martedì 29 settembre 2009

Mediocrità non aurea nel tango!


Mi ha alquanto rotto i co…oni sentire frasi del tipo: che palle le esibizioni, e la musica dal vivo… Ma quando finisce sto strazio. Io credo che tutto questo rigurgito nel pubblico tanguero nasca dall’enorme quantità mediocre di spettacoli che ci vengono propinati in milonga. Sembra quasi che per diritto divino ormai tutti debbano esibirsi, mostrando spettacoli penosi e vergognosi, danneggiando gli ingranaggi del sistema tango e creando nei neofiti una certa disaffezione. A meno di rari talenti non ci si improvvisa in 10 mesi un professionista , ma The Show Must goes on.
Per fortuna che alla fine il meglio dura nel tempo e supera una mediocrità non aurea del presente.
IO impazzisco e e mi emoziono ancora quando vedo ballare i grandi artisti di quest’Arte o ascolto dal vivo le grandi orchestre ed i grandi musicisti, non certo saltimbanchi o strimpellatori da corte.
Lunga vita al tango.

mercoledì 16 settembre 2009

Bye Patrick


Che vuoto la scomparsa di Patrick Swayze. L'eroe di Point Break!

SuperSabino Plays at Lucca


Sabato 26 Settembre 2009dalle ore 20.30 alle 2.00 e....... L'Associazione Tango Querido in Collaborazione e con il Patrocinio della Provincia di LuccaORGANIZZAla Quarta Edizione di " Grande Festa di Tango in Palazzo Ducale.

"Per il quarto anno consecutivo si rinnova il tradizionale Appuntamento del Tango in Palazzo Ducale.Il Gran Salone Mario Tobino completamente restaurato gia'' teatro della Milonga Solidale per l''Aquila ancora una volta ospita il Tango.

Inaugurazione Stagione Invernale dell''''Associazione Tango Querido.

E per una Grande Notte di Tangouna Coppia di Grandi Maestri MARCELA GUEVARA E STEFANO GIUDICE www.marcelaystefano.


comeun Grande Musicalizador per la prima volta a Lucca" SUPERSABINO ".


Programma della serata:dalle ore 20.30 alle 22i Maestri Marcela Guevara e Stefano Giudice terranno una Lezione prova gratuita livello Principianti Assoluti .


dalle ore 22 MILONGA alle ore 24Esibizione dei MaestriMarcela Guevara e Stefano Giudice a seguire Milonga

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x info Doris 340 4080259 Oriano 380 7032228Fabio 380 7032228 Francesca 328 9681669

SuperSabino Plays at "A Realidades"


SuperSabino plays great Saturday 31 October at:


A REALIDADES:A Mantova il 28 Ottobre 2009 il grande spettacolo della compagnia DNI( 28 ottobre 2009 1 novembre 2009) -

5 Giorni a Mantova con gli artisti dello spettacolo AREALIDADES. Seminari e milongas .


Artisti:Pablo Villaraza y Dana FrigoliCristian Duarte y Carolina LafataAdrian Ferreira y Rocio LequioPedro Farias y Julieta Falivene


Info: www.ealloratango.it Mariaelena: +39 333 5685420 Marcello: +39 0376 369481 o +393357578011 (mobile)

Riprende dopo settembre il rush finale dei grandi Tango festival in Italia dopo il torrido agosto. Ed allora dopo il successo di Fivizzano e Padova, già avvisto all’orizzonte Mantova. Il suo trasudare di compas, volti sognanti e provati da volcadas e sacadas… le esibizioni che, come da tradizione sono una garanzia. Il Palabam mi sta aspettando.

TangoMotion


La BlackMotion label specializzata nel chill out e lounge edita 2 cd molto interessanti per chi desidera districarsi nei complessi meandri delle sonorità 2x4 contemporanee. I due volumi di Tango Motion rendono evidente l’intento di condurre l’ascoltatore in un territorio piuttosto rassicurante dove il suono è scevro di asperità e avvolge in un mood sonoro molto pacato e poco all’insegna del beat. Linetzki, G Spliff e Sudestada Tango Lounge alcuni dei nomi che vivacizzano due compilation “oneste” senza grandi picchi, ma capaci di far conoscere autori anche sconosciuti ai più come i Band o Neon.

lunedì 31 agosto 2009

Nostalgia: Paranoid


Youtube, o del vaso di Pandora. Perché i tanti ricordi visivi del passato segnano inesorabilmente l’età che avanza ed un tempo che sembra essere remoto. Quando barlumi di incertezza erano inequivocabilmente soffocati dalla progettualità futura. Ed allora giorni fa ho rivisto tanti videoclip musicali che non visionavo da vent’anni. Tra questi un Paranoid d’annata con i Black Sabbath al masimo del loro fulgore. Densi, sinistri, inquietanti, capaci di ispirare con quell’hard rock sporco e venato di blues, paure serbate negli antri più reconditi della memoria. Su tutti il riff epocale della guitar di Tony Iommi e la voce diabolica di Ozzy Osbourne. Erano i leggendari seventies!

Fuoco Fatuo


Film e libro. Spesso i due supporti sono conflittuali in merito alla qualità della storia narrata. Ma in questa occasione io consiglio di approfondire il tema con ambedue. Fuoco Fatuo. Una storia maledetta, come dannato è stato l’autore del romanzo, il collaborazionista Pierre Drieu la Rochelle, che alla vigilia della liberazione di Parigi dall’assedio nazista si suicidò. Una storia tragica che autobiograficamente segue nelle vicende del protagonista, Alain, il suicidio di un amico di Drieu, il pittore surrealista Rigaut, ed il dramma intero di una generazione ribelle, sospesa fra l’elan vital inscenato dal nazismo ed il crudo impatto con la realtà. L’atto estremo di togliersi la vita diventa così la tappa finale di un cursus umano che, macchiato dalla droga e dalle sconfitte, rimane l’extrema ratio come segno ultimo di protesta verso la realtà. In Alain c’è il ritratto di una gioventù anticonformista, ribelle ( ma non senza causa), che ha vissuto i drammi del primo conflitto mondiale, ma inizia a provare orrore per le stigmate che già sono segnate dall’imminente secondo. Il fuoco fatuo di lottare contro il proprio destino.

Ichi the Killer, yakuza-movie sui generis


L’estetica del dolore nell’universo orientale ha una valenza che supera la sterile immaginazione, in questo campo, di noi occidentali. Ichi the Killer è un film estremo, come solo i grandi yakuza-movie sanno esserlo, capaci di impattare con un’agonia formale ed un montaggio parossistico ed ipercinetico nel cuore del pubblico. Qui è lo scontro tra due weltanschauung, quella del protagonista, eroe represso capace di insorgere se provocato con violenza incredibile e quella del suo antagonista, pervertito sadomaso capace di immolare la sua anima, ed il suo corpo nel credo della carnalità del dolore. Ma il messaggio più intenso che riesco a cogliere è quello di dover necessariamente filtrare la crudezza a volte non sostenibile delle immagini e quindi delle apparenze per abbeverarsi alla fonte primaria della vita. E se avessimo bisogno uno sciamano?

Lo Spettro: la risata diabolica di Barbara Steele


La risata diabolica e disperata di Barbara Steele alla fine della pellicola, dopo essersi resa conto che suo marito ha ingurgitato il veleno vale la visione dell’intera pellicola. E qui parliamo di un capolavoro del gotico nazionale, per anni ingiustamente reietto e scraventato nel limbo del b movie. Lo Spettro di Riccardo Freda, film del 1963, evoca quell’angoscia interiore che si crea velocemente quando ci si rende conto di essersi spinti troppo in là, in un piano diabolico che ci ha avvinghiato senza alcuna speranza. Due amanti che pensano di essersi sbarazzati troppo infretta del terzo incomodo ed invece un sordido spettro appare per far quadrare i conti, ma la vendetta è totale ed avvolge tutti i protagonisti inghiottendoli in un rigurgito cromatico e di violenza. Forse difficile da trovare , ma per provare un brivido in una calda notte estiva…

mercoledì 29 luglio 2009

SuperSabino's interview on Gazzettango






The best tangomagazine is Gazzettango.
http://www.gazzetta-tango.com/entrevistita-supersabino

This is my interview. Kindly for Gazzettango

Entrevistita

//////////////// ¤ SUPERSABINO ¤ /////////////////

Gz- Que te cansa en el medio del tango ?

SS- Estereotipos y topicos. Especialmente falsa amistad y hipocresia.

Gz- Dónde y con quién descubriste el tango ?

SS- Descubrí la musica escuchando los discos de Astor Piazzolla de mi hermano y despues toda otra orquesta buscando musica e informaciones en todo el mundo. El tango bailado lo descubrì en la Universidad de Venecia. Anuncios en bacheca de un curso.

Gz- El futuro del tango, según vos, por dónde pasa ?

SS-Por tradicion un impulso para la innovacion.

Gz- Un buen recuerdo y un mal recuerdo

SS-
B: La Primera vez que vi bailar Mariano Chicho Frumboli. El pasado milenio, 1999 a Bologna (Italia) con Lucia Mazer.
M: Pronto olvidan los recuerdos desagradables

Gz- 3 tangos / 3 orquestas / 3 bailarines

SS -
3 tangos: Oblivion, El Puntazo, Bahia Blanca
3 Orquestas: Astor Piazzolla, Juan D’Arienzo, Carlos Di Sarli
3 Bailarines: Chicho, Julio Balmaceda, Sebastian Arce

Gz- Cual es la mejor manera de terminar una milonga ?
Opciones:


a)con los pies doloridos de tanto bailar.
b) buscando un after.
c)x desayunando.
d) con alguien
e)OK otra, precisar :

SS- Terminar con un estado de animo relajado y feliz.

SUPERSABINO
http://supersabinotango.blogspot.com/

martedì 28 luglio 2009

3 dischi per l'estate: Grateful Dead, Peter Murphy, Traveling Wilburys.

Tre dischi per l’estate 2009.

La colonna sonora di questa torrida estate:

Grateful Dead, “Aoxomoxoa”. Il viaggio lisergico e psichedelico per eccellenza. Jerry Garcia al massimo prima del trip senza fine di Dark Star.


Peter Murphy, “Deep”. La leggendaria voce dei Bauhaus ci regala perle assolute. Bastano Strange Kind of Love e Cuts you Up a rendere questo disco immortale.




Traveling Wilburys “Collection”. Un supergruppo di amici rivisita il folk americano alla ricerca delle sue radici. Gli allegri compagni di merende sono personaggi del calibro di Bob Dylan, Tom Petty, Roy Orbison, Jeff Lynne e George Harrison. L’anno scorso è uscito ristampato dalla Rhino un doppio imperdibile.

3 Libri per l'estate: Apuleio, Basile e Bukowski

Tre Libri per l’Estate 2009

Tre volumi differenti per epoche e tematiche, per rilassarsi, ma non troppo durante questa estate.

L’Asino d’Oro di Apuleio, grandioso romanzo latino che contamina tutti i generi narrando le avventure di Lucio che diventa animale e poi ritorna uomo, attraverso una serie di mirabolanti “favole”. E tra queste l’immortale Amore e Psiche.

Lo cunto de li cunti di Giambattista Basile. Alter ego napoletano del Decamerone. Da riscoprire in tutta la sua intatta bellezza.

Panino al Prosciutto di Charles Bukowski. Uno dei più formidabili autoritratti adolescenziali in negativo di tutti i tempi. Sesso, rabbia giovanile, alcool, autodistruzione. Catarsi attraverso la scrittura. Indimenticabile.

mercoledì 8 luglio 2009

Siracusa o dello spirito dionisiaco del tango


Il Greenwich Village di New York e l’avanguardia artistica dei ’70. Quell’epoca frenetica e tumultuosa, madida di creatività, sudore coreutico e ardente voglia di bruciare in un attimo lavita. Concentrando l’esistenza in pochi fiammanti momenti. E’questa l’immagine persistente che riaffiora nella mia mente, quando cerco, con sforzi nostalgici, di pensare al Festival di Siracusa appena trascorso. Un tempo breve, eppure lontano, forse perché eventi consumati in frenetica suzione dilatano e sfaldano le normali coordinate cron ologiche. Ma a differenza del Greenwich Village, e dei suoi loft e docks in cemento e metallo, qui parlo di un tessuto paesaggistico che è un tripudio magico di sole, acqua, storia, leggenda, colori e profumi mediterranei. Quel mediterraneo dove la Storia con la S maiuscola dialoga con la natura proponendosi come crocevia e culla di una delle più fiorenti ed affascinanti culture di ogni tempo. E naturalmente musica che in questo caso è il tango dagli esordi alle origini. Ho partecipato in tutte e tre le edizioni del Festival ed ogni volta provo emozioni differenti accomunate da un fattore comune: la bellezza delle location e la grande “foga” creativa del pubblico. Nel 2009, mi ha confermato l’organizzatore Claudio Forte, un ballerino fantastico, tra i pochi ad avere un self control totale sulla situazione, si sono avvicendati nella serata clou del sabato oltre 1.000 partecipanti di cui oltre il 70% stranieri. Cifre impressionanti ed altisonanti che però vanno aldilà del dato numerico in sé, perché questo magma di tangueros è composto da aficionados di altissimo livello sia tecnico che emotivo. Dalla posizione privilegiata che occupo ( la consolle), ho scrutato un gotha tanguero mondiale, voleos francesi che si intrecciano a volcadas argentine, piernazos dal nord europa dialogano con ganchos dal Nord America… Siracusa vuol dire anche riuscire a gratificare nella realtà quelli che spesso per lunghi mesi rimangono solo contatti virtuali di facebook, una rete dalle cui maglie è arduo divincolarsi… Mi sorprende e mi fa sorridere quando talvolta qualcuno mi si avvicina chiedendo se sono la rispondeza reale della mia ombra mediatica. Quel Greenwich Village di cui parlavo all’inizio post lo trovo in specie nella milonga pomeridiana. Una zattera ancorata nella Riviera Dionisio il Grande, dove lo spirito dionisiaco dei tangueri esplode in tutta la sua esuberanza. Malgrado il sole allo zenit e la salsedine che traspira dalla pista immersa nell’acqua, decine di ballerini interpretano come se fosse il tango più significativo della vita ogni brano delle tande proposte dal cast dei dj. È come se il tango qui a Siracusa si interrogasse sul suo futuro, facesse il punto sulla sua evoluzione e maturità. E a questo punto scattano quelle famose domande esistenzial-tanguere: ma come ca..o fanno a ballare sotto questo caldo?, ma a quello piace veramente il tango o lo fa solo per rimorchiare?, ma come si fa ad essere così maniaco. Quesiti votati a totale assenza di risposte. Procedo per scomparti liberi. Le esibizioni. Tre grandi coppie nel cast ufficiale cui si sono alternate delle sorprese. Pablo Inza ed Eugenia con un tango intimo e sui generis dove la ricerca del movimento e della sua fluidità sposa l’esplorazione di sonorità inedite per questi ambiti ( Vedi Capossela). Mario Consiglieri e Anabella Diaz, virgulti virtuosi capaci di rendere lievi ed affabili combinazioni ardite e musicalità complesse. Julio Balmaceda che stante la dolce attesa di Corina ha performato con Agustina, ballerina che a dispetto di una giovanissima età propone una grande personalità, e con Milena Plebs. Julio e Milena un connubio di storia, classe ed intensità emotiva a voler illustrare a tutti i neofiti il significato, non didascalico della storia del tango. E poi, ricollegandomi ad un vecchio post, i fantastici quattro: Fausto e Veronica, con interpretazioni di classici anni’30 che nella sobrietà di movimento, illustrano sentimento e pathos del tango.Barbara, dopo un pezzo con Julio balla finalmente, per l’attesa del pubblico, con Claudio. D’Arienzo / Maure che srotola la sua intensità e bellezza ritmica man mano che i due artisti disegnano le note con movimenti puri ed eterei. Ciliegina sulla torta i voleos che Claudio e Barbara pennellano puntualmente sulle battute del pezzo. Un corpo solo fuso a raccontare quanto e perché può essere affascinante ed unico questo ballo.
Come posso però dimenticare i momenti più intimi e raccolti, lontano dal frastuono della milonga, abbacinato dalla bellezza del luogo, dall’incredibile parco archeologico alla Piazza del Duomo. Ma semplicemente trovare la classicità spingendo lo sguardo all’infinito dalla terrazza dell’Etrangers adinseguire una mescola divina di colori e profumi, dall’azzurro del cielo al bianco sfavillante della calce, dal delicato odore delle zagare al pungente afrore del fico d’india.
Ed il Castello Maniace? Ogni sera si ballava incuranti di essere in una favola, con alle spalle la storia che con fugace vista ti ritempra della fatica e delle stanchezze di qeuste interminabili maratone tanguere. Forse non c’è niente di più semplice, nondimeno affascinante, di ballare fino al sorgere dell’alba, anzi del giorno, con la luce naturale che lentamente, ma con guizzo finale scalza i fari artificiali. Queste sono poche, ma profonde impressioni che porterò sempre con me del Festival di Siracusa Terza Edizione, sperando di esserci anche nella prossima. A Claudio che forse ingenuamente mi chiede, … e se viene l’anno prossimo più gente? Vorrei rispondergli ma la magia di Siracusa non si farà mica intimorire da qualche numero.
Un abbraccio a voi Claudio e Barbara , …quando si dice per una coppia “In un tango la vita!”.

Capri... il compas ammalia e seduce tangueros da tutto il mondo.


Non è un caso se per l’ultima campagna pubblicitaria, gli stilisti mediterranei per eccellenza Dolce & Gabbana, abbiano scelto come location la più incantevole delle isole del Mediterraneo. Capri. Un vero tormento perché dovrò aspettare un altro anno per tornare in quello che per me rappresenta un Festival da sogno. Unico per paesaggio, ma soprattutto perché nessun altro appuntamento ha un’atmosfera così lieve, rilassante e gaudente, nel senso più puro del termine. L’unico festival dove i maestri e i dj sembrano in perenne vacanza, come se si trovassero d’incanto ad una rimpatriata goliardica tra vecchi amici, ed i pubblico si crogiolasse immergendosi in un ambiente privo di qualsivoglia spirito di competizione o manie esibizionistiche. Un capri 2009 segnato per me da una leggendaria performance di Chicho e Juana, che nella gran notte del Sabato hanno sciorinato quattro pezzi da brivido. Bastava scrutare gli sguardi attoniti e frastornati del pubblico, in bilico tra l’estasi e la lacrima da tensione emotiva per affermare di aver assistito ad una performance irripetibile. Una superba interpretazione di un denso e struggente Di Sarli/Florio. Ma Capri non è solo tango nel senso stretto del termine. Vuol dire fruire d’incanto di un giardino di profumi e colori sempre presenti ad avvolgere il pubblico in quello che pare il set di un film anni’60. Ed allora la memoria corre leggera all’epoca d’oro dell’isola non ancora inquinata dal morbo del turismo mordi e fuggi, dove lo star system mondiale camminava con inusitata deferenza fra le viuzze di quella che il grande imperatore Tiberio definì il paradiso in terra. Non riuscivo a credere che i tangueros ballassero di pomeriggio su una splendida terrazza sdraiata e protesa verso i faraglioni. Le note soavi di un Calò o il compas di D’Arienzo perdersi nell’orizzonte marino. Posso rendere giustizia con le parole a questo incanto? O racchiudere in un semplice post le splendide serate, seppure il sabato la pioggia ci abbia concesso solo un primo tempo fino all’esibizione? Sono in grado invece di dettagliare fino all’eccesso la splendida ospitalità e classe degli organizzatori, Luca ed Antonella accompagnati da una splendida figlia a proprio agio a Capri come una diva d’altri tempi. Sono in grado di ricordare tutto lo straordinario cast dei maestri, disponibili, simpatici e vecchi compagni di baldoria, da Bruno a Julio, da Juan a Pablo, Ney e tutti gli altri. Vedere questi grandi maestri rivelare i segreti di passi e posture con alle spalle i Faraglioni nella incredibile terrazza della Canzone del Mare. Un luogo magico che rammenta la storia della cantante inglese Grace Fields che negli anni’40 innamoratasi perdutamente dell’isola trasforma un fortino in un luogo di seducente bellezza da dividere con i posteri. A proposito Bruno più istrionico che mai con una maschera incredibile nella performance del sabato che tanto mi ricordava i rapinatori di Point Break. Il piacere di aver reincontrato dopo un anno la mia cara amica Jenney, DJ e ballerina di Londra. Affastellato da tanti ricordi mi rinfranca sapere che il tango può essere coniugato con location splendide ed un pubblico internazionale che parla un linguaggio condiviso. Quando Luca due anni fa mi narrò la filosofia del suo festival di tango, del suo progetto ne rimasi folgorato. Un sognatore pronto ad investire le energie è sé stesso per far condividere la sua voglia di tango, la sua esuberanza ad un pubblico selezionato ma vasto. Perché portare oltre 500 persone in questa isola è davvero un’impresa titanica. Un’equivalenza di 2000 persone in qualsivoglia altra location. Dimenticavo l’unico festival ad avere un regista alle spalle, l’occhio artistico ed intrigante di Alejandro Rumolino che produrrà abreve un videoclip compendio di quei momenti.

E allora Luca è già iniziato il mio conto alla rovescia per Capri 2010.

Forse manca ancora qualcosa … il canto delle sirene, ma può essere benissimo il compas del tango, quel suono che ammalia e trasforma questo lungo week-end in un ricordo indelebile della vita.

Le Samourai: Frank Costello faccia d'Angelo


FRANK COSTELLO FACCIA D’ANGELO.

Quando Alain Delon solo e disarmato scende nel club a farsi ammazzare , sembra un antico sacerdote pronto ad officiare la sacralità liturgica della morte. Frank Costello faccia d’angelo tramortisce con il suo straniamento, l’arcaicità e iteratività delle azioni, il trench molto francese di Delon. Alain è unico, incredibilmente splendido nella sua neutralità, in quello sguardo freddo e privo di emozioni che pervade questa pellicola del re del noir d’oltralpe. Melville. Introdotto da una “falsa” citazione del bushido, Costello è un moderno samurai che riceve ordini dal misterioso mnandante per “esecuzionare” il malcapitato di turno.

Dobbiamo però ricordarci che “Non c’è solitudine più profonda di quella del samurai, eccetto quella di una tigre nella foresta, …”.

mercoledì 17 giugno 2009

The KING: John Holmes.


Il mondo dell’Hard spesso viene visto dal di fuori come un grande carrozzone dorato con belle fi..e e manganelli indemoniati pronti a rinvigorirsi a suon di massaggi e pillole. Un tempo Hard e Porno significavano trasgressione e tanto hanno contribuito a rompere l’ipocrisia perbenista e piccolo borghese della civiltà occidentale. Agli albori della golden age, ed inevitabilmente dobbiamo riferici agli USA emersero tante attrici divenute leggendarie con Linda Lovelace in primis, ma nessuno nella storia di questo genere ha avuto e credo mai avrà il carisma, il peso e la leggenda di John Holmes. Il modo migliore per scoprire una carriera che si interseca con la vita e che rappresenta in tutti i sensi le gioie ed i dolori, ma soprattutto le tante contraddizioni di questo mondo è indubbiamente la sua autobiografia. Un ritratto imperdibile che vede l’ascesa e la gloria di uno dei più grandi protagonisti della controcultura a stelle e strisce degli anni ’70 ed ’80, e la sua tragica fine!.
Rintracciate e sbranatevi la biografia del grande John!!!

ELEKTRA


Solo il genio assoluto di Frank Miller poteva partorire la più sexy eroina dell’universo Marvel. Ma forse anche la più bastarda! Elektra. Uno splendido protagonista nel mondo dei super eroi. Tormentata, tragica, ribelle, amante del meno potente dei talenti Marvel, Devil, tha Man without fear. Figlia di un greco assassinato incarna una sublime dea della vendetta, diventando una spietata ninja, eliminata prima dal crudele Bullseye, ma resuscitata dalla mano. Arrapante in quel sexy costume rosso che rasenta più volte il perisoma inguinale, è sempre fatale, e pronta a sguainare i suoi metallici dardi per eliminare avversari. Forse non c’è niente di più seducente della vendetta.

Blame, il comics espressionista arriva dall’Oriente.


Può un lettore di comics fottersene della trama e rimanere ipnotizzato solo dalll’ambientazione e dall’architettura dei luoghi , - non luoghi ove si svolge l’azione. Abissi metallici teconorganici dove il cyberpunk di fine millennio si deputa altare prediletto per la congiunzione orgaasmatica di acciaio e materiali senzienti? Blame è un fumetto unico, straordinario come il suo deus ex machina, Nihei, che si lascia ammirare solo per l’habitat. Sembra quasi di essere tornati all’espressionismo di Metropolis. Ma Fritz Lang e il suo capolavoro distano 80 anni. Killy il giovane protagonista è qui un semplice deuteragonista del paesaggio alla ricerca perenne di individui in possesso dei geni della rete terminale, ma dovrà vedersela con esseri tecnorganici anch’essi desiderosi di accedere alla rete.

Una metafora velata del grande web, dove noi siamo ragni minuscoli, all’interno di una grande ragnatela … ignari che le maglie nascondono molte insidie.

La solitudine dell’Ala destra


Un canzoniere per raccontare sotto forma di poesia lo sport per eccellenza: IL CALCIO.

Quando il “Pallone” non era asservito al dio denaro, o incu..to sotto gli altari poco nobili delle pay tv. E mi commuovo ripensando a giocatori che non ho mai visto, ma di cui ho sentito parlare ed ho letto come figure mitologiche, eroi ed angeli di tempi pionieristici dove 22 atleti si rincorrevano per dar luogo ad un evento poetico. Un titolo bellissimo… “La solitudine dell’ala destra” di Acitelli, che fa pendant nella mia mente ad un dramma letterario diversissimo ma accomunato nel nome e nella temperie “La paura del portiere prima del calcio di rigore “ di Peter Handke. Voglio approfondire. I capitoli sono divisi per tematica temporale, ma anche affinità elettive spirituali o del destino. Ed allora partenza con i pionieri, da Ferrari e Meazza, a Combi e il destinato ad imperitura memoria Cesarini. La gloriosa età di mezzo con gli indimenticabili Schiaffino, la Perla Nera Pelè, l’irregolare Best, l’abatino Rivera. I frenetici e mitici anni’70, gli anni della contestazione, il calcio totale di Cruijff, Krol, il kaiser Beckenbauer, l’argentina di Passarella e Kempes. Gli ’80 di Zoff e i campioni dell’82, El Pibe de Oro, Rummenigge. L’ultima decade del secolo scorso, Baresi, Maldini, Schillaci e le notti magiche, Del Piero. Ma forse il capitolo più bello e struggente è quello dedicato a meteore, con sul groppo però storie indimenticabili: Sollier, Boranga, Filippi, Luis Silvio…

Sono ottimista , il calcio rimarrà poesia.

Il mistero dei soldati – religiosi: il mito senza fine dei templari


Una renaissance del sacro cattolico in chiave banal populista ha invaso i nostri schermi, ma anche le nostre menti ed i nostri occhi. Angeli & Demoni, post il Codice da Vinci, due cretinate che hanno il merito di aver spinto a scandagliare in un passato spesso sconosciuto orde e frotte di teledipendenti, hanno riletto la storia del cattolicesimo fondendo pop, new age e scientismo surreale. Consiglio vivamente invece di leggere, anzi divorare i tanti testi scritti da storici seri, su quiei periodi più oscuri a margine forse della storia ufficiale ed ufficiosa. I Templari sono forse uno dei miti che più dia ltri si prestano a fantasie e rielaborazioni storico – fantastiche. Al che io suggerisco un bel volume edito da Einaudi che si chiama semplicemente “ I Templari” dello storico e giornalista Peter Partner. 200 pagine per riscoprire o approfondire il mito e la storia di quest’Ordine segreto. Un Graal dove confluiscono tradizione ufficiale e filosofie gnostiche, mistiscismo ed ermetismo. Ma alla fine resta comunque un gran dubbio. Chi erano davvero i Templari?

Le Sorgenti del suono


Scandagliare attraverso le voci, seppure sotto forma di intervista, la musica cosiddetta d’avanguardia degli ultimi (recenti?) anni è un privilegio raro nel florilegio talvolta banale della saggistica musicale. Pierluigi Castellano, musicista impegnato a 360°, ne “Le Sorgenti del suono” nientedimeno che ben trenta ce ne fa incontrare per una succulenta ma “digestiva” scorpacciata. In un arco temporale dal 1988 al 2004, il menù comprende una serie di raffinate ghiottonerie. Si parte dal grande minimalista californiano Terry Riley per chiudere con la greca Karaindrou musa musicale, scusate l’assonanza del suo regista compatriota Angelopoulos, il maestro dei piani sequenza e dei campi lunghi. In mezzo interviste a Laurie Anderson, Harold Budd, Sakamoto, Kronos Quartet, Bill Laswell, ma anche il jazz di Corea e Molvaer, il nu jazz di Wesseltoft. Immancabile anche il grande e geniale Brian Eno, il maieuta par excellence.

Non so sia ancora reperibile questo volume stampato dalla DeriveApprodi, ma se il destino con voi fosse generoso, facendolo sorgere da qualche pila polverosa di testi nel Remainders di turno… bè allora…

lunedì 25 maggio 2009

Inglorious bastards: I'waiting for it!


Mi sta crescendo la voglia di vederlo.
Quanto dovrò aspettare il nuovo, l'ultimo folle progetto di Quentin?
Dovrò ancora crogiolarmi nel ricordo solo del leggendario, "Quel maledetto treno blindato?"


Lisboa tango festival


For the first time I play music in Portugal. What a cool!!!

Maestros:
JJulio Balmaceda y Corina de la Rosa
Pablo Villarraza y Dana Frigoli
Adrian Veredice y Alejandra Hobert
El Pájaro y Belen Guiachello
Juan Capriotti y Graciana Romeo

Pablo Rodriguez y Noelia Hurtado

La solitudine folle del portiere


Il portiere è senza ombra di dubbio il matto per antonomasia della squadra. Come dice del resto il grande e leggendario Buffon nella prefazione a "I portieri del sogno", il nuovo lavoro del giornalista sportivo Darwin Pastorin. Un libello agile e scorrevole che si legge tutto d'un fiato e ripercorre storie di numeri 1 celebri e non. Ritratti incredibili ed avvincenti nella loro sinteticità. Dal filosofo Terraneo al goleador Rampulla, dal politicizzato Chilavert a Zoff e la sua incredibile parata mundial. Avevo pochi anni ma la ricordo nitida quella leggendaria partita. 1982. Italia - Brasile dopo la tripletta del pablito nazionale, si avventa su un cross il difensore verdeoro Oscar. La palla sembra ormai in rete, ma il più grande portiere che abbia mai visto, Zoff, la blocca sulla linea. E alle proteste reiterate dei brasiliani risponde con un cenno di diniego del capo. In quel gesto afono il segreto della figura indimenticabile del portiere...

lunedì 27 aprile 2009

L'impero del suono: Teatro Saschall&Firenze tango festival


Ogni volta che varco la soglia del teatro Saschall a Firenze, in occasione del Firenze Tango Festival, resto qualche secondo stranito ed in muto religioso silenzio. Lo stesso quando effettuo il check sound confrontandomi con i tecnici sul suono. Le milonghe e i grandi festival tangueri spessissimo godono di un'acustica mediocre o pessima, al di là del service e dell'impianto. Colpa della Location. Ma il pubblico sembra fottersene, o forse ha un callo consolidato che si è trasformato in verruca indolore. A Firenze no. Il Saschall lo chiamo l'impero del suono. Questo il luogo scelto da Patricia e Matteo per il loro Firenze Tango festival. Ed è un omaggio strepitoso, ad un pubblico forse inconsapevole. Il suono che si sente e si spropaga, ad ogni angolo del luogo è perfetto, fedele all'incisione e , togliendo la cuffia ascolto in sala la stessa qualità sonora. Miracolo. E' l'impero del suono. ne provo i brividi ancor ora a parlarne.

Slave to the ....Grace Jones


E' ritornata con un nuovo disco dopo un bel pò di tempo. Suggestivo ed interessante. Ma la notizia più bella è che il tempo è un concetto che non infierisce sulla grande regina della disco music: l'algida ed androgina Grace Jones. Slave to the Rhythm, questo uno dei suoi hit più celebri, ma io ricordo una versione strepitosa di Libertango per la pellicola Frantic, oltre a Pull up to the Bumper. Una regina unica ed indimenticabile, l'icona del futuro e del futuribile nei dorati anni'80. Piovuta da un pianeta alieno, a gravitare fra i "piccoli umani". Saremo sempre asserviti allo "Slave to the Rhythm"! Quando il barocco venne violentato dalla tecnologia...

Pointer Sisters


Quattro sorelle terribili in grado di contaminare con estrema disinvoltura estensioni vocali gospel con i ritmi travolgenti della disco classica. Le Pointer Sisters. Una macchina da hits ineguagliabile nel periodo d'oro della musica da club a stelle strisce. Riascoltare i loro classici, da Fire a Slow Hand, fino ad Automatic, Jump, Neutron, I'm so excited equivale a guidare per un'autostrada all'insegna di elettronica e pop. E su tutto, la magia di Break Out!

Taccuino di un vecchio sporcaccione


Ubriachi, violenti e pacifici, lerci diseredati, puttanieri, falliti, gente che l'ha preso sempre in c..o dalla vita devono rendere omaggio al loro grande ed inimitabile cantore: CHARLES BUKOWSKI. Il poeta della strada, delle sbronze, delle t...e da quattro soldi. Ringraziare quel capolavoro assoluto che è Taccuino di un vecchio porco. Bukowski con una prosa semplice ma efficace e tagliente come un bisturi incide profondamente la memoria e coscienza collettiva dei borghesi, delle signore per bene che ce l'hanno sempre profumata, irridendo falsi miti d'oggi. Un autore entrato nella leggenda che fa venir voglia di sbronzarsi e di ridere grassamente di fronte alla mala sorte e all'inutilità dell'affannarsi umano.

Il tribunale, secondo Durrenmatt


Una verità opprimente come solo la verità sa esserlo. La Verità con la V maiuscola che la legge cerca di imbrigliare, senza giungere al suo fine. Maestro assoluto del poliziesco interiore, che al di là dei colpi di scena esplode nella psiche umana, Friedrich Durrenmatt ne Il Giudice ed il suo boia dipana questo tema fino all'ossessione rendendo paradigmatica la condizione di chi giudica e di chi è giudicato davanti al tribunale assoluto della verità. Un racconto agile eppure lunghissimo per le sensazioni ed i rimandi che esemplifica come tra vittima e carnefice forse i ruoli sono intercambiabili. Un Durrenmatt al suo massimo e di cui riporto una citazione "
"Così il male l'aveva sempre ripreso nel suo cerchio, il grande enigma, una fascinosa tentazione di risolverlo."
Geniale.

Adelphi, passepartout per gli iniziati


Strategie culturali del potere iniziatico. Così recita il sottotitolo di un affascinante libro di Maurizio Blondet "Gli Adelphi della dissoluzione". Stampato da una piccola casa editrice milanese, la Ares, questo volume è un viaggio iniziatico e teologico alla scoperta dei misteri che legano una delle case editrici più snob, la Adelphi, ad alcuni dei pensatori più controcorrente. una lettura densa di citazioni e rimandi, nondimeno suggestiva dove scorrono come un fiume di correnti misteriose, i nomi di Guenon, Bataille, Cacciari, Daumal, Zolla e del patron della Adelphi, Calasso. L'incipit con l'intervista al filosofo Massimo Cacciari è interessante, e al di là di qualche dietrologia apre a molteplici letture. Quando si dice che il mondo contemporaneo ha perso il rigore del Sacro... e forse dell'Anticristo?. Da leggere con avidità.

martedì 21 aprile 2009

Ho un tango che tu non hai!!!


Come c...o è possibile che il pubblico pensi a me come un esperto solo di tango? Amo la musica a 360°, e chi mi conosce sa che possiamo discorrere dei generi musicali più disparati, dal post punk, all'industrial tedesco, al Goa trance, al Grunge, alla Fusion, al rock sudista, a Luigi Nono.
Nonostante ciò spesso arrivano in consolle trafelati, mascherati da un sorriso buonista e co...one, dicendomi tronfi: ho un tango che non hai oppure questo si può ballare benissimo. Arriva tosto il seguito: me lo metti?
Ma, forse te lo metto ...
Oppure se non lo metto ci sarà un motivo.
Forse non è proprio da milonga.
Che follia, prima o poi arriveranno a chiedermi Laura Pausini, e io per vendetta metterò Albano.

Sunset Limited: Cajun noir


Il male assoluto non ha valore metafisico ma è un fenomeno radicato nell'uomo. Forse inchiodato nelle paludi della povera Louisiana. Sunset Limited è il noir capolavoro di James Lee Burke. L'Odissea di Dave Robicheaux, un detective che sogna di godersi la pensione, rilassarsi dopo i (ne)fasti del Vietnam. Ex alcolizzato, ed ex agente della omicidi è richiamato ad indagare sul caso Jack Flynn, un sindacalista trovato crocifisso ad un granaio. Da questo evento scenderà nell'abisso cosmico del male che si annida nel Sud degli Stati Uniti. Un Sud che puzza di whisky e trasuda ancora il razzismo sudista. Burke costruisce un mosaico perfetto dove varie storie corali e disperate, Ellroy docet, sprofondano e galleggiano nella melma dei sentimenti umani.
Ah, dimenticavo: sunset Limited è il nome del treno che portava i più disperati dell'Est in cerca di fortuna e di sogni di gloria in California.

Noir urbano latino: IL BUFALO DELLA NOTTE


Spesso, quando si parla di noir viene in mente la classica città degli U.S.A., ambienti sordidi e malfamati, detective in trench logori. Questa volta segnalo uno stupendo noir ambientato a Città del Messico, crepuscolare nelle atmosfere e nei sentimenti. Ne "Il Bufalo della Notte" si intrecciano le storie di tre amici avvinghiati da un destino beffardo e crudele. Più beffardo che crudele. Il protagonista Gregorio soffre di una violneta forma di schizofrenia ed il contatto con la realtà è sempre più labile. Ad un certo punto scompare. Lasciando nell'angoscia e nel dubbio il suo miglior amico Manuel che nel frattempo è diventato l'amante della sua ragazza, Tania. L'amore e l'amicizia virile che si confondono in un coacervo di sensazioni fluttuanti fra il nulla nichilista e l'emergere ontologico della realtà. Dolce sembra scorrere la notte, anche se questo è il momento dove si rivangano i ricordi ed il passato. Ho amato alla prima lettura questo romanzo di Guillermo Arriaga, che reputo il più grande scrittore latinoamericano vivente capace di tradurre una realtà romanzata con cifra cinematografica. La sua scrittura è un'istantanea perfetta di un ciak e segue gli stilemi prorpi della narrazione filmica, risultando oltre modo avvincente. Per capire il rapporto biunivoco della sua prosa metafilmica consiglio anche di visionare una stupenda pellicola dove Arriaga è sceneggiatore: 21 Grammi.
Ne seguirà, claro que si un post.

domenica 19 aprile 2009

Torino tango festival: Come eravamo.


The way we were!!! "Come Eravamo". Il titolo di un famoso film anni'70 che lanciò nel firmamento di Hollywood, Barbra Streisand e Robert Redford. Non voglio qui parlare però di cinema, ma di Tango. Del Torino Tango festival che quest'anno con un'iniziativa sui generis mi ha fatto riflettere sull'ontologia del tango, e del suo divenire....panta rei.
Nella cornice del Lingotto, lo storico edificio celebre per la pista ottovolante all'ultimo piano, pista prove della Fiat, questo Festival organizzato da Stefano Giudice e Marcela Guevara, riunisce ogni anno più di mille tangueros da ogni angolo del pianeta. Con un cast di maestri strepitosi, il gotha del panorama mondiale e la musica dal vivo di grandi orchestre. In quest'edizione anche il genio musicale di Mosalini, punta di diamante dei bandoneonisti.
Domenica di Pasqua, mentre suonavo al Festival, ho scoperto d'incanto che di lì a poco un'esibizione di tutti i maestri avrebbe interrotto la mia selezione. Non un'esibizione classica, ma uno show che avrebbe riproposto il tango di dieci - vent'anni fa. L'occasione era rappresentata dalla commemorazione, ad un anno simmetrico della sua scomparsa di Pedro Monteleone, una delle figure più carismatiche e significative nella storia del tango. Senza abusare affatto dei termini, un Maestro dei Maestri". Dopo un filmato con riprese inedite del maestro appena arrivato in Italia e delle sue prime dimostrazioni con Marcela, d'incanto in pista si sono avvicendate tutti gli artisti, ballando con coreografie, passi e stili di lustri passati. "Come Eravamo". Ed allora, a ruota, Javier e Stella con uno scintillante Quejas de bandoneon, Joe e Lucilla con un pirotecnico Derecho Viejo, Esteban e Claudia in uno storico Pata Ancha, Erna e Santiago in un ricercato Pugliese, Sebastian e Mariana leggiadri in un classico di Monteleone quale Desde el Alma, Chicho e Juana solenni, classici e densi in un soave Bahia Blanca.
Grande il tributo del pubblico, che ha apprezzato qualcosa che non vedeva più da tempo, enrosque, giro, salti..., pose plastiche.
Geniale!Ho riflettuto il giorno seguente su come dieci anni nel mondo del tango siano un'era geologica. Quasi il passaggio da una civiltà ad un'altra: il transito dal mondo egizio alla civiltà minoica, il Rinascimento che cede il passo al manierismo ed al barocco.
Dalla consolle osservo spesso la gente che balla e noto come siano cambiate le posture, i passi, le interpretazioni musicali, i gusti. Chi oggi fa un enrosque in pista?oppure chi oggi non fa una volcada o una colgada? A chi oggi non piace Donato?Quale maestro dieci anni fa non piazzava fra le sue coreografie o dimostrazioni almeno un Pugliese?
Quando termina una milonga penso sempre che sia passata un'eternità!Un anno nel tango è una vita, luoghi che aprono e chiudono, tangueros che si affacciano ed altri che scompaiono.
Coppie sulla cresta dell'onda e subito dopo avvolte nell'oblio. Il compas del tango, alcune volte lo avverti sulla pelle.
Grazie Marcela e Stefano per avermi fatto riflettere su quante vite, umori, siano passati negli ultimi, miei primi dieci anni di tango. Ed il tutto per merito di un Homenaje al Maestro Monteleone ed al suo stile.
Vorrei congedare i lettori idealmente sulle note di Bahia Blanca, il classico di Di Sarli ballato con una leggerezza ed una dimensione intima senza eguali di Chicho e Juana.
"Come eravamo"... fra un pò dovrei scrivere anche del "Come Saremo..."

lunedì 30 marzo 2009

Sade/Pasolini


Quattro come numero della morte. Quattro sadici signori, rappresentanti delle quattro sfere del potere, il monsignore (Ecclesiastico), il duca (Nobiliare), l'eccellenza (Economico) e il presidente ( Giudiziario) sequestrano in una villa per 120 giornate un gruppo di ragazzi e ragazze rastrellati tra partigiani per sottoporli ai propri piaceri. Al termine non può che esserci la morte. In un crescendo parossistico di violenze, crudeltà ed efferatezze senza limiti, Pasolini propone il leggendario romanzo sadiano in chiave visiva, catapultandolo all'epoca della Repubblica Sociale di Salò, considerato dall'autore il momento storico del disfacimento assoluto dell'umanità. I quattro gerarchi impongono ai ragazzi un assurdo regolamento che propone promiscuità sessuali, coprofagia, scatologia, sevizie, torture e sadomasochismo, pena capitale per chi non obbedisce. A rendere ancora più assurdo il film, una colonna sonora straniante che nei momenti più drammatici, insostenibili per i più, propone musiche divertenti, allegre e rilassate. Nei gironi di Sade/Pasolini non c'è redenzione o speranza, ma la constatazione che l'umanità si è alienata nei beni materiali e la contemporaneità è il punto di non ritorno. Il regista spinge qui all'estremo la sua riflessione sulla dialettica marxista tra padrone e schiavo non trovando altra risposta che la morte. Quella morte stessa che non gli permise di vedere compiuta la sua opera perchè uno scherzo del destino gli tolse la vita in un'assurda fine all'Idroscalo.
Ancora oggi il film dà scandalo, non a caso nessuna televisione ha mai osato programmarlo: forse perchè non siamo ancora cambiati da 30 anni?

Viaggio al termine della Notte


Non c'è distruzione e morte senza riso, non c'è sangue, carne putrefatta e lordura senza la potenza del verbo. Il verbo soprattutto, quella parola gravida di contra pzione sillabica che in un autodafè sadico si prostra solo al silenzio della punteggiatura. Avevo diciotto anni quando mi sono abbandonato per la prima volta all'euforia folle ed al ghigno mefistofelico di Céline, il più grande romanziere del XX sec. Non ho esitazioni alcune, come non faccio torto a nessuno se parlo di Viaggio al termine della notte come il più grande romanzo del secolo scorso. Un'odissea incredibile fra gli orrori della guerra, lo scandalo della scoperta di un'umanità disumana, dove l'olezzo ed il tanfo dei bisogni corporali si unge dell'assurdità e delle brutalità dei conflitti. Osteggiato in vita, ed anche da morto, da una moltitudine di idioti che ne riducevano la grandezza a causa delle sue scelte politiche, Céline, il dottor Destouches, creato secondo Bernanos da Dio per dare scandalo, è stato il più visionario ed assoluto protagonista della letteratura europea del '900. E con lui a distanza di settant'anni ci perseguita il suo fustigare i costumi e la stupidità umana, ma soprattutto la grandissima prosa di Celine. Parole che si rincorrono, lottano fra di loro creando una musica, anzi una sinfonia, ...la sinfonia della Storia.
Il Viaggio è il suo romanzo che più amo, ma tutti sono straordinari, però andiamo in ordine cronologico, quasi per un climax wagneriano, per accogliere questa prosa che si sfalda e si dissolve.
Una sola avvertenza, dal Viaggio non si esce mai più, è il Maelstrom della Letteratura....
l'Ade del verbo.

domenica 29 marzo 2009

Oceano di suono


Spesso mi capita di imbattermi in prolungate conversazioni sulla musica contemporanea, a 360°, dal pop al rock, al rap, al tango, all'house, alla world music. Ad un certo punto mi chiedono così a bruciapelo, ma che bisogna leggere per capirci qualcosa? Avocando una frequente mancanza di tempo necessaria a consultare riviste, fanzines, siti internet, blog e poliedrici testi. Allora io consiglio un solo libro: David Toop "Oceano di suono". Insieme Bibbia, Vangelo e Scritti Apocrifi. Non dico altro.