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mercoledì 22 gennaio 2020

IL DOLCE SPLEEN DI WEYES BLOOD


Davvero un bell'album Titanic Rising di Weyes Blood. Atmosfere sospese ed oniriche, un canto sussurato e mai urlato per melodie e dolci nenie fuori dal tempo. Un avant pop realmente di classe. Non la conoscevo e sono rimasto piacevolmente sorpreso. Un disco che ho ascoltato tutto d'un fiato. Malinconicamente dolce. Immergersi in un tenero spleen nel freddo di gennaio...


mercoledì 4 maggio 2016

Lunga Gloria ai Them







Gloria. Questo brano é stata la fortuna ma anche la condanna di un gruppo leggendario dei sixties di cui ingiustamente si sottovaluta l'importanza nella storia del rock. Un Bellissimo cofanetto della Sony, rende giustizia ai Them, band in cui militó anche il mitico Van Morrison agli esordi della sua carriera. Questa é l'occasione per ascoltare non solo del sanguigno rock'n'roll ma anche un esplosivo cocktail di soul, garage e beat che rende bene l'idea del fermento musicale dell'epoca. Indimenticabili le esecuzioni di Mystic Eyes e Don't look back per una collezione quasi completa del repertorio di una band che aprí la strada a tanti gruppi poi diventati celebri. Un torrente in piena.

mercoledì 13 aprile 2016

SONTUOSI MASSIVE ATTACK







I sovrani  del Bristol sound non si smentiscono mai e regalano con Ritual Spirit, un lavoro degno della loro miglior produzione. Riff chitarristi e linee di basso ossessive ci immergono in una cupezza senza redenzione dove electro sound e nostalgie dei nineties di fanno rivivere l'epopea del Trip Hop, quel fantastico genere musicale che vent'anni orsono incendio' i dancefloor di mezzo mondo. 


I Massive Attack sono così, fedeli a se stessi eppure diversi, in grado di interpretare al meglio pulsioni e disagi della contemporaneità. Tra le tracce, Voodoo in my blood  si staglia sull'orizzonte come pietra miliare del gruppo. E Take it there , blues elettronico che vede il grande ritorno di Tricky, fa venire la pelle d'oca per la nostalgia dei bei tempi andati. 

Solo quattro pezzi, ma d'altronde come recita un vecchio adagio, qualità non é quantità.


TRICKY, Il mago di Bristol




Skilled mechanics é il nuovo lavoro di Tricky, figura leggendaria del Trip Hop ed eminenza grigia delle sperimentazioni bristoliane. Una perfetta chimica fra innovazione e sonorità cupe degli esordi rendono questo album estremamente gradevole. 


Le collaborazioni poi, sono inusuali e splendidamente piacevoli, basti pensare alla voce suadente di Francesca Belmonte , o all'orientale Ivy in un singolo delizioso per la sua riuscita quale Bejing to Berlin, puro esempio di contaminazione. Ecco, ritengo Tricky un maestro assoluto nell'usare voci femminili a guisa di strumenti. Maestro con la M maiuscola. Un album che a buon diritto può annoverarsi fra le migliori uscite dell'anno.


DISCO ELECTRO FROM NORWAY: MAGNUS INTERNATIONAL





Un talento in erba ma già capace di far sognare il pubblico e incendiare i dancefloor. 

Dalla Norvegia, terra di grandi intuizioni e superbi musicisti, arriva Echo to Echo, album a firma Magnus International. Elettronica cosmica e quai spirituale, viaggi intergalattici e voci robotiche donano a questo lavoro un fascino tutto retro'che ne fa un piccolo gioiello. Ambient e sonorità disco anni '80. A tal proposito basta ascoltare tracce quali Rise Above, Synths of Jupiter o la sublime title-track. Il tutto  imbevuto in quel cerebralismo tanto chic tipico del nord Europa. 

Una novità che non mancherà di fare il botto!!!

giovedì 24 marzo 2016

Il ragazzo della porta accanto...il mitico Bill Evans




Quell'aspetto da bravo ragazzo, lungi dall'incarnare il paradigma dell'artista jazzista maledetto fa di Bill Evans uno dei più straordinari interpreti del pianoforte di ogni tempo, tale da incantare perfino Miles Davis che insieme comporrà alcune fra le più belle pagine della storia musicale di questo genere. Naturalmente il driver per leggere la raffinata classe di Bill é il suo leggendario trio con Scott LaFaro al basso e Paul Motian alla batteria. Intimismo e lirismo, classe e compostezza, fanno di questo trio, dotato peraltro di una superba tecnica uno dei più grandi ogni epoca. Evans non é ascrivibile a nessun genere musicale se non forse a se stesso, ad un modus operandi irriducibile a qualsiasi costrizione di genere. In Explorations si ha una summa della sua arte e di sicuro Israel e Nardis sono le interpretazioni di punta di questo bellissimo album del 1961. Su tutto aleggia un appunta di nostalgica tristezza, quasi una malinconia da consumato dandy che emerge in modo prepotente in "How deep is the Ocean". Un disco da inserire senza indugi nella discoteca ideale, non solo dei jazzofili

Maestro del cool...Stan Getz At the Shrine




Un bellissimo lavoro che ripropone alla perfezione le atmosfere pure del cool jazz. Stan Getz in quintetto con trombonista Brookmeyer innerva con energia ad alcuni classici del genere , basti pensare a Flamingo, Tasty Pudding o I'll remember April. Entriamo nelle melodie più struggenti con Lover man  dove il sax di Stan  si muove con un fraseggio delicato e tenero, quasi a voler sussurrare appena le note. Questo é uno dei migliori lavori per scopire i segreti e la classe di un grande musicista che il grande pubblico ha sempre sottovalutato forse abbagliato dagli sperimentalismi del ree o di altre avanguardie. Ma quando si ha voglia del buon sano jazz di una volta, allora  Stan Getz non delude mai

martedì 1 marzo 2016

WEATHER REPORT: THE LEGENDARY LIVE TAPES






Un lavoro davvero imperdibile non solo per gli aficionados del gruppo, ma anche per chi si avvicina per la prima volta a questi maestri del jazz fusion anni settanta, stella polare del post Miles elettrico. Finora questi nastri erano rimasti inediti e con grande sorpresa l'audio é davvero buono per essere un live. In questo lavoro abbiamo a che fare con quella che é secondo me la miglior formazione della band, ovvero Joe Zawinul (tastiere), Wayne Shorter (sassofono), Jaco Pastorius (basso elettrico) e Peter Erskine alla batteria   cui si aggiunge nei concerti in quintetto  Robert Thomas, Jr. (percussioni). La leggendaria creatività del gruppo é all'apice e la mente viaggia libera nello spazio e nel tempo. Riascoltare poi il fenomenale Jaco Pastorius da' i brividi così come ogni volta due tracce immortali quali Black Market e Birdland, vette di una espressività frutto di un sapiente matrimonio fra poesia e tecnica eccelsa. Quanto mi mancano i Weather Report, un suono che mi catapulta nel passato, in anni dove ancora si osava scagliarsi contro autorità artistiche precostituite in nome dell'opposizione alla massificazione della musica. Oggi, nell'epoca di facebook e di twitter di Soundcloud dove tutto semrba avere la stessa dignità un ascolto come questo può servire a disintossicarci. Lunga vita ai Weather Report…

sabato 30 gennaio 2016

ROBERT GLASPER EXPERIMENT – BLACK RADIO






Un bellissimo album che fa il punto sull’evoluzione della black music negli ultimi anni. Sontuoso, cool e pieno di derive metropolitane. Il filo conduttore è la soul music rivisitata in chiave contemporanea, non solo oscurità ma rotondità della voce che duetta con il pianoforte ad inseguire melodie sfumate. Ogni tanto una spruzzata di drum ‘n’ bass ma molto misurato a rendere ancora più godibile il risultato . Se l’hip hop sembra essersi sterilizzato è dall’R’n’n b o dal nu soul che provengono gli spunti più interessanti. Da brivido è la riproposizione di un classico coltraniano quale Afro – Blue con la meravigliosa voce di Erykah Badu. Un disco che infiamma con il suo groove controllato. Robert Glasper, segnatevi di brutto questo nome

venerdì 29 gennaio 2016

JOSE JAMES – NO BEGINNING NO END




Black music di altissima classe da Minneapolis con Jose James. Siamo dalle parti di Glasper e del suo nu jazz soul contaminato di r’n’b e spruzzatine hip hop. La ricerca filologica dell’artista si muove su un binario di eleganza ricercata dove il groove si sposa con la seduzione del basso funky. È questa la musica da club del nuovo millennio non c’è ombra di dubbio.


martedì 19 gennaio 2016

Ragas and Sagas: Il meraviglioso dialogo sonoro tra Oriente e Occidente




Quando l’Oriente incontra l’Occidente, musicalmente parlando. Un disco sublime che affianca due giganti quali Jan Garbarek e Ustad Fateh Ali Khan in un caleidoscopio sonoro all’insegna della sacralità perduta. Nella produzione musicale contemporanea ritengo questo album ECM del 1992 il tenativo più compiuto di coniiugare i due mondi anche attraverso l’uso di strumenti diverissimi tra loro, in senso squisitamente etnico, con l’utilizzo della voce quale elemento insieme al sax a guidare la polifonia. Non stiamo parlando di un insulso disco commerciale dal sapore plastificato new age, ma di un lavoro difficile, che richiede meditazione ed un ascolto profondo che non può prestarsi alla distrazione dell’ambient music o alla liquidità degli mp3 a bassa resa qualitativa. Forse la musica può risultare, alla luce anche delle vicende che sono seguite post pubblicazione, l’unico vero antidoto alla lotta feroce che sta inseguinando le due regioni geografiche del mondo. Non posso che lasciar fluire i miei ricordi e viaggiare la mia mente libera nel dialogo fra Jan e Ustad. Questo disco è davvero una autostrada per la liberazione dai pregiudizi culturali. 

Il Basso catartico di Vitous




 Un poker d'assi  servito per Vitous ( Corea, Garbarek, McLaughlin, DeJohnette) per un classico disco ECM. Universal Syncopations gronda di quelle sonorità tipiche della etichetta di Manfred Eicher, dove l’improvvisazione è misurata e non esce dai binari di una autorevolezza jazzistica. Il talento dei quattro non diventa solo una mera profusione di tecnica ma una resa sontuosa della personale visione di Vitous che adopera gli altri strumentisti come grimaldelli per scardinare l’ovvietà manieristica che potrebbe inficiare il lavoro. Al di là di tutto, emergono i duetti inarrivabili fra il bassista e il sax nordico di Garbarek che creano una onda di pura delizia sonora.

lunedì 18 gennaio 2016

Jarrett e i seventies rivoluzionari




Un disco fenomenale da brividi con un trio che ha fatto la storia del jazz e non solo. Un Keith Jarrett in stato di grazia, staimao parlando degli anni’70 accompagnato da due talenti del calibro di Charlie Haden e Paul Motian. Sei brani che spaziano tra echi di free jazz, musiche latineggianti, virtuosismi spericolati. L’ho ascoltato quattro volte di seguito e ad ogni ripetuto istante mi pervade  quella freschezza innovativa e quell’impeto rivoluzionario, che solo gli anni settanta riuscivano a regalarci.Piece for Ornett e Song for Che bucano i confini temporali ed ancora oggi, a più di quarant’anni di genesi offrono un magnetismo senza eguali. Se a questo vi aggiungiamo la cura e la qualità sonora della ECM del guru Eicher, allora si può a ragione annoverare questo album fra i capolavori del genio assoluto Jarrett. IMPERDIBILE.

Meravigliosa avventura dei Coldplay



Lanciato dal singolo Adventure, A Head of full of Dreams dei Coldplay è un arcobaleno di sensazioni ed emozioni puramente pop. Chris Martin e i suoi non sbagliano un colpo e ancora una volta si rinnovano e rinnovano le emozioni con un lavoro che suona originale fin dalla prima nota. Via atmosfere cupe ed intimiste, ma solarità e caleidoscopio cromatico a tutta birra. Rock, pop, R&B, coretti paisley, tutto contribuisce a dare una freschezza inusitata a questo lavoro di fine 2015. Una esuberanza quasi da clubbing rivisitata in chiave intellettuale. Decisamente un buon lavoro-

mercoledì 13 maggio 2015

Doorsiani sogni in salsa folk...Robyn Hitchcock


 
 
 
Sono affezionato ad un talento come Robyn Hitchcock che ha saputo attraversare in modo inossidabile tante stagioni del rock. Un veterano incredibile che a distanza di anni riesce ancora a provocare sane suggestioni rock. Sanguigno , sebbene ad un primo ascolto, la sua scarna voce possa rappresentare un flebile afflato di umanità. Mi piace risentire in libertà cover, vecchi classici e perle scrostate dalla polvere. Un folk minimale ma che raggiunge vette eccelse. Con “The man upstairs” siamo dalle parti di una umanità timida e introversa che si trova a dover fare i conti con un sé non più adolescente, ma lo sguardo maturo serve a dare corpo ad una retrospettiva che sarebbe solo anagrafica. Ed ascoltarmi in poltrona, assorto, nei miei pensieri, una versione da brivido della doorsiana Crystal Ship mi riconcilia con la vita.

 

martedì 17 marzo 2015

Belle and Sebastian... always time to dance






Non riesco a non amare i Belle and Sebastian, dagli esordi a Girls in Peacetime want to dance. Ancora una volta partono le note ed io sconfino nel sogno, in quella sbrilluccicante atmosfera onirica che solo la band scozzese riesce a edificare. Un pop che si fa sempre più adulto, d’altronde gli anni passano per tutti, ma che non rinuncia a un afflato giovanile seppur venato di striature malinconiche. Ci sono quei momenti che vorresti estraniarti da tutto.. correre in auto, passeggiare da solo all’alba, leggere un libro senza gli importuni della vita corrente… sono i momenti migliori per gustare quest’album e apprezzarne come un whisky d’annata ogni nuance. Lunga vita alle sonorità indie di classe!!! Ed anche a noi, come la protagonista è venuta voglia di ballare una danza malinconicamente suadente!!

Panda Bear ... il talento non si ferma






Psichedelicalmente fantastico. 

Questo quinto album di Panda Bear, "Panda Bear meets the Big reaper",  gioioso melange di pop elettronico, rappresenta davvero un exploit per Noah Lennox forse mai così talentuoso. Un calderone di suggestioni che vanno dall’electro al synth di fine anni ’90 sospinti da una dance adulta. Davvero per tutti i gusti. E su tutto la Sua voce eterea e cristallina, che da novello Virgilio, ci accompagna in un personalissimo tour de force dei propri ricordi, tra cui quello indelebile del padre scomparso. Un disco intelligente da cui iniziare a capire come la musica si evolve nel 2015 sempre senza tralasciare le Sue radici. 

Psichedelicamente deviante!!!

mercoledì 22 ottobre 2014

Human League: nasce il synth pop





Credo che non tutti abbiano compreso la rivoluzione compiuta alla fine dei seventies dal synth pop. Puó essere questo equivoco ad aver generato quell'oblio, o  quella non adeguata considerazione, che ha fatto di grandi gruppi delle band sottovalutate. Sto parlando degli Human League che prima di una deriva pop molto commerciale hanno sfornato un lavoro eccellente quale Reproduction. Musica elettronica da ascoltare con uno spirito quasi da studioso per scovare stilemi ed intuizioni che hanno fatto la fortuna di tanto pop elettronico a venire. O godersi in santa pace un capolavoro come Empire State Human o un altro gioiello come Blind Youth. Quante perle dobbiamo ancora riascoltare.

Mitici Cure




Da quel disco, da quel lontano 1979 é venuto molto. Grazie all'irruzione  nella storia del rock del debutto dei Cure di Three Imaginary Boys, ci troviamo ancora oggi a dover ragionare con quelle sonorità gotiche , con quelle inquietudini esistenziali che Robert Smith ha somatizzato sulla sua pelle.

Un album incredibile che condivide il piedistallo, personalmente, con Unknown Pleasures dei Joy Division. Un nuovo modo di canonizzare le turbolenze giovanili, di incanalare quella energia e quello spirito di ribellione adolescenziale post punk. Per certi versi un album grezzo, ma ricolmo di una magma rock che erutta, in modo controllato e glaciale ad ogni nota. Il capolavoro assoluto dello spleen esistenziale nel rock. Mitici Cure!!!

martedì 21 ottobre 2014

The Cult: nel 1985 il mitico Love


 
 
 
Quanti si ricordano dei Cult al giorno d’oggi?  Quanti  nel  1985 sono impazziti ascoltando pezzi del calibro di Rain e She sells sanctuary?  Questa band inglese gotica nell’aspetto e nei testi, intrisa di lirico pathos ha segnato la mia gioventù ed ancora oggi ascoltare il loro album Love, edito dalla mitica etichetta Beggars Banquet, mi fa sobbalzare dalla poltrona.  Un album incredibile dove il rock duro si shakera con l’ultima inquietitudine new wave, senza tralasciare striature psichedeliche o talune in farciture kitsch glam, un must all’epoca. Di sicuro la parte del leone la fa Ian Astbury, un frontman  di indiscusse qualità che porta sul suo corpo le stimmate della ribellione giovanilistica , in primis l’urlo dei pellerossa. Mi ricordo ancora la cover, il suo effetto quando ho visto l’album dal negozio di dischi : simboli religiosi affiancati dalle ali spiegate  di memoria sioux su quello sfondo scuro. Favoloso. Un disco da recuperare assolutamente e riascoltare, con nostalgia per chi non lo sente da tempo, con meraviglia per chi lo scopre. I Cult hanno sicuramente raccolto meno gloria di quanto ne avrebbero meritato, ma di ingiustizie la lunga via del rock è costellata…