domenica 11 aprile 2010

TORINO TANGO FESTIVAL, DIECI ANNI DI SUCCESSI





Ricordati di santificare le feste. Non vorrei essere tacciato di blasfemia, ma applicando questo precetto all’evento Pasquale non posso esimermi dal parlare di uno dei più grandi eventi tangueri mondiali: il Torino Tango Festival. Giunto alla sua decima edizione, mi ricordo ancora la prima a Moncalieri, è attualmente ospitato al Lingotto. Un centro che rappresenta la storia industriale italiana, legato com’è alla Fiat, sia dal punto di vista produttivo che artistico, ospita all’interno la Pinacoteca Agnelli. Discutere di tango a Torino vuol dire inevitabilmente parlare di Marcela Guevara e Stefano Giudice. Anche se il ricordo va in maniera doverosa a Pedro Monteleone, personaggio di grande caratura nella storia e cultura tanguera. Anche quest’anno il Festival si è dispiegato in tutta la sua armonica ed impressionante bellezza. Un caleidoscopio di oltre milleduecento partecipanti a serata nel week-end, maestri di livello assoluto, che non esito a definire il top della scena attuale, ed un’onda incredibile che ha portato le serate dalla notte a sfociare nell’alba per interrompersi al mattino quando il crepuscolo ci aveva già abbandonati. Ho vissuto solo tre giorni di questo evento, ma sono bastati a rinforzare ancor più un mio assunto: un grande festival necessariamente deve avere grandi maestri. Non può essere autoreferenziale e nutrirsi soltanto dell’energia generata dal suo pubblico quantunque questo possa avere un grande slancio vitale. Sono rimasto folgorato dalla performance di Sebastian Arce y Mariana Montes. Hanno riempito con la loro densità di ballo, la loro maturità artistica l’intero luogo che chiamare milonga potrebbe suonare riduttivo. Due temi differenti , una milonga di Varela ed un classico da show, Tanguera, per dimostrare come la coreografia può non essere un arido esercizio stilistico, ma la summa di un lavoro complesso che da percorso interiore diviene la cifra esterna su cui misurare il proprio valore. Una sfida che è verso se stessi, ma soprattutto nei confronti di un pubblico, quello italiano ed internazionale, che abbuffato e saturo da molti eventi ed esibizioni è diventato sempre più esigente. Mission accomplished, potremmo dire con una locuzione di tipo militare. La sicurezza quasi sfrontata di Sebastian affiancata da una teatralità e gestualità mai sopra le righe, si sposa con la classe ed il genio femminile di Mariana, che secondo il mio modesto parere attualmente è la più grande ballerina vivente. Vedere l’esibizione su Youtube non riesce a far rivivere quel viaggio assoluto e vorticoso nella bellezza del movimento, nella velocità di un passo che si incastra come una nota musicale in una sinfonia perfetta. Non c’è sbavatura o azzardo. E’ la sicurezza che deriva dalla conoscenza del tango, sia come ballo che come cultura e musica. E Sebastian e Mariana, oltretutto eccellenti insegnanti, ne potrebbero parlare. Ma Torino è stato anche l’omaggio di Miguel Zotto e della sua giovane compagna Daiana alla tradizione tanguera, di Javier e Andrea alla tradizione del Salon, di Erna e Santiago all’interpretazione personale che rende questo ballo unico. Non posso esprimermi sulle altre tre coppie perché purtroppo venerdì non c’ero. Ho scoperto anche il nuovo, ma già mitico, Club Almagro. Il locale di Stefano e Marcela che rapidamente è assurto a milonga di riferimento nel panorama tanguero nazionale, trasudando già le stimmate del 2 x 4. Un sincero ringraziamento a Marcela e Stefano per proporre ogni anno un evento che riconcilia con la grandezza del tango e con la sua magia. Per creare un’atmosfera di cordiale convivialità e leggerezza che mette tutti di buonumore crea un’onda incredibile. Non ho mai sentito Picherna così in forma. Countdown già partito per l’edizione 2011.


DILLINGER E’ MORTO




Può bastare la scena del protagonista che dipinge con colori pop e a pois la pistola on cui a breve ucciderà sua moglie per fare di Dillinger è morto un film unico nella filmografia di Ferreri e nel cinema italiano, che condensa nei silenzi prolungati di Michel Piccoli, e nella sua gestualità rituale vuota ma al contempo ossessiva, un apologo dell’incomunicabilità e della dissoluzione della borghesia al cospetto degli anni’70. L’attore francese interpreta nel film un ingegner di successo che dopo una giornata di lavoro torna nella sua bella casa e scopre una pistola avvolta in un giornale che parla della morte del famoso gangster Dillinger avvenuta a Chicago nel 1934. In contemporanea anche la tv trasmette un film sul tema. Improvvisamente Piccoli inizia a smontare e rimontare la pistola ed a dipingerla. Poi dopo aver fatto l’amore con la domestica e mimato un suicidio davanti allo specchio,entra in camera da letto , copre con un cuscino la moglie sprofondata nel sonno e la uccide sparandole tre colpi. Allo spuntare dell’alba si dirige verso il mare e vede un’imbarcazione scaricare in acqua un cadavere. È il cuoco di bordo di cui ne prenderà subito il posto. Si imbarca verso lidi lontani. Come si può combattere l’alienazione? Contestandola con la lotta politica, o fuggendo verso una realtà primitiva per recuperare la propria dimensione? È evidente in Ferreri che il delitto gratuito e forse fortuito risponde al bisogno primario di scongiurare il pericolo di un’assuefazione alla vita ordinaria. Siamo nei pressi del teatro dell’assurdo, ma voi che soluzione non drastica proponete all’orrore del quotidiano?

IL SELVAGGIO ALCHIMISTA DELLO SGUARDO




Derek Jarman è stato sotto ogni aspetto un profondo shock per il cinema istituzionale britannico, rappresentando l’emblema dell’artista visuale in un repertorio che è, per tradizione, sostanzialmente verbale, accostandosi ad un regista per certi versi simile, Peter Greenaway che ha maledetto il momento “Quando Griffith ha introdotto le tecniche narrative, … perché non ci ha fatto un favore. Tutt’altro. Nel cinema la nozione di letteratura e superflua come quella di verginità per la Madonna.” Derek Jarman si avvicinò tardivamente a questa disciplina nel suo percorso personale di formazione artistica, costellato da numerose tappe segnate da una voracità esplorativa tipica degli artisti d’avanguardia degli anni’60 e ’70, e il suo originario impegno negli home movies, filmini elementari di breve minutaggio girati in super 8 quasi per scherzo e con spirito goliardico, designa non soplo un intimo e domestico approccio al suo lavoro, ma anche la tenace presenza di un significato altro di patria Inghilterra, avulso dalla celebrazione ovvia di un certo ottuso tipo di nazionalismo… Era certamente un prodotto tipico della Bretagna postbellica che si gustò la libertà degli anni’60 e la conseguente distruzione dei secolari tabù sociali, e da questa decade fino alla fine dei propri giorni testimoniò il collasso della sua società, il fallimento del liberalismo e dei valori instabili dell’economia, e naturalmente tutto ciò fu effigiato nei suoi primi film Sebastiane e Jubilee.

FRIGIDAIRE TANGO, DAL VENETO TORNA LA NEW WAVE




La new wave italiana è stata per elezione un movimento toscano, anche se con qualche eccezione geografica. Ha parlato anche veneto con un gruppo che ha pubblicato dopo un ventennio un nuovo ed interessante album: Frigidaire Tango con “L’illusione del volo”. Un progetto che vede la formazione originale avvalersi di grandi collaborazioni, dal guru Federico Fiumani ( Diaframma) a Diego Galeri (Timoria) ed il corregionale Aldo Tagliapietra ( Le Orme). Non c’è operazione nostalgia, che spesso è sinonimo di mollezza di idee e marketing, ma la voglia di rimettersi in gioco, non seguendo le mode, ma riproponendo quell’onesto rock, con echi provenienti direttamente dagli eighties. Ed allora la nostalgia è solo per uno dei periodi più fecondi della musica italiana: Litfiba, Neon, Diaframma, Pankow…Oggi soltanto grotteschi programmi canori in televisione e reality infarciti di pseudo cantanti. Forse siamo davvero scesi in una spirale di declino senza precedenti…

RED CRAYOLA , IL PAROSSISMO DELLA PSICHEDELIA




Psichedelia. Una parola forse in disuso nella contemporaneità, ma che negli anni ’60 ed i primi seventies serviva a racchiudere quella voglia di libertà e di ricerca di mondi differenti che la realtà spesso soffocava. In questo filone, si inserisce uno dei dischi più leggendari di tutta la storia del rock: The parable of arable land dei Red Crayola di Mayo Thompson. Suoni dilatati fino a tangere un parossismo della distensione psichedelica, echi di melodie orientali, tribalismo contaminato da una ricerca elettronica ante litteram. L’album è strutturato come una lunga suite, forma prediletta dai gruppi lisergici dell’epoca ( Grateful Dead…), con brani di grande bellezza inchiodati dall’improvvisazione free che in quegli anni era un atteggiamento di rottura verso l’autorità precostituita, anche in ambito musicale. Il free jazz era il milieu da cui veniva il leader della band che fin dalla prima traccia viene ritmicamente frullato in vibrazioni psichedeliche e metalliche. Un caos primordiale mutaforma che si attorciglia all’ascoltatore. Questo il biglietto per il viaggio verso le porte della percezione, ma dobbiamo piegarci ai flussi sonori…

MC5: IL MURO DEL SUONO ABBATTUTO A DETROIT



Violenti, unici ed elettrici da non poter essere inquadrati in nessun genere. Gli MC5 nel 1969 irrompono nella scena musicale tutta flore e peace & love con “Kick out the jams” un album radicale e di rottura come pochi. Fin dalla title track ed il suo leggendario urlo a squarciagola “Kick out the Jams motherfuckers!!!”, da Detroit parte un assalto sonoro senza uguali. Le chitarre distorte e violente di Wayne Kramer e Fred Smith si sommano alla voce di Tyner per creare un impeto proto punk e metal ante litteram. L’album è un autentico gioiello che in soli otto tracce riscrivono l’impatto della musica rock, che deve essere ribelle e rivoluzionaria. Misconosciuto al grande pubblico, ma seminale e formativo per generazioni di rockers. Ramblin Rose, Rocket reducer, Borderline sono autentici anthem sulla cui struttura si sono costruiti i successi dei trent’anni a venire. E per chiudere questo gioiello, una gemma assoluta: Starship. Autentico viaggio siderale nel solco di Sun Ra fra iperspazi e trip lisergici. Un vortice sonico da cui si viene richiamati dalla voce di Tyner, autentico profeta dell’aldilà. Sono passati oltre quarant’anni da Kick Out the Jams, ma per capire le ragioni rivoluzionarie e trasgressive della musica rock bisogna passare ancora da Detroit.

mercoledì 31 marzo 2010

Tango: l'alma nel Silencio



Come un immaginario palindromo delle sensazioni. L’ultimo cd della Silencio Tango orchestra è un viaggio affascinante e profondo nell’universo musicale del tango, che rilegge ed attualizza con un pathos contemporaneo che non scivola mai nel patetico i grandi classici della tradizione, ma ripropone un approccio fresco e chiavi di lettura innovative nelle composizioni inedite.


Più che una semplice orchestra. Una factory nell’ontologia warholiana del termine, dove i musicisti contribuiscono ognuno con la propria visione a coprire le sfaccettature molteplici del tango. Questo emerge anche dal vivo. Se qualcuno ha avuto la fortuna di ascoltare live Silencio, noterà che oltre alla ballabilità delle esecuzioni, sussiste in ogni elemento, dal bandoneon al violino, al piano, alla voce la volontà quasi ostinata di interagire con il pubblico evocando nei vari brani, le orchestrazioni che hanno reso leggendario questo genere.


Sedici le tracce audio di questo ultimo lavoro, arricchito anche da una bonus track video. Negracha, Malandra, El Andariego i classici che sprigionano un’intensità e profondità senza eguali. Il segnale inequivocabile di una maturità raggiunta dall’orchestra che si legge anche nella scelta di affrontare El recodo, con una orchestrazione disarliana o Triunfal, un’immortale omaggio piazzolliana. Segno di maturità è permettersi anche l’introduzione di uno strumento / suono distante anni luce dall’universo tanguero: il leggendario organo hammond, popolare nella produzione di Brian Auger, Yes, Traffic e del maestro Jimmy Smith. Non è una voglia improvvisa di esotismo, ma un cristallino divertissement per esplorare nuovi territori. Un disco prezioso come già la sua confezione, uno chic digipack cartonato, anticipa.


Nella scarna discografia tanguera contemporanea, che non vuole inseguire facili mode lounge ed elettroniche, “En las almas” è un gioiello da scoprire a più riprese. Capace di liberare lo spirito tanguero in orizzonti vasti, così come annunciato dalla bella immagine in copertina. Non posso dire un punto d’arrivo per i Silencio, perché l’orchestra è sempre pronta a stupirci. Ed immagino che Roger, Dario e gli altri stiano già lavorando per il prossimo , imperdibile come sempre, lavoro.

domenica 21 marzo 2010

Tosca Tango Marathon:... la leggenda continua.



È difficile realizzare un evento indimenticabile e leggendario al primo colpo. Ma organizzare una seconda edizione superiore è impresa rara e titanica. Esistono delle eccezioni. Una di queste gemme è la Tosca Tango Marathon. Sei fanciulle simpatiche e dotate di grande affabilità e cordialità, complementari per i loro caratteri e modo di proporsi in un ambiente corroso da invidie e competitività esasperate quale il tango hanno segnato un’altra tappa indelebile nel panorama denso ed affollato di milonghe, feste, rave, festival italiani e non… Spesso il pubblico si improvvisa organizzatore di eventi, ritiene che sia sufficiente la parola maratona a creare la magia di 24 – 48 ore di ballo continuato ed allora sceglie posti squallidi o inappropriati, seleziona i partecipanti secondo improbabili criteri tango-razziali e affibbia selezioni musicali non di livello eccelso. La Tosca rovescia questo assunto. Una grande festa, che ha tutti i crismi del Festival, con un pubblico internazionale, con grandi numeri non irriguardosi della location, ma limitati solo dalla spazialità, dove anche la luce naturale durante il giorno contribuisce a rendere l’atmosfera onirica. Le numerose foto disseminate sui social network ne sono una testimonianza entusiasmante. Ma quello che la rende davvero grande è stato il ripetere quell’onda conviviale e rilassata, non competitiva e stressante, su numeri maggiori della prima edizione. Come può essere che 450 – 500 tangueros riescano a divertirsi così serenamente, scherzare, durante una tre giorni? Un pubblico di solito schivo e abbastanza chiuso, che in questa occasione ride, distende i nervi e gode nella maniera più pura del tango nella sua essenza. Fruisce e riesce ad acquisire della magia proveniente dalle note suadenti di un Di Sarli o del compas talvolta nervoso di D’Arienzo, delle melodie uniche di Fresedo. Un melange interculturale interpretato da un linguaggio universale del corpo e della mente quale il tango. Ancora per me rimane un misterioso enigma la Tosca Marathon, la sua chimica segreta che mixa alla perfezione tutto, dal team dei DJ alla location, alla scenografia. Passando per l’enogastronomia che non è affatto trascurata ma di buon livello, ritenendola a ragione un momento essenziale della convivialità. Credo che le uniche depositarie di questo graal tanguero siano le sei sacerdotesse officianti di questo rito, che potrebbero magari tirarsela, essere arroganti ed invece dispensano consigli e risolvono piccoli problemi con quel savoir faire perduto che avevano in dote le signore dei salotti letterari e musicali di una volta. Ora parte una sfida ancora più affascinante: la terza edizione. Potremmo rispondere con uno scontato modo di dire, non c’è due senza tre. Ma sono sicuro che le nostre “tosche” riusciranno ancora una volta a stupirci. Ed il pubblico a divertirsi per un evento unico, che anche quando è in corso suscita la nostalgia. Quella nostalgia generata dai momenti unici ed irripetibili che solo il tango ci offre.

Viaggio...sepolcrale



Per chi vive come me in una città, Venezia, meta assoluta di un turismo mordi e fuggi, invasivo e deleterio per la città, realmente non sostenibile, guide turistiche così alternative sono un toccasana. Viaggi finalmente lontani dai soliti logori percorsi, volti a scoprire una dimensione interiore spesso tralasciata ed alla ricerca di un itinerario doppio, mentale e fisico, forse fisiologico. Fabio Giovannini in Guida ai Cimiteri d’Europa, colma un vuoto . Quello di un carnet di viaggio dedicato ad alcuni dei luoghi più affascinanti del pianeta. Parchi rigogliosi e poco frequentati, intrisi di storia ed arte. Attraverso alcuni celebri cimiteri, Pere Lachaise, Staglieno, cimitero ebraico di Praga ( ricordi il Golem?), l’autore ci suggerisce un affascinante metodologia di turismo, davvero senza tabù.

Culture dell'Apocalisse



Esistono libri cult nell’underground. Quando per underground intendiamo un territorio costituito di teorie che non sono politically correct, che trattano di pratiche oscene e disturbanti quali necrofilia, psicopatologia criminale, stupri, satanismo e teologie nere. Se accettiamo tutto questo come un lato della dimensione umana realmente esistente che, nonostante il narcotizzante mondo dei mass media vuole mettere a tacere, emerge prepotentemente nei casi della cronaca… Allora una delle bibbie da inserire nella nostra biblioteca rigorosamente vietata alle menti lobotomizzate è “Culture dell’Apocalisse” di Adam Parfrey. Il sottotitolo di questa mia versione introvabile della Venerea Edizioni, è Antologia di Pensiero Terminale. Dominato da un nichilismo senza scampo, le perversioni più truci vengono sciorinate in un catalogo impressionante , e il messaggio sotterraneo che attraversa questo volume è il desiderio di un mondo prossimo all’apocalisse, che aspira alla sua distruzione per avere finalmente una catarsi. Una controcultura depoliticizzata che sceglie deliberatamente la violenza per redimersi, in una salvifica eucaristia al negativo. Io consiglio una lettura trasversale ed a spot, perché chi non è allenato ad un pensiero così distruttivo può rimanere spiazzato e prendere questo volume per una semplice accozzaglia di deliri. Ed allora ci si può tranquillamente dilettare con le taz di Hakim Bey o la necrofilia di Karen Greenlee, con una incursione nel satanismo e nella pornografia snuff.


Il libro va letto come l’immagine della copertina di questa edizione che ho citato: sprofondati in poltrona, fumando una sigaretta con in pugno nella mano libera una pistola… a chi sarà rivolta quell’arma?

mercoledì 10 marzo 2010

SI PUO’ ESSERE PIU’ BASTARDI DELL’ISPETTORE CLIFF?





Perché alcuni film sono stracult, neologismo che ormai rappresenta pellicole sepolte nei meandri della memoria di notti passate a sbirciare erotismi e violenze anni’70?. Semplicemente perché sono dei gioielli della nostra cinematografia, autentici capolavori se pensiamo che spesso sono stati realizzati con una penuria di mezzi che non ha eguali nelle altre cinematografie. Non fa eccezione un misconosciuto “Si può essere più bastardi dell’Ispettore Cliff?” di Massimo Dallamano, del 1972. Un superbo Ivan Rassimov, sottovalutato incomprensibilmente dal grande cinema, è un bastardissimo doppiogiochista che crea grossi problemi ad un’organizzazione criminale internazionale. Forse il lato più affascinante di questi lavori sta nel creare personaggi che non sono banali riproduzioni di modelli stranieri ma topos universali del cinema rivitalizzati con lo spirito tipicamente nostrano. Ed allora Stracult!

GOLDIE, CAPOLAVORO … TIMELESS




Drum ‘ n’ Bass is Timeless is Goldie. Un’equazione semplice ed elementare che ha sconvolto il mondo della musica elettronica ed house alla fine del millennio. È IL 1995 quando un ribelle ragazzo inglese esordisce con un caleidoscopio di violente suggestioni musicali. Hip Hop, campionamenti jazz, inserti hardcore, soul patinato, ragga, rap, la black music più disparata. Con lui, un genere fino ad allora super underground esce alla scoperto e rivela la sua potenza. Che per me risiede in quei repentini cambi di ritmo, variazioni ai limiti del tribale fatte per stordire un ascoltatore imbelle ai desideri mantra ipnotici di questo subdolo demiurgo. Dopo oltre dieci anni, questi 70 minuti di musica sconvolgono ancora, e lanciano una luce oscura ed un tetro presagio sul panorama sonoro venturo.

CELIBATE RIFLES, IL PUNK SPORCO DEI CANGURI




Il punk australiano ha segnato l’immaginario musicale di molte generazioni di rockers, anche se oggi quasi nessuno sembra più accorgersene. Forse perché nella civiltà della digitalizzazione, … stavo per parlare di cd, ma ormai si deve parlare forse solo di mp3, non è facile reperire i lavori delle band e degli artisti più significativi di questo movimento. Essenziali sono sicuramente i Celibate Rifles, risposta canguresca ed ironica ai Sex Pistols. Ritmi serrati e violenti, liriche essenziali, venature sanguigne e ribelli che strizzano l’occhio al garage rock. Sideroxylon è forse il loro album seminale , con un impeto di ribellione pura che non si ritroverà più in seguito, seppure gli ottimi livelli di un punk più metallico quale l’omonimo lp dell’84. Come in tante di quelle band coeve e provenienti dalle stesse lande, la fine della vena creativa e il calo di personalità del frontman ( nel caso in questione Damien Lovelock) segna una fine che molti giudicheranno prematura, ma … live fast die young…

domenica 24 gennaio 2010

La passione la si cavalca...Neapolis Tango Marathon


Neapolis Tango Marathon…vuol dire tante emozioni, tanti flash sensoriali, ma soprattutto l’entusiasmo vulcanico e genuino di un vero amante del tango, Peppe Di Gennaro. Sono già trascorsi diversi giorni da questo evento che ho vissuto con grande piacere, soprattutto perché legato ad una città, Napoli, che amo in maniera viscerale, con tutte le sue contraddizioni e la sua bellezza, capace di sorprenderti in un nonnulla, in uno scorcio dei Quartieri Spagnoli come in un panorama che si perde a vista d’occhio dal lungomare… Il Salone Margherita è stato il tempio d’elezione di questo evento. Una location fino ad allora a me sconosciuta e che ha rivelato una bellezza mozzafiato, un cafè chantant che ci catapulta d’incanto nelle magiche atmosfere della belle epoque. E vedere un gruppo di tangueri, giunti da tutta Europa, con movenze feline, solcare questo “ sacro” pavimento, ha suscitato in me una sensazione piacevole di deja vu. Quando gli eventi tangueri di qualità, festival o maratone che siano , riescono a sposare location di charme, il risultato è perfetto. Allora sembra di essere protagonisti di una pellicola, dove c’è quasi una santa trasmigrazione di sentimento e sofferenza tanguera nell’ambiente circostante. Quando il sabato mi sono avvicendato alla consolle per l’ultima parte della serata ( …alba) in più di un’occasione mi sono sentito rapito da una coppia che fugacemente attraversava il mio sguardo, rapita in un’assoluta coesione di sensazioni, che nessuno, dico nessuno può scalfire. Peppe ha dato l’anima in questo evento, e lo si è visto, anche perché Lui vive questo ballo in maniera totale, o meglio totalizzante, non bloccandosi all’esteriorità del gesto ed alla superficialità delle relazioni che avviluppano come alghe maligne l’ambiente, ma curioso e desideroso di scoprire il sostrato che lentamente affiora da questo ballo popular. Perché parliamo sempre di un ballo popular. Peppe sa che ballare Donato non è ballare Di Sarli come Piazzolla è irriducibile al metro con cui si giudica D’Arienzo, e soprattutto che il tango è un fenomeno culturale e dell’anima. Quel mix incosciente che determina il dna anche e sopra tutto dei grandi ballerini, che sono dei miti, credo per lui, come per Me, non tanto per le indubbie qualità ginnico atletiche, ma per la personalità e sicurezza che rendono denso ogni passo. Ogni passo che disegna la musica che riempie la milonga, dal ritmo alla melodia, alla battuta debole. Volevo parlare dell’evento, ma inesorabilmente ho parlato attraverso Peppe del tango, forse perché la passione non la si riesce ad imbrigliare, la si può solo cavalcare e goderne gli attimi fugaci, che possono diventare una serata intera, o un evento intero, nel caso della Neapolis Tango Marathon...

Musicalidad a Reggio Emilia.


Un evento da non perdere, organizzato dagli amici di Barrio de Tango di Reggio Emilia. Un'associazione che vive il tango con entusiasmo, affrontando questo ballo in tutte le sue sfaccettature, dalla gastronomia, alla didattica, musica, socialità. Incontri musicali per esplorare nella sua componente primigenia ed irriducibile il tango argentino, dagli esordi alla contemporaneità, senza tralasciare la struttura musicale. Ed a seguire milonga per scatenarsi in pista.

Tutti i colori del buio



Che nostalgia quei porno thriller satanisti fine sixties e primi seventies italiani. Lo sguardo contemporaneo, svezzato e saturo dall’ipertrofica selva di immagini violente propinate dai media quotidianamente, può giudicare quelle immagini dai colori luccicanti e disturbanti, ma, era un’altra epoca che per alcuni aspetti forse è da rimpiangere. Il plot vede l’icona sexy di quegli anni, una sfolgorante Fenech ante – Pierino, alle prese con uno scatenato gruppo di satanisti Manson style. Dopo aver bevuto sangue in un party non proprio ortodosso ed essersi scatenata in un appassionato bacio lesbo cerca di fuggire da quello che man mano si trasforma in un incubo. Incubo in realtà, molto venale che alla fine risulta essere un piano diabolico della sorella per fottersi l’eredità.Ma su tutti lo sguardo diabolico e sinistro di Ivan Rassimov, uno degli attori più magnetici del periodo. Grande Edwige


Mediocrità della Roma violenta



Moralismo e cinismo anni’70. Strage del Circeo, violenza neofascista, luoghi comuni e clichè pariolini. Ne viene fuori un minestrone indigesto che esemplifica quanti lavori degli anni’70 in bilico fra poliziesco, denuncia sociale e ribellione giovanile, in realtà scivolano nella mediocrità assoluta. Il film di Renato Savino, è debole, sia dal punto di vista della trama, che per quanto riguarda il lavoro in regia, e per nostra sfortuna non è il solo…

Cosa avete fatto a Solange?



L’accoppiata college di verginelle romane / sessualità torbida e perversa con voglie insaziabili ha sempre calamitato l’attenzione del pubblico.


Se a questo binomio ci aggiungiamo anche una gustosa razione di violenza e morte…. L’effetto è assicurato. Sopra tutto se siamo negli anni’70.


Questa la formula di un riuscito thriller italiano di Massimo DallaMano con un superbo Fabio Testi nel ruolo di professore sexy: “Cosa avete fatto a Solange?”.


Di gran lunga superiore al materiale coevo vanta una suggestiva ambientazione londinese che all’epoca faceva molto esotico, quasi al pari del lesbismo caraibico – svedese. Ed il finale che svela un aborto provocato a una ragazza spinta ormai nel maelstrom della follia è davvero geniale.


Ma forse le chicche rimangono la colonna sonora di Ennio Morricone e la fotografia del leggendario Massaccesi.


Un piccolo capolavoro, che non si sa perché, o forse sì, è rimasto nell’oblio, vivendo nell’ombra di Dario Argento, fino a quando il grande Quentin Tarantino lo ha fatto riscoprire al grande pubblico nella 62° mostra del cinema…

domenica 17 gennaio 2010

Alejandro Rumolino, uno sguardo dandy sull'universo del Tango



Può lo spirito del tango essere rappresentato ai suoi più alti livelli non da un ballerino o da un dj( musicalizadores)?. La mia risposta è affermativa. Quando l’artista in questione è Alejandro Rumolino. E’ sufficiente dare uno sguardo ai suoi videoclip per capire la portata ed il talento di quest’artista, che ama il tango, ed ama soprattutto i tangueri ed i protagonisti professionisti del suo variegato Universo. Lego Alejandro ai bellissimi clip realizzati per il Capri Tango Festival. Ecco, l’immagine di questo meeting che si volge a giugno fra paesaggi mozzafiato e faraglioni, è lo sguardo poetico, dandy, bohemien ed allo stesso tempo giocoso di Alejandro. La sua cinepresa, prosecuzione del suo occhio, riesce con abilità a cogliere espressioni e sentimenti di un popolo che si diverte e cerca in questo ballo i momenti per esprimere le sue sensazioni, le sue aspettative. Il video dell’ultima edizione su un classico dell’Afrobeat, è contaminazione fra immagine e movimento, in una sintonia univoca fra spirito di leggerezza ed incredibile voglia di vivere un’esperienza irripetibile. Ma sono i progetti di questo artista a 360° e la molteplicità dei linguaggi con cui dispiega la sua visione poetica, ad affascinarmi. Video, riviste, tango style. Non c’è chiave di lettura preclusa a quella che è una poetica. Vedere il tango con gli occhi di Alejandro, vuol dire leggere non un ballo, ma una sorta di weltanschauung, un mondo che dietro un movimento nasconde una sensazione ed una intesa mentale, la voglia di comprendere e racchiudere i sentimenti ed il proprio mondo in soli tre minuti. Ma la magia rimane nei videoclip di Alejandro, perché non sono i classici video a camera fissa atti a immagazzinare passi e movenze, ma veri e propri cortometraggi che raccontano storie e vite, prima di musica e danza. Quando ancora non lo conoscevo sono rimasto ipnotizzato davanti a lavori del calibro di Trip as tango, mission tango, le bal dingue, queremos paz… Nel primo, Chicho e Victoria ballano alternandosi ad immagini della città in movimento, dove il viaggio, un topos classico della filmografia underground serve a narrare lo scorrere del tempo. Mission tango, liquida visione dark alla matrix, o i clip in bianco e nero delle performance di Chicho e Juana a Capri. E scavando nel passato, il tango ritual con Chicho e Lucia.


Invidio ad Alejandro quell’aria disincantata e quello sguardo totalizzante che gestisce il tango nella sua essenza: la Poesia, o forse la Magia di questo Universo.


Alejandro e Marisol, il tango continua a stupirmi



Non mi capita tutti i giorni di incontrare ballerini, a parte i grandi nomi del pantheon tanguero famosi ai più, in grado di sorprendermi per freschezza, personalità, lettura musicale innovativa e dinamiche di movimento inedite. Alejandro Larenas e Marisol Morales si sono imposti come una felice sorpresa dell’ultimo periodo. Li ho visti in performance dal vivo a Reggio Emilia e nel Festival Tango Fusion ed ho trovato il loro ballo assolutamente di grande livello. Mi ha colpito in particolare questa interpretazione mai banale di tanghi classici della vecchia guardia con movimenti circolari, morbidi, continui, dove se un passo da tango nuevo è ridotto nello spazio, altresì non lo è nella densità e nella potenza del rapporto spazio – esecuzione. Alejandro, con cui ho scambiato un lungo dialogo al Festival TangoFusion è un grande appassionato e conoscitore del tango come musica, che ricerca i brani, non cedendo a facili stereotipi for export. A me piacciono personalmente molto anche nella resa di brani del nuevo, o nel non tango. Fluttuando su Youtube ci si può imbattere in uno stupendo clip dove i nostri interpretano la colonna sonora di Dexter, una delle migliori serie americane dell’ultimo decennio. La magia e il mistero di queste note sono disegnate con assoluta maestria, eleganza e seduzione da Alejandro e Marisol. Spero di rivederli presto dal vivo in Italia. E sono ottimista sul futuro del tango. Fino a quando ci saranno interpreti di questo calibro, il baile popular avrà lunga vita. Ma solo attraverso i grandi artisti passa l’evoluzione e la crescita del Tango.


Sex Addict


Un eroe dark, negativo e sporco come non ne incontravo da tempo. Ed il suo stile elegante e glamour tanto più rifulge quanto l'animo è nero. Sex addict di Stephen Schwartz ti coinvolge con il suo detective Hayden Glass della polizia di Los Angeles, che come recita il titolo ha una dipendenza totale dal porno, vissuto nei suoi aspetti più sordidi, ed allora l'equilibrio precario fra virtuale e reale e talmente esile che un nonnulla lo infrange. Quando due donne sono uccise in maniera violenta e macabra, Glass intuisce che sesso e violenza sono un binomio imprescindibile ed al centro di questa danza erotica e rituale il serial killer ha posto proprio Lui, il "pulitissimo" e "rispettabile "detective. Un romanzo sulla scia di Ellroy dove se si riesce a risorgere lo si può fare solo contaminandosi e sporcandosi con il male.

Cinema da leggere. Il Fellini di Kezich


L'anno appena trascorso ha visto la dipartita di grandi personaggi. Uno di questi era Tullio Kezich, cui la critica cinematografica deve molto. Per colmare un vuoto di quanti non hanno mai letto una pagina di questo grande intellettuale vecchia scuola, che ha contribuito non poco alla crescita della consapevolezza del ruolo di quest'arte, consiglio un bel libro su Fellini. Il grande regista di cui Kezich era più che amico e di cui segna un ritratto indelebile, che scandaglia vizi privati e pubbliche virtù svelandoci i segreti di un visionario e sognatore par excellence.

Cinema da leggere.

Lezioni spirituali per giovani samurai


Integrazione assoluta tra pensiero e azione, senza perdere il gusto totalitario dell'estetica. Yukio Mishima in questo straordinario capolavoro di saggistica, Lezioni Spirituali per giovani samurai, espone ed esplora il suo concetto di rivoluzione. Una rivoluzione che è una miscela esplosiva di bellezza virile, contemplazione ed assoluta azione. Solo così si potrà combattere la decadenza.

E pensando alla sua fine, rituale e bella nella drammaticità, rivive il trionfo dell'arte vista come esperienza assoluta, nell'esposizione di una teoria che scende dal vuoto mondo delle idee, per tradursi in idee che combattono, e fanno male.

Musica ne "La Valle dei Templi" - Perigeo



Quando cinque grandissimi musicisti jazz si uniscono in una session e decidono di suonare insieme della buona musica rock senza preconcetti, viene fuori della grande musica non classificabile o ascrivibile ad alcun genere salvo uno: la grande musica. Sto parlando dei Perigeo, ovvero il contrabbassista Giovanni Tommaso, il sommo pianista Franco D’Andrea, il chitarrista Tony Sidney, il sax di Claudio Fasoli ed il batterista Bruno Biriaco. Traccio anche le coordinate: 1972 – 1976, l’era del grande progressive italiano, ma i Perigeo non possono essere ridotti solo al Canterbury Style. È un turbinio di jazz rock, di virtuosismi incredibili declinati con le sfumature blues, ma di un blues suadente mai scontato. Se Azimut rappresenta un debutto per alcuni versi acerbo, Abbiamo tutti un Blues da Piangere, è a dir poco sconvolgente. Potenti assoli di sax e piano che liberano un’energia senza eguali, ma non serpenti sonori liberi di scorazzare a piacimento, bensì cobra addomesticati dal virtuosismo degli artisti. La Valle dei Templi, grazie al contributo del grande Tony Esposito, irrompe con tutta la sua virulenta febbre funky fino a portare i Perigeo nell’olimpo del rock nostrano del periodo. Dopo questa escalation il gruppo interrompe la sua frenetica attività, grazie anche alle spinte dei suoi membri sempre più votati a carriere da session men. Ritorno in grande stile nel 1981 con i New Perigeo che vede accanto a Tommaso, Danilo Rea, Agostino Marangolo, Maurizio Giammarco, Carlo Pennini per un album di rara reperibilità, Effetto amore.


Con i Perigeo ripenso , e non senza una punta di nostalgia ad una stagione per certi versi magica del nostro panorama musicale…

Denovo. Dalla Sicilia con furore


Good Vibrations nel pop italiano.


A metà degli anni ’80 da una città periferica nel panorama musicale italiano, Catania, è spuntato un gruppo di rock alternativo che è assurto subito allo status di band di culto.


Denovo.


Ovvero Mario Venuti e Luca Madonia. Incrociando new wave e suggestioni pop di alta qualità, con un tocco di humour puramente siculo, album come Unicanisai e Persuasione hanno deliziato una generazione che con disincanto usciva dalle stagioni ribelli dei seventies. Il grande salto poi con “Così fan tutti”, lp uscito per una major del calibro di Philips, che vedrà il successivo “Venuti dalle Madonie a cercar carbone” avvalersi della produzione di un guru quale Battiato. Poi, come d’incanto, forse bruciato dalle grandi aspettative del pubblico, la band si scioglie con una deriva in solitudine dei due leader. Venuti indubbiamente quello che ne ha tratto maggior profitto.


Un gruppo che ha solcato il panorama rock quale meteora luminosa e che ha fatto di Catania, una fucina di grandi talenti: Carmen Consoli, Moltheni, Roy Paci, Boppin’kids. Che nostalgia il sublime pop raffinato degli eighties!


venerdì 1 gennaio 2010

EL TOPO, ARRIBA EL TOPO!


ALEJANDRO JODOROWSKY

El topo


Un Western surrealista? Risposta facile. El topo, capolavoro assoluto del visionario Alejandro Jodorowsky che interpreta il protagonista stesso. Un invincibile pistolero che nel suo viaggio esistenziale da giustiziere solitario si imbatte in una incredibile corte dei miracoli. In compagnia di un bambino va alla ricerca di un militare che ha massacrato gli abitanti di un villaggio messicano e trovandolo, per vendetta lo mutila. Spinto successivamente dall’ex amante del suo nemico ad affrontare il deserto per combattere contro i Quattro Maestri, viene ferito quasi mortalmente ed oniricamente si risveglia su una montagna dove diviene il tutore di un gruppo di freaks cui insegna a difendersi dalle malvagità e crudeltà di un villaggio contiguo. Simbologia totemica ed erotismo magico, pulp e farsa sono mixate con psicomagia e sostanze psicotrope. Freud, Lacan ed il surrealismo imbevuti del peyote, sacro cactus del deserto. Un film unico. Lo si ama o lo si odia. Il ralenti ed il parossismo di certe scene violente sembrano obbedire ad un oscuro disegno, ma la psicomagia per Jodorowsky alla fine dona redenzione
.

Waltz for Koop


KOOP


Waltz for Koop.


New jazz, new sound, new lounge. Quanto ca..o si è abusato del new(NU) in questi ultimi anni. Di certo c’è che alcune tra le proposte più interessanti sul fronte della musica colta/ jazz ( ma non molto) sono giunte dalla fredda Scandinavia. E tra gli alfieri possiamo annoverare di certo gli svedesi Koop che intrecciano trame jazz alla più raffinata electro ambient. Bright nights, Modal Mile, è come se d’incanto avessimo resuscitato ed aggiornato il genio dell’incommensurabile Miles Davis con l’elettronica d’oggi, non prima di abbeverarci alla fonte hammond di Jimmy Smith. Dedicato a chi dice che il jazz è lontano dall’attualità ed allergico ai giovani.

Le lacrime di Eros


GEORGES BATAILLE


Le lacrime di Eros


I francesi con una certa tracotanza ritengono di essere stati dominatori assoluti del pensiero nel XX sec. citando un’infinità di nomi di cui molti a merito sono finiti nella panchina del pensiero dopo breve tempo. Le illusioni rivoluzionarie e le chimere filosofiche post sessantottine hanno tritato in un ventennio personaggi illustri. Non di certo il genio di Georges Bataille, inafferrabile ed a sistemico maitre a penser. Ogni volta che leggo uno dei suoi capolavori, Le lacrime di Eros, rimango basito dalla potenza di un erotismo che è legato alla morte. Al disfacimento putrescente della carne, marcia, che assume le stigmate di una incontrollata pulsione distruttiva. Dovrò prima o poi parlare delle 120 giornate di Sodoma, del Marchese de Sade, uno dei pensatori più religiosi che mi sia capitato di incontrare. Ed ecco che le immagini che Bataille mi disvela scuotono un’eccitazione cerebrale unica rivolgendomi il dubbio se spesso non confondiamo l’erotismo con la mera carnalità. Le pratiche di Gilles de Rais e della nobildonna Bathory, i corpi dei suppliziati, il mito mai morto della Salomè, la tortura cinese dei cento pezzi. Conclude il suo libro Bataille: “ limitato al campo che gli è proprio, l’erotismno non avrebbe potuto accedere a questa verità fondamentale data nell’erotismo religioso, l’identità dell’orrore e del religioso. La religione nel suo complesso si fonda sul sacrificio. Ma solo una digressione interminabile ha permesso di accedere all’istante in cui evidentemente gli opposti sembrano legati, in cui l’orrore religioso, dato, come sapevamo, nel sacrificio, si lega all’abisso dell’erotismo, agli ultimi singulti che solo l’erotismo illumina”.

Dripping delle sensazioni


ROBERTO PASINI


L’Informale


400 e passa pagine a stento possono tracciare una visione d’insieme dell’Informale. Una corrente che nell’immediato dopoguerra pervase, con la brutalità di un elettroshock, l’intera scena artistica mondiale. Tabula rasa, dei sentimenti, della temperie e delle tecniche precedenti, questo il suo assunto. Cercare di comprendere i maestri di questa corrente, ritengo sia impresa ardua senza conoscere il milieu culturale che vi sottende. Allora è necessario divorare i classici di quel periodo, da Miller e la Beat Generation, alle elucubrazioni chic del maitre a penser Sartre. Esistenzialismo ma anche musica jazz, il suono che per primo immolò in nome dell’improvvisazione e dell’essere maudit la classicità. Pasini, in questo ottimo volume edito da Clueb schematizza e legge in maniera rigida l’Informale attenendosi a binari geografici. Si parte con l’America che inizierà a dettar legge nel campo dell’arte. Gorky, De Kooning, Kline, ma oltre tutto il genio dissacrante di Jackson Pollock, il signore del dripping che governa con i suoi rituali violenti ed irruenti la scena d’oltre oceano. Ma il re non è nudo, né solo. Deve dividere il segno del comando con un sacerdote silenzioso, che al riparo dai clamori e dalla violenza del dripping officia il rito dell’arte, Rothko. E qui il silenzio è d’obbligo. Newman e Reinhardt lavoreranno nella sua scia. In Europa, a parte il cammino di Dubuffet, lo scontro è tra due Weltanschauung, materico e segnico. Tapies, De Stael, Appel fronteggiano Hartung, Soulages, Wols. E nel BelPaese? Burri Uber Alles. Sacchi, Legni, Ferri, Catrami, sono questi i sudari del mondo.

ERWIN PANOFSKY.


Tre saggi sullo stile. Il Barocco, il cinema e la Rolls Royce


Un flash back verso i miei amati studi di storia dell’arte. Ed il ricordo delle letture divorate con famelico ardore di testi sull’iconologia. Un nome su tutti, Erwin Panofsky. Senza la sua visione geniale di critico dell’arte, ancor più di storico, leggeremmo in maniera diversa Maestri del calibro di Tiziano, Durer, Leonardo, Bernini, solo per citarne alcuni. In questo mio post voglio parlare di uno dei suoi testi meno celebri, ma alla stessa stregua, arguto e penetrante che vede l’illustrre docente di Princeton affrontare argomenti a lui estranei. In primis il cinema, arte popolare e plebea per eccellenza. Ed in questo volume edito da Electa, “Tre saggi sullo stile”, si rivolge per l’appunto ad un pubblico di non specialisti illustrando cosa è lo stile, la visibilità delle arti visive che per lo stesso autore sono al centro della storia dell’arte stessa. E senza scomodare un altro genio del XX sec. Walter Benjamin, Panofsky sostiene a grande ragione che nel campo della comunicazione solo l’invenzione della stampa nel XV sec. ha avuto una portata così rivoluzionaria ed al medesimo tempo dissacrante. E per ultimo, tutto da godersi l’humour nel saggio sulla calandra della Rolls Royce che con grande arguzia scandaglia la vita sociale dei sudditi di Sua Maestà.

martedì 15 dicembre 2009

Romanzi in tre righe


La formula Fénéon secondo il suo inventore: una riga per l’ambiente, una per la cronaca più o meno nera, una per l’epilogo a sorpresa. Leggere per credere.

Lo sguardo acuto e disincantato sulla realtà... crudele e non redenta.

venerdì 11 dicembre 2009

40 anni fa


CHI L'HA MESSA?

giovedì 10 dicembre 2009

Quanti sanno ballare Pugliese o DiSarli, o del braccettino tira sciacquone parkinsoniano.



Sono appena tornato dal Festival di Mantova di cui scriverò appositamente in un post dopo aver digerito "la sbronza tanguera". Idem farò per la Maratona di Napoli, devo far decantare le emozioni. A Mantova esibizioni stupende, gran pubblico, ottima energia, mood e feeling giusto. Un dubbio però mi assale dentro, come un tarlo che già da tempo mi rode, e dopo aver visto le grandi performance di Chicho y Juana, Sebastian y Mariana ancora maggiormente. Quanti tangueros, e quanti maestri, argentini e non, riescono e sanno ballare Pugliese e Di Sarli? Intendo quanti riescono e sanno ballare Emancipacion, Los Mareados, Bahia Blanca, El Ingeniero? Dal pulpito della consolle dove spesso officio il rito della milonga scorgo invertebrate mollezze e disordini posturali, atletismi eseguiti al di fuori della musica cercando di beccare talvolta a ca..o un tempo, una battuta. Encefalogramma tanguero piatto: si balla tutto alla stesso modo, senza variazione, di ritmo, melodia o interpretazione. Non ne faccio un discorso di valore, o gerarchie di autori. Pari dignità e valore per tutti, ma il braccettino tira sciacquone parkinsoniano che batte il tempo, riesce a rallentare sulle note di Pugliese o Di Sarli?

Sangue sulle mie mani: PUSHER 2


Un ritratto impietoso e crudele della durezza del mondo cirminale senza cadere in facili gigionerie o sentimentalismi. Siamo dalle parti di Pusher 2. Sangue sulle mie mani, recita il sottotiolo in italiano, più che mai appropriato. Ed è un altro capolavoro di Nicolas Refn, un geniale regista danese, altro che il pluricelebrato Von Trier. Zig zagare nervoso della macchina da presa, atmosfere da tragedia greca per raccontanre e non celebreare il criminale Tonny ed i suoi sforzi durissimi per iuscire a venire a capo del mondo civile. Attendo con ansia il terzo capitolo.

Il Salvadanaio del prog...


Uno scrigno dove gelosamente custodire i segreti del progressive rock. Forse , in ultima sintesi, può essere questa l'idea dell'omonimo album, con leggendaria custodia a forma di salvadanaio, dei Banco del Mutuo Soccorso. Su tutto domina la possente voce di Francesco Di Giacomo e i tappeti sonori creati dalle tastiere dei fratelli Innocenzi. ... "Il Giardino del Mago" con i suoi 18 minuti, lirismo puro. Un genere troppo colto e difficile il prog, per quanti ricercano l'orecchiabilità ed il ballereccio...
e poi Big Di Giacomo non è molto sexy, ma la voce, ... la voce...

Pankow: da Firenze l'algido soffio dell'industrial music


La gelida alchimia della musica industriale / elettronica dei primi '80 sbarca in Italia con un fragore sonoro assoluto dove il silenzio si fa più roboante del frastuono. Firenze, altera e sanguigna città ai margini del rock fino ad allora, divien la fucina irripetibile di talenti dark e rockers oscuri che fanno del malsano cogitare una lente d'ingrandimento del mal di vivere di fine secolo. Maurizio Fasolo e Paolo Favati fondano i Pankow, mutuando il nome da un quartiere dell'allora Berlino Est. Un'esperienza irripetibile per la scena musicale italiana, abituata a mandolini, festivalbar, sanremo ed altre stron..te affini. Comer per incanto si materializzano, ad ogni loro concerto, i fantasmi di colleghi illustri, dai Joy Division ai Cabaret Voltaire, i Suicide del grandissimo Alan Vega, le sperimentazioni claustrofobiche e cacofoniche dei Throbbing Gristle. Un talento incredibile garantì a questo gruppo una notorietà al di fuori dei nostri confini e , assecondando un triste motto, nemo propheta in patria est, l'Italia li accettò a stento, come un parto riuscito male. Gisela e Treue Hunde sono i miei lp preferiti, autentica summa dell'opera dei pankow anche se la loro difficile reperibilità fa preferire "The Art of Gentle Revolution", un boxset imperdibile per quanti negli anni'80 impazzivano per i Depeche Mode e si accrosero che anche nel nostro Paese, le menti migliori ... lavoravano...

Statuto, o del Mod all'italiana


Torino 1983. Questa la data cruciale per tutto il fenomeno del Mod in salsa nazionale. Nascono ufficialmente gli Statuto che prendono il nome dalla storica ed omonima piazza del capoluogo piemontese. Una band leggendaria per certi versi, che dal mondo underground è approdato a quello delle major, per poi ritornare nell'underground con una fugace apparizione sul palcoscenico sanremese dell'Ariston. Echi di ska, Madness e Specials, con liriche poetiche che affondano nel sociale. Il loro capolavoro è probabilmente Zighidà, prodotto dal mitico Gianni Maroccolo. Di certo nella penisola, il movimento mod è stato numericamente marginale rispetto ad altri fenomeni giovanilistici, ( punk, grunge, metal, rock)ma di sicuro grazie agli Statuto più di qualcuno pensava di trovarsi nella swinging London. Da ascoltare la ironica ed irripetibile "Abbiamo vinto il Festival di Sanremo", divertissement leggero e sardonico, che con tono scanzonato beffa l'establishment musicale. Statuto, go for it!

lunedì 30 novembre 2009

A 30 anni dal mito


30 ANNI FA USCIVA IL PIU' GRANDE OMAGGIO MAI FATTO AL CRAZY DIAMOND...

domenica 8 novembre 2009

Milano, che vita intensa!


Quando Milano non era da bere e non conosceva ancora il rampantismo yuppie e craxiano. Ma il futurismo, la voglia di modernità dei tram ed una visione industriale in fieri. Massimo Bontempelli con sguardo autobiografico dissacrante prende in giro la città meneghina, scovandone gli aspetti più reconditi e curiositi. Castigat ridendo mores. Ed in questo il nostro Massimo fu maestro!

Malaparte, o del Golpe


Fumantino e diabolico come solo la materia di cui si parla può esser tale. “La tecnica del colpo di stato” di Curt Suckert, alias Curzio Malaparte, è uno di quei testi che possono fregiarsi del titolo di maledetti. Fin dalla sua comparsa infatti fu osteggiato da destra e sinistra che lo recepirono come un violento vademecum per salire rapidamente al potere e defenestrare lo Stato, inteso con la S maiuscola.In tempi non sospetti un profetico inno al totalitarismo, come fase necessaria per poter emanciparsi dai governi vecchio stampo.

Architettura e Massoneria


Se i massoni sono dei muratori sui generis... Allora non si può escludere di lanciare uno sguardo sul rapporto dell’”Ordo” con l’architettura. “ Architettura e Massoneria” di Marcello Fagiolo è una riedizione ampliata, anche nell’apparato critico del Catalogo della Mostra "Architettura e Massoneria" (promossa dal Grande Oriente d'Italia a Firenze nel 1998) che ricostruiva per la prima volta, a grandi linee, il quadro d'insieme dei significati esoterici dell'architettura. Dieci le sezioni a cercare di coprire una materia dai contorni indefiniti. La preistoria della tradizione muratoria, ricostruita attraverso il vecchio testamento massonico stratificatosi attraverso la trasmissione orale e i testi fondamentali dal "Poema regius" (1390 c.) alle "Constitutions" dell'Anderson (1723). Vengono passate in rassegna le "divine architetture" ispirate dal Grande Architetto come il Tempio di Salomone. Gli archetipi dell'Ars Regia. Protostoria della Massoneria: la costruzione della Cattedrale. Protostoria della Massoneria: l'Architettura filosofale. Il dibattito sullo "stile" massonico. Panorama delle regioni dell'architettura "massonica", di qua e di là dell'Atlantico. I simboli e le idee. La scoperta della impostazioni massonica di Washington, la Capitale degli States. La città massonica. Le avanguardie esoteriche

David Tibet, supremo sacerdote ierofante del Male


Il vertice assoluto dei Current 93, ossia di David Tibet, sacerdote supremo della musica industriale esoterica ed ancestrale. Un rigurgito dal più profondo del cuore che si spalanca come un antro dannato dove sguazzare torbidamente nel perverso e demoniaco. Melodie grottesche e macabre che appaiono irridenti provocazioni dall’oltretomba pronte a sviscerare l’assurdità. Della vita che si propone non solo nelle apparenze ma anche nella misteriosofia ed in quelle filosofie al limite con il male e la sensazione di sconfinare nell’eccesso. Aleister Crowley. Ma soprattutto Lautreamont ed i suoi maledetti Canti di Maldoror. Può il male, L’Anticristo essere così vicino, così prossimo ad essere suscitato dall’ossimoro voce , Canto Gregoriano.
David Tibet, quando l’orrore ed il diabolico non sono solo questioni di stile e moda.
Dogs Blood Rising.
Ascoltare prego, ascoltare.

sabato 7 novembre 2009

EDITORS: New wave come back!


Da Birmingham rivivono i fasti della new wave e gli echi di Joy Division, Cure, Echo & Bunnymen, Sisters of Mercy, Theatre of Hate, Virgin Prunes... "In this light and on this evening" è il terzo album degli Editors che ho sentito in anteprima per una settimana su Virgin Radio ( Grande radio). Il sangue sembra ancora ribollirmi con il gelido e decadente suono che fu. Tastiere e sintetizzatori al punto giusto, voce da oltretomba e nasale garrulo. Forse sono anche entrati in scena i New Order. Ma questo può essere solo un bene. Forse uno dei dischi più belli del 2009, quindi da avere assolutamente anche se Ian Curtis rimane sempre di un altro pianeta.

La stella di Stratos


La voce come strumento musicale, da estendere ogni oltre possibilità per creare delle architetture di suono. Al di là della sua carriera con gli Area che merita di sicuro un approfondimento, Demetrio Stratos rimarrà una folgorante stella/meteora che splende in solitudine nel panorama musicale italiano. Leggendaria la performance della sua voce che raggiunse i 7000Hz, a fronte dei solo 5200Hz medi di un tenore. Una personalità unica per curiosità e spirito di ricerca. Ricordo infatti i suoi pionieristici studi nell’etnomusicologia e con il grande John Cage. Una terribile e rara anemia aplastica a soli 34 anni spense una stella assoluta.

Hoodoo Gurus


Sono pochi forse coloro che attualmente ascoltano il garage rock, da molti bollato come musica suonata a tutto volume da teppisti di strada. Hoodoo Gurus sono stati una rock band australiana prolifica e famosa per la loro grande energia dal vivo. Rockabilly puro e senza molte pretese per divertirsi con puro spirito rock ‘n’roll

PSYCHOCANDY: Feedback uber alles


Chitarre a raffica, sferzanti, elettriche in grado di provocare sussulti anche ai dark più ostinati, linee di basso convergenti e suadenti, ritmica devastante. A metà degli anni ’80 contro un pop elettronico e synth in piena asfissia arriva dalla Scozia un furore quasi mistico e rivoluzionario. Psychocandy, l’esordio dei Jesus & Mary Chain toglie assolutamente il fiato. Una bellezza a tratti sconvolgente distribuita in quindici tracce, ma è l’apertura a mandare in apnea. Just like honey, forse il loro manifesto programmatico, vera e propria pietra miliare del rock anglosassone a venire. E non me ne vogliano i seguaci di Stone Roses e Suede. I Jesus esplorano ogni versante del rock, passando con disinvoltura dal rumorismo di You trip me up, alle altezzearmoniche di The Hardest Walk. E soprattutto rievocano in maniera prepotente i Velvet Underground ed alcuni dei loro celebri feedback. Dico feedback appunto.

domenica 1 novembre 2009

Professionalità della Guerra


La guerra si combatte ancora come una volta? Cerca volontari nelle sue fauci o semplicemente fagocita le scorie del capitalismo occdentale? Chi ama in Italia, dopo la temperie Futurista che la nostra stolida società ha celebrato mestamente, l'Ars Bellandi?
Questo volume di Vignarca analizza le ultime dal fronte dei Mercenari, i cosiddetti professionisti che in un mondo globalizzato e sempre più cultural settorializzato esige, qualità, talento e professionalità in ogni campo. Anche quello della morte. Ed allora anche qui non ci si improvvisa e si devono importare regole aziendali. Ma la crisi colpisce anche queste settore? O Il futuro è nella guerra e corsa agli armamenti?
Noi Occidentali abbiamo evaso ormai dal nostro stato d'animo e igiene mentale l'orrore della guerra. Ma ne saremo al sicuro per sempre?