Visualizzazione post con etichetta Books. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta Books. Mostra tutti i post

mercoledì 22 gennaio 2020

STUDIOLO: AFFASCINANTI VOLUTE DEL PENSIERO





Lo Studiolo: quella segreta e piccola stanza dove il principe, nei palazzi rinascimentali, era solito ritirarsi per leggere, riflettere e studiare attorniato dalle sue opere d’arte preferite, dai suoi testi più amati. Questo bel libro del grande filosofo contemporaneo Giorgio Agamben è appunto uno “studiolo”, un excursus nel pantheon personale di ricordi d’arte e di letteratura. Una prosa affascinante e insospettabilmente lieve ci fa viaggiare attraverso una macchina del tempo, dal Tiziano dello Scorticamento di Marsia al Bellini de L’Ebbrezza di Noè, dal Cristo Morto di Holbein alla contemporaneità di Twombly, Ferroni, Licini, Ferrando. Sono frammenti intimi di uno studioso che è stato affascinato in tutta la sua esistenza dalle complesse strade del pensiero, dove abbandonarsi è facile e molto piacevole. Lo consiglio questo libro edito da Einaudi, a patto che si prenda come un taccuino di schizzi e di idee da inseguire per poi pensare al nostro personale Studiolo

mercoledì 13 dicembre 2017

IL POTERE SECONDO CARL SCHMITT






Adelphi ci offre in un agile libretto di poco più di 100 pagine, stiamo parlando della collana Biblioteca Minima, due appassionanti e rigorosi Dialoghi di Carl Schmitt sul potere e sul nuovo spazio. Con il grande giurista e filosofo tedesco si scandaglia in profondità l'essenza del potere in questo alternarsi di domande fra un maestro, alter ego dello scrittore ed un giovane allievo. Tutto scorre in rapida successione, le concezioni del potere dall'antichità fino ai giorni nostri, le aporie dello stesso. Quella sintetica ed ontologica definizione che fa dire che il potere é una dimensione oggettiva e autonoma rispetto a qualsiasi individuo umano che di volta in volta lo detiene. Un potere altro dalla condizione dell'uomo che vive di vita propria ed in autonomia rispetto a chi ne ha lo scettro del comando. Un dialogo serrato dove in ultima sintesi, homo homini homo non é, secondo le parole di Schmitt stesso una soluzione, bensì l'inizio della problematica. "Nonostante tutto essere uomo resta una decisione!".

giovedì 5 maggio 2016

Rembrandt Bugatti, il ritratto in gabbia di Franzosini





Un romanzo insolito come la vita insolita raccontata. Non é nuovo a queste scelte Edgardo Franzosini, ex bancario che con l'ultimo suo libro  ci presenta un personaggio fuori da ogni schema. In "Questa vita tuttavia mi pesa molto", edito da Adelphi, protagonista é Rembrandt Bugatti, fratello del più celebre Ettore, costruttore di automobili. Rembrandt é uno scultore eccentrico nel mdo di vestire e nella scelta dei soggetti delle sue opere d'arte, solo animali ed infatti trascorre la sua vita negli zoo delle città che visita, da Parigi ad Anversa. Poi stanco di tutto cio'che lo circonda, annoiato e deluso dai comportamenti umani decide di suicidarsi. Un piccolo libro agevole, non più di 120 pagine,  dove lo sguardo dell'autore  come un entomologo indaga sulla quotidianità, sui piccoli gesti e nevrosi, cercando di ricostruire allo stesso tempo la Storia con la S maiuscola, siamo in un orizzonte temporale che abbraccia la Grande Guerra. Una narrativa piena di simboli e rimandi, che nell'apparente placidità della parola rivela quasi uno spirito apologetico.Un libro che é anche un inno all'indolenza, alla stanchezza di vivere in un mondo che sembra una immensa gabbia come quelle che affollano gli zoo che Rembrandt frequentava e dai cui forse non vale la pena neanche fuggire.

La societá trasparente di Gianni Vattimo





Le intuizioni geniali del passato ritornano accresciute e approfondite anche a distanza di anni. In questo brillante saggio il filosofo Gianni Vattimo ghermisce la teorizzazione di Benjamin sull'immagine filmica, anzi esperienza, per farne un inedito accostamento con il pensiero di Heidegger. Vattimo in una prospettiva che va ben al dilla delle frequenti banalizzazioni più o meno sociologizzanti dell'esperienza estetica, ha fatto risaltare le analogie che si possono stabilire tra l'esperienza dello shock di cui parla Benjamin e che va intesa come avventura del pericolo di perdere la vita e il tentativo dell'urto heideggeriano, cioè dell'oscillazione, dello smarrimento, dell'angoscia determinata dall'incontro con l'opera d'arte. Vattimo prende spunto da alcune considerazioni di Benjamin sullo shock come elemento costitutivo dell'esperienza filmica e sui vari correlati della percezione collettiva e distratta per documentare che l'esperienza dei media va integralmente ripensata in senso né positivo ne' negativo ma in senso costitutivo. E' a partire dal pericolo benjaminiano di perdere la vita che si é andata affermando una arte come dice il filosofo torinese "non più centrata sull'opera, ma sull'esperienza pensata peró in termini di variazioni minime e continue"


mercoledì 4 maggio 2016

Osservazioni sui colori o meglio una grammatica del vedere






Le Osservazioni sui colori scritte a un anno dalla morte, studiano la logica del vedere, ma da una privilegiata convinzione: la possibilità del vedere é nella plausibilità stessa della logica, determinare l'esistenza del fisico e le sue qualità' e' scoprire la possibilità logica delle parole che ribadiscono quella esistenza e quelle qualità. Non c'e'colore prima di almeno una eventualità logica di concordarlo.Il nero é opaco, profondo, non profondo, brillante, sporco, buio, pauroso o cosa? Il tema dei colori é sempre stato per Ludwig un laboratorio di ricerca  dove analizzare le connessioni tra logica ed esperienza, anche se l'opera scritta del filosofo viennese risale in definitiva a manoscritti composti negli ultimi due anni di vita. 

Ricerche filosofiche tra giochi linguistici





Ció da cui le Ricerche Filosofiche di Wittgenstein cercano di risanarci é proprio la nozione occidentale borghese di interiorità, di una vita inconscia così intima, impalpabile rarefatta da sottrarsi alle categorie ben incartate della nostra esistenza sociale.Il filosofo viennese aveva inteso l'insania che furoreggiava nel discorso filosofico, innanzitutto nella tradizione scettica; le sue idee si incunearono tramite Oxford e Cambridge e i dipartimenti americani suggestionando la sociologia, l'antropologia, la psicologia e tutte le specializzazioni della filosofia stessa. I suoi scritti erano sia sentenziosi che poetici. Vi é anche una esigenza soggettivo-etica arginata nel bisogno di chiarezza in ciò che potrebbe sembrare essere un piano arcano del discorso filosofico, ma di cui Ludwig era accorto ad ancorarne il valore. La filosofia della fase avanzata del pensiero di Wittgenstein si compone di osservazioni che hanno un carattere esemplare e indicativo. Queste osservazioni sono giochi linguistici dove si compiono essenzialmente due operazioni: richiamare alla memoria gli usi nei quali occorrono significati, concetti e azioni, oppure immaginare, fare immaginare spesso all'interlocutore - lettore fittizio, usi e giochi alternativi a quelli effettivamente impiegati nei quali di conseguenza significati, concetti e azioni modifichino la loro essenza.Wittgenstein ha individuato nel senso comune un codice per i comportamenti umani ch non ha presupposti o legittimazioni razionali ma che esprime il modo di operare infondato che appartiene all'elemento della nostra vita.

Ludwig Wittgenstein: Su ciò' di cui non si può' parlare, si deve tacere".





Wittgenstein. Il suo tragitto teorico e la sua vita, danno luogo a uno dei momenti più salienti e rimarchevoli di tutta la cultura filosofica  e non, del '900, reputando che é stato di sicuro il principale ispiratore di due fra le più importanti tendenze filosofiche del secolo scorso: il neo empirismo, o positivismo logico , da una parte e la filosofia analitica dall'altra. Intelletto ed esistenza, teoria e pragmatica, vanno come spesso si verifica, ad attorcigliarsi con vigore, ma non solo nel senso di una traduzione immediata dell'esperienza nel pensiero e viceversa, quanto nella fattura paradossale di un evento del pensare e di un riflettere su quell'esperienza che recuperano nel linguaggio la forma del loro sincronismo. Più di una volta Ludwig diffidava di potere essere meglio compreso in avvenire, sostenendo che avvertiva di scrivere per persone che avrebbero meditato con un metodo del tutto differente e respirato un clima altro da quello dei suoi contemporanei, e al contrario era risolutamente persuaso che nessuno dei suoi allievi avrebbe mai potuto scervellarsi su qualcosa a cui lui non avesse ancora pensato, meramente, perché  aveva perlustrato innumerevoli volte quelle stesse curve e svolte del ragionamento, in ciò dichiarando romanticamente la grandezza del proprio tormentato ego, in  queste vesti da sacerdote socratico - maieutica.Nel pensieri di Wittgenstein l'atmosfera mistica del silenzio e la sua applicazione alla norma etica occupano un posto di capitale rilevanza. Una segretezza carica di significato. Un tacere che formula l'indicibile:Dio.Quel Deus absconditus che non ostenta il suo volto e la sua dottrina di cui, come dice il filosofo stesso, "Su ciò' di cui non si può' parlare, si deve tacere".  

martedì 1 marzo 2016

LE CONVERSAZIONI SOLITARIE DI JOSIF BRODSKIJ



Un grande esule o cittadino del mondo che ha inseguito fino all'ultimo istante della sua vita il significato ultima della poesia , dialogando con alcune delle voci più significative del secolo breve, da Mandel'stam a Frost, passando per Achmatova e Auden. Josif Brodskij in questo bellissimo volume, Conversazioni, edito da Adelphi mette a nudo le sue teorie ,il suo afflato poetico e mistico, il suo amore incondizionato e totale verso Venezia. Non a caso in una delle sue riflessioni ha confessato "Se mi fosse concesso di reincarnarmi sotto un’altra forma, sceglierei di essere un gatto a Venezia. Persino un ratto, o qualsiasi altra cosa, purché a Venezia". Un grande individualista in grado di ritrovare l'umanità solo con se stesso, o con altri grandi geni solitari in un labirinto dove l'unico passe-partout e' il linguaggio. Uno splendido testamento che certifica l'urgenza di seguire, in questa vuota società oberata di immagini e notizie, il filo conduttore della poesia. Una ancora di salvezza nel mare profondo del linguaggio per un mestiere, quello del poeta che si porta dietro come un tatuaggio indelebile.


lunedì 25 gennaio 2016

Chandler, Marlowe e la finestra sul vuoto





Quando ho voglia di annegare nelle atmosfere del noir classico, non posso che mettere su John Coltrane e dedicarmi alla lettura dell’inossidabile e mitico Raymond Chandler.  Mi fa impazzire ne “La finestra sul vuoto” quel detective  spogliato di ogni super potere e di quell’aura di immortalità quale Marlowe che ogni giorno anzi in ogni istante si trova a dover lottare con la ferocia e la durezza della quotidianità.  Amo quella narrazione squisitamente cinematografica che non lascia scampo alle mozioni che ha bisogno algidamente di decantare come un un whisky torbato all’aria aperta, anzi davanti ad un camino dove crepita la legna. 

Ed alla fine anche noi siamo conquistati da quel seducente cinismo che  emerge in ogni ruga del detective che Chandler magistralmente mette a confronto con la ricca vedova, specchio dell’alterità delle convenzioni…. 

Malaparte e la tecnica del colpo di stato




Ci sono scrittori apparentemente antipatici, ostili, scomodi nella lettura, perché emerge in tutta la sua arroganza quasi un disprezzo dei lettori, della mediocrità della borghesia. Uno di questi è quello che reputo uno dei più geniali ed unici intellettuali del secolo scorso, Curzio Malaparte. Narciso e dandy fino all’eccesso, fino al punto di lasciare un segno imperituro a guisa di Tiberio con la sua villa a Capri. 

Ogni volta che leggo “Tecnica di un colpo di Stato”  mi sento quasi Malaparte che irride i regimi dittatoriali, anarchico ma splendidamente conservatore. Destra e sinistra diventano categorie quasi prive di senso, a tal punto che trasmutano in erme bifronte, volti, recto e verso di una stessa medaglia. 

La democrazia per Malaparte è fragile ed indifesa, continuamente passibile di fendenti mortali. Ma allora cosa fare?  Distruggere i miti borghesi e la borghesia…quanto Malaparte assomiglia a Celine…

I simulacri di Porfirio





Comprendere attraverso l’arte il fine ultimo della vita, ma non solo. Anche e soprattutto ciò che trascende la vita terrena in un afflato al tempo stesso mistico e farne una particolare e personale cosmogonia. Mediando e creando un percorso ontologico tra religione e filosofia. “Sui simulacri” del filosofo Porfirio , edito da Adelphi, è uno dei più raffinati ed utili testi per comprendere appieno la temperie e i segreti dell’arte classica.

Leggendo il risvolto di copertina «Porfirio di Tiro, allievo prediletto di Plotino, fu il filosofo più temuto dai Padri della Chiesa per la svettante intelligenza e la raffinata erudizione, poste a difesa della millenaria sapienza pagana contro il dilagare della nuova concezione cristiana. Di lui si racconta che a un convito per l'anniversario di Platone, dove lesse un suo poema dal titolo Le nozze sacre, fu tacciato di pazzia per le "molte cose che aveva pronunciato nell'entusiasmo, in senso mistico e velato". Ma Plotino intervenne e gli disse: "Ti sei dimostrato al tempo stesso poeta e filosofo e ierofante”.


Rileggere quei pochi frammenti sopravvissuti dà ancora una emozione unica. L’opportunità di riflettere sul valore del simbolo, di cosa ha potuto rappresentare per il mondo classico ed anche l’occasione di non lasciarci perdere l’occasione attraverso la visione delle statue di evocare gli dei…

lunedì 18 gennaio 2016

KATECHON, IL POTERE CHE FRENA PER CACCIARI




Il potere che frena. Un volume davvero affascinante quello del filosofo Massimo Cacciari che indaga i rapporti che sussistono fra teologia e politica con figura chiave quella del katechon, qualcosa o qualcuno che trattiene e contiene, arrestando o frenando l’assalto dell’Anticristo. Questo elemento imprescindibile dell’Apocalisse così come descritto nella Seconda lettera ai tessalonicesi attribuita a San Paolo è lo spunto per riflettere sulle contraddizioni della contemporaneità. Sul mondo che deve compromettersi con il male e la violenza per rigenerarsi. Imperdibile la ricca appendice dei contributi più significativi della tradizione teologica, dalla prima patristica a Calvino. Esaurito lo spazio del sacro e quindi del politico, chi metterà freno all’apocalisse? 

martedì 21 ottobre 2014

Dario Argento: Paura


 
 
Ci siamo, lo stavo attendendo da tanto tempo. Uno dei miei personali miti cinematografici si racconta per l’Einaudi: Dario Argento. Quanta importanza ha avuto per la mia formazione cinefila. Ora, mi travolgono i frame di Profondo Rosso, L’uccello dalle piume di cristallo, Suspiria, Quattro mosce di velluto grigio…capolavori che non sono solo immagini, ma musica, tensione emotiva, pathos…dialogo continuo fra fantastico e relae, onirico e crudeltà terrena… Una autobiografia da divorare tutta d’un fiato…ho appena acquistato il volume e già fremo… voglio essere masochista… aspettare qualche giorno e divorarmelo in un viaggio aereo che mi porterà a Mallorca… Voglio scoprire i segreti della Paura… cosa ha affascinato e colpito a tal punto il maestro da farne il tema portante della sua opera cinematografica...Uno spirito libero e indipendente, al giorno d’oggi ancora sottovalutato. Ma sono sicuro che all’ormai vecchio Dario questo essere di nicchia non dispiaccia affatto…

martedì 16 settembre 2014

Joy Division forever





Ha senso un ennesimo libro sui Joy Division? La risposta è sì, se l’autore è il mitico Peter Hook già bassista dela leggendaria band di Manchester e poi degli altrettanto leggendari New Order, oltre a creare l’epopea negli anni ’90 dell’Hacienda, mitico club della Madchester che fu. Aneddoti, storie scritte da chi li ha vissute di prima mano, pettegolezzi sussurati. Da leggere e rileggere per cercare di capire e rivivere virtualmente quegli anni unici per la storia del rock e del costume in Europa e non solo. Joy Division, vi amerò per sempre...

martedì 14 gennaio 2014

Philip Glass...per liberarsi dalle cerniere della realtá





Una piccola casa editrice che propone grandi testi di critica musicale. Auditorium edizioni ha un catalogo davvero interessante che copre la musica a 360 gradi: si va da Vinicio Capossela a Fabrizio De Andre', passando per il mitico Demetrio Stratos, Jimi Hendrix, Laurie Anderson, Peter Gabriel, Frank Zappa… ma anche aspetti meno esplorati in Italia. Sto parlando di un volume sul jazz norvegese oppure di un testo sulle musiciste seminali per la musica elettronica. Tra le mani invece ho Philip Glass. L'opera tra musica e immagine, di Alessandro Rigolli. E' un libretto agile, che si divora tutto d'un fiato e aiuta a comprendere e sviscerare l'estetica del padre del minimalismo, o almeno il più celebre interprete, con una profonda escursione sull'aspetto più multidisciplinare del suo lavoro che coniuga arti figurative e suono. 

Si procede cronologicamente, dalla formazione musicale dell'artista di Baltimora, violinista a 6 anni , fino all'incontro con le avanguardie beat ( Kerouac, Ginsberg) ed il teatro sperimentale (Beck, Malina), e la fondamentale esperienza parigina. Memorabili ed affascinanti le pagine che ricordano il rapporto cruciale con il teatro di Bob Wilson e la creazione di un capolavoro drammaturgico - musicale quale Einstein on the beach. Utile l'approfondimento per un tema che non conoscevo molto, quale le musiche destinate alla danza. Un volume che consiglio davvero a tutti, con una ricca bibliografia, selezione discografica e filmografia. 

Spesso ho dei momenti in cui voglio liberarmi dalle cerniere della realtà e l'unico che forse riesce ad aiutarmi é Philip Glass. 

mercoledì 18 settembre 2013

Il grande bluff in libreria: Venezia e Laguna low cost, Guida anticrisi alla città più bella del mondo






Quando mi ritrovo a pagina 61, fra gli indirizzi segnalati low cost l’aperitivo al roof garden dell’Hilton capisco che questo libro è assolutamente ridicolo e sfrutta solo il titolo per accaparrarsi qualche sprovveduto lettore, ma credo che non ne troverà neanche fra radical chic o danarosi turisti extra UE. Nell’era di Foursquare e Tripadvisor , Venezia e Laguna low cost, Guida anticrisi alla città più bella del mondo di Michela Scibilia, edito da BUR, di vero ha solo queste ultime cinque parole. Il resto è fuffa, smascherata in neanche tre  minuti persi alla Feltrinelli di Mestre dove questo libra campeggia in bella mostra. Un qualsiasi residente a Venezia , o anche a Mestre si rotolerebbe dalle risate nel leggere questo libro. Andate su consiglio dell’autrice, al Roof garden dell’Hilton a prendere un cocktail e ditemi se è anticrisi. Forse doveva recensire qualche bar cinese, gli unici low cost di una città che tutto è, fuorchè a basso prezzo, ad iniziare dai trasporti per finire al costo del pane. Allora vi fornisco io qualche indirizzo di bar cinesi dove lo spritz lo fanno meglio dell’originale, e lo fanno pagare un euro in meno. Forse voleva essere una guida comica ed ironica al lowcost, ma quando paghi , ed a Venezia é sempre un conto salato, non ti viene certo voglia di ridere.

mercoledì 21 agosto 2013

Crudele societá postmoderna. Il delirio profetico di Ballard







Dietro una upper class, auto premium e quartieri sfavillanti si cela l'orrore della quotidianità', il quale beninteso va oltre i dieci omicidi commessi da un irreprensibile cittadino modello. Super Cannes él'ennesimo sfolgorante libro di uno dei geni letterari del XX sec., James G. Ballard che ambienta nella celebre cittadina francese un thriller futuribile e sociologico tra auto, fuochi d'artificio e rapporti umani dominati dal denaro e dall'arrivismo post capitalista. Ed a proposito di post, chi meglio di Ballard riesce a tratteggiare con le parole e le scarne azioni dei personaggi il concetto di post modernismo? Un mondo dominato dal lavoro e dal successo, da realizzarsi ovviamente attraverso il profitto, che diventano un succedaneo delle pulsioni erotiche e del sesso. Un futuro postfordiano senza scampo, reso con una narrazione che a tratti pende nel grottesco, ma riesce a donare barlumi di fascino. Il progressivo sfacelo della societa'di un tempo che si avvia lentamente verso una deumanizzazione. E' il progresso bellezza, se dovessimo dirlo con una battuta cinematografica. Sventurata la terra che ha bisogno di eroi diceva un certo Brecht, sfortunata la societa' che non ascolta i suoi profeti, ci aggiungo.

mercoledì 20 marzo 2013

Guida ai giardini di Venezia...non solo cittá d'acqua





Di libri su Venezia ne escono a bizzeffe e spesso  ad uso e consumo di turisti frettolosi o di lettori in cerca di improbabili thriller consumati nella Serenissima. Ogni tanto però vengono stampati piccoli gioielli come “La guida ai giardini di Venezia” , Edizioni della Toletta. 

Una superba guida fotografica da mettere comodamente in tasca o nello zaino per scoprire i tesori botanici e floreali di Venezia. Veri e propri scrigni di piante e fiori nascosti agli sguardi indiscreti, che vanno esplorati con perspicacia, alla ricerca delle tracce di un passato glorioso. I testi sono a cura di Maria Grazia Dammicco, giornalista e scrittrice di giardini, laureata in filosofia e fondatrice dell’Associazione WigWam Club Giardini Storici di Venezia, mentre le fotografia sono di Gabriele Kostas. Dopo una breve introduzione storia ed un excursus cronologico sull’evoluzione dei giardini si passa a delle agili  ma approfondite schede monografiche sui giardini più rappresentativi, divisi per Sestieri.  Personalmente ho divorato il libro in poco tempo, ingolosito da una lettura davvero lieve e rapito dalle fotografie. 

Mi si è aperto un mondo che conoscevo parzialmente e sono sicuro ignoto non solo ai turisti in cerca dei soliti passaggi obbligati, ma anche a molti residenti. Per esempio quanti hanno visitato il giardino dell’Hotel Boscolo Dei Dogi a Sant’ Alvise? Un autentico gioiello.  Venezia dunque non solo città d’acqua, ma anche città verde, di fiori e piante che ostinatamente nel tempo hanno cercato di appropriarsi di spazi angusti fra altane, calli e fondamente. Una storia “verde” ancora tutta da scoprire…

martedì 19 marzo 2013

Tango Felix, el musicalizador Picherna





Un viaggio tra Buenos Aires e l'Italia, ma sopra ogni altra cosa un tour per immagini della storia del tango. "Tango Felix,  el musicalizador Picherna" é un bellissimo volume edito da the Coffeehouse con testi del musicista Franco Finocchiaro e fotografie in uno stupendo bianco e nero di Dino Vittimberga.

Un libro imperdibile, dove si ripercorre visivamente la straordinaria carriera del più grande musicalizador vivente, Felix Ruben Picherna, che ha da poco abbandonato il nostro Paese per tornare nella sua nativa Baires. Sfogliare queste pagine mi ha davvero emozionato, sono ritornato indietro nel tempo ai giorni di fine secolo quando per la prima volta ho ascoltato in una milonga le selezioni musicali di Felix. Provo ancora dei brividi a distanza di tempo, la sua voce discreta e mai urlata che introduceva alcune tandas, il ringraziare le parejas de bailarines, la sua cortesia e la sua classe, erano davvero il retaggio di un'altra epoca. L'eco di una età d'oro del tango, un momento unico ed irripetibile, testimoniato da chi davvero aveva vissuto in prima persona l'evoluzione del tango. Ogni tanto chiedevo a Felix dei suoi incontri con i grandi musicisti e lui si prodigava nel tratteggiare il significato di un tango e la personalità di un artista. Lezioni irripetibili di storia tanguera.

Come dicono gli autori, "Pubblicare un libro fotografico su Felix Ruben Picherna equivale a scovare l'essenza del tango in quello che ha di più schiettamente segreto, popolare, quotidiano. Accompagnato nell' itinerario di andata e ritorno tra le sue due città elettive, Buenos Aires e Milano, Picherna e' il fulcro intorno al quale ruota una precisa visione esistenziale del tango". 

Mi manca Felix, con cui ho avuto il grande onore di condividere la consolle in molti eventi, ma credo che manchi a tutti coloro che condividono la passione per il tango. 

Oggi, nell'epoca dell'algida riproduzione in milonga di playlist via computer, le note diffuse da Felix con le sue innumerevoli audio cassette acquistano ancora di più l'aura di magia. Bastava vedere Felix assiso in consolle con il microfono per dare l'autenticità portena ad una serata. 

Ci sono tanti tangodj ma solo uno é e sarà il musicalizador, Felix Picherna.

martedì 19 febbraio 2013

Geff Dyer... il jazz da leggere






Un libro incredibile che ti provoca brividi fin dalla prima pagina e ti fa venir voglia di mettere su un vinile, attenzione non un cd, di Chet Baker, Ben Webster, Lester Young e via discorrendo. "Natura morta con custodia di sax" di Geoff Dyer, si legge tutto d'un fiato. Ci catapulta, attraverso i ritratti di alcuni fra i più grandi interpreti del genere, direttamente nel cuore del jazz.

Si rivive per incanto l'atmosfera fumosa dei club, il whisky torbato , l'essere belli e dannati, il consumarsi in fretta…ma sopra ed oltre a tutto l'immolarsi alle note, al dio della musica, vendere la propria anima e consumarsi per il jazz. Ogni tanto rileggo questo volume e non posso fare a meno di sobbalzare per ogni piccolo, apparentemente banale aneddoto.Episodi che si muovono sul binario doppio della passione e dell'alcool che danno vita ad una vera e propria epica. Non c'e'spazio per i rimpianti , nelle biografie romanzate di questi miti. Tutto é riempito dalla musica. 

Sotterranea, e velata dal fumo che si alza, scorre la solitudine. Una condizione esistenziale che ha sempre accompagnato i grandi jazzisti. Uno stato dell'anima…ma forse si é soli, davanti alla musica. Un libro da portarsi su una isola deserta…