assoluto che è Taccuino di un vecchio porco. Bukowski con una prosa semplice ma efficace e tagliente come un bisturi incide profondamente la memoria e coscienza collettiva dei borghesi, delle signore per bene che ce l'hanno sempre profumata, irridendo falsi miti d'oggi. Un autore entrato nella leggenda che fa venir voglia di sbronzarsi e di ridere grassamente di fronte alla mala sorte e all'inutilità dell'affannarsi umano.

Il tribunale, secondo Durrenmatt


Una verità opprimente come solo la verità sa esserlo. La Verità con la V maiuscola che la legge cerca di imbrigliare, senza giungere al suo fine. Maestro assoluto del poliziesco interiore, che al di là dei colpi di scena esplode nella psiche umana, Friedrich Durrenmatt ne Il Giudice ed il suo boia dipana questo tema fino all'ossessione rendendo paradigmatica la condizione di chi giudica e di chi è giudicato davanti al tribunale assoluto della verità. Un racconto agile eppure lunghissimo per le sensazioni ed i rimandi che esemplifica come tra vittima e carnefice forse i ruoli sono intercambiabili. Un Durrenmatt al suo massimo e di cui riporto una citazione "
"Così il male l'aveva sempre ripreso nel suo cerchio, il grande enigma, una fascinosa tentazione di risolverlo."
Geniale.

Adelphi, passepartout per gli iniziati


Strategie culturali del potere iniziatico. Così recita il sottotitolo di un affascinante libro di Maurizio Blondet "Gli Adelphi della dissoluzione". Stampato da una piccola casa editrice milanese, la Ares, questo volume è un viaggio iniziatico e teologico alla scoperta dei misteri che legano una delle case editrici più snob, la Adelphi, ad alcuni dei pensatori più controcorrente. una lettura densa di citazioni e rimandi, nondimeno suggestiva dove scorrono come un fiume di correnti misteriose, i nomi di Guenon, Bataille, Cacciari, Daumal, Zolla e del patron della Adelphi, Calasso. L'incipit con l'intervista al filosofo Massimo Cacciari è interessante, e al di là di qualche dietrologia apre a molteplici letture. Quando si dice che il mondo contemporaneo ha perso il rigore del Sacro... e forse dell'Anticristo?. Da leggere con avidità.

martedì 21 aprile 2009

Ho un tango che tu non hai!!!


Come c...o è possibile che il pubblico pensi a me come un esperto solo di tango? Amo la musica a 360°, e chi mi conosce sa che possiamo discorrere dei generi musicali più disparati, dal post punk, all'industrial tedesco, al Goa trance, al Grunge, alla Fusion, al rock sudista, a Luigi Nono.
Nonostante ciò spesso arrivano in consolle trafelati, mascherati da un sorriso buonista e co...one, dicendomi tronfi: ho un tango che non hai oppure questo si può ballare benissimo. Arriva tosto il seguito: me lo metti?
Ma, forse te lo metto ...
Oppure se non lo metto ci sarà un motivo.
Forse non è proprio da milonga.
Che follia, prima o poi arriveranno a chiedermi Laura Pausini, e io per vendetta metterò Albano.

Sunset Limited: Cajun noir


Il male assoluto non ha valore metafisico ma è un fenomeno radicato nell'uomo. Forse inchiodato nelle paludi della povera Louisiana. Sunset Limited è il noir capolavoro di James Lee Burke. L'Odissea di Dave Robicheaux, un detective che sogna di godersi la pensione, rilassarsi dopo i (ne)fasti del Vietnam. Ex alcolizzato, ed ex agente della omicidi è richiamato ad indagare sul caso Jack Flynn, un sindacalista trovato crocifisso ad un granaio. Da questo evento scenderà nell'abisso cosmico del male che si annida nel Sud degli Stati Uniti. Un Sud che puzza di whisky e trasuda ancora il razzismo sudista. Burke costruisce un mosaico perfetto dove varie storie corali e disperate, Ellroy docet, sprofondano e galleggiano nella melma dei sentimenti umani.
Ah, dimenticavo: sunset Limited è il nome del treno che portava i più disperati dell'Est in cerca di fortuna e di sogni di gloria in California.

Noir urbano latino: IL BUFALO DELLA NOTTE


Spesso, quando si parla di noir viene in mente la classica città degli U.S.A., ambienti sordidi e malfamati, detective in trench logori. Questa volta segnalo uno stupendo noir ambientato a Città del Messico, crepuscolare nelle atmosfere e nei sentimenti. Ne "Il Bufalo della Notte" si intrecciano le storie di tre amici avvinghiati da un destino beffardo e crudele. Più beffardo che crudele. Il protagonista Gregorio soffre di una violneta forma di schizofrenia ed il contatto con la realtà è sempre più labile. Ad un certo punto scompare. Lasciando nell'angoscia e nel dubbio il suo miglior amico Manuel che nel frattempo è diventato l'amante della sua ragazza, Tania. L'amore e l'amicizia virile che si confondono in un coacervo di sensazioni fluttuanti fra il nulla nichilista e l'emergere ontologico della realtà. Dolce sembra scorrere la notte, anche se questo è il momento dove si rivangano i ricordi ed il passato. Ho amato alla prima lettura questo romanzo di Guillermo Arriaga, che reputo il più grande scrittore latinoamericano vivente capace di tradurre una realtà romanzata con cifra cinematografica. La sua scrittura è un'istantanea perfetta di un ciak e segue gli stilemi prorpi della narrazione filmica, risultando oltre modo avvincente. Per capire il rapporto biunivoco della sua prosa metafilmica consiglio anche di visionare una stupenda pellicola dove Arriaga è sceneggiatore: 21 Grammi.
Ne seguirà, claro que si un post.

domenica 19 aprile 2009

Torino tango festival: Come eravamo.


The way we were!!! "Come Eravamo". Il titolo di un famoso film anni'70 che lanciò nel firmamento di Hollywood, Barbra Streisand e Robert Redford. Non voglio qui parlare però di cinema, ma di Tango. Del Torino Tango festival che quest'anno con un'iniziativa sui generis mi ha fatto riflettere sull'ontologia del tango, e del suo divenire....panta rei.
Nella cornice del Lingotto, lo storico edificio celebre per la pista ottovolante all'ultimo piano, pista prove della Fiat, questo Festival organizzato da Stefano Giudice e Marcela Guevara, riunisce ogni anno più di mille tangueros da ogni angolo del pianeta. Con un cast di maestri strepitosi, il gotha del panorama mondiale e la musica dal vivo di grandi orchestre. In quest'edizione anche il genio musicale di Mosalini, punta di diamante dei bandoneonisti.
Domenica di Pasqua, mentre suonavo al Festival, ho scoperto d'incanto che di lì a poco un'esibizione di tutti i maestri avrebbe interrotto la mia selezione. Non un'esibizione classica, ma uno show che avrebbe riproposto il tango di dieci - vent'anni fa. L'occasione era rappresentata dalla commemorazione, ad un anno simmetrico della sua scomparsa di Pedro Monteleone, una delle figure più carismatiche e significative nella storia del tango. Senza abusare affatto dei termini, un Maestro dei Maestri". Dopo un filmato con riprese inedite del maestro appena arrivato in Italia e delle sue prime dimostrazioni con Marcela, d'incanto in pista si sono avvicendate tutti gli artisti, ballando con coreografie, passi e stili di lustri passati. "Come Eravamo". Ed allora, a ruota, Javier e Stella con uno scintillante Quejas de bandoneon, Joe e Lucilla con un pirotecnico Derecho Viejo, Esteban e Claudia in uno storico Pata Ancha, Erna e Santiago in un ricercato Pugliese, Sebastian e Mariana leggiadri in un classico di Monteleone quale Desde el Alma, Chicho e Juana solenni, classici e densi in un soave Bahia Blanca.
Grande il tributo del pubblico, che ha apprezzato qualcosa che non vedeva più da tempo, enrosque, giro, salti..., pose plastiche.
Geniale!Ho riflettuto il giorno seguente su come dieci anni nel mondo del tango siano un'era geologica. Quasi il passaggio da una civiltà ad un'altra: il transito dal mondo egizio alla civiltà minoica, il Rinascimento che cede il passo al manierismo ed al barocco.
Dalla consolle osservo spesso la gente che balla e noto come siano cambiate le posture, i passi, le interpretazioni musicali, i gusti. Chi oggi fa un enrosque in pista?oppure chi oggi non fa una volcada o una colgada? A chi oggi non piace Donato?Quale maestro dieci anni fa non piazzava fra le sue coreografie o dimostrazioni almeno un Pugliese?
Quando termina una milonga penso sempre che sia passata un'eternità!Un anno nel tango è una vita, luoghi che aprono e chiudono, tangueros che si affacciano ed altri che scompaiono.
Coppie sulla cresta dell'onda e subito dopo avvolte nell'oblio. Il compas del tango, alcune volte lo avverti sulla pelle.
Grazie Marcela e Stefano per avermi fatto riflettere su quante vite, umori, siano passati negli ultimi, miei primi dieci anni di tango. Ed il tutto per merito di un Homenaje al Maestro Monteleone ed al suo stile.
Vorrei congedare i lettori idealmente sulle note di Bahia Blanca, il classico di Di Sarli ballato con una leggerezza ed una dimensione intima senza eguali di Chicho e Juana.
"Come eravamo"... fra un pò dovrei scrivere anche del "Come Saremo..."

lunedì 30 marzo 2009

Sade/Pasolini


Quattro come numero della morte. Quattro sadici signori, rappresentanti delle quattro sfere del potere, il monsignore (Ecclesiastico), il duca (Nobiliare), l'eccellenza (Economico) e il presidente ( Giudiziario) sequestrano in una villa per 120 giornate un gruppo di ragazzi e ragazze rastrellati tra partigiani per sottoporli ai propri piaceri. Al termine non può che esserci la morte. In un crescendo parossistico di violenze, crudeltà ed efferatezze senza limiti, Pasolini propone il leggendario romanzo sadiano in chiave visiva, catapultandolo all'epoca della Repubblica Sociale di Salò, considerato dall'autore il momento storico del disfacimento assoluto dell'umanità. I quattro gerarchi impongono ai ragazzi un assurdo regolamento che propone promiscuità sessuali, coprofagia, scatologia, sevizie, torture e sadomasochismo, pena capitale per chi non obbedisce. A rendere ancora più assurdo il film, una colonna sonora straniante che nei momenti più drammatici, insostenibili per i più, propone musiche divertenti, allegre e rilassate. Nei gironi di Sade/Pasolini non c'è redenzione o speranza, ma la constatazione che l'umanità si è alienata nei beni materiali e la contemporaneità è il punto di non ritorno. Il regista spinge qui all'estremo la sua riflessione sulla dialettica marxista tra padrone e schiavo non trovando altra risposta che la morte. Quella morte stessa che non gli permise di vedere compiuta la sua opera perchè uno scherzo del destino gli tolse la vita in un'assurda fine all'Idroscalo.
Ancora oggi il film dà scandalo, non a caso nessuna televisione ha mai osato programmarlo: forse perchè non siamo ancora cambiati da 30 anni?

Viaggio al termine della Notte


Non c'è distruzione e morte senza riso, non c'è sangue, carne putrefatta e lordura senza la potenza del verbo. Il verbo soprattutto, quella parola gravida di contra pzione sillabica che in un autodafè sadico si prostra solo al silenzio della punteggiatura. Avevo diciotto anni quando mi sono abbandonato per la prima volta all'euforia folle ed al ghigno mefistofelico di Céline, il più grande romanziere del XX sec. Non ho esitazioni alcune, come non faccio torto a nessuno se parlo di Viaggio al termine della notte come il più grande romanzo del secolo scorso. Un'odissea incredibile fra gli orrori della guerra, lo scandalo della scoperta di un'umanità disumana, dove l'olezzo ed il tanfo dei bisogni corporali si unge dell'assurdità e delle brutalità dei conflitti. Osteggiato in vita, ed anche da morto, da una moltitudine di idioti che ne riducevano la grandezza a causa delle sue scelte politiche, Céline, il dottor Destouches, creato secondo Bernanos da Dio per dare scandalo, è stato il più visionario ed assoluto protagonista della letteratura europea del '900. E con lui a distanza di settant'anni ci perseguita il suo fustigare i costumi e la stupidità umana, ma soprattutto la grandissima prosa di Celine. Parole che si rincorrono, lottano fra di loro creando una musica, anzi una sinfonia, ...la sinfonia della Storia.
Il Viaggio è il suo romanzo che più amo, ma tutti sono straordinari, però andiamo in ordine cronologico, quasi per un climax wagneriano, per accogliere questa prosa che si sfalda e si dissolve.
Una sola avvertenza, dal Viaggio non si esce mai più, è il Maelstrom della Letteratura....
l'Ade del verbo.

domenica 29 marzo 2009

Oceano di suono


Spesso mi capita di imbattermi in prolungate conversazioni sulla musica contemporanea, a 360°, dal pop al rock, al rap, al tango, all'house, alla world music. Ad un certo punto mi chiedono così a bruciapelo, ma che bisogna leggere per capirci qualcosa? Avocando una frequente mancanza di tempo necessaria a consultare riviste, fanzines, siti internet, blog e poliedrici testi. Allora io consiglio un solo libro: David Toop "Oceano di suono". Insieme Bibbia, Vangelo e Scritti Apocrifi. Non dico altro.

Paul Auster: la crisi narrativa di un genio


Stavo guardando distrattamente il TG delle 13.30 su RAI 1, aspettando le immagini della vittoria dell'Italia di Lippi sul Montenegro e quelle della disfatta delle Ferrari. Poi, nella rubrica Benjamin diretta da Riotta, una lunga intervista, per i tempi condensati del TG, a Paul Auster. Un vero e proprio mito per chi ama la letteratura americana ed in particolare newyorkese degli ultimi anni. Chi non ha letto la Trilogia di New York, Timbuctu, Esperimento di verità, Smoke...? L'autore era a Pordenone per un convegno e ricordava come il giorno dell'11 settembre mentre stava aspettando un giornalista radiofonico per un'intervista nella sua casa di Brooklyn, ricevette una telefonata con cui quest'ultimo era costretto a disdire l'appuntamento perchè doveva scrivere in velocità un pezzo per un improvviso incidente alle torri gemelle. Auster si affacciò e vide in quel preciso istante, in lontananza un aereo schiantarsi sulla seconda torre. In quel fatidico istante capì che non poteva essere un attentato. Nei minuti successivi, Auster, che è dotato di uno sguardo profondamente magnetico narra di come l'odore di carne bruciata, la puzza della plastica incendiata e delle macerie fumanti, gli abbia impedito di scrivere. In tre minuti, televisivamente parlando, Auster ha dato involontariamente una lezione di scrittura incredibile. Oggi mi è venuta d'improvviso voglia di scrivere, quanti post partorisco oggi pomeriggio...

Eros e Thanatos: il romanticismo necrofilo di Buttgereit


E' ovvio che non posso consigliare a tutti i miei lettori questa pellicola, perchè eccessiva. Una volta si sarebbe detto, troppo disturbante per il conformismo piccolo borghese, ma la caduta del muro ha abbattuto anche certe espressioni vetero comuniste. E' ovvio che dicendo ciò posso ossessivamente spingervi alla sua visione. Nekromantik: il sogno erotico necrofilo di Jorg Buttgereit. Soltanto in Germania riescono a coltivare simile passioni? La trama? Si parla di un giovane impiegato in una ditta incaricata di raccogliere cadaveri per le strade, che con la sua compagna condivide una strana passione. Collezionare e conservare in formalina arti umani, mutilando le salme. Un bel giorno il protagonista ritorna a casa con un cadavere intero suscitando grande morbosità nella sua donna ed iniziando uno strano triangolo amoroso che lo porterà ad un tragico epilogo. Una volta licenziato dalla sua ditta, verrà abbandonato dalla propria donna che fuggirà con il cadavere. Buttgereit riflette sulle perversioni borghesi e sulla società feticistica di fine millennio attraverso la lente, subdola e perversa della necrofilia. Ne esce un ritratto impietoso e senza redenzione. Eros e Thanatos della visione, ma solo se si ha uno stomaco super forte. Per me comunque rimane un romantico b-movie e mai il regista lo eguaglierà.

Il più sadico dei western: I Quattro dell'Apocalisse


Quanto adoro questo atipico, sadico e crudele tardo western italiano. A parte l'amore viscerale per Lucio Fulci, i Quattro dell'Apocalisse, infarcisce il western alla Sergio Leone di fantastiche venature horror e psicopatiche. La trama: quattro sgangherati con a leader un tosto Fabio Testi, si scontrano con un tostissimo Tomas Milian che fa il verso a Charles Manson. Milian si fa di peyote, scuoia vivi gli sceriffi, stupra le donne ed ammazza infanti. Ma Testi alla fine si incazza e lo fa fuori a rasoiate. Quello che si definisce oggi uno stracult, che addirittura essere promosso in edicola in abbinata con la Gazzetta dello Sport!. A rendere ancora più imperdibile la pellicola una colonna sonora in gran forma di Frizzi, Bixio e Vince Tempera, all'epoca quest'ultimo non lavorava ancora per la Corrida di Gerry Scotti. All'epoca era difficile vederlo perchè addirittura lo bollarono con il vm18anni, una rarità per il western. Recuperatelo e godrete del genio di Fulci e del genio del tardo western all'italiana!

Giudecca da cartolina horror:Nero veneziano


Mixate Il Presagio e Rosemary's Baby, senza avere nè Gregory Peck come attore o essere Polanski dietro la macchina da presa, ma con l'unico vantaggio di una Venezia livida e opprimente quale scenografia. Ne verrà fuori un mediocre risultato, godibile solo per l'ambientazione appunto. Nero Veneziano pellicola del 1978 di Ugo Liberatore ancora oggi, sono passati ormai trent'anni, denota che spunti interessanti e scopiazzature non bastano a sorreggere un intero film, e soprattutto l'idea dell'ingravidamento demoniaco di una vergine da parte del maligno, non fa cagar sotto nessuno. Piuttosto consiglio il film a quanti vanno alla ricerca di quella Venezia minore, decontaminata dalla percezione visiva del turismo medio che la pellicola regala. Esemplare è allora lo sguardo sulla Giudecca, sottile lembo-isola fronte Zattere. Una Giudecca super popolare dove mancano ancora tutti i vip e il Molino Stucky non è ancora diventato l'Hilton Hotel. Cinema di genere, ma con ottime immagini. Ed allora stampiamo delle cartoline, pardon mandiamole ormai via mail, via mms....

I'm your pusher, Curtis Mayfield


Quanti film avete visto della Blaxploitation? Non credo tanti perchè la loro reperibilità è piuttosto ardua. Ma se ve ne dovesse essere capitato soltanto uno, all'80% potrebbe essere Superfly, con la splendida colonna sonora di Curtis Mayfield. E' raro che questo genere di album possa essere pienamente autonomo al di fuori del contenuto visivo, ma questà è una felice eccezione.Ed allora tuffiamoci nell'organo rutilante ed infarcito di ottoni ne Little Child, le chitarre distorte di Give Me your love, per arrivare ad i masterpieces Freddie's Dead e Pusherman. Il soul di Chicago, rispende imbastardendosi dei b-movies polizieschi neri. Il cinema diventa quindi, attraverso una parossistica rilettura della violenza urbana, il veicolo del riscatto sociale per la gente dei ghetti, e mayfield ne fu l'alfiere. Imprescindibile anche questa chiave di lettura per Superfly, ma io amo alla follia la musica, quegli intuiti che diverranno felice manierismo e arguti stereotipi in tanta black music degli anni '80 e '90. Che genio quel Mayfield!

What's going on... Marvin gaye please!


Nessun turbinio di voci e nessun sax imprime così tanta sensualità e voglia di un caldo abbraccio carnale come in What's going on, capolavoro assoluto di Marvin Gaye e della musica pop dello scorso secolo. Forse solo la libidine lasciva e lussuriosa dello stesso Gaye in Sexual healing, può reggere lo stesso passo. Avrò ascoltato il disco protagonista di questo post, centinaia di volte, e non mi annoio nel lasciarmi trascinare dalle melodie contrubanti e dalla voce cristallina, arrogante nella sua bellezza, di Marvin Gaye. Nove tracce di rara bellezza, che rende quasi impossibile farne prevaricare una sull'altra, anche se i miei rates vanno oltre alla title track, anche a Mercy e Inner City Blues. Anche la cover mi mette i brividi: lo sguardo sognante del cantante cui di lì a poco verrà tragicamente spezzata l'esistenza. Numerose sono le leggende circolanti su questo che rimane il più grande successo di sempre dell'etichetta nera Motown, cui rimando i molteplici testi affiorati sul tema. A me resta l'emozione, troppo personale di essere avvolto ogni volta che l'ascolto in quel tappeto sonoro unico e credo che sia forse uno dei pochi dischi per cui valga la pena di "piangere". Piangere per la gioia di un capolavoro irripetibile, per un'esistenza stroncata in anticipo, per l'afflato di un'epoca che non tornerà mai più.

It's a family affair: Il genio di Sly & the Family Stone


It's a family affair. Così recita il refrain verbale più famoso di una leggenda della musica soul: Sly & the Family Stone. Dalla mitica San Francisco degli anni'60 parte questo combo multirazziale, uno dei primi in assoluto, caratterizzato dai fratelli Sly e Freddie, che per lungo tempo dettò influenza in tema di soul, funky, pop di classe, ed anticipando perfino l'hip hop di vent'anni dopo. Tra i successi tracks quali Thank You, If you want me to stay, Love City. Ma io trovo seminale questo ensemble per l'uso spregiudicato del basso in slapping, a distorcere e violentare quel sound ritmico endemico della black music dell'epoca. Un gruppo prolifico che di sicuro raggiunse l'acme nell'album There's a riot goin'on, e, introducendo un'altra digressione tecnica, nell'utilizzo per primi di una batteria elettronica all'interno di un hit: nello specifico Family Affair. A tutti consiglio però di recuperare qualche video di Woodstock e vedere chi insieme a Jimi Hendrix e Santana fu realmente il mattatore di quell'irripetibile appuntamento. Il grande Sly Stone. Triste epilogo, una squallida storia di dipendenza che gettò nell'immondizia creativa, alla faccia di chi dice che la scimmia aiuta, il suo leader, cui diedero il resto forti conflittualità interne. D'altrone la leggenda ci dice che è solo, a family Affair!

sabato 21 marzo 2009

Oracolo tanguero


Venerdì prossimo all'Amusement Park, la storica milonga padovana, si svolgerà una serata in memoria di Maurizio Ennati, uno degli organizzatori del celebre venerdì milonguero a nordest, deceduto qualche anno fa in un tragico incidente. Questa evento mi richiama una lunga riflessione che coinvolge altri due amici, sempre del giro tanguero, scomparsi in simili circostanze, Armando e Massimiliano: come lo vivrebbero oggi il tango?Le sue innovazioni? Le mille scuole ed altrettanti locali che infestano in maniera fungiva il suolo nazionale? Certo ne sono cambiate di cose negli ultimi anni: in primis the way you dance, oggi tutti fanno colgade e volcade, o meglio cercano di farle ed il modello Geraldine/Gavito per vari motivi si è eclissato. Anche se sacche di ortodossi resistono alle mode ed alla usura del tempo. Avrebbero apprezzato le musiche selezionate dai novelli( non in termini anagrafici) d.j. in consolle, pardon al computer? La crisi sta anche spingendo a comprimere più figure in una sola personalità: maestro, organizzatore, dj, trombatore di allieve sole, in un'orgia dionisiaco-milonguera. Ma soprattutto mi interrogo, avrebbero continuato ad amare il tango?

You really got me!


Capita che una grande band per quanto seminale riceva dalla storia ben poco dai suoi frutti. E tutto per vari e validi motivi: mancanza di sex appeal, congestione di grandi band, profonda innovazione. Il caso dei Kinks, che con You really got me spodestarono dal trono delle charts anche i Fab Four. Nel riff satanico in cui attacca il pezzo, nel refrain c'è la quintessenza dell'hard rock e dell'Heavy a venire. Ma siamo solo nel 1964. Era troppo avanti il genio di Ray Davies. Oggi ad oltre quarant'anni di quel fecondo parto, in una fresca giornata primaverile mi godo per l'ennesima volta quel riff da leggenda. YOU REALLY GOT ME!

Dark Star & LIve Dead. The Parable of Grateful Dead


La torrenziale potenza degli album dal vivo. La torrenziale potenza dei Grateful Dead. Una semplice equazione per quella che forse è stata una delle più grandi band open door del pianeta. Jerry Garcia ed i suoi hanno rappresentato il controcanto oscuro, sadico, nerocosmico della psichedelia ridente e sognante della Baia. Live Dead è uno stupendo doppio vinile del 1969 che immortala il fulgore di un combo rimasto per sempre nei cuori di chi ama il lato nero della psichedelia.
Il country blues più tradizionale viene violentato dalla chitarra e dalla voce selvaggiadi Garcia, proiettato verso l'infinito, il nulla, il percepire un medley di sensazioni che picchettano l'epidermide. Siamo nei territori di Dark Star il capolavoro ogni epoca. Il momento sublime in cui ci sediamo di fronte all'infinito per riflettere su di noi, usando come metronomo il battito cardiaco, stemperato in un trip lisergico. What an attitude!

Silver Surfer, l'araldo dell'infinito


L'ansia di libertà, dalle costrizioni e convenzioni borghesi, incrociata con il rutilante edonismo visivo della Pop Art e la controcultura dei sixties. Un humus profondo e denso per il più solitario ed innovativo personaggio dell'universo Marvel: SILVER SURFER! Norrin Radd ha offerto la propria vita in cambio della salvezza del suo pianeta e riceve dal distruttore dei mondi Galactus, una dote di poteri illimitati. Ma il corredo comprende anche una pelle argento sfolgorante ed una semplice minimale tavola da surf con cui solcare i silenzi dell'universo. Abbastanza per farne un grandissimo personaggio, che si nutre dei problemi dei giovani del '68, alla vigilia di eventi forieri di mutazioni socio - comportamentali gravidi di ferite insanabili nel rapporto con la società. Surfer è sempre tormentato, e soprattutto vive nell'incapacità di farsi accettare in pieno ( o parzialmente) dagli abitanti dei mondi che cerca di salvare, il dilemma di chi non riesce ad accettare in primis se stesso. Numerosi i cross over nell'universo Marvel, dai Fantastici Quattro a Spider Man, Hulk fino al mondo DC con Superman e Green Lantern. Nei miei ricordi esiste sempre un posto per un'immagine: Surfer che abbandona la scena in solitudine sulla sua tavola. Nostalgia.

Il marchio di KRIMINAL


La storia ha voluto sancire in termini di vendite, Diabolik, quale numero 1 del fumetto nero italiano, ma con tutto il rispetto, per me, the number one is: KRIMINAL! Max Bunker e Magnus, in piena temperie pop art e dolce vita, creano nel 1964 questo magnifico personaggio di criminale, ladro ed inguaribile seduttore, dotato di una personalità unica per la sua complessità nell'epoca. A parte lo strepitoso costume, morbosamente erotico, Kriminal si muove in ambienti iper corrotti, una vera giungla dove tutti sono colpevoli e pagano il fio di esistenze spregiudicate. Come in Diabolik, il protagonista Anthony Logan ha una esistenza tormentata e trova il suo alter ego nell'antagonista-poliziotto, Ginko in Diabolik, ivi Milton di Scotland Yard. Certe volte rileggendo i vecchi albi sembra quasi che Kriminal sia un James Bond nero, data la sua voracità sessuale e l'aria da fottuto sbruffone. Qualcuno impegnandosi potrà recuperare anche due pellicole, gratificate da splendide musiche e colori pop, l'omonimo Kriminal è del maestro Umberto Lenzi. Molte le censure che ricevette all'epoca, ma il grande Magnus è sempre stato al di là del bene e del male.

Le predicazioni sui generis di PREACHER!!!


Una delle più grandi coppie di fumettisti americani della DC Comics, lo scrittore Garth Ennis, ed il disegnatore Steve Dillon, nel 1995 danno vita ad uno dei più importanti fumetti degli anni'90, il leggendario Preacher. 75 albi che narrano le avventure di Jesse Custer, uno spiantato predicatore texano che è il frutto di una incresciosa relazione fra un angelo ed un demone, di conseguenza dotato, al di là del bene del male, di un potere quasi simile a quello di un Dio. Custer viaggia attraverso gli States, per incontrare soprattutto se stesso, ed in questo percorso accompagnato dalla sua donna e da un simpatico vampiro irlandese alcolizzato!, ne fa di tutti i colori, e ne incontra di tutti i colori. Tra sette che addiritttura presumo di discendere da Cristo, serial killer e perversi assassini, Preacher è un tentativo riuscitissimo di mixare i temi religiosi con il western decadente degli ultimi anni. Un comic straordinario che consiglio a tutti, per comprendere quella strana cultura messianico-country che attanaglia l'America di fine secolo.
Hail to Preacher!

lunedì 16 marzo 2009

TOSCA TANGO MARATHON: milonga da leggenda in Toscana



Scrivere questo post mi strozza di nostalgia per una serata bellissima ed incredibile, con un carico di energia senza precedenti per una one night! Sto parlando della Tosca Tango Marathon, un evento organizzato da 6 ragazze uniche per inventiva, creatività e rigore organizzativo. In una cornice che definire suggestiva suona come un blando eufemismo, La Residenza del Duca, una due giorni all'insegna del puro tango, senza interruzioni, sin parar, solo con tanta voglia di ballare e scatenarsi, godendo di una location fantastica ed in primis, noblesse oblige di un pubblico straordinario giunto dall'Italia e da varie regioni d'oltralpe voglioso di ballare fino allo sfinimento... In consolle oltre a me, che per la verità ho goduto come un pazzo, dato che ho selezionato musica solo all'inizio della prima serata, Fausto da Siracusa, Florin e Giuseppe da Paris, un'internazionalità nella scelta che ha sicuramente generato un'eco europea dell'evento. Quello che mi è piaciuto alla follia, sia dal lato consolle ( quando suonavo) che da fruitore della milonga ( ho ballato più alla Tosca che negli ultimi tre anni in totale!), il livello alto, molto alto degli astanti, al di là degli stili e delle interpretazioni tanguere. Questo dimostra la mia teoria che vado divulgando da sempre: quando uno balla bene, balla bene. Non è una tautologia o riflessione wittgensteiniana, ma un assunto inconfutabile. Gli stili sono categorie dello spirito /popolo tanguero buone per la dialettica. E fattore non male, ho visto anche un bel giro di tope. Cool!!! Altra nota interessante, publico mediamente giovane e questo mi fa sempere rinfrancare. Flora, Anastasia, Lara, Alessandra, Debora e Rossella, questi i nomi delle grandi organizzatrici hanno dato una lezione unica su come va organizzato un evento: LECTIO MAGISTRALIS. Non c'era un dettaglio fuori posto ed in più hanno trovato anche il tempo di dare uno smacco morale al sottoscritto che avendo perso una scommessa ha ricevuto in dote, e poi successivamente indossata, una splendida tutina verde degna di un mix fra Bee gees, Cugini di Campagna, Meat Loaf Rocky horror picture show e disco '70 ( Sylvester/Village People). Io mi sento affermare che gli assenti hanno perso una manifestazione irripetibile, ... almento fine alla prossima edizione.
Grande merito va anche ai dj che hanno offerto uno spettro ampio ed esaustivo del repertorio tanguero esistente, e mi sembra che il pubblico abbia molto gradito.
Forse un compendio esaustivo delle emozioni lo si può reperire su internet: dozzine di foto, commenti e sagaci battute inondano social network quali Facebook. Lì trasuda l'emozione e quello spirito di relax e divertimento che ho trovato in rare situazioni analoghe. Spesso questi eventi sono attraversati dalla malinconia di numerose donne a riscaldare con il culo la sedia, o di settarismi elitari da gruppetti tango-terroristi. La Tosca ha ribaltato i pregiudizi secondo cui un evento ad alto livello fa divertire solo i tangueros cosiddetti "Bravi", o che ai grandi festival ballano le solite donne. Qui ho visto grande rotazione e complicità fra tutti i presenti.
Dal canto mio sono già pronto per l'anno prossimo quando spero di essere sempre della partita , ed il primo al djing così poi posso scatenarmi a ballare.
Una lezione ho tratto dalla Tosca: mai scommettere o sfidare le terribili tosche! Comunque per l'anno prossimo musicalizzerò con la tutina verde, ed è gia partita la caccia allo stivaletto super tamarro bianco, e ai catenazzi da mettere al collo.
Un super beso ed un super abrazo alle stupende fanciulle organizzatrici ed alla sex gang dei miei colleghi dj!

Back in Milan!!! Week -end with Pablo Veron by TangoBrujas

Credo proprio che mi si prospetti un grande week-end immerso nel mitico tango milanese. Ogni volta ricordi ed emozioni. Per tutti gli appassionati un fine settimana con Pablo Veron, e doppia milonga, il venerdì in Meravigli, Fausto Carpino ed il sabato io al Mil il nuovo locale delle Brujas (Giosi y Maki). Cool!!!

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domenica 15 marzo 2009

Potresti mettere un tango...


Una volta era molto frequente, ora mi capita meno. Ma lo stesso mi frantuma tremendamente i co...oni! I tangueros che vanno a chiedere ad i DJ pezzi musicali assolutamente improbabili ( non tangos, merdacce di tango greco od orientale, Paolo Conte, Gotan...). Vorrei tanto dire, ma ficcatevele nel c..o le vostre richieste. Non sopporto affatto l'ignoranza di codesti avventori, gente che non conosce nessun tipo di orchestra. Somatizzando il richiedente tipo, in genere si presenta come donna principiante, media età, frustrata, con una voglia di uccello risalente al 1921, o come sfigato principiante borioso poliomelitico. E la cosa che più mi fa incazzare, lesiva della dignità di ogni dj, o musicalizador come chiamar si voglia, è la scoperta che ci sono anche milonghe che pubblicizzano l'ampia disponibilità del dj a soddisfare le richieste del pubblico. Ma allora mettete dei semplici jukebox e la facciamo finita... se dobbiamo dar credito alle richieste di questi sfigati che dopo 6 mesi di tango cessano di ballare...

The Texas Chainsaw Massacre: il clangore della motosega mi mette sempre i brividi


Mi ha sempre fatto una paura boia il rumore della motosega, quel clangore metallico e vibrante che riesce a tranciare qualsiasi superficie, e forse in cuor mio diffido di chi la usa. A ridurmi così, in questo stato sospettoso una delle mie pellicole preferite di ogni epoca: The Texas Chainsaw Massacre, in italiano Non aprite quella porta. Un capolavoro del 1974 firmato dal grandissimo Tobe Hooper. Un gruppo di amici in viaggio nel Texas, che deliberatamente il regista riempie di tutti gli stereotipi possibili, si imbatte in una sanguinolenta famiglia di cannibali che si diletta ad ammazzare tutti gli automobilisti di passaggio, salvo poi allestire succulenti banchetti con le loro carni. Indimenticabile però è il grande Leatherface, bestione orrendamente mutilato in volto, che si aggira accompagnato della sua fidata motosega, squartando e tagliando chi gli capita a tiro. E' l'america post vietnam che si interroga sugli errori delle utopie pacifiste, ma anche interventiste e che inizia a richiudersi in se stessa, trovando però un orrore quotidiano . La pellicola cult assoluto di tante generazioni di cinefili horror, io mi ci metto fra questi, fu prodotta in modo indipendente con un risicato budget, sbancando poi i botteghini di mezzo mondo. Quanto la vorrei anche io, certe volte, una motosega...

Viaggio surreale: Il Paese Incantato, di Alejandro Jodorowski


Un viaggio alla ricerca dell'amore e della felicità eterna. Impossibile no? Il Paese incantato di Alejandro Jodorowski è debitore della utopia surrealistica del '68 dove tanti giovani cercavano di abbandonare i ritmi frustranti della borghesia quotidiana per approdare ad una realtà altra. Qui siamo nei territori classici del regista, cifre, simboli, colori, squillanti, a metà fra il surreale e la psichedelia della prima ora. Fando, il protagonista, trascina in un paese distrutto, su una carriola, la sua donna inferma per condurla nel regno di Tar, il paese dell'immortalità. Questo il pretesto narrativo per coinvolgere i personaggi in improbabili ed incredibili incontri con prostitute , maghi, ermafroditi. Ed alla fine, causa un comportamento rigido, Fando perderà la sua Lis. All'epoca destò scandalo per l'ardore delle immagini e per il suo messaggio, oggi forse i nostri occhi ben più cinici e disincantati lo guarderebbero come un mero prodotto intellettuale ed intellettualistico dell'epoca.

Nosferatu, il terrore espressionista di Murnau


Dal romanzo Dracula di Bram Stoker, un capolavoro della cinematografia di ogni tempo: Nosferatu, Eine Symphonie des Grauens, o semplicemente Nosferatu, del grandeFriedrich Wilhelm Murnau. Una pellicola del 1922, ma attuale ancor oggi, per un uso incredibile della luce, o meglio oscurità, che ne hanno fatto un caposaldo del cinema espressionista tedesco. Il regista costruisce attraverso le vicende di Thomas ed Ellen, giunti nei Carpazi per acquistare un vecchio maniero, un clima di ineluttabile orrore, dove la paura pervade l'intera città ed i suoi abitanti che diventano parte del Male stesso. Ma a rendere indimenticabile l'atmosfera è l'incedere inquietante e altero di Nosferatu, il non vivente che si nutre del sangue altrui per poter sopravvivere e deve cedere il passo all'avanzare della luce del sole. Dagli alberi spettrali dei carpazi, agli spettri che si aggirano nella pellicola, a quasi un secolo di vita il ghigno malefico di Nosferatu provoca un brivido nella visione. E' in una terra al di fuori del tempo, ma forse al di dentro di ognuno di noi che si cela il male assoluto.

sabato 14 marzo 2009

Arte dell'oblio. L'arte disvelata da manlio Brusatin


Uno dei più grandi esperti al mondo di storia dei colori e delle immagini affronta uno dei temi più indolenti ed affascinanti: l’oblio. Uno stile cordiale e disponbile da gran affabulatore, fa di Manlio Brusatin, uno degli storici dell’arte più completi e poliedrici del panorama italiano. Ne l’Arte dell’Oblio si imbarca in un viaggio ammaliante che parte dalle Tre Grazie canoviane per approdare all’Isola Silenziosa, capolavoro assoluto di Bocklin. Imperdibile è il capitolo sui colori dell’oblio, che bruciano e scompaiono secondo le definizioni di Plutarco. Un agile volume corredato da belle immagini che tracciano il percorso dell’autore. Quanto sono suggestive le isole di Bocklin. È nei recessi del nostro animo che la geografia dell’oblio si annida!

Gli amici di Eddie Coyle


Una mezza tacca della malavita bostoniana che opera nel traffico di armi per salvarsi la pelle ed avere uno sconto della pena, decide di diventare un infame informatore della polizia, ma questa mossa lo farà sprofondare in un abisso senza redenzione. Questa la trama sintetica de “Gli amici di Eddie Coyle” uno straordinario noir scritto da George V.Higgins che ha letteralmente fatto sobbalzare dalla sedia autori del calibro di Norman Mailer ed Elmore Leonard, e cineasti come Tarantino. Su tutto e tutti la delazione, il sospetto che tutto corrompe e spinge inevitabilmente alla morte. Sintomatico il fatto che il protagonista venga ucciso proprio dall’uomo che ha tentato di nascondere alla polizia. Un romanzo dal taglio cinematografico, che in ogni pagina sembra prendere vita e forma , riproducendo un’America senza pietà, ma non disperata, venata da un pessimismo quasi cosmico.

La borghesia pericolosa di Don DeLillo: Players.


Il postmoderno come perdita del centro e della sicurezza quotidiana. Per essere inglobato nei ritmi frenetici della vita. Ma quale vita, la propria, o quella degli altri? Uno dei grandi maestri della narrativa statunitense degli ultimi anni, Don DeLillo, nel romanzo Giocatori

( Players), ci mostra l’assurdo e le trappole che sono celate nella normalità cui, forse, non riusciamo o non vogliamo sfuggire. Lo fa attraverso la descrizione, puntuale e perfetta delle vite di Lyle, un agente di cambio e sua moglie Pammy. Se il primo si lancia in una torbida relazione con una segretaria e si ritrova invischiato nei meandri del terrorismo internazionale, la seconda salpa in viaggio per il Maine con una coppia di omosessuali intrecciando la relazione con una di questi. Quando la ricca borghesia americana implode senza il botto, secondo il gran maestro DeLillo.

domenica 8 febbraio 2009

MARIANO "CHICHO" FRUMBOLI: IL TANGO COME ARTE ASSOLUTA


Un artista multidisciplinare atterrato nell’universo del tango. Sto parlando dell’unico ed inimitabile protagonista dell’innovazione tanguera per eccellenza: Mariano “Chicho” Frumboli. Per chi , come il sottoscritto, si è avvicinato al tango alla fine del millennio, ha rappresentato indubbiamente una rivoluzione della portata di Jimi Hendrix, Doors o Velvet Underground nella musica, Jackson Pollock, Warhol, Basquiat nell’arte pittorica, Nouvelle Vague, Kubrick nel cinema. Mi ricordo ancora un piovoso week-end a Bologna dove tutti scoprimmo che esisteva un movimento allora ignoto ai più quale la sacada atras o che i ganchos potevano essere marcati senza distruggere la schiena e le vertebre della ballerina. E poi la musicalità e la ritmica. Mi ha affascinato la lettura unica e senza precedenti dei tanghi, dai tradizionali alle melodie meno consuete. Chicho domina la musica, con la piena consapevolezza di poterci giocare intorno, destrutturando la ritmica al fine di cogliere nella sfumatura della battuta il plus per inserire una dinamica. Preferisco parlare di dinamica con Chicho e non di passi, perché questo incredibile artista durante le sue lezioni o nelle esibizioni fornisce un kit di idee e soluzioni perché ognuni diventi consapevole della struttura del tango e possa gestire ogni situazione e crearsi una personalità. Sono in profondo disaccordo con chi addossa a Chicho la colpa di aver creato emuli sterili pedissequamente intenti a riprovare passi. Piuttosto dal 2000 c’è una generazione di tangueros che vogliono investigare le dinamiche del tango, personalizzandolo e fagocitando le innovazioni. Anche se il grande Chicho è unico perché la sua naturalezza è immensa al pari della sua indole tranquilla e riservata. Quando nel tango vedo, da parte di certi maestri argentini e non, atteggiamenti di spavalederia ed arroganza sorrido e minimizzo, pensando a come Chicho approcci ogni momento, dalla didattica alla performance pura con estrema tranquillità. Con una calma che nonè falsa modestia, ma la convinzione che l’arte ha una componente giocosa e ludica quasi da non prendersi sul serio. Mentre sto scrivendo questo pezzo come d’incanto in un trip – flash sono devastato dai flashback di tutte le performance di Chicho in nquestìultimo decennio, le sue partner, le sue scelte musicali, alcuni movimenti e situazioni che hanno fatto storia. Lucia Mazer, Eugenia Parrilla, Mariana Dragone, Juana Sepulveda, e da me vista solo in video su Youtube con Claudia Jakobsen e Cecilia Gonzales. Una sorta di greatest hits che di sicuro riempie il mio pantheon tanguero. Ricordo Chicho e Lucia in una soffitta bolognese, arroventare la platea con cinque pezzi di brivido, volcade e colgade 5-6 anni in anticipo con i tempi, o una inrcedibile performance all’ATZ a Zurigo dove perfino il glaciale pubblico elevtico e nordeuropeo si sciolse in un applauso lunghissimo. E perchi l’ha visto nel 2001 nell’aureo salone del Casino di Venezia, sede estiva del Lido, dove gli stucchi dorati e gli spazi immensi parevano cedere sotto la densa ritmica di Reliquias Portenas, o la melodia affabulatoria e soave di Bahia Blanca. Con Eugenia fra tanti momenti memorabili ne ricordo due: il debutto nella campestre calura infuocata di Pelaloche. In questa milonga rurale genialmente organizzata da Marcello e Maria Elena di Mantova Chicho inaugurò una fluidità inedita che si coniugava alla affusolata ed eterea femminilità di Eugenia. Ma su tutto, l’ultimo Festival di Mantova svolto al Circolo Cittadino. Un luogo madido di memoria , il cui consumato parquest portava le stimmate delle feste che in oltre cento anni si sono succedute e i grandi tangueros che lo hanno solcato. Di lì a poco quel salone non sarebbe più esistito, un perverso disegno immobiliare ne avrebbe fatto appartamenti. Era destino che Chicho dovesse chiudere in bellezza la storia di questo posto senza tempo. Una performance epocale. Ricordo i silenzi attoniti del pubblico che stava assistendo a qualcosa di irripetibile, gli occhi lucidi a fine performance, il groppo in gola. Fu un crescendo di emozioni in un climax incontrollabile, da Tinta Verde a Juan Cambareri… Rammento una Eugenia stremata, quasi al limite di una sopportabilità psicofisica, ma contenta come mai. Per ultima, ma come direbbero gli americani, last but not least, Juana Sepulveda, giovane ed intensa ballerina, dotata di una calma e sicurezza incredibile, leggiadra ma nello stesso tempo presente con un bellissimo approccio giocoso al tango. Chicho e Juana sia in temi soft e struggenti di Piazzolla, che in movimentati Reyes del tango, affascinano, rinnovando dinamiche strutture. Ho citato prima l’Action Painting, la corrente artistica dell’improvvisazione e dela velocità pittorica che spacca il tempo in frammenti metanarrativi. Con Chicho mi capita questo di saltare da una disciplina all’altra. Arrivano dunque gli splendidi videoclip che sono presenti sul suo sito web. Veri frammenti di poesia urbana che in una Parigi di fine millennio guardano con disincanto al tema della città e della relazione del corpo con lo spazio, in un sottofondo intriso di poesia tanguera. Non è il filmato di un’esibizione o di workshop con passi, ma una lettura visiva delle idee e della weltanschauung di un artista del suo tempo. Congedo tutti con un invito, quello di godersi Chicho in milonga quando balla privatamente, ritagliandosi un angolo a sé fra la congestione e il traffico della pista, senza i clamori del grande maestro. Scoprirete il perché il tango affascina, e perché il tango avrà lunga vita!

lunedì 19 gennaio 2009

Il bandoneon dal Sol Levante


Quando il bandoneon viene dal Sol Levante.

Alla scoperta di Ryota Komatsu.

Born in 1973 in Tokyo. His debut CD (Sony Classical) came out in 1998, which was recorded with many great artists, such as F.Suarez Paz, H. Malvicino, G.Gandini and H.Console, the ex-members of Astor Piazzolla Quintet.

In 1999, he made his Carnegie Hall debut which was produced by Ettore Stratta. His concert appearances have extended to Germany,Hong Kong, Taiwan, Korea and Mexico. Komatsu also collaborated with Tetsuya Kumakawa a former principal dancer of The Royal Ballet.

He has released 7 of highly acclaimed discs from Sony. In January 2003, his album "Live in TOKYO~2002" was released in Argentina. He gave fascinating live concerts in Buenos Aires, and was awarded ASOCIACION ARGENTINA DE INTERPRETES and so on.

In the fall of 2004, Komatsu produced his live "Tango Spirit 3" with Maria Grana who is the top of the Argentina tango singers, and Osvaldo Berlingieri who is a great master of tango pianist.

"Bandoneon Diary", his latest CD will be released in November 2005 by Sony in Japan . He went on a tour of South America ,sponsored by Japan Foundation from February 2005. Moreover, he joined the "live image essentielle" tour from April, 2005.

IN A GADDA DA VIDA: the legendary one shot of IRON BUTTERFLY


Può bastare un pezzo a fare entrare una band nella leggenda?
Risposta affermativa se parliamo degli Iron Butterfly de "In a gadda da vida". Californiani, lisergici e talmente influenti da presagire l'ondata Heavy metal e l'irruenza del torrenziale garage rock. Questo brano incredibile, lungo ma mai prolisso, citazionista ma non autoreferenziale, mixa con sapiente arguzia, ed improvvisazione luciferina Bach e tribalismi percussionisti africani, riff rockeggianti e blues malsano. Per vivere l'emozione dei tardi seminali sixties.

Milonga Brava: una "superba" vista sul mare


Che vista superba dalla Milonga Brava. A Sant'Ilario, Nervi, lo sguardo che si perde nell'orizzonte marino, mentre nella testa fluttuano le note dei tanghi. Quanto sono fortunati gli amici della Milonga Brava e tutti itangueros liguri a poter disporre di cotanta milonga. uno dei posti più belli e raffinati dove sia andato a mettere musica. E al debutto c'erano anche gli ormai mitici Federico Naveira y Ines Muzzopappa. è stata una serata incredibile: oltre le 4.30 con tangueros ancora pronti a consumare pavimento e zapatos. Voglio davvero ringraziare Sergio e Francesca per avermi offerto la chance di suonare in questa milonga. ma il mio pensiero è corso alla Primavera quando la vista e i profumi della riviera ligure devono davvero inebriare...
Milonga Brava, emozioni per tutti i sensi...

mercoledì 7 gennaio 2009

FEDERICO NAVEIRA, you can't stop tango!

La freschezza del tango che nella classicità del movimento si innova senza ombrarsi di naftalina. La voglia di ballare senza schemi precostituiti ma godersi un gioco meraviglioso che forse non è ancora diventato un lavoro.
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Una tecnica in evoluzione che non paralizza e blocca, creando pregiudizi sulle dinamiche.
Il futuro assicurato a Federico Naveira...

Non, je ne regrette rien

Non, je ne regrette rien - Edith Piaf

http://www.brandejsova.cz/downloads/img/m-19-edith-piaf-1946.jpg
Non ! Rien de rien...
Non ! Je ne regrette rien
Ni le bien qu'on m'a fait
Ni le mal tout ça m'est bien égal!

Non ! Rien de rien...
Non ! Je ne regrette rien
C'est payé, balayé, oublié
Je me fous du passé!

Avec mes souvenirs
J'ai allumé le feu
Mes chagrins, mes plaisirs
Je n'ai plus besoin d'eux!

Balayées les amours
Avec leurs trémolos
Balayés pour toujours
Je repars à zéro...

Non ! Rien de rien...
Non ! Je ne regrette rien
Ni le bien, qu'on m'a fait
Ni le mal, tout ça m'est bien égal!

Non ! Rien de rien...
Non ! Je ne regrette rien
Car ma vie, car mes joies
Aujourd'hui, ça commence avec toi!

GRUPPO DI FAMIGLIA IN UN INTERNO

L'immagine “http://www.mymovies.it/filmclub/2006/03/147/locandina.jpg” non può essere visualizzata poiché contiene degli errori.



Ho visto stasera per la prima volta questo film di Visconti. Straordinario. Il grande regista italiano narra l'angosciante parabola di un professore coltissimo ( dietro cui si adombra il ritratto di Mario Praz) alle prese con una famigliola nobile incestuosa ed in preda a nevrosi e turbe psico - sessuali. Cast da paura: Burt Lancaster, solenne e lacerato nelle sue contraddizioni e nel suo scendere in un vortice di dubbiosi interrogatori esistenziali, Helmut Berger, mefistofelico nella sua ambiguità e catartica autodistruzione, Silvana mangano regale e ripugnante nella ninfomania perversa e trasgressione finto alto borghese. La decadenza della cultura occidentale al suo apice.


Gruppo di famiglia in un interno
è la storia di un intellettuale della mia generazione che, non riuscendo a vivere in accordo con il proprio tempo, si scontra violentemente con le odierne generazioni ed esce da questa prova ferito profondamente per tutto il resto della vita. Il professore è un collezionista di conversation pieces, quella pittura inglese del Settecento che rappresentava famiglie dell’aristocrazia e dell’alta borghesia con i loro bambini, i domestici, i cagnolini: figure deliziose, eleganti, aggraziate delle quali grande è la tentazione di immaginare le passioni e i vizi, al di là della fissità del quadro. Il mio film è appunto una conversation piece: il ritratto di una famiglia. La scena più bella, per me, è quella che, nell’ultima parte, riunisce intorno a un tavolo i cinque personaggi principali. Questa scena consente che i personaggi si affrontino dicendosi le verità più atroci: un quadro e un pranzo di famiglia che si trasforma in tragedia. Vorrei cercare di dire che, se un uomo anziano tenta di accostarsi ai giovani come se fossero suoi figli, il rapporto non può funzionare perché essi non si comprenderanno mai. A un certo punto, Lietta domanda al professore: «Ma lei che cosa faceva, quando era giovane? Ciò che facciamo noi adesso?», e lui risponde: «Nient’affatto! Ho studiato, ho fatto dei viaggi, mi sono sposato; e il mio matrimonio è stato un fallimento. Improvvisamente ho aperto gli occhi, e mi sono ritrovato in mezzo a un mondo di cui non riesco neppure a comprendere il significato». E infatti, egli soffre di questa solitudine e capisce di essersi ingannato. Si è chiuso in se stesso temendo che i problemi degli altri diventassero anche suoi e finissero con l’annientarlo. Egli preferisce occuparsi delle opere che hanno lasciato gli uomini, piuttosto che degli uomini stessi: sono parole che gli faccio dire nel film, perché la conclusione della sua vita è tragica. Il professore non comprende mai i fatti che gli accadono intorno. Quando Konrad, il più corrotto dei tre giovani, si riscatta denunciando un complotto fascista organizzato da un industriale di estrema destra, marito di Bianca Brumonti, il professore non capisce niente perché, in fondo, egli non crede che esista veramente un pericolo da destra. E così non sa dare alcun aiuto a Konrad che si aspettava, se non fiducia, almeno un appoggio, un segno. E quando infine Konrad sarà assassinato dai fascisti, il professore si ricrederà dolorosamente, chiudendosi nella propria tristezza. Da una parte c’è la tentazione, negli uomini in età avanzata, di difendersi da una vita che ormai non riserva loro alcuna illusione; e dunque il desiderio di rifugiarsi nei ricordi, in un’eredità di conoscenze immodificabili; dall’altra ci sono i giovani, la loro vitalità, il lato irrazionale, la sfiducia e il rifiuto nei confronti di tutto ciò che è esistito prima di loro. I giovani con il loro fascino.
(Luchino Visconti)
Gruppo di famiglia non è un film autobiografico. Il protagonista detesta gli uomini, detesta la presenza rumorosa degli altri, e vive in un silenzio totale. È un egoista, un collezionista maniaco. È colpevole perché rifiuta di ammettere che ciò che soprattutto conta sono gli uomini e i loro problemi, non le cose che essi hanno prodotto. Per quanto mi riguarda, non sono affatto egoista in questo senso: ho aiutato molti giovani, consigliandoli e, talvolta, anche concretamente. Mi circondo di amici, amo la compagnia degli altri. Attraverso il personaggio interpretato da Burt Lancaster ho voluto esaminare la posizione, le responsabilità, gli slanci e le sconfitte degli intellettuali della mia generazione. La parabola di una cultura. È stato un modo di rappresentare, con la mediazione di quel personaggio, un momento e una classe alla quale, se si vuole, appartengo anch’io. Ma l’identificazione si ferma qui. Detto questo, mi sembra evidente che, quando si vuole raccontare qualcosa a qualcuno, non si può farlo che attraverso se stessi. Come testimoniano Gustave Flaubert e il suo «Madame Bovary sono io».
(Luchino Visconti)

VAMPISOUL, in search of the cool!



http://www.yellowmelodies.com/e-zine/numero6/portadas/VampiCD.jpg
Welcome to the caliente world of VAMPISOUL! E' l'invito che compare sul sito web di questa label a dir poco fantastica che ci propone nel suo catalogo autentiche gemme e rarità latin jazz, boogaloo, funky, nuyorican soul, psichedelia oscura ed introvabile. Numerosi i capolavori presenti, ad esempio nel segmento latin, Willie Bobo, il leggendario Mongo Santamaria, gli introvabili Barrabas, Ray Barreto, Eddie Palmieri... impossibile restare fermi con una musica che ti fa ribollire il sangue nelle vene. Scorte golose per i fan di Billy Preston e del grande Joe Bataan. Per i patiti di un lounge raffinato, imperdibile il Sexteto electrico Moderno con "Sounds fron the Elegant World". Ma sono le compilation a "rapirmi": da Back to Perù ( A collection of truly rare grooves from Peru!), a CHE "Sexy 70" ( musiche sexy dal brasile anni'70!). E per i cultori Groovadelia!.
Que caliente el mundo de Vampisoul!