domenica 8 novembre 2009

Milano, che vita intensa!


Quando Milano non era da bere e non conosceva ancora il rampantismo yuppie e craxiano. Ma il futurismo, la voglia di modernità dei tram ed una visione industriale in fieri. Massimo Bontempelli con sguardo autobiografico dissacrante prende in giro la città meneghina, scovandone gli aspetti più reconditi e curiositi. Castigat ridendo mores. Ed in questo il nostro Massimo fu maestro!

Malaparte, o del Golpe


Fumantino e diabolico come solo la materia di cui si parla può esser tale. “La tecnica del colpo di stato” di Curt Suckert, alias Curzio Malaparte, è uno di quei testi che possono fregiarsi del titolo di maledetti. Fin dalla sua comparsa infatti fu osteggiato da destra e sinistra che lo recepirono come un violento vademecum per salire rapidamente al potere e defenestrare lo Stato, inteso con la S maiuscola.In tempi non sospetti un profetico inno al totalitarismo, come fase necessaria per poter emanciparsi dai governi vecchio stampo.

Architettura e Massoneria


Se i massoni sono dei muratori sui generis... Allora non si può escludere di lanciare uno sguardo sul rapporto dell’”Ordo” con l’architettura. “ Architettura e Massoneria” di Marcello Fagiolo è una riedizione ampliata, anche nell’apparato critico del Catalogo della Mostra "Architettura e Massoneria" (promossa dal Grande Oriente d'Italia a Firenze nel 1998) che ricostruiva per la prima volta, a grandi linee, il quadro d'insieme dei significati esoterici dell'architettura. Dieci le sezioni a cercare di coprire una materia dai contorni indefiniti. La preistoria della tradizione muratoria, ricostruita attraverso il vecchio testamento massonico stratificatosi attraverso la trasmissione orale e i testi fondamentali dal "Poema regius" (1390 c.) alle "Constitutions" dell'Anderson (1723). Vengono passate in rassegna le "divine architetture" ispirate dal Grande Architetto come il Tempio di Salomone. Gli archetipi dell'Ars Regia. Protostoria della Massoneria: la costruzione della Cattedrale. Protostoria della Massoneria: l'Architettura filosofale. Il dibattito sullo "stile" massonico. Panorama delle regioni dell'architettura "massonica", di qua e di là dell'Atlantico. I simboli e le idee. La scoperta della impostazioni massonica di Washington, la Capitale degli States. La città massonica. Le avanguardie esoteriche

David Tibet, supremo sacerdote ierofante del Male


Il vertice assoluto dei Current 93, ossia di David Tibet, sacerdote supremo della musica industriale esoterica ed ancestrale. Un rigurgito dal più profondo del cuore che si spalanca come un antro dannato dove sguazzare torbidamente nel perverso e demoniaco. Melodie grottesche e macabre che appaiono irridenti provocazioni dall’oltretomba pronte a sviscerare l’assurdità. Della vita che si propone non solo nelle apparenze ma anche nella misteriosofia ed in quelle filosofie al limite con il male e la sensazione di sconfinare nell’eccesso. Aleister Crowley. Ma soprattutto Lautreamont ed i suoi maledetti Canti di Maldoror. Può il male, L’Anticristo essere così vicino, così prossimo ad essere suscitato dall’ossimoro voce , Canto Gregoriano.
David Tibet, quando l’orrore ed il diabolico non sono solo questioni di stile e moda.
Dogs Blood Rising.
Ascoltare prego, ascoltare.

sabato 7 novembre 2009

EDITORS: New wave come back!


Da Birmingham rivivono i fasti della new wave e gli echi di Joy Division, Cure, Echo & Bunnymen, Sisters of Mercy, Theatre of Hate, Virgin Prunes... "In this light and on this evening" è il terzo album degli Editors che ho sentito in anteprima per una settimana su Virgin Radio ( Grande radio). Il sangue sembra ancora ribollirmi con il gelido e decadente suono che fu. Tastiere e sintetizzatori al punto giusto, voce da oltretomba e nasale garrulo. Forse sono anche entrati in scena i New Order. Ma questo può essere solo un bene. Forse uno dei dischi più belli del 2009, quindi da avere assolutamente anche se Ian Curtis rimane sempre di un altro pianeta.

La stella di Stratos


La voce come strumento musicale, da estendere ogni oltre possibilità per creare delle architetture di suono. Al di là della sua carriera con gli Area che merita di sicuro un approfondimento, Demetrio Stratos rimarrà una folgorante stella/meteora che splende in solitudine nel panorama musicale italiano. Leggendaria la performance della sua voce che raggiunse i 7000Hz, a fronte dei solo 5200Hz medi di un tenore. Una personalità unica per curiosità e spirito di ricerca. Ricordo infatti i suoi pionieristici studi nell’etnomusicologia e con il grande John Cage. Una terribile e rara anemia aplastica a soli 34 anni spense una stella assoluta.

Hoodoo Gurus


Sono pochi forse coloro che attualmente ascoltano il garage rock, da molti bollato come musica suonata a tutto volume da teppisti di strada. Hoodoo Gurus sono stati una rock band australiana prolifica e famosa per la loro grande energia dal vivo. Rockabilly puro e senza molte pretese per divertirsi con puro spirito rock ‘n’roll

PSYCHOCANDY: Feedback uber alles


Chitarre a raffica, sferzanti, elettriche in grado di provocare sussulti anche ai dark più ostinati, linee di basso convergenti e suadenti, ritmica devastante. A metà degli anni ’80 contro un pop elettronico e synth in piena asfissia arriva dalla Scozia un furore quasi mistico e rivoluzionario. Psychocandy, l’esordio dei Jesus & Mary Chain toglie assolutamente il fiato. Una bellezza a tratti sconvolgente distribuita in quindici tracce, ma è l’apertura a mandare in apnea. Just like honey, forse il loro manifesto programmatico, vera e propria pietra miliare del rock anglosassone a venire. E non me ne vogliano i seguaci di Stone Roses e Suede. I Jesus esplorano ogni versante del rock, passando con disinvoltura dal rumorismo di You trip me up, alle altezzearmoniche di The Hardest Walk. E soprattutto rievocano in maniera prepotente i Velvet Underground ed alcuni dei loro celebri feedback. Dico feedback appunto.

domenica 1 novembre 2009

Professionalità della Guerra


La guerra si combatte ancora come una volta? Cerca volontari nelle sue fauci o semplicemente fagocita le scorie del capitalismo occdentale? Chi ama in Italia, dopo la temperie Futurista che la nostra stolida società ha celebrato mestamente, l'Ars Bellandi?
Questo volume di Vignarca analizza le ultime dal fronte dei Mercenari, i cosiddetti professionisti che in un mondo globalizzato e sempre più cultural settorializzato esige, qualità, talento e professionalità in ogni campo. Anche quello della morte. Ed allora anche qui non ci si improvvisa e si devono importare regole aziendali. Ma la crisi colpisce anche queste settore? O Il futuro è nella guerra e corsa agli armamenti?
Noi Occidentali abbiamo evaso ormai dal nostro stato d'animo e igiene mentale l'orrore della guerra. Ma ne saremo al sicuro per sempre?

venerdì 30 ottobre 2009

NEAPOLIS TANGO MARATHON


dalle parole di Carlos Alberto Estévez, PETROLEO.
«Allá por 1930 se hacían fiestas que duraban una semana. Para el cumpleaños de la Parda Lucia, compañera de Nicolás "El Buchón" (por la forma de su pecho como la de los palomos) se realizó una milonga en Parque Patricios. Como siempre fueron cirujas, carteristas, carreros y milongueros. La pista se hizo con una lona robada al ferrocarril, de esas que cubren los vagones. La estiramos en el piso y la rayamos con vela, para encerarla y conseguir mejor deslizamiento. Todos aportaban algún peso para vino y carne para el asado. Las minas eran coperas de cabaret, yiros, ladronas de tiendas. Cuando alguno tenía sueño se tiraba en un colchón de los que poníamos por ahí y dormía un par de horas. El séptimo día hacíamos un torneo de tango....

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La prima Tango Marathon a Napoli nasce come evento destinato esclusivamente al tango ballato in una cornice d'eccezione il Salone Margherita di Napoli.
La data si colloca tra tre importanti festivals: il festival di Palermo ad inizio Novembre, Freiburg nella terza settimana di Novembre e il grande appuntamento di Mantova che si tiene all'inizio di Dicembre.

La NeapolisTangoMarathon è un evento ad invito(*), è rivolta DAVVERO A TUTTI, non solo ad una popolazione tanguera giovane, ma a chiunque abbia voglia di ballare "al compas", per un tempo moooolto lungo. E' praticamente un TangoRave.
Ci auspichiamo di riuscire a creare un'atmosfera "musicale" con un profondo rispetto della Milonga. E' altresì rivolta ad una popolazione tanguera che ama spostarsi e viaggiare con il tango ed attraverso il tango. A costi bassi ed accessibili.

Costo NeapolisTangoMarathon :
45 euro
E’ previsto un rifornimento continuo di acqua e delle famigerate stuzzicherei del Salone Margherita.
I globetrotters del tango troveranno Napoli ospitale, pronta ad accoglierli con un calore tutto Partenopeo.
Attenzione:
la NeapolisTangoMarathon si svlogerà a partire da venerdì 13 Novembre, ore 15.00 fino alle 7.00 del sabato.
Riprende il sabato alle 15-00 fino alle 7.00 della domenica.

Eugenia Parrilla y Yanick Wyler, presenti a Napoli per tutta la settimana, faranno una esibizione OVVIAMENTE solo nella serata di Domenica (**), che è non fa parte della NeapolisTangoMarathon ma della serata classica Dominguera del Salone Margherita. Musicalizador resident " El Climax"
Oltre ad Eugenia y Yanick saranno ospiti alla NTM
Sergio Natario y Alejandra Arruè
Gerardo Quiroz

DJ's
Venerdì/Sabato
15-00 -->17-00 Peppe Di Gennaro
17-00-->20-00 Claudia Agrini
20-00-->23-00 Fabrizio Maccherani
23-00-->02-00 Sandro Puliti
02-00-->07-00 Giuseppe Caputo

Sabato/Domenica
15-00 -->17-00 Jenney Surelia
17-00-->21-00 Gianluca Zeccardo
21-00-->02-00 Horacio Luis Gabriel Quota
02-00-->07-00 SuperSabino "TangoGrooveMaster"

domenica 11 ottobre 2009

DIABOLICI MATMOS


Monumentalità del suono e della sperimentazione. Diabolici Matmos che con The West calano il fragore del suono e del silenzio, quasi una evoluzione alla Brian Eno nella suite omonima all’album. Spazi infiniti e paesaggi sconfinati per disegnare un tappeto sonoro increspato talvolta da manipolazioni.

L’alchimia del mistero sonoro.

Yo la Tengo!


Quando la sperimentazione non riesce ad annoiarti, ma ti procura una scala mobile verso paradisi onirici. “And then nothing turned itself”. Yo la Tengo ai massimi livelli, quasi come se il progressive intellettuale degli anni 70 voglia sconfinare nel terzo millennio e cercare derive post rock, ed ormai post trip hop. Night Falls on Hoboken e Cherry Chapstick avvolgono il pubblico con una psichedelica di gran classe, sonorità all’incrocio fra io gloriosi My Bloody Valentine e i Sixties. Quando la moda non riesce a far degenerare i capolavori.

Yes, Yo La Tengo!.

Auto e Moto D'Epoca


Dal 23 al 25 ottobre 2009 alla Fiera di Padova

AUTO E MOTO D’EPOCA: A PADOVA IL PIU’ GRANDE MERCATO EUROPEO DEL SETTORE

I numeri della manifestazione: 11 padiglioni, 90.000mq espositivi, ed oltre 2000 veicoli in esposizione di cui 1.200 in vendita. Auto e Moto d’Epoca è articolata in tre aree espositive, case automobilistiche con relativi club e scuderie, commercianti e restauratori, ricambistica e modellismo. Dalle ultime edizioni è presente anche il segmento Collezionismo & Vintage, area che raccoglie proposte e suggestioni a 360° dal mondo dei motori. Per il pubblico un nuovo parcheggio a ridosso del quartiere fieristico con 900 posti auto.

Appassionati ed operatori attesi da tutta Europa per la 26°edizione di Auto e Moto d’Epoca. La rassegna di riferimento per il motorismo d’epoca che scende in pista alla Fiera di Padova dal 23 al 25 ottobre 2009 con grandi numeri. Una manifestazione che oltre ad essere il principale mercato europeo grazie agli alti livelli di vendite, è l’occasione per verificare i trend in atto in un settore che gode di ottima salute ed in crescita. I numerosi aspetti culturali e storici sviluppati nel segmento club e negli eventi collaterali ne fanno una kermesse che ogni anno avvicina sempre più neofiti e curiosi traducendo la tendenza che fa delle auto d’epoca un fenomeno di costume che pervade trasversalmente la società contemporanea e i media, aggiungendo valore al comparto dell’auto moderna.
“Il veicolo d’epoca con il suo carico di storia, tradizione e vissuto arricchisce indubbiamente “l’auto nuova” sottolinea Mario Carlo Baccaglini presidente della società Intermeeting organizzatore di Auto e Moto d’Epoca. – Anche perché come testimoniato dal pubblico presente nella nostra manifestazione, l’auto storica è caratterizzata dalla “Passione” con la P maiuscola, quella molla che trasforma spesso i visitatori, da semplice pubblico a clienti fedeli. E rende il settore immune dalla crisi economica. Ormai l’auto storica è anche considerata a tutti gli effetti un bene rifugio cui il trascorrere del tempo ne aumenta il valore. Seppure per il vero appassionato ciò non è importante”.
Auto e Moto d’Epoca è articolata in tre aree espositive, case automobilistiche con relativi club e scuderie, commercianti e restauratori, ricambistica e modellismo. Dalle ultime edizioni è presente anche il segmento Collezionismo & Vintage, area che raccoglie proposte e suggestioni a 360° dal mondo dei motori.
Passione e bellezze d’epoca. La sezione dedicata a club e scuderie mette in mostra uno straordinario patrimonio ed universo popolato da vetture e progettisti, corse e motori, stile ed innovazione tecnologica che hanno segnato la storia ed il costume del secolo scorso. Protagonisti Alfa Romeo, Lancia, Fiat e Fiat Abarth che con i relativi club mostrano al pubblico i modelli che per storia, stile e design hanno reso celebre il proprio marchio. Da tradizione, massiccia la presenza dell’ASI, federazione che riunisce oltre 131.000 appassionati di veicoli storici e rappresenta istituzionalmente il motorismo storico italiano presso tutti gli organismi nazionali ed internazionali competenti. Tra i club in rassegna, il Circolo Patavino Autostoriche, l’Abarth Club, l’Officina Ferrarese, Topolino Club Italia, Zagato Car Club, Camms, Club Italia Lamborghini. Sul fronte Mercedes i club 190sl, 300sl Club Italia, per soddisfare le esigenze di ogni appassionato. Iniziativa speciale del Bianchina Club che in vista del 50° dal lancio delle Bianchina modello Cabriolet e Panoramica, porterà a Padova i primi esemplari prodotti. L’AR Campagnola Club presenterà la nascita e l’evoluzione della Fiat AR51/Campagnola 1101, dall’origine alle successive evoluzioni con particolarie attenzione alle differenti livree, sia civili che militari. E in tema di americane il Club Route66: Lincoln , Chevrolet, per rievocare la mitica strada che attraversa negli USA sette stati. Tra le curiosità anche il Museo Storico della Polizia di Stato con una selezione di mitiche “volanti” provenienti dal suo Museo delle auto di Roma, e uno stand con Barche da corsa d’epoca.
Il meglio dell’automobilismo da collezione del dopoguerra arricchito da rari gioielli anteguerra da museo. È lo spazio espositivo dedicato ai commercianti di auto nazionali e stranieri che esibiscono i modelli più richiesti dal mercato e che quest’anno si arricchisce di un ulteriore padiglione. Un’area tra le più frequentate, che grazie anche ai veicoli messi in vendita direttamente dai privati ed alla sezione riservata a restauratori e preparatori si presenta ricca di opportunità. L’edizione 2008 ha registrato il successo dell’italian style con nomi del calibro di Nardi, Ruote Milano e Carrozzeria Gran Turismo, e delle americane che hanno segnato il mito a stelle strisce on the road, dalle Mustang a Lincoln, dalle Oldsmobile alle Corvette. Interesse anche per l’Instant Classic, vetture con prezzi da far tremare i polsi: dal milione in su e rigorosamente prodotte a tiratura limitata. Dopo il successo degli ultimi anni importante l’area dedicata alle preparazioni specifiche per competizioni sportive e gare di regolarità. A Padova inoltre quest’anno la possibilità di ricevere informazioni e ed iscriversi alle più importanti manifestazioni del settore quali la Winter Marathon.
Terzo polo,l’area dei ricambi dedicati alle auto e moto d’epoca e modellistica d’autore, che detiene lo status di principale mostra mercato europea L’occasione per un pubblico esigente e curioso di spaziare in un’offerta esaustiva alla ricerca del pezzo raro per completare la propria collezione e rendere unica la propria vettura. In questa sezione, caratterizzata da un pubblico vivo e frenetico, di scena accessori di auto e moto, aziende di cerchi e gomme, preparazioni motoristiche, documentazioni e libretti d’uso. A rendere impedibile l’appuntamento un dato su tutti. Circa il 30% dei ricambisti porta a Padova ricambi originali, prodotti dalle case costruttrici, da sempre i più desiderati dai restauratori e appassionati alla stregua di veri e propri cimeli. I rimanenti invece hanno ottenuto l’autorizzazione dalle stesse case alla riproduzione integrale di molte parti, specializzandosi su singoli marchi o modelli specifici, garantendo la continuità delle forniture. Numerosi gli specialisti dei grandi marchi nazionali ed internazionali ( Ferrari, Lancia, Alfa Romeo ,etc) sia per le auto che per le due ruote ( Vespa, Guzzi, Gilera, Benelli, etc..), con l’opportunità di restaurare e riportare in strada veicoli d’antan. Tra le novità di questa edizione un espositore proveniente dall’Olanda specializzato in ricambi fino agli anni’50, uno stand riservato alle bici d’epoca con rarità di Legnano e Bianchi, e restauratori di volanti in legno. Nutrito il segmento dedicato alle documentazioni relative ai mezzi storici, con libretti d’uso e manutenzione e manuali di assistenza, con del raro materiale relativo a vetture anni’20 e ’30 e memorabilia proveniente dalle edizioni storiche della Targa Florio. Ampia l’area dedicata al modellismo e collezionismo d’autore. Un hobby trasversale per tutte le tasche ed età. A Padova una esposizione completa di modellini statici e dinamici, in tutte e le fogge e materiali, declinati nelle varie tipologie: navale, aereo, automobilistico, ferroviario e statico. Dai giocattoli in latta dei primi anni cinquanta ai modelli in plastica, legno ,dimensioni reali: auto, moto, trenini, soldatini, aerei, radiocomandati. Ritornano alcuni espositori con oggetti tra i più amati dal pubblico: le leggendarie macchinine a pedali. E per i più esigenti la possibilità di farsi realizzare un modellino su misura, dall’auto vittoriosa nell’ultimo gran premio o rally, alla vettura che più suscita emozioni.
Auto, moto, ricambi … e non solo. Collezionismo & Vintage è la sezione riservata al collezionismo d’autore ed alla oggettistica raffinata. A quell’universo parallelo che ruota intorno al mondo delle vetture storiche e che aiuta ad evocare e completarne le passioni. Attenzione puntata come l’anno scorso sul vintage di qualità con i nomi più significatici del fashion system. Per il pubblico l’opportunità di visionare le proposte selezionate in vari settori dall’abbigliamento all’orologeria, dagli accessori all’enogastronomia e vini d’annata, con proposte personalizzate e su misura. Di scena Zanardi con le sue affettatrici d’epoca, gli orologi di Piccinini e Baroncini , Jacassi ed Angelo, nomi celebri per le più ampie selezioni di vintage in Europa. Ritornano alcuni tra gli oggetti più “desiderati” nell’ultima edizione, le collezioni di bauli d'antan di Louis Vuitton, e per i più originali le proposte di Art in Motion che arreda salotti forgiando oggetti con parti di aerei degli anni’40. Direttamente dall’Inghilterra del XX sec. , l’assortimento di Caprice Italia, che ricrea in Fiera un pub originale british style.
Ed a completare la rassegna un ricco programma di eventi collaterali, raduni, convegni, mostre tematiche, per vivere a 360° il mondo dell’auto d’epoca. Clou, i lotti di Coys. La maison inglese, celebre per essere la casa d’aste con la più lunga tradizione in Europa come specialisti nella vendita all’incanto di vetture d’epoca presenterà una collezione di modelli da sogno. E tra auto e memorabilia si scateneranno gli investitori pronti ad aggiudicarsi cimeli unici oltre che per la bellezza intrinseca, anche per il fascino derivante dall’essere appartenuti a star dello spettacolo, del mondo della politica ed addirittura a personalità che hanno segnato la storia del XX secolo. Nelle ultime edizioni Padova è stato il palcoscenico di autentiche aste passate alla storia. Basti pensare alla Mercedes posseduta da Padre Pio, che nell’edizione 2007 riempì le prime pagine dei media nazionali, grazie anche ad un “giallo” sull’identità misteriosa dell’acquirente. E tra le altre vetture da capogiro, da non dimenticare la Ford Thunderbird protagonista del road movie “Thelma & Louise”, la Lancia Lambda Torpedo appartenuta alla famiglia Lancia, e la famosa Fiat 2800 State Phaeton che fu un regalo di Mussolini al Generale Franco.
Per il pubblico una grande novità destinata a migliorare ulteriormente l’accessibilità alla manifestazione: il nuovo parcheggio “Park Fiera Ovest”. I visitatori potranno dunque usufruire di 900 posti auto a fianco al quartiere fieristico ( a 100m) raggiungibili dall’ingresso sito vicino alla nuova rotonda tra via Goldoni e Viale della Pace.

Info: Sabino Cirulli – Ufficio Stampa
Tel. 349 2165175
Mail to: press@autoemotodepoca.com
Web: www.autoemotodepoca.com

VISIONARIO FOLK ROCK DI INIZIO MILLENNIO


Dalle ceneri degli Uncle Tupelo… Wilco. Una grande band alternative rockche contamina pulsioni ribelle a suggestioni elettroacustiche. Visionari e tradizionalisti, sanguigni e malinconici senza essere mai patetici. Sottovalutati, forse perché poco commerciali e mai troppo orecchiabili. Il loro capolavoro sicuramente resta “ Yankee Hotel Foxtrot”, un album del 2002 per una delle etichette di maggiore qualità, la Nonesuch. Jeff Tweedy dà finalmente libero sfogo ai suoi personali fantasmi sviscerando una cifra stilistica particolare. Un paesaggio sonoro irripetibile con undici gemme. Da recuperare epr salvare dalla memoria subito il folk rock di inizio millennio

martedì 29 settembre 2009

Mediocrità non aurea nel tango!


Mi ha alquanto rotto i co…oni sentire frasi del tipo: che palle le esibizioni, e la musica dal vivo… Ma quando finisce sto strazio. Io credo che tutto questo rigurgito nel pubblico tanguero nasca dall’enorme quantità mediocre di spettacoli che ci vengono propinati in milonga. Sembra quasi che per diritto divino ormai tutti debbano esibirsi, mostrando spettacoli penosi e vergognosi, danneggiando gli ingranaggi del sistema tango e creando nei neofiti una certa disaffezione. A meno di rari talenti non ci si improvvisa in 10 mesi un professionista , ma The Show Must goes on.
Per fortuna che alla fine il meglio dura nel tempo e supera una mediocrità non aurea del presente.
IO impazzisco e e mi emoziono ancora quando vedo ballare i grandi artisti di quest’Arte o ascolto dal vivo le grandi orchestre ed i grandi musicisti, non certo saltimbanchi o strimpellatori da corte.
Lunga vita al tango.

mercoledì 16 settembre 2009

Bye Patrick


Che vuoto la scomparsa di Patrick Swayze. L'eroe di Point Break!

SuperSabino Plays at Lucca


Sabato 26 Settembre 2009dalle ore 20.30 alle 2.00 e....... L'Associazione Tango Querido in Collaborazione e con il Patrocinio della Provincia di LuccaORGANIZZAla Quarta Edizione di " Grande Festa di Tango in Palazzo Ducale.

"Per il quarto anno consecutivo si rinnova il tradizionale Appuntamento del Tango in Palazzo Ducale.Il Gran Salone Mario Tobino completamente restaurato gia'' teatro della Milonga Solidale per l''Aquila ancora una volta ospita il Tango.

Inaugurazione Stagione Invernale dell''''Associazione Tango Querido.

E per una Grande Notte di Tangouna Coppia di Grandi Maestri MARCELA GUEVARA E STEFANO GIUDICE www.marcelaystefano.


comeun Grande Musicalizador per la prima volta a Lucca" SUPERSABINO ".


Programma della serata:dalle ore 20.30 alle 22i Maestri Marcela Guevara e Stefano Giudice terranno una Lezione prova gratuita livello Principianti Assoluti .


dalle ore 22 MILONGA alle ore 24Esibizione dei MaestriMarcela Guevara e Stefano Giudice a seguire Milonga

.


x info Doris 340 4080259 Oriano 380 7032228Fabio 380 7032228 Francesca 328 9681669

SuperSabino Plays at "A Realidades"


SuperSabino plays great Saturday 31 October at:


A REALIDADES:A Mantova il 28 Ottobre 2009 il grande spettacolo della compagnia DNI( 28 ottobre 2009 1 novembre 2009) -

5 Giorni a Mantova con gli artisti dello spettacolo AREALIDADES. Seminari e milongas .


Artisti:Pablo Villaraza y Dana FrigoliCristian Duarte y Carolina LafataAdrian Ferreira y Rocio LequioPedro Farias y Julieta Falivene


Info: www.ealloratango.it Mariaelena: +39 333 5685420 Marcello: +39 0376 369481 o +393357578011 (mobile)

Riprende dopo settembre il rush finale dei grandi Tango festival in Italia dopo il torrido agosto. Ed allora dopo il successo di Fivizzano e Padova, già avvisto all’orizzonte Mantova. Il suo trasudare di compas, volti sognanti e provati da volcadas e sacadas… le esibizioni che, come da tradizione sono una garanzia. Il Palabam mi sta aspettando.

TangoMotion


La BlackMotion label specializzata nel chill out e lounge edita 2 cd molto interessanti per chi desidera districarsi nei complessi meandri delle sonorità 2x4 contemporanee. I due volumi di Tango Motion rendono evidente l’intento di condurre l’ascoltatore in un territorio piuttosto rassicurante dove il suono è scevro di asperità e avvolge in un mood sonoro molto pacato e poco all’insegna del beat. Linetzki, G Spliff e Sudestada Tango Lounge alcuni dei nomi che vivacizzano due compilation “oneste” senza grandi picchi, ma capaci di far conoscere autori anche sconosciuti ai più come i Band o Neon.

lunedì 31 agosto 2009

Nostalgia: Paranoid


Youtube, o del vaso di Pandora. Perché i tanti ricordi visivi del passato segnano inesorabilmente l’età che avanza ed un tempo che sembra essere remoto. Quando barlumi di incertezza erano inequivocabilmente soffocati dalla progettualità futura. Ed allora giorni fa ho rivisto tanti videoclip musicali che non visionavo da vent’anni. Tra questi un Paranoid d’annata con i Black Sabbath al masimo del loro fulgore. Densi, sinistri, inquietanti, capaci di ispirare con quell’hard rock sporco e venato di blues, paure serbate negli antri più reconditi della memoria. Su tutti il riff epocale della guitar di Tony Iommi e la voce diabolica di Ozzy Osbourne. Erano i leggendari seventies!

Fuoco Fatuo


Film e libro. Spesso i due supporti sono conflittuali in merito alla qualità della storia narrata. Ma in questa occasione io consiglio di approfondire il tema con ambedue. Fuoco Fatuo. Una storia maledetta, come dannato è stato l’autore del romanzo, il collaborazionista Pierre Drieu la Rochelle, che alla vigilia della liberazione di Parigi dall’assedio nazista si suicidò. Una storia tragica che autobiograficamente segue nelle vicende del protagonista, Alain, il suicidio di un amico di Drieu, il pittore surrealista Rigaut, ed il dramma intero di una generazione ribelle, sospesa fra l’elan vital inscenato dal nazismo ed il crudo impatto con la realtà. L’atto estremo di togliersi la vita diventa così la tappa finale di un cursus umano che, macchiato dalla droga e dalle sconfitte, rimane l’extrema ratio come segno ultimo di protesta verso la realtà. In Alain c’è il ritratto di una gioventù anticonformista, ribelle ( ma non senza causa), che ha vissuto i drammi del primo conflitto mondiale, ma inizia a provare orrore per le stigmate che già sono segnate dall’imminente secondo. Il fuoco fatuo di lottare contro il proprio destino.

Ichi the Killer, yakuza-movie sui generis


L’estetica del dolore nell’universo orientale ha una valenza che supera la sterile immaginazione, in questo campo, di noi occidentali. Ichi the Killer è un film estremo, come solo i grandi yakuza-movie sanno esserlo, capaci di impattare con un’agonia formale ed un montaggio parossistico ed ipercinetico nel cuore del pubblico. Qui è lo scontro tra due weltanschauung, quella del protagonista, eroe represso capace di insorgere se provocato con violenza incredibile e quella del suo antagonista, pervertito sadomaso capace di immolare la sua anima, ed il suo corpo nel credo della carnalità del dolore. Ma il messaggio più intenso che riesco a cogliere è quello di dover necessariamente filtrare la crudezza a volte non sostenibile delle immagini e quindi delle apparenze per abbeverarsi alla fonte primaria della vita. E se avessimo bisogno uno sciamano?

Lo Spettro: la risata diabolica di Barbara Steele


La risata diabolica e disperata di Barbara Steele alla fine della pellicola, dopo essersi resa conto che suo marito ha ingurgitato il veleno vale la visione dell’intera pellicola. E qui parliamo di un capolavoro del gotico nazionale, per anni ingiustamente reietto e scraventato nel limbo del b movie. Lo Spettro di Riccardo Freda, film del 1963, evoca quell’angoscia interiore che si crea velocemente quando ci si rende conto di essersi spinti troppo in là, in un piano diabolico che ci ha avvinghiato senza alcuna speranza. Due amanti che pensano di essersi sbarazzati troppo infretta del terzo incomodo ed invece un sordido spettro appare per far quadrare i conti, ma la vendetta è totale ed avvolge tutti i protagonisti inghiottendoli in un rigurgito cromatico e di violenza. Forse difficile da trovare , ma per provare un brivido in una calda notte estiva…

mercoledì 29 luglio 2009

SuperSabino's interview on Gazzettango






The best tangomagazine is Gazzettango.
http://www.gazzetta-tango.com/entrevistita-supersabino

This is my interview. Kindly for Gazzettango

Entrevistita

//////////////// ¤ SUPERSABINO ¤ /////////////////

Gz- Que te cansa en el medio del tango ?

SS- Estereotipos y topicos. Especialmente falsa amistad y hipocresia.

Gz- Dónde y con quién descubriste el tango ?

SS- Descubrí la musica escuchando los discos de Astor Piazzolla de mi hermano y despues toda otra orquesta buscando musica e informaciones en todo el mundo. El tango bailado lo descubrì en la Universidad de Venecia. Anuncios en bacheca de un curso.

Gz- El futuro del tango, según vos, por dónde pasa ?

SS-Por tradicion un impulso para la innovacion.

Gz- Un buen recuerdo y un mal recuerdo

SS-
B: La Primera vez que vi bailar Mariano Chicho Frumboli. El pasado milenio, 1999 a Bologna (Italia) con Lucia Mazer.
M: Pronto olvidan los recuerdos desagradables

Gz- 3 tangos / 3 orquestas / 3 bailarines

SS -
3 tangos: Oblivion, El Puntazo, Bahia Blanca
3 Orquestas: Astor Piazzolla, Juan D’Arienzo, Carlos Di Sarli
3 Bailarines: Chicho, Julio Balmaceda, Sebastian Arce

Gz- Cual es la mejor manera de terminar una milonga ?
Opciones:


a)con los pies doloridos de tanto bailar.
b) buscando un after.
c)x desayunando.
d) con alguien
e)OK otra, precisar :

SS- Terminar con un estado de animo relajado y feliz.

SUPERSABINO
http://supersabinotango.blogspot.com/

martedì 28 luglio 2009

3 dischi per l'estate: Grateful Dead, Peter Murphy, Traveling Wilburys.

Tre dischi per l’estate 2009.

La colonna sonora di questa torrida estate:

Grateful Dead, “Aoxomoxoa”. Il viaggio lisergico e psichedelico per eccellenza. Jerry Garcia al massimo prima del trip senza fine di Dark Star.


Peter Murphy, “Deep”. La leggendaria voce dei Bauhaus ci regala perle assolute. Bastano Strange Kind of Love e Cuts you Up a rendere questo disco immortale.




Traveling Wilburys “Collection”. Un supergruppo di amici rivisita il folk americano alla ricerca delle sue radici. Gli allegri compagni di merende sono personaggi del calibro di Bob Dylan, Tom Petty, Roy Orbison, Jeff Lynne e George Harrison. L’anno scorso è uscito ristampato dalla Rhino un doppio imperdibile.

3 Libri per l'estate: Apuleio, Basile e Bukowski

Tre Libri per l’Estate 2009

Tre volumi differenti per epoche e tematiche, per rilassarsi, ma non troppo durante questa estate.

L’Asino d’Oro di Apuleio, grandioso romanzo latino che contamina tutti i generi narrando le avventure di Lucio che diventa animale e poi ritorna uomo, attraverso una serie di mirabolanti “favole”. E tra queste l’immortale Amore e Psiche.

Lo cunto de li cunti di Giambattista Basile. Alter ego napoletano del Decamerone. Da riscoprire in tutta la sua intatta bellezza.

Panino al Prosciutto di Charles Bukowski. Uno dei più formidabili autoritratti adolescenziali in negativo di tutti i tempi. Sesso, rabbia giovanile, alcool, autodistruzione. Catarsi attraverso la scrittura. Indimenticabile.

mercoledì 8 luglio 2009

Siracusa o dello spirito dionisiaco del tango


Il Greenwich Village di New York e l’avanguardia artistica dei ’70. Quell’epoca frenetica e tumultuosa, madida di creatività, sudore coreutico e ardente voglia di bruciare in un attimo lavita. Concentrando l’esistenza in pochi fiammanti momenti. E’questa l’immagine persistente che riaffiora nella mia mente, quando cerco, con sforzi nostalgici, di pensare al Festival di Siracusa appena trascorso. Un tempo breve, eppure lontano, forse perché eventi consumati in frenetica suzione dilatano e sfaldano le normali coordinate cron ologiche. Ma a differenza del Greenwich Village, e dei suoi loft e docks in cemento e metallo, qui parlo di un tessuto paesaggistico che è un tripudio magico di sole, acqua, storia, leggenda, colori e profumi mediterranei. Quel mediterraneo dove la Storia con la S maiuscola dialoga con la natura proponendosi come crocevia e culla di una delle più fiorenti ed affascinanti culture di ogni tempo. E naturalmente musica che in questo caso è il tango dagli esordi alle origini. Ho partecipato in tutte e tre le edizioni del Festival ed ogni volta provo emozioni differenti accomunate da un fattore comune: la bellezza delle location e la grande “foga” creativa del pubblico. Nel 2009, mi ha confermato l’organizzatore Claudio Forte, un ballerino fantastico, tra i pochi ad avere un self control totale sulla situazione, si sono avvicendati nella serata clou del sabato oltre 1.000 partecipanti di cui oltre il 70% stranieri. Cifre impressionanti ed altisonanti che però vanno aldilà del dato numerico in sé, perché questo magma di tangueros è composto da aficionados di altissimo livello sia tecnico che emotivo. Dalla posizione privilegiata che occupo ( la consolle), ho scrutato un gotha tanguero mondiale, voleos francesi che si intrecciano a volcadas argentine, piernazos dal nord europa dialogano con ganchos dal Nord America… Siracusa vuol dire anche riuscire a gratificare nella realtà quelli che spesso per lunghi mesi rimangono solo contatti virtuali di facebook, una rete dalle cui maglie è arduo divincolarsi… Mi sorprende e mi fa sorridere quando talvolta qualcuno mi si avvicina chiedendo se sono la rispondeza reale della mia ombra mediatica. Quel Greenwich Village di cui parlavo all’inizio post lo trovo in specie nella milonga pomeridiana. Una zattera ancorata nella Riviera Dionisio il Grande, dove lo spirito dionisiaco dei tangueri esplode in tutta la sua esuberanza. Malgrado il sole allo zenit e la salsedine che traspira dalla pista immersa nell’acqua, decine di ballerini interpretano come se fosse il tango più significativo della vita ogni brano delle tande proposte dal cast dei dj. È come se il tango qui a Siracusa si interrogasse sul suo futuro, facesse il punto sulla sua evoluzione e maturità. E a questo punto scattano quelle famose domande esistenzial-tanguere: ma come ca..o fanno a ballare sotto questo caldo?, ma a quello piace veramente il tango o lo fa solo per rimorchiare?, ma come si fa ad essere così maniaco. Quesiti votati a totale assenza di risposte. Procedo per scomparti liberi. Le esibizioni. Tre grandi coppie nel cast ufficiale cui si sono alternate delle sorprese. Pablo Inza ed Eugenia con un tango intimo e sui generis dove la ricerca del movimento e della sua fluidità sposa l’esplorazione di sonorità inedite per questi ambiti ( Vedi Capossela). Mario Consiglieri e Anabella Diaz, virgulti virtuosi capaci di rendere lievi ed affabili combinazioni ardite e musicalità complesse. Julio Balmaceda che stante la dolce attesa di Corina ha performato con Agustina, ballerina che a dispetto di una giovanissima età propone una grande personalità, e con Milena Plebs. Julio e Milena un connubio di storia, classe ed intensità emotiva a voler illustrare a tutti i neofiti il significato, non didascalico della storia del tango. E poi, ricollegandomi ad un vecchio post, i fantastici quattro: Fausto e Veronica, con interpretazioni di classici anni’30 che nella sobrietà di movimento, illustrano sentimento e pathos del tango.Barbara, dopo un pezzo con Julio balla finalmente, per l’attesa del pubblico, con Claudio. D’Arienzo / Maure che srotola la sua intensità e bellezza ritmica man mano che i due artisti disegnano le note con movimenti puri ed eterei. Ciliegina sulla torta i voleos che Claudio e Barbara pennellano puntualmente sulle battute del pezzo. Un corpo solo fuso a raccontare quanto e perché può essere affascinante ed unico questo ballo.
Come posso però dimenticare i momenti più intimi e raccolti, lontano dal frastuono della milonga, abbacinato dalla bellezza del luogo, dall’incredibile parco archeologico alla Piazza del Duomo. Ma semplicemente trovare la classicità spingendo lo sguardo all’infinito dalla terrazza dell’Etrangers adinseguire una mescola divina di colori e profumi, dall’azzurro del cielo al bianco sfavillante della calce, dal delicato odore delle zagare al pungente afrore del fico d’india.
Ed il Castello Maniace? Ogni sera si ballava incuranti di essere in una favola, con alle spalle la storia che con fugace vista ti ritempra della fatica e delle stanchezze di qeuste interminabili maratone tanguere. Forse non c’è niente di più semplice, nondimeno affascinante, di ballare fino al sorgere dell’alba, anzi del giorno, con la luce naturale che lentamente, ma con guizzo finale scalza i fari artificiali. Queste sono poche, ma profonde impressioni che porterò sempre con me del Festival di Siracusa Terza Edizione, sperando di esserci anche nella prossima. A Claudio che forse ingenuamente mi chiede, … e se viene l’anno prossimo più gente? Vorrei rispondergli ma la magia di Siracusa non si farà mica intimorire da qualche numero.
Un abbraccio a voi Claudio e Barbara , …quando si dice per una coppia “In un tango la vita!”.

Capri... il compas ammalia e seduce tangueros da tutto il mondo.


Non è un caso se per l’ultima campagna pubblicitaria, gli stilisti mediterranei per eccellenza Dolce & Gabbana, abbiano scelto come location la più incantevole delle isole del Mediterraneo. Capri. Un vero tormento perché dovrò aspettare un altro anno per tornare in quello che per me rappresenta un Festival da sogno. Unico per paesaggio, ma soprattutto perché nessun altro appuntamento ha un’atmosfera così lieve, rilassante e gaudente, nel senso più puro del termine. L’unico festival dove i maestri e i dj sembrano in perenne vacanza, come se si trovassero d’incanto ad una rimpatriata goliardica tra vecchi amici, ed i pubblico si crogiolasse immergendosi in un ambiente privo di qualsivoglia spirito di competizione o manie esibizionistiche. Un capri 2009 segnato per me da una leggendaria performance di Chicho e Juana, che nella gran notte del Sabato hanno sciorinato quattro pezzi da brivido. Bastava scrutare gli sguardi attoniti e frastornati del pubblico, in bilico tra l’estasi e la lacrima da tensione emotiva per affermare di aver assistito ad una performance irripetibile. Una superba interpretazione di un denso e struggente Di Sarli/Florio. Ma Capri non è solo tango nel senso stretto del termine. Vuol dire fruire d’incanto di un giardino di profumi e colori sempre presenti ad avvolgere il pubblico in quello che pare il set di un film anni’60. Ed allora la memoria corre leggera all’epoca d’oro dell’isola non ancora inquinata dal morbo del turismo mordi e fuggi, dove lo star system mondiale camminava con inusitata deferenza fra le viuzze di quella che il grande imperatore Tiberio definì il paradiso in terra. Non riuscivo a credere che i tangueros ballassero di pomeriggio su una splendida terrazza sdraiata e protesa verso i faraglioni. Le note soavi di un Calò o il compas di D’Arienzo perdersi nell’orizzonte marino. Posso rendere giustizia con le parole a questo incanto? O racchiudere in un semplice post le splendide serate, seppure il sabato la pioggia ci abbia concesso solo un primo tempo fino all’esibizione? Sono in grado invece di dettagliare fino all’eccesso la splendida ospitalità e classe degli organizzatori, Luca ed Antonella accompagnati da una splendida figlia a proprio agio a Capri come una diva d’altri tempi. Sono in grado di ricordare tutto lo straordinario cast dei maestri, disponibili, simpatici e vecchi compagni di baldoria, da Bruno a Julio, da Juan a Pablo, Ney e tutti gli altri. Vedere questi grandi maestri rivelare i segreti di passi e posture con alle spalle i Faraglioni nella incredibile terrazza della Canzone del Mare. Un luogo magico che rammenta la storia della cantante inglese Grace Fields che negli anni’40 innamoratasi perdutamente dell’isola trasforma un fortino in un luogo di seducente bellezza da dividere con i posteri. A proposito Bruno più istrionico che mai con una maschera incredibile nella performance del sabato che tanto mi ricordava i rapinatori di Point Break. Il piacere di aver reincontrato dopo un anno la mia cara amica Jenney, DJ e ballerina di Londra. Affastellato da tanti ricordi mi rinfranca sapere che il tango può essere coniugato con location splendide ed un pubblico internazionale che parla un linguaggio condiviso. Quando Luca due anni fa mi narrò la filosofia del suo festival di tango, del suo progetto ne rimasi folgorato. Un sognatore pronto ad investire le energie è sé stesso per far condividere la sua voglia di tango, la sua esuberanza ad un pubblico selezionato ma vasto. Perché portare oltre 500 persone in questa isola è davvero un’impresa titanica. Un’equivalenza di 2000 persone in qualsivoglia altra location. Dimenticavo l’unico festival ad avere un regista alle spalle, l’occhio artistico ed intrigante di Alejandro Rumolino che produrrà abreve un videoclip compendio di quei momenti.

E allora Luca è già iniziato il mio conto alla rovescia per Capri 2010.

Forse manca ancora qualcosa … il canto delle sirene, ma può essere benissimo il compas del tango, quel suono che ammalia e trasforma questo lungo week-end in un ricordo indelebile della vita.

Le Samourai: Frank Costello faccia d'Angelo


FRANK COSTELLO FACCIA D’ANGELO.

Quando Alain Delon solo e disarmato scende nel club a farsi ammazzare , sembra un antico sacerdote pronto ad officiare la sacralità liturgica della morte. Frank Costello faccia d’angelo tramortisce con il suo straniamento, l’arcaicità e iteratività delle azioni, il trench molto francese di Delon. Alain è unico, incredibilmente splendido nella sua neutralità, in quello sguardo freddo e privo di emozioni che pervade questa pellicola del re del noir d’oltralpe. Melville. Introdotto da una “falsa” citazione del bushido, Costello è un moderno samurai che riceve ordini dal misterioso mnandante per “esecuzionare” il malcapitato di turno.

Dobbiamo però ricordarci che “Non c’è solitudine più profonda di quella del samurai, eccetto quella di una tigre nella foresta, …”.

mercoledì 17 giugno 2009

The KING: John Holmes.


Il mondo dell’Hard spesso viene visto dal di fuori come un grande carrozzone dorato con belle fi..e e manganelli indemoniati pronti a rinvigorirsi a suon di massaggi e pillole. Un tempo Hard e Porno significavano trasgressione e tanto hanno contribuito a rompere l’ipocrisia perbenista e piccolo borghese della civiltà occidentale. Agli albori della golden age, ed inevitabilmente dobbiamo riferici agli USA emersero tante attrici divenute leggendarie con Linda Lovelace in primis, ma nessuno nella storia di questo genere ha avuto e credo mai avrà il carisma, il peso e la leggenda di John Holmes. Il modo migliore per scoprire una carriera che si interseca con la vita e che rappresenta in tutti i sensi le gioie ed i dolori, ma soprattutto le tante contraddizioni di questo mondo è indubbiamente la sua autobiografia. Un ritratto imperdibile che vede l’ascesa e la gloria di uno dei più grandi protagonisti della controcultura a stelle e strisce degli anni ’70 ed ’80, e la sua tragica fine!.
Rintracciate e sbranatevi la biografia del grande John!!!

ELEKTRA


Solo il genio assoluto di Frank Miller poteva partorire la più sexy eroina dell’universo Marvel. Ma forse anche la più bastarda! Elektra. Uno splendido protagonista nel mondo dei super eroi. Tormentata, tragica, ribelle, amante del meno potente dei talenti Marvel, Devil, tha Man without fear. Figlia di un greco assassinato incarna una sublime dea della vendetta, diventando una spietata ninja, eliminata prima dal crudele Bullseye, ma resuscitata dalla mano. Arrapante in quel sexy costume rosso che rasenta più volte il perisoma inguinale, è sempre fatale, e pronta a sguainare i suoi metallici dardi per eliminare avversari. Forse non c’è niente di più seducente della vendetta.

Blame, il comics espressionista arriva dall’Oriente.


Può un lettore di comics fottersene della trama e rimanere ipnotizzato solo dalll’ambientazione e dall’architettura dei luoghi , - non luoghi ove si svolge l’azione. Abissi metallici teconorganici dove il cyberpunk di fine millennio si deputa altare prediletto per la congiunzione orgaasmatica di acciaio e materiali senzienti? Blame è un fumetto unico, straordinario come il suo deus ex machina, Nihei, che si lascia ammirare solo per l’habitat. Sembra quasi di essere tornati all’espressionismo di Metropolis. Ma Fritz Lang e il suo capolavoro distano 80 anni. Killy il giovane protagonista è qui un semplice deuteragonista del paesaggio alla ricerca perenne di individui in possesso dei geni della rete terminale, ma dovrà vedersela con esseri tecnorganici anch’essi desiderosi di accedere alla rete.

Una metafora velata del grande web, dove noi siamo ragni minuscoli, all’interno di una grande ragnatela … ignari che le maglie nascondono molte insidie.

La solitudine dell’Ala destra


Un canzoniere per raccontare sotto forma di poesia lo sport per eccellenza: IL CALCIO.

Quando il “Pallone” non era asservito al dio denaro, o incu..to sotto gli altari poco nobili delle pay tv. E mi commuovo ripensando a giocatori che non ho mai visto, ma di cui ho sentito parlare ed ho letto come figure mitologiche, eroi ed angeli di tempi pionieristici dove 22 atleti si rincorrevano per dar luogo ad un evento poetico. Un titolo bellissimo… “La solitudine dell’ala destra” di Acitelli, che fa pendant nella mia mente ad un dramma letterario diversissimo ma accomunato nel nome e nella temperie “La paura del portiere prima del calcio di rigore “ di Peter Handke. Voglio approfondire. I capitoli sono divisi per tematica temporale, ma anche affinità elettive spirituali o del destino. Ed allora partenza con i pionieri, da Ferrari e Meazza, a Combi e il destinato ad imperitura memoria Cesarini. La gloriosa età di mezzo con gli indimenticabili Schiaffino, la Perla Nera Pelè, l’irregolare Best, l’abatino Rivera. I frenetici e mitici anni’70, gli anni della contestazione, il calcio totale di Cruijff, Krol, il kaiser Beckenbauer, l’argentina di Passarella e Kempes. Gli ’80 di Zoff e i campioni dell’82, El Pibe de Oro, Rummenigge. L’ultima decade del secolo scorso, Baresi, Maldini, Schillaci e le notti magiche, Del Piero. Ma forse il capitolo più bello e struggente è quello dedicato a meteore, con sul groppo però storie indimenticabili: Sollier, Boranga, Filippi, Luis Silvio…

Sono ottimista , il calcio rimarrà poesia.

Il mistero dei soldati – religiosi: il mito senza fine dei templari


Una renaissance del sacro cattolico in chiave banal populista ha invaso i nostri schermi, ma anche le nostre menti ed i nostri occhi. Angeli & Demoni, post il Codice da Vinci, due cretinate che hanno il merito di aver spinto a scandagliare in un passato spesso sconosciuto orde e frotte di teledipendenti, hanno riletto la storia del cattolicesimo fondendo pop, new age e scientismo surreale. Consiglio vivamente invece di leggere, anzi divorare i tanti testi scritti da storici seri, su quiei periodi più oscuri a margine forse della storia ufficiale ed ufficiosa. I Templari sono forse uno dei miti che più dia ltri si prestano a fantasie e rielaborazioni storico – fantastiche. Al che io suggerisco un bel volume edito da Einaudi che si chiama semplicemente “ I Templari” dello storico e giornalista Peter Partner. 200 pagine per riscoprire o approfondire il mito e la storia di quest’Ordine segreto. Un Graal dove confluiscono tradizione ufficiale e filosofie gnostiche, mistiscismo ed ermetismo. Ma alla fine resta comunque un gran dubbio. Chi erano davvero i Templari?

Le Sorgenti del suono


Scandagliare attraverso le voci, seppure sotto forma di intervista, la musica cosiddetta d’avanguardia degli ultimi (recenti?) anni è un privilegio raro nel florilegio talvolta banale della saggistica musicale. Pierluigi Castellano, musicista impegnato a 360°, ne “Le Sorgenti del suono” nientedimeno che ben trenta ce ne fa incontrare per una succulenta ma “digestiva” scorpacciata. In un arco temporale dal 1988 al 2004, il menù comprende una serie di raffinate ghiottonerie. Si parte dal grande minimalista californiano Terry Riley per chiudere con la greca Karaindrou musa musicale, scusate l’assonanza del suo regista compatriota Angelopoulos, il maestro dei piani sequenza e dei campi lunghi. In mezzo interviste a Laurie Anderson, Harold Budd, Sakamoto, Kronos Quartet, Bill Laswell, ma anche il jazz di Corea e Molvaer, il nu jazz di Wesseltoft. Immancabile anche il grande e geniale Brian Eno, il maieuta par excellence.

Non so sia ancora reperibile questo volume stampato dalla DeriveApprodi, ma se il destino con voi fosse generoso, facendolo sorgere da qualche pila polverosa di testi nel Remainders di turno… bè allora…

lunedì 25 maggio 2009

Inglorious bastards: I'waiting for it!


Mi sta crescendo la voglia di vederlo.
Quanto dovrò aspettare il nuovo, l'ultimo folle progetto di Quentin?
Dovrò ancora crogiolarmi nel ricordo solo del leggendario, "Quel maledetto treno blindato?"


Lisboa tango festival


For the first time I play music in Portugal. What a cool!!!

Maestros:
JJulio Balmaceda y Corina de la Rosa
Pablo Villarraza y Dana Frigoli
Adrian Veredice y Alejandra Hobert
El Pájaro y Belen Guiachello
Juan Capriotti y Graciana Romeo

Pablo Rodriguez y Noelia Hurtado

La solitudine folle del portiere


Il portiere è senza ombra di dubbio il matto per antonomasia della squadra. Come dice del resto il grande e leggendario Buffon nella prefazione a "I portieri del sogno", il nuovo lavoro del giornalista sportivo Darwin Pastorin. Un libello agile e scorrevole che si legge tutto d'un fiato e ripercorre storie di numeri 1 celebri e non. Ritratti incredibili ed avvincenti nella loro sinteticità. Dal filosofo Terraneo al goleador Rampulla, dal politicizzato Chilavert a Zoff e la sua incredibile parata mundial. Avevo pochi anni ma la ricordo nitida quella leggendaria partita. 1982. Italia - Brasile dopo la tripletta del pablito nazionale, si avventa su un cross il difensore verdeoro Oscar. La palla sembra ormai in rete, ma il più grande portiere che abbia mai visto, Zoff, la blocca sulla linea. E alle proteste reiterate dei brasiliani risponde con un cenno di diniego del capo. In quel gesto afono il segreto della figura indimenticabile del portiere...

lunedì 27 aprile 2009

L'impero del suono: Teatro Saschall&Firenze tango festival


Ogni volta che varco la soglia del teatro Saschall a Firenze, in occasione del Firenze Tango Festival, resto qualche secondo stranito ed in muto religioso silenzio. Lo stesso quando effettuo il check sound confrontandomi con i tecnici sul suono. Le milonghe e i grandi festival tangueri spessissimo godono di un'acustica mediocre o pessima, al di là del service e dell'impianto. Colpa della Location. Ma il pubblico sembra fottersene, o forse ha un callo consolidato che si è trasformato in verruca indolore. A Firenze no. Il Saschall lo chiamo l'impero del suono. Questo il luogo scelto da Patricia e Matteo per il loro Firenze Tango festival. Ed è un omaggio strepitoso, ad un pubblico forse inconsapevole. Il suono che si sente e si spropaga, ad ogni angolo del luogo è perfetto, fedele all'incisione e , togliendo la cuffia ascolto in sala la stessa qualità sonora. Miracolo. E' l'impero del suono. ne provo i brividi ancor ora a parlarne.

Slave to the ....Grace Jones


E' ritornata con un nuovo disco dopo un bel pò di tempo. Suggestivo ed interessante. Ma la notizia più bella è che il tempo è un concetto che non infierisce sulla grande regina della disco music: l'algida ed androgina Grace Jones. Slave to the Rhythm, questo uno dei suoi hit più celebri, ma io ricordo una versione strepitosa di Libertango per la pellicola Frantic, oltre a Pull up to the Bumper. Una regina unica ed indimenticabile, l'icona del futuro e del futuribile nei dorati anni'80. Piovuta da un pianeta alieno, a gravitare fra i "piccoli umani". Saremo sempre asserviti allo "Slave to the Rhythm"! Quando il barocco venne violentato dalla tecnologia...

Pointer Sisters


Quattro sorelle terribili in grado di contaminare con estrema disinvoltura estensioni vocali gospel con i ritmi travolgenti della disco classica. Le Pointer Sisters. Una macchina da hits ineguagliabile nel periodo d'oro della musica da club a stelle strisce. Riascoltare i loro classici, da Fire a Slow Hand, fino ad Automatic, Jump, Neutron, I'm so excited equivale a guidare per un'autostrada all'insegna di elettronica e pop. E su tutto, la magia di Break Out!

Taccuino di un vecchio sporcaccione


Ubriachi, violenti e pacifici, lerci diseredati, puttanieri, falliti, gente che l'ha preso sempre in c..o dalla vita devono rendere omaggio al loro grande ed inimitabile cantore: CHARLES BUKOWSKI. Il poeta della strada, delle sbronze, delle t...e da quattro soldi. Ringraziare quel capolavoro assoluto che è Taccuino di un vecchio porco. Bukowski con una prosa semplice ma efficace e tagliente come un bisturi incide profondamente la memoria e coscienza collettiva dei borghesi, delle signore per bene che ce l'hanno sempre profumata, irridendo falsi miti d'oggi. Un autore entrato nella leggenda che fa venir voglia di sbronzarsi e di ridere grassamente di fronte alla mala sorte e all'inutilità dell'affannarsi umano.

Il tribunale, secondo Durrenmatt


Una verità opprimente come solo la verità sa esserlo. La Verità con la V maiuscola che la legge cerca di imbrigliare, senza giungere al suo fine. Maestro assoluto del poliziesco interiore, che al di là dei colpi di scena esplode nella psiche umana, Friedrich Durrenmatt ne Il Giudice ed il suo boia dipana questo tema fino all'ossessione rendendo paradigmatica la condizione di chi giudica e di chi è giudicato davanti al tribunale assoluto della verità. Un racconto agile eppure lunghissimo per le sensazioni ed i rimandi che esemplifica come tra vittima e carnefice forse i ruoli sono intercambiabili. Un Durrenmatt al suo massimo e di cui riporto una citazione "
"Così il male l'aveva sempre ripreso nel suo cerchio, il grande enigma, una fascinosa tentazione di risolverlo."
Geniale.

Adelphi, passepartout per gli iniziati


Strategie culturali del potere iniziatico. Così recita il sottotitolo di un affascinante libro di Maurizio Blondet "Gli Adelphi della dissoluzione". Stampato da una piccola casa editrice milanese, la Ares, questo volume è un viaggio iniziatico e teologico alla scoperta dei misteri che legano una delle case editrici più snob, la Adelphi, ad alcuni dei pensatori più controcorrente. una lettura densa di citazioni e rimandi, nondimeno suggestiva dove scorrono come un fiume di correnti misteriose, i nomi di Guenon, Bataille, Cacciari, Daumal, Zolla e del patron della Adelphi, Calasso. L'incipit con l'intervista al filosofo Massimo Cacciari è interessante, e al di là di qualche dietrologia apre a molteplici letture. Quando si dice che il mondo contemporaneo ha perso il rigore del Sacro... e forse dell'Anticristo?. Da leggere con avidità.

martedì 21 aprile 2009

Ho un tango che tu non hai!!!


Come c...o è possibile che il pubblico pensi a me come un esperto solo di tango? Amo la musica a 360°, e chi mi conosce sa che possiamo discorrere dei generi musicali più disparati, dal post punk, all'industrial tedesco, al Goa trance, al Grunge, alla Fusion, al rock sudista, a Luigi Nono.
Nonostante ciò spesso arrivano in consolle trafelati, mascherati da un sorriso buonista e co...one, dicendomi tronfi: ho un tango che non hai oppure questo si può ballare benissimo. Arriva tosto il seguito: me lo metti?
Ma, forse te lo metto ...
Oppure se non lo metto ci sarà un motivo.
Forse non è proprio da milonga.
Che follia, prima o poi arriveranno a chiedermi Laura Pausini, e io per vendetta metterò Albano.

Sunset Limited: Cajun noir


Il male assoluto non ha valore metafisico ma è un fenomeno radicato nell'uomo. Forse inchiodato nelle paludi della povera Louisiana. Sunset Limited è il noir capolavoro di James Lee Burke. L'Odissea di Dave Robicheaux, un detective che sogna di godersi la pensione, rilassarsi dopo i (ne)fasti del Vietnam. Ex alcolizzato, ed ex agente della omicidi è richiamato ad indagare sul caso Jack Flynn, un sindacalista trovato crocifisso ad un granaio. Da questo evento scenderà nell'abisso cosmico del male che si annida nel Sud degli Stati Uniti. Un Sud che puzza di whisky e trasuda ancora il razzismo sudista. Burke costruisce un mosaico perfetto dove varie storie corali e disperate, Ellroy docet, sprofondano e galleggiano nella melma dei sentimenti umani.
Ah, dimenticavo: sunset Limited è il nome del treno che portava i più disperati dell'Est in cerca di fortuna e di sogni di gloria in California.

Noir urbano latino: IL BUFALO DELLA NOTTE


Spesso, quando si parla di noir viene in mente la classica città degli U.S.A., ambienti sordidi e malfamati, detective in trench logori. Questa volta segnalo uno stupendo noir ambientato a Città del Messico, crepuscolare nelle atmosfere e nei sentimenti. Ne "Il Bufalo della Notte" si intrecciano le storie di tre amici avvinghiati da un destino beffardo e crudele. Più beffardo che crudele. Il protagonista Gregorio soffre di una violneta forma di schizofrenia ed il contatto con la realtà è sempre più labile. Ad un certo punto scompare. Lasciando nell'angoscia e nel dubbio il suo miglior amico Manuel che nel frattempo è diventato l'amante della sua ragazza, Tania. L'amore e l'amicizia virile che si confondono in un coacervo di sensazioni fluttuanti fra il nulla nichilista e l'emergere ontologico della realtà. Dolce sembra scorrere la notte, anche se questo è il momento dove si rivangano i ricordi ed il passato. Ho amato alla prima lettura questo romanzo di Guillermo Arriaga, che reputo il più grande scrittore latinoamericano vivente capace di tradurre una realtà romanzata con cifra cinematografica. La sua scrittura è un'istantanea perfetta di un ciak e segue gli stilemi prorpi della narrazione filmica, risultando oltre modo avvincente. Per capire il rapporto biunivoco della sua prosa metafilmica consiglio anche di visionare una stupenda pellicola dove Arriaga è sceneggiatore: 21 Grammi.
Ne seguirà, claro que si un post.

domenica 19 aprile 2009

Torino tango festival: Come eravamo.


The way we were!!! "Come Eravamo". Il titolo di un famoso film anni'70 che lanciò nel firmamento di Hollywood, Barbra Streisand e Robert Redford. Non voglio qui parlare però di cinema, ma di Tango. Del Torino Tango festival che quest'anno con un'iniziativa sui generis mi ha fatto riflettere sull'ontologia del tango, e del suo divenire....panta rei.
Nella cornice del Lingotto, lo storico edificio celebre per la pista ottovolante all'ultimo piano, pista prove della Fiat, questo Festival organizzato da Stefano Giudice e Marcela Guevara, riunisce ogni anno più di mille tangueros da ogni angolo del pianeta. Con un cast di maestri strepitosi, il gotha del panorama mondiale e la musica dal vivo di grandi orchestre. In quest'edizione anche il genio musicale di Mosalini, punta di diamante dei bandoneonisti.
Domenica di Pasqua, mentre suonavo al Festival, ho scoperto d'incanto che di lì a poco un'esibizione di tutti i maestri avrebbe interrotto la mia selezione. Non un'esibizione classica, ma uno show che avrebbe riproposto il tango di dieci - vent'anni fa. L'occasione era rappresentata dalla commemorazione, ad un anno simmetrico della sua scomparsa di Pedro Monteleone, una delle figure più carismatiche e significative nella storia del tango. Senza abusare affatto dei termini, un Maestro dei Maestri". Dopo un filmato con riprese inedite del maestro appena arrivato in Italia e delle sue prime dimostrazioni con Marcela, d'incanto in pista si sono avvicendate tutti gli artisti, ballando con coreografie, passi e stili di lustri passati. "Come Eravamo". Ed allora, a ruota, Javier e Stella con uno scintillante Quejas de bandoneon, Joe e Lucilla con un pirotecnico Derecho Viejo, Esteban e Claudia in uno storico Pata Ancha, Erna e Santiago in un ricercato Pugliese, Sebastian e Mariana leggiadri in un classico di Monteleone quale Desde el Alma, Chicho e Juana solenni, classici e densi in un soave Bahia Blanca.
Grande il tributo del pubblico, che ha apprezzato qualcosa che non vedeva più da tempo, enrosque, giro, salti..., pose plastiche.
Geniale!Ho riflettuto il giorno seguente su come dieci anni nel mondo del tango siano un'era geologica. Quasi il passaggio da una civiltà ad un'altra: il transito dal mondo egizio alla civiltà minoica, il Rinascimento che cede il passo al manierismo ed al barocco.
Dalla consolle osservo spesso la gente che balla e noto come siano cambiate le posture, i passi, le interpretazioni musicali, i gusti. Chi oggi fa un enrosque in pista?oppure chi oggi non fa una volcada o una colgada? A chi oggi non piace Donato?Quale maestro dieci anni fa non piazzava fra le sue coreografie o dimostrazioni almeno un Pugliese?
Quando termina una milonga penso sempre che sia passata un'eternità!Un anno nel tango è una vita, luoghi che aprono e chiudono, tangueros che si affacciano ed altri che scompaiono.
Coppie sulla cresta dell'onda e subito dopo avvolte nell'oblio. Il compas del tango, alcune volte lo avverti sulla pelle.
Grazie Marcela e Stefano per avermi fatto riflettere su quante vite, umori, siano passati negli ultimi, miei primi dieci anni di tango. Ed il tutto per merito di un Homenaje al Maestro Monteleone ed al suo stile.
Vorrei congedare i lettori idealmente sulle note di Bahia Blanca, il classico di Di Sarli ballato con una leggerezza ed una dimensione intima senza eguali di Chicho e Juana.
"Come eravamo"... fra un pò dovrei scrivere anche del "Come Saremo..."

lunedì 30 marzo 2009

Sade/Pasolini


Quattro come numero della morte. Quattro sadici signori, rappresentanti delle quattro sfere del potere, il monsignore (Ecclesiastico), il duca (Nobiliare), l'eccellenza (Economico) e il presidente ( Giudiziario) sequestrano in una villa per 120 giornate un gruppo di ragazzi e ragazze rastrellati tra partigiani per sottoporli ai propri piaceri. Al termine non può che esserci la morte. In un crescendo parossistico di violenze, crudeltà ed efferatezze senza limiti, Pasolini propone il leggendario romanzo sadiano in chiave visiva, catapultandolo all'epoca della Repubblica Sociale di Salò, considerato dall'autore il momento storico del disfacimento assoluto dell'umanità. I quattro gerarchi impongono ai ragazzi un assurdo regolamento che propone promiscuità sessuali, coprofagia, scatologia, sevizie, torture e sadomasochismo, pena capitale per chi non obbedisce. A rendere ancora più assurdo il film, una colonna sonora straniante che nei momenti più drammatici, insostenibili per i più, propone musiche divertenti, allegre e rilassate. Nei gironi di Sade/Pasolini non c'è redenzione o speranza, ma la constatazione che l'umanità si è alienata nei beni materiali e la contemporaneità è il punto di non ritorno. Il regista spinge qui all'estremo la sua riflessione sulla dialettica marxista tra padrone e schiavo non trovando altra risposta che la morte. Quella morte stessa che non gli permise di vedere compiuta la sua opera perchè uno scherzo del destino gli tolse la vita in un'assurda fine all'Idroscalo.
Ancora oggi il film dà scandalo, non a caso nessuna televisione ha mai osato programmarlo: forse perchè non siamo ancora cambiati da 30 anni?

Viaggio al termine della Notte


Non c'è distruzione e morte senza riso, non c'è sangue, carne putrefatta e lordura senza la potenza del verbo. Il verbo soprattutto, quella parola gravida di contra pzione sillabica che in un autodafè sadico si prostra solo al silenzio della punteggiatura. Avevo diciotto anni quando mi sono abbandonato per la prima volta all'euforia folle ed al ghigno mefistofelico di Céline, il più grande romanziere del XX sec. Non ho esitazioni alcune, come non faccio torto a nessuno se parlo di Viaggio al termine della notte come il più grande romanzo del secolo scorso. Un'odissea incredibile fra gli orrori della guerra, lo scandalo della scoperta di un'umanità disumana, dove l'olezzo ed il tanfo dei bisogni corporali si unge dell'assurdità e delle brutalità dei conflitti. Osteggiato in vita, ed anche da morto, da una moltitudine di idioti che ne riducevano la grandezza a causa delle sue scelte politiche, Céline, il dottor Destouches, creato secondo Bernanos da Dio per dare scandalo, è stato il più visionario ed assoluto protagonista della letteratura europea del '900. E con lui a distanza di settant'anni ci perseguita il suo fustigare i costumi e la stupidità umana, ma soprattutto la grandissima prosa di Celine. Parole che si rincorrono, lottano fra di loro creando una musica, anzi una sinfonia, ...la sinfonia della Storia.
Il Viaggio è il suo romanzo che più amo, ma tutti sono straordinari, però andiamo in ordine cronologico, quasi per un climax wagneriano, per accogliere questa prosa che si sfalda e si dissolve.
Una sola avvertenza, dal Viaggio non si esce mai più, è il Maelstrom della Letteratura....
l'Ade del verbo.

domenica 29 marzo 2009

Oceano di suono


Spesso mi capita di imbattermi in prolungate conversazioni sulla musica contemporanea, a 360°, dal pop al rock, al rap, al tango, all'house, alla world music. Ad un certo punto mi chiedono così a bruciapelo, ma che bisogna leggere per capirci qualcosa? Avocando una frequente mancanza di tempo necessaria a consultare riviste, fanzines, siti internet, blog e poliedrici testi. Allora io consiglio un solo libro: David Toop "Oceano di suono". Insieme Bibbia, Vangelo e Scritti Apocrifi. Non dico altro.

Paul Auster: la crisi narrativa di un genio


Stavo guardando distrattamente il TG delle 13.30 su RAI 1, aspettando le immagini della vittoria dell'Italia di Lippi sul Montenegro e quelle della disfatta delle Ferrari. Poi, nella rubrica Benjamin diretta da Riotta, una lunga intervista, per i tempi condensati del TG, a Paul Auster. Un vero e proprio mito per chi ama la letteratura americana ed in particolare newyorkese degli ultimi anni. Chi non ha letto la Trilogia di New York, Timbuctu, Esperimento di verità, Smoke...? L'autore era a Pordenone per un convegno e ricordava come il giorno dell'11 settembre mentre stava aspettando un giornalista radiofonico per un'intervista nella sua casa di Brooklyn, ricevette una telefonata con cui quest'ultimo era costretto a disdire l'appuntamento perchè doveva scrivere in velocità un pezzo per un improvviso incidente alle torri gemelle. Auster si affacciò e vide in quel preciso istante, in lontananza un aereo schiantarsi sulla seconda torre. In quel fatidico istante capì che non poteva essere un attentato. Nei minuti successivi, Auster, che è dotato di uno sguardo profondamente magnetico narra di come l'odore di carne bruciata, la puzza della plastica incendiata e delle macerie fumanti, gli abbia impedito di scrivere. In tre minuti, televisivamente parlando, Auster ha dato involontariamente una lezione di scrittura incredibile. Oggi mi è venuta d'improvviso voglia di scrivere, quanti post partorisco oggi pomeriggio...

Eros e Thanatos: il romanticismo necrofilo di Buttgereit


E' ovvio che non posso consigliare a tutti i miei lettori questa pellicola, perchè eccessiva. Una volta si sarebbe detto, troppo disturbante per il conformismo piccolo borghese, ma la caduta del muro ha abbattuto anche certe espressioni vetero comuniste. E' ovvio che dicendo ciò posso ossessivamente spingervi alla sua visione. Nekromantik: il sogno erotico necrofilo di Jorg Buttgereit. Soltanto in Germania riescono a coltivare simile passioni? La trama? Si parla di un giovane impiegato in una ditta incaricata di raccogliere cadaveri per le strade, che con la sua compagna condivide una strana passione. Collezionare e conservare in formalina arti umani, mutilando le salme. Un bel giorno il protagonista ritorna a casa con un cadavere intero suscitando grande morbosità nella sua donna ed iniziando uno strano triangolo amoroso che lo porterà ad un tragico epilogo. Una volta licenziato dalla sua ditta, verrà abbandonato dalla propria donna che fuggirà con il cadavere. Buttgereit riflette sulle perversioni borghesi e sulla società feticistica di fine millennio attraverso la lente, subdola e perversa della necrofilia. Ne esce un ritratto impietoso e senza redenzione. Eros e Thanatos della visione, ma solo se si ha uno stomaco super forte. Per me comunque rimane un romantico b-movie e mai il regista lo eguaglierà.

Il più sadico dei western: I Quattro dell'Apocalisse


Quanto adoro questo atipico, sadico e crudele tardo western italiano. A parte l'amore viscerale per Lucio Fulci, i Quattro dell'Apocalisse, infarcisce il western alla Sergio Leone di fantastiche venature horror e psicopatiche. La trama: quattro sgangherati con a leader un tosto Fabio Testi, si scontrano con un tostissimo Tomas Milian che fa il verso a Charles Manson. Milian si fa di peyote, scuoia vivi gli sceriffi, stupra le donne ed ammazza infanti. Ma Testi alla fine si incazza e lo fa fuori a rasoiate. Quello che si definisce oggi uno stracult, che addirittura essere promosso in edicola in abbinata con la Gazzetta dello Sport!. A rendere ancora più imperdibile la pellicola una colonna sonora in gran forma di Frizzi, Bixio e Vince Tempera, all'epoca quest'ultimo non lavorava ancora per la Corrida di Gerry Scotti. All'epoca era difficile vederlo perchè addirittura lo bollarono con il vm18anni, una rarità per il western. Recuperatelo e godrete del genio di Fulci e del genio del tardo western all'italiana!

Giudecca da cartolina horror:Nero veneziano


Mixate Il Presagio e Rosemary's Baby, senza avere nè Gregory Peck come attore o essere Polanski dietro la macchina da presa, ma con l'unico vantaggio di una Venezia livida e opprimente quale scenografia. Ne verrà fuori un mediocre risultato, godibile solo per l'ambientazione appunto. Nero Veneziano pellicola del 1978 di Ugo Liberatore ancora oggi, sono passati ormai trent'anni, denota che spunti interessanti e scopiazzature non bastano a sorreggere un intero film, e soprattutto l'idea dell'ingravidamento demoniaco di una vergine da parte del maligno, non fa cagar sotto nessuno. Piuttosto consiglio il film a quanti vanno alla ricerca di quella Venezia minore, decontaminata dalla percezione visiva del turismo medio che la pellicola regala. Esemplare è allora lo sguardo sulla Giudecca, sottile lembo-isola fronte Zattere. Una Giudecca super popolare dove mancano ancora tutti i vip e il Molino Stucky non è ancora diventato l'Hilton Hotel. Cinema di genere, ma con ottime immagini. Ed allora stampiamo delle cartoline, pardon mandiamole ormai via mail, via mms....

I'm your pusher, Curtis Mayfield


Quanti film avete visto della Blaxploitation? Non credo tanti perchè la loro reperibilità è piuttosto ardua. Ma se ve ne dovesse essere capitato soltanto uno, all'80% potrebbe essere Superfly, con la splendida colonna sonora di Curtis Mayfield. E' raro che questo genere di album possa essere pienamente autonomo al di fuori del contenuto visivo, ma questà è una felice eccezione.Ed allora tuffiamoci nell'organo rutilante ed infarcito di ottoni ne Little Child, le chitarre distorte di Give Me your love, per arrivare ad i masterpieces Freddie's Dead e Pusherman. Il soul di Chicago, rispende imbastardendosi dei b-movies polizieschi neri. Il cinema diventa quindi, attraverso una parossistica rilettura della violenza urbana, il veicolo del riscatto sociale per la gente dei ghetti, e mayfield ne fu l'alfiere. Imprescindibile anche questa chiave di lettura per Superfly, ma io amo alla follia la musica, quegli intuiti che diverranno felice manierismo e arguti stereotipi in tanta black music degli anni '80 e '90. Che genio quel Mayfield!

What's going on... Marvin gaye please!


Nessun turbinio di voci e nessun sax imprime così tanta sensualità e voglia di un caldo abbraccio carnale come in What's going on, capolavoro assoluto di Marvin Gaye e della musica pop dello scorso secolo. Forse solo la libidine lasciva e lussuriosa dello stesso Gaye in Sexual healing, può reggere lo stesso passo. Avrò ascoltato il disco protagonista di questo post, centinaia di volte, e non mi annoio nel lasciarmi trascinare dalle melodie contrubanti e dalla voce cristallina, arrogante nella sua bellezza, di Marvin Gaye. Nove tracce di rara bellezza, che rende quasi impossibile farne prevaricare una sull'altra, anche se i miei rates vanno oltre alla title track, anche a Mercy e Inner City Blues. Anche la cover mi mette i brividi: lo sguardo sognante del cantante cui di lì a poco verrà tragicamente spezzata l'esistenza. Numerose sono le leggende circolanti su questo che rimane il più grande successo di sempre dell'etichetta nera Motown, cui rimando i molteplici testi affiorati sul tema. A me resta l'emozione, troppo personale di essere avvolto ogni volta che l'ascolto in quel tappeto sonoro unico e credo che sia forse uno dei pochi dischi per cui valga la pena di "piangere". Piangere per la gioia di un capolavoro irripetibile, per un'esistenza stroncata in anticipo, per l'afflato di un'epoca che non tornerà mai più.

It's a family affair: Il genio di Sly & the Family Stone


It's a family affair. Così recita il refrain verbale più famoso di una leggenda della musica soul: Sly & the Family Stone. Dalla mitica San Francisco degli anni'60 parte questo combo multirazziale, uno dei primi in assoluto, caratterizzato dai fratelli Sly e Freddie, che per lungo tempo dettò influenza in tema di soul, funky, pop di classe, ed anticipando perfino l'hip hop di vent'anni dopo. Tra i successi tracks quali Thank You, If you want me to stay, Love City. Ma io trovo seminale questo ensemble per l'uso spregiudicato del basso in slapping, a distorcere e violentare quel sound ritmico endemico della black music dell'epoca. Un gruppo prolifico che di sicuro raggiunse l'acme nell'album There's a riot goin'on, e, introducendo un'altra digressione tecnica, nell'utilizzo per primi di una batteria elettronica all'interno di un hit: nello specifico Family Affair. A tutti consiglio però di recuperare qualche video di Woodstock e vedere chi insieme a Jimi Hendrix e Santana fu realmente il mattatore di quell'irripetibile appuntamento. Il grande Sly Stone. Triste epilogo, una squallida storia di dipendenza che gettò nell'immondizia creativa, alla faccia di chi dice che la scimmia aiuta, il suo leader, cui diedero il resto forti conflittualità interne. D'altrone la leggenda ci dice che è solo, a family Affair!

sabato 21 marzo 2009

Oracolo tanguero


Venerdì prossimo all'Amusement Park, la storica milonga padovana, si svolgerà una serata in memoria di Maurizio Ennati, uno degli organizzatori del celebre venerdì milonguero a nordest, deceduto qualche anno fa in un tragico incidente. Questa evento mi richiama una lunga riflessione che coinvolge altri due amici, sempre del giro tanguero, scomparsi in simili circostanze, Armando e Massimiliano: come lo vivrebbero oggi il tango?Le sue innovazioni? Le mille scuole ed altrettanti locali che infestano in maniera fungiva il suolo nazionale? Certo ne sono cambiate di cose negli ultimi anni: in primis the way you dance, oggi tutti fanno colgade e volcade, o meglio cercano di farle ed il modello Geraldine/Gavito per vari motivi si è eclissato. Anche se sacche di ortodossi resistono alle mode ed alla usura del tempo. Avrebbero apprezzato le musiche selezionate dai novelli( non in termini anagrafici) d.j. in consolle, pardon al computer? La crisi sta anche spingendo a comprimere più figure in una sola personalità: maestro, organizzatore, dj, trombatore di allieve sole, in un'orgia dionisiaco-milonguera. Ma soprattutto mi interrogo, avrebbero continuato ad amare il tango?

You really got me!


Capita che una grande band per quanto seminale riceva dalla storia ben poco dai suoi frutti. E tutto per vari e validi motivi: mancanza di sex appeal, congestione di grandi band, profonda innovazione. Il caso dei Kinks, che con You really got me spodestarono dal trono delle charts anche i Fab Four. Nel riff satanico in cui attacca il pezzo, nel refrain c'è la quintessenza dell'hard rock e dell'Heavy a venire. Ma siamo solo nel 1964. Era troppo avanti il genio di Ray Davies. Oggi ad oltre quarant'anni di quel fecondo parto, in una fresca giornata primaverile mi godo per l'ennesima volta quel riff da leggenda. YOU REALLY GOT ME!

Dark Star & LIve Dead. The Parable of Grateful Dead


La torrenziale potenza degli album dal vivo. La torrenziale potenza dei Grateful Dead. Una semplice equazione per quella che forse è stata una delle più grandi band open door del pianeta. Jerry Garcia ed i suoi hanno rappresentato il controcanto oscuro, sadico, nerocosmico della psichedelia ridente e sognante della Baia. Live Dead è uno stupendo doppio vinile del 1969 che immortala il fulgore di un combo rimasto per sempre nei cuori di chi ama il lato nero della psichedelia.
Il country blues più tradizionale viene violentato dalla chitarra e dalla voce selvaggiadi Garcia, proiettato verso l'infinito, il nulla, il percepire un medley di sensazioni che picchettano l'epidermide. Siamo nei territori di Dark Star il capolavoro ogni epoca. Il momento sublime in cui ci sediamo di fronte all'infinito per riflettere su di noi, usando come metronomo il battito cardiaco, stemperato in un trip lisergico. What an attitude!

Silver Surfer, l'araldo dell'infinito


L'ansia di libertà, dalle costrizioni e convenzioni borghesi, incrociata con il rutilante edonismo visivo della Pop Art e la controcultura dei sixties. Un humus profondo e denso per il più solitario ed innovativo personaggio dell'universo Marvel: SILVER SURFER! Norrin Radd ha offerto la propria vita in cambio della salvezza del suo pianeta e riceve dal distruttore dei mondi Galactus, una dote di poteri illimitati. Ma il corredo comprende anche una pelle argento sfolgorante ed una semplice minimale tavola da surf con cui solcare i silenzi dell'universo. Abbastanza per farne un grandissimo personaggio, che si nutre dei problemi dei giovani del '68, alla vigilia di eventi forieri di mutazioni socio - comportamentali gravidi di ferite insanabili nel rapporto con la società. Surfer è sempre tormentato, e soprattutto vive nell'incapacità di farsi accettare in pieno ( o parzialmente) dagli abitanti dei mondi che cerca di salvare, il dilemma di chi non riesce ad accettare in primis se stesso. Numerosi i cross over nell'universo Marvel, dai Fantastici Quattro a Spider Man, Hulk fino al mondo DC con Superman e Green Lantern. Nei miei ricordi esiste sempre un posto per un'immagine: Surfer che abbandona la scena in solitudine sulla sua tavola. Nostalgia.

Il marchio di KRIMINAL


La storia ha voluto sancire in termini di vendite, Diabolik, quale numero 1 del fumetto nero italiano, ma con tutto il rispetto, per me, the number one is: KRIMINAL! Max Bunker e Magnus, in piena temperie pop art e dolce vita, creano nel 1964 questo magnifico personaggio di criminale, ladro ed inguaribile seduttore, dotato di una personalità unica per la sua complessità nell'epoca. A parte lo strepitoso costume, morbosamente erotico, Kriminal si muove in ambienti iper corrotti, una vera giungla dove tutti sono colpevoli e pagano il fio di esistenze spregiudicate. Come in Diabolik, il protagonista Anthony Logan ha una esistenza tormentata e trova il suo alter ego nell'antagonista-poliziotto, Ginko in Diabolik, ivi Milton di Scotland Yard. Certe volte rileggendo i vecchi albi sembra quasi che Kriminal sia un James Bond nero, data la sua voracità sessuale e l'aria da fottuto sbruffone. Qualcuno impegnandosi potrà recuperare anche due pellicole, gratificate da splendide musiche e colori pop, l'omonimo Kriminal è del maestro Umberto Lenzi. Molte le censure che ricevette all'epoca, ma il grande Magnus è sempre stato al di là del bene e del male.

Le predicazioni sui generis di PREACHER!!!


Una delle più grandi coppie di fumettisti americani della DC Comics, lo scrittore Garth Ennis, ed il disegnatore Steve Dillon, nel 1995 danno vita ad uno dei più importanti fumetti degli anni'90, il leggendario Preacher. 75 albi che narrano le avventure di Jesse Custer, uno spiantato predicatore texano che è il frutto di una incresciosa relazione fra un angelo ed un demone, di conseguenza dotato, al di là del bene del male, di un potere quasi simile a quello di un Dio. Custer viaggia attraverso gli States, per incontrare soprattutto se stesso, ed in questo percorso accompagnato dalla sua donna e da un simpatico vampiro irlandese alcolizzato!, ne fa di tutti i colori, e ne incontra di tutti i colori. Tra sette che addiritttura presumo di discendere da Cristo, serial killer e perversi assassini, Preacher è un tentativo riuscitissimo di mixare i temi religiosi con il western decadente degli ultimi anni. Un comic straordinario che consiglio a tutti, per comprendere quella strana cultura messianico-country che attanaglia l'America di fine secolo.
Hail to Preacher!