lunedì 11 marzo 2013

Festival Internazionale di Tango Argentino di Padova. Alberto Muraro: Il motore del festival si accende con la passione per il tango, che si traduce nel proporre sempre novità, da affiancare ad iniziative consolidate.






Un bel salto nel tempo. Tredici anni sono una eternità se misurati con il metro del tango. Oggi conversiamo con Alberto Muraro , organizzatore con Marta Lorenzi,  di grandi eventi tangheri, pioniere con il suo Festival Internazionale di Tango Argentino di Padova delle kermesse nel Belpaese. Una chiacchierata che sa tanto di madeleine prussiana e che serve a rinfrescare la memoria sugli albori del fenomeno tango in Italia. Tra l'altro forse proprio ad Alberto si deve la paternità a livello cronologico della prima maratona su suolo tricolore. Un grande appassionato di tango argentino, un universo approfondito con studio e viaggi a Buenos Aires e sopra tutto un grande cultore e conoscitore della musica, amante dei concerti dal vivo con proposte interessanti anche a livello didattico. Ricordo un bellissimo seminario sulla storia ed evoluzione del tango a cura del leggendario Roberto Alvarez e dei Color Tango. Ad Alberto attribuisco una grande perspicacia ed una capacita' di ironizzare e smitizzare sul fenomeno tango unica. Un viaggio affascinante nella storia del tango in Italia che non poteva non fare tappa a Padova. Una scelta obbligata. Buona lettura.
Il grande pubblico ti riconosce soprattutto come l'organizzatore del Festival Internazionale di Tango Argentino di Padova. Quale il segreto del successo di questo evento?
Piu' che il grande pubblico, mi conosce chi è nel tango da molto tempo.Il festival di Padova (PD Tango) nasce nel 2000 ,una delle 3-4 manifestazioni del settore in Italia all'epoca. Ha mantenuto delle caratteristiche originali e nel contempo "di nicchia", che ne fanno un festival prettamente divulgativo , in particolare a livello locale, e atipico, con iniziative che escono dal clichè SMS(Stages-Milongas -Shows) Il successo non è pertanto dettato dalla capacità di attrazione di appassionati ma dalla diffusione della cultura del tango a 360°(dalle mostre alle conferenze,dai concerti alle degustazioni, alle milonghe in piazza). Voglio pensare che se a Padova il tango è di casa,con concerti ,spettacoli,iniziative, oltre una dozzina di scuole stabili(e infiniti corsi...) e si balla pressocchè tutte le sere, il merito sia anche del festival(me la tiro un po' n°1), oltre  che delle tante associazioni attive sul territorio,che tra l'altro hanno ottimi insegnanti.
Nonostante tutte queste edizioni la tua passione rimane intatta?
E' sempre piu' difficile e gravosa l'organizzazione(sarà l'età...).La preparazione dell'edizione seguente parte appena finisce il festival,se non prima. Con Marta,l'altra metà di "PD tango", cerchiamo ogni anno di tarare l'impegno sulle nostre forze e capacità, pero' il motore del festival si accende con la passione per il tango, che si traduce nel proporre sempre novità, da affiancare ad iniziative consolidate. E' cosi' che siamo riusciti ad arrivare all'edizione n.14! (me la tiro un po' n°2) 
Il " mestiere dell'organizzatore" spesso risulta uno dei meno gloriosi nel mondo del tango? Come ci si costruisce un potente parafulmine per respingere critiche del pubblico, capricci degli artisti, problematiche di carattere logistico-pratico?                                                                                     
Credo che l'organizzatore sia visto troppo spesso come un businessman senza scrupoli, quando piu' frequentemente è un appassionato che spesso desidera avere un ruolo  magari di prestigio, o piu' semplicemente proporre le proprie idee, nel mondo del tango, mondo che si è evoluto principalmente nell'area dell'associazionismo e volontariato.E' un aspetto complessivamente positivo,ma  indubbiamente ha anche dei limiti legati alle professionalità necessarie all'organizzazione di grandi eventi.Sembra retorico ma il parafulmine a critiche e problemi sta nel credere nella propria proposta, punto ed basta. La nostra manifestazione non necessita di grandi nomi ma di professionisti che siano in sintonia con lo spirito della proposta, che accettino di "mescolarsi  al pubblico".I "capricci" sono banditi in partenza!Diverse sono le problematiche logistico pratiche che nel nostro caso riguardano anche i rapporti, buoni ma sempre farraginosi, con le istituzioni.     Siamo oramai una delle manifestazioni tradizionali dell"Estate Carrarese" a Padova ed il limite-problema si riassume in un...complimento (me la tiro un po' n°3), ricevuto dall'assessore alla Cultura del Comune di Padova:"Loro(noi,PD Tango) fanno una cosa bellissima , con pochissimi soldi!" ecco appunto...il budget!
Quali sono secondo te gli elementi che rendono grande un evento? Artisti di fama internazionale, splendide location, pubblico internazionale, livello alto di Tangueros...?
Come ben sai la nostra proposta è atipica, per durata(da 8 a 10 giorni) e finalità',per cui il mio giudizio è legato a questa specificità .La nostra mission, come si dice ora,è dalla prima edizione:"far conoscere il tango ai padovani e Padova ai tangueros" per cui i luoghi del festival sono importanti.Direi  pero' che l'elemento principale che rende grande, o meglio , interessante un evento, sono le idee o le novità. L'idea di fondo "rivoluzionaria" per le nostre finalità, è far  vedere e far apprezzare al grande pubblico il tango ballato da gente normale come me e te(vabbè tu sei una star della consolle). Chi vede gli artisti sul palco pensa:"che bravi!".Chi vede il proprio elettricista ballare in piazza dice"quasi quasi provo anch'io!".                                               
Spesso chi frequenta i festival  o segue un maestro, o li considera un ritrovo per ballare ad un certo livello, anche se i partecipanti alle lezioni e e alle serate ,diversamente dalle maratone, sono un po' di tutti i livelli( aggiungo:giustamente!).                                                                                                            Si rischia comunque di entrare nel clichè SMS di prima, perfetto per una convention di appassionati(magari rinchiusi in uno splendido hotel sulla tangenziale), ma non per noi.                
 Nel nostro caso l'obiettivo è allargare la base dando la massima visibilità al nostro "movimento", mettendolo appunto letteralmente in piazza.                                                                  Da sempre si tende a considerare "grande" un festival per i numeri(=presenze in milonga) ed è del tutto plausibile. Per scelta pero',le milonghe di PD Tango , che nella nostra ottica non sono cosi' rilevanti rispetto ad esempio al ballo in piazza o a iniziative di matrice culturale, sono di dimensioni medio piccole(150-300 partecipanti).E' il principio per cui ad una festa di matrimonio, con 100 persone alla fine conosci tutti , con 1000 ti riduci a stare  al tuo tavolo da 8  (io comunque odio le feste di matrimonio).                                                                                     
Prima parlavo di novità:siamo orgogliosi di aver "scoperto" artisti come gli Otros Aires o i fratelli Macana(me la tiro un po' n°4),  come di aver dato visibilità "festivaliera"a libri come "Lezioni di tango raccontate da una principiante" o "Tango in scatola"o aver proposto la mitica" 24 ore"o il format "Degustango".E per l'edizione 2013  abbiamo altre piccole/grandi idee... Devo dire a questo proposito che , grazie a Marta, i media (locali e non)ci seguono sempre con molta attenzione ed è un aspetto molto importante, che accresce la caratura di PD Tango. Questo puo' avvenire piu' facilmente in una città delle dimensioni di Padova, ma solo trattando il tango nella sua accezione  culturale piu' ampia (ed in forma originale), dalla musica, alla letteratura all'arte in genere.Nel 2006 mi sono trovato a Buenos Aires ad un convegno di organizzatori di Festival(me la tiro un po' n°5), . Giustamente l'organizzatore del piu' grande festival europeo di tango argentino all'epoca,che per altro è quasi esclusivamente musicale(Granada),puntualizzava che molte rassegne avrebbero dovuto titolarsi "festival di tango danza" presentando in programma esclusivamente questo aspetto.In Argentina, è un aspetto poco conosciuto credo, gli appassionati di tango che ballano sono una minoranza. Ovviamente da noi il "veicolo di contagio" è il ballo, pero' troppo spesso ci si ferma lì a discutere della nuova star in pista,di tango nuevo o milonguero,codigos, sacadas e volcadas. Per gustarsi il tango appieno forse c'è dell'altro.
Il calendario degli eventi tangueri risulta sempre più fitto. Come si riesce organizzare un evento di grande portata nonostante l'offerta enorme di milonghe, festival, maratone?
Cerchiamo appunto di proporre qualcosa di diverso:ballare al cortile di palazzo Moroni o in Piazza dei Frutti è unico.In passato i festival erano occasioni per una full immersion nel tango.Adesso anche una realtà viva ma piccola come Padova offre innumerevoli opportunità di ballare e studiare tutto l'anno ,tanto piu' che nel raggio di un'ora d'auto le proposte si moltiplicano
Come giudichi il rapporto con gli artisti con cui lavori ( ballerini, dj)? Preferisci che lavorino in esclusiva con te nell'area limitrofa alle tue locations?
A parte il festival, e "Terme Tango",organizziamo milonghe sporadicamente per cui non ci poniamo il problema, ci adeguiamo alle esigenze degli altri organizzatori.Diverso è il discorso per i Maestri del festival:stiamo attenti a non replicare le proposte che ci sono già sul territorio.
Quale è l'evento o l'edizione a cui sei più legato? Quali gli artisti con cui hai un rapporto più stretto?
Direi "La Rosa Rossa" omaggio a Pugliese nel 2005 con le orchestre Imperial e Color Tango, se non altro perchè ho conosciuto e ospitato Lidia(la vedova di Osvaldo) che cucina un ottimo Locro(e dopo insisteva per lavare i piatti, a proposito di artisti che fanno i capricci) Tralasciando le molte amicizie con coppie di maestri (ho adottato come fratello minore Matteo Panero) ,un rapporto speciale è con il Maestro Alvarez e i Color Tango che ci hanno dedicato addirittura un tango "Hotel de las orquestas" (me la tiro un po' n°6), Anche se non ci vediamo spesso, la stima  e l'affetto sono sempre presenti e per me è un onore.
Cosa ti da' più soddisfazione nell'organizzazione di un evento? 
Al di là del piacere che leggi nelle persone che lo frequentano, direi proprio la possibilità di lavorare in sintonia con gli artisti. Sono un insegnante( di tango e non)mi ritengo un "divulgatore", pero' con loro qualche volta gioco a fare l'artista anch'io
Cosa ti fa più arrabbiare?
Chi, alla Cumparsita della milonga di chiusura, che di solito è in piazza e termina alle 23.30-24.00, dopo 8-10 giorni di festival ti chede:"è già finita la serata?"
Con quali artisti avresti voluto lavorare ma non ci sei mai riuscito?                                              
Col  Sexteto Milonguero: sono il rock del tango e mi piacerebbe portarli a suonare in piazza
Quali consigli daresti a chi per la prima volta vorrebbe organizzare un evento di tango?               
E' un mezzo decalogo che a grandi linee mi è stato richiesto da poco da  amici per me importanti, per cui è una bella responsabilità: 1)pensa innanzitutto qual 'è il tuo obiettivo            2) cerca di fare una cosa diversa per distinguerti dalle altre proposte 3) coinvolgi le realtà locali(tanguere e non)  4)informati da chi ha già esperienza e di cui hai fiducia, e magari senti "campane"diverse  5)fai una cosa semplice ma onesta.
E' possibile realizzare eventi in sinergia con altri organizzatori? Ti piace partecipare ad eventi non tuoi? 
Lavorare in sinergia con altri organizzatori, anche non tangueri, è un nostro fiore all'occhiello(me la tiro un po' n°7), .Sembra difficile , ma se c'è unità d'intenti, disponibilità ed empatia, dà risultati eccezionali. Inoltre da sempre, pur essendo un po'"autarchici" dal punto di vista organizzativo, abbiamo cercato di coinvolgere  altre associazioni nel festival ed ora anche nell'esperienza di Tango tribu'. Come fruitore mi piace andare , quando posso, ad altri eventi,con lo spirito della gita fuori porta,magari con excursus gastronomico.Per questo cerchiamo di coinvolgere nelle uscite anche i nostri Cochabambini e Cochabambine               (Gli allievi della ns associazione Cochabamba444)

Ed ora quattro domande " fuori dagli schemi".Quale evento non tuo avresti voluto organizzare?
Il festival di Tarbes,ma mi accontenterei di andarci, prima o poi
Preferisci i festival o le maratone, e perché ?
Delle maratone mi piace l'idea che danno di una passione"inarrestabile", spesso pero' hanno criteri selettivi che non condivido.Per i festival dipende dalla proposta...Tra le due dovrei dire maratona, visto che  l'ho inventata io (nel 2000,me la tiro un po' n°8), e sei stato anche tu protagonista: la 24 ore di Tango al Caffè Pedrocchi .Ecco, baratto il festival di Tarbes di prima con la riedizione della 24 ore al Pedrocchi!(ma senza denunce penali)
Come giudichi complessivamente il livello delle milonghe e dei grandi eventi italiani? Migliore o inferiore rispetto a quello europeo?
Il tango ha bisogno di sedimentazione progressiva, per cui sul territorio nazionale vedo differenze anche notevoli in milonga nel livello di ballo e nella qualità delle proposte. Ma la passione che si respira è la stessa. In Italia si abusa del termine festival e questo nuoce talvolta alla qualità della proposta. Anche se effettivamente il dizionario riporta alla definizione di festival:"Festa popolare con musica, canti e balli" io preferisco:"una manifestazione che comprende una pluralità di spettacoli nell’ambito di un coerente progetto culturale effettuato in un arco di tempo limitato ed in un medesimo luogo".In tutti i casi, a parte innocenti(spero) "improvvisazioni" il livello delle proposte è mediamente discreto(gli insegnanti, di scuola, non di tango, sanno cosa vuol dire).In Europa mi è capitato di frequentare piu' facilmente miloghe che festival, ma ho avuto modo di notare il fenomeno che chiamerei Isolafestival .Cos'è l'Isolafestival ?   E' una rassegna anche di livello, in una città (non sto parlando di luoghi turistici dove ha un senso) dove il tango non è radicato particolarmente, per cui prima e dopo la rassegna, di fatto, il tango sparisce o è per pochi intimi( e trovare una milonga è un'impresa).Per il mio modo di vedere,se una rassegna non lascia uno strascico positivo sul territorio, ha fallito almeno in parte.Per inciso,noto che anche nella culla del tango, Buenos Aires, fioccano i festival (adesso ogni quartiere ne DEVE avere uno!).Sinceramente nell'ottica esposta precedentemente,non ne vedo la necessità, ma credo che pensino  di copiarci un business di fatto inesistente
Secondo te nel tango esistono dei clan? La loro presenza può risultare determinante per il successo o il fallimento di un evento? 
Sono nel tango da oltre 15 anni (me la tiro un po' n°9), e molte cose sono cambiate o si sono evolute:ci sono linee diverse,proposte diverse,stili diversi e sicuramente "aggregazioni"di vario tipo.Dovrebbe essere una ricchezza e non un limite.Da organizzatore e fruitore spero che il successo o meno, sia dettato dalla bontà della proposta: ovviamente non è sempre così.

Peter Greenaway...giocando diabolicamente con l'acqua





Si può amare alla follia un regista solo per la qualità delle sue immagini, non tenendo in considerazione alcuna il plot narrativo?

È una scelta quasi obbligata se si parla del genio Peter Greenaway. La sua produzione filmica, artistica, è lussuregginate nel sue vortice barocco di immagini, nella sua concatenazione astratto – matematica dei segni. Mi ricordo una bellissima mostra sul regista inglese agli antichi granai della Giudecca a Venezia, credo fosse stata allestita nei primi ’90. Lì si proiettava un film incredibile, Giochi nell’acqua, che in lingua originale si intitola Drowing by numbers, ovvero fa riferimento a quei puzzle colorati numerati che disegnano i bambini. Lo shock è stato forte. Le immagini, l’acqua uno degli elementi che narrativamente meglio rendono il pensiero di Greenaway mi avevano travolto. Era come se ogni singolo fotogramma avesse una lettura ed una vita a sé stante. La trama, che spesso nei suoi lavori è marginale, quasi scompariva, inghiottita dall’alchemico conteggio della bambina che compare ad inizio film. 

Tre donne, nonna, madre e nipote, che equivalgono altresì alle tre età della vita sono legate fra di loro da un cordone ombelicale strettissimo: lo stesso nome , il medesimo delitto ( tutte e tre hanno ucciso il rispettivo marito) e lo stesso uomo desiderato ( il medico legale). Quest’ultimo verrà ucciso e sacrificato idealmente dalle tre donne in una cerimonia notturna, … la notte è un altro topos di Greenaway dove si disperdono le ceneri dei consorti… e lucean le stelle e la bambina continua a saltare la corda contando cento astri. Greenaway si ama o si odia, ma per provare un sentimento così intenso bisogna abbandonarsi alle sue riflessioni. È un giallista delle immagini, dissemina i suoi film di tableaux vivants, rievocazioni pittoriche, riferimenti e citazioni colte. Il piacere sta nel sublimare con l’occhio l’estasi delle immagini , immagini che si auto completano e si autoalimentano senza bisogno di nutrimento narrativo. 

Non è un regista facile, bisogna aver secondo me almeno sostenuto 3-4 esami di storia dell’arte moderna e barocca per comprenderne almeno  in parte i suoi giochi mentali…ma se per una volta pensiamo alla possibilità che un film riesca ad assumere la dignità e la possanza espressiva di un quadro, allora non possiamo che gioire davanti a Greenaway. Ed immergerci, annegare nell’acqua per rinascere a nuova vita. Come se questo sacro liquido ci riportasse indietro alla cascata amniotica, al mistero dell’esistenza. 

Un mistero che rimane forse un gioco… un terrificante gioco alchemico di vita e morte.

SpectraSoul: ritornano i fantasmi del Drum 'n' bass




La gloria del Drum ‘n’ bass che fu rievocato con un album di gran classe. Gli SpectraSoul, un duo di Brighton, località di culto per la musica sotterranea inglese, tirano fuori dal cilindro un lavoro sontuoso dove magniloquenti e seducenti voci soul si intrecciano con le sonorità cupe e piene di groove della jungle di fine millennio.  

Puro crossover tra generi, in ritardo forse di 10 – 15 anni ma dalla carica irresistibile. Ci si avvita idealmente sulle piste e i ritmi che infiammarono la Gran Bretagna nella scena più alternative  celebrata da un campione indiscusso come Roni Size. È il suo fantasma quello che aleggia in Delay no more, questo il titolo dell’album degli Spectrasoul. 

Una onda elettronica a singhiozzo,non urlata ma coinvolgente in un afflato pan – naturalista, come se stessimo celebrando un rito e l’alba di un nuovo millennio. AL di là delle mode e delle tendenze attuali un album da avere e da ascoltare ripetutamente. Anche solo per andare indietro in un’epoca ormai lontana, dove elettronica voleva dire libertà di pensiero e non sguaiato urlo commerciale.

giovedì 7 marzo 2013

Masters at Work : house con l'anima





Basterebbe il remix  di Ran Kan Kan a fare di questo quadruplo album un  must nella discografia di qualsiasi appassionato di sonorità a cavallo fra i due millenni. The 10 Anniversary Collection dei newyorchesi  Masters At Work, ovvero Louie Vega e Kenny Dope Gonzalez é uno scrigno che riversa gemme a ripetizione. 

L'inizio é folgorante, Love & Happiness, pura estasi sonora suggellata dalla voce di India. Mai la grande mela é stata così seducente… per non dire di The Nervous Track, e la sua cascata di breakbeat e garage… un preludio ad uno dei capolavori house ogni epoca, The bomb prodotto dei The Bucketheads. Questo lavoro é davvero un cocktail esplosivo di sonorità calde ed ipnotiche, avvolgenti e fluide, bellezza allo stato puro. 

House dal lato umano e non freddi processi digitali senza anima. Da avere!

The Garden... il giardino di Derek






In The Garden,Derek Jarman ha una sua mansione dentro il personale status di sogno, come uomo accerchaito dall'agonia e dal terrore nel letto, piazza se stesso in una maniera più simbolica all'interno dentro il testo filmico e come sottolineò Tilda Swinton in un'intervista ad Art Scribe, le pareva di avere effettivamente lavorato in un sogno del suo direttore, non potendo oltre un certo limite decodificare i significati delle azioni non avendo il codice interpretativo delle azioni del regista. 

La sequenza della morte di Cristo è un tour de force del montaggio, usando riprese in Super 8, che compendiano la qualità specifica del colore di questo formato e luce e fotografie con tempi lunghi e riprese iterate, girando dei fotogrammi insuperati nella loro vigoria e bellezza di spirito.

La conversazione angelica di Derek Jarman





In The Angelic Conversation le idee sopraggiungono dopo le immagini. Subito balza all'occhio la novità stilistica di Derek Jarman che si avvale per la prima volta in un lungometraggio del nastro magnetico e della pellicola confezionando il primo di una serie di ibridi che convincono la critica ad asserire che non si tratta realmente di cinema, un problema di difficile risoluzione per l'interpretazione gnoseologica della sua produzione fino ad arrivare all'inclassificabile Blue. Ossia prima filma in Super 8, per poi passare, attraverso il video, ai 35 mm e tramite escamotage tecnici rinviene un originale mezzo per dare al flusso di immagini un ritmo rallentato e frazionato , quasi una successione di diapositive in movimento, e proiettando intere sequenze alla velocità filmiche la sospensione del tempo, che é una proprietà specifica del quadro, affascinato dalla commistione delle arti, nel sogno di creare una opera d'arte totale. 

L'incipit aveva icone dell'industrializzazione , il panorama più familiare all'artista, la macchina che brucia, la croce relazionata alle industrie in una sorta di occhio bunueliano, discordante espressione del sacro in un aspro habitat naturale deteriorato dalle taniche arrugginite e dai fumi delle fabbriche, un Eden rovesciato. Entrano impetuosamente poi due topos junghiani come il viaggio notturno e le grotte, che sono siti dove si avviano le analisi, le riflessioni meditative sulla propria condizione esistenziale, la conoscenza, luoghi dove il mondo potrebbe essere accomodato in una dimensione esatta, avulsa dai compromessi della realtà esterna. E'una sorta di liturgia, dove lo sprofondare, é come in Rimbaud, la discesa nel lato opposto che é inevitabile e necessaria per risorgere a nuova vita, purificarsi attraverso il male e la morte spirituale e morale come pass salvifico. 

Dove si presenta l'acqua c'é l'abluzione , il lavaggio rituale della terra  e il sole che sorge, ravvisando in questo uso dell'ossimoro acqua - fuoco lo zampino del regista russo Tarkovskij. La sequenza finale del film con il radar, che all'inizio pareva intimidatorio, ed ora é dissimulato dai fiori, delinea il percorso circolare del film, speculare all'ottica non teleologica e progressista del regista.

BaTaCongress, Tommaso e Paola: fare tutto con passione e entusiasmo, puntando sempre alla qualità e valutando anche la possibilità di rimetterci in tutti i sensi, purtroppo i calcoli statistici non sempre valgono in questo campo, ma sulla distanza queste scelte pagano sempre





Dopo una pausa riprendiamo le interviste agli organizzatori di grandi eventi tangueri. Puntiamo il nostro navigatore a Sud e scendiamo a Bari con Tommaso e Paola, la coppia deus ex machina del Bari Tango Congress, un evento che rapidamente é diventato un riferimento per gli appassionati. Un festival che, come rivelano le parole degli organizzatori é giovane ma di grande ambizione e qualità degli artisti proposti. Ed allora conversiamo con Tommaso e Paola per scoprire i tasselli necessari a creare una grande kermesse. Buona Lettura


1) Il grande pubblico ti riconosce soprattutto come
l'organizzatore del Festival Internazionale di Tango
Argentino di Bari. Quale il segreto del successo di questo
evento? Nonostante tutte queste edizioni la tua passione rimane intatta?

R: In realtà il nostro festival quest’anno sta
giungendo alla terza edizione, ma già dalla seconda
edizione abbiamo la netta sensazione che la gente lo
riconosca come il BataCongress. Si tratta di un festival
giovane ma di grande ambizione e qualità , non fosse altro
che per la fama degli artisti invitati dai maestri e
ballerini ai dj’s, per la loro bravura e professionalità
, per la cura dell’organizzazione in ogni dettaglio, per
la scelta di locations di ottimo livello, idonee ad ospitare
i partecipanti durante gli stages e le serate come il
Centro Congressi dell’ Hotel Barion e il PalaMartino una
struttura di inizio secolo in stile liberty completamente
recuperata dalla sovraintendenza ai beni architettonici, con
600 mq. di pista in parquet e tanto spazio per la gente, 
per i momenti di attrazione extratango che hanno creato un
clima rilassato e divertito e non ultimo per la
disponibilità e la cura che tutto lo staff
“eccezionale” del BaTaCongress ripone
nell’accoglienza di partecipanti ed artisti. Possiamo dire
che dopo dodici anni vissuti inseguendo e osservando tutti i
maggiori festival, ne abbiamo tratto proficue e preziose
indicazioni, che ci hanno permesso di realizzare un evento
di ottima qualità e di sicuro impatto.

2) Il " mestiere dell'organizzatore" spesso risulta uno dei
meno gloriosi nel mondo del tango? Come ci si costruisce un potente parafulmine per respingere critiche del pubblico, capricci degli artisti, problematiche di carattere
logistico-pratico?

R: Che sia faticoso è vero! inglorioso non saprei,
poiché non cerchiamo gloria, ma solo gratificazione nel
realizzare un evento di pregio nella nostra città. In
generale l’organizzatore si prende carico di tutto, ma
ahimè non sempre riesce a prevedere tutte le possibili
variabili. Chiaramente se la critica la si riceve come
propositiva, in linea di massima è ben accetta e serve
sicuramente ad apportare i correttivi necessari, ma quando
è ingiustificata e pretestuosa diventa inaccettabile. Il
consiglio è di non scoraggiarsi mai, anzi di far prevalere
la voglia di continuare a fare bene e farlo con passione.
Alla fine se fai questo, sicuramente si superano le critiche
giustificate e ingiustificate, le difficoltà e gli
imprevisti che normalmente si presentano e sicuramente 
gratificazione e soddisfazione non tardano ad arrivare, per
noi è stato così e siamo sicuri che lo sarebbe per
chiunque facesse questo.

3) Quali sono secondo te gli elementi che rendono grande un evento? Artisti di fama internazionale, splendide location, pubblico internazionale, livello alto di Tangueros...?

R: Certamente, sono tre fattori importanti che non possono
essere tralasciati , in primis poniamo gli artisti che
devono essere di grande prestigio, senza però escludere la
possibilità che vi si possa far partecipare anche delle
giovani e valide realtà, è l’unica maniera per far
emergere artisti meno conosciuti ma di sicuro talento. La
scelta delle location merita un discorso a parte , come
accennavo prima , questi 12 anni di frequentazioni
festivaliere ci hanno fatto fare un sostanzioso
apprendistato in piccoli e grandi festival, alcuni
pretenziosi nella scelta di location lussuose ma del tutto
inadeguate allo scopo, altre meno pretenziose nella ricerca
di sontuosità ma sicuramente più attente alle esigenze
dei partecipanti. Per quanto attiene al livello tecnico dei
tangueros , bene se questo è alto inutile dirlo ben venga,
siamo a nostra volta e prima di tutto dei tangueros e
amiamo ballare, per fortuna il livello di queste due
edizione è stato sicuramente buono sia per la presenza di
ottimi tangueros nostrani sia per la presenza di visitatori
altrettanto eccezionali. Vorremmo tuttavia ricordare che
siamo stati tutti dei neofiti e che non ci sarebbe futuro in
tutto questo se non ci fosse sempre un maggior interesse da
parte di nuove leve, che il compito di creare nuove leve
non è solo dei maestri o degli organizzatori ma di tutta
la comunità tanguera, per stare tutti insieme in un
clima rilassato e senza eccessive barriere, evitando 
circoli ristretti che allontanano la gente dal tango.

4) Il calendario degli eventi tangueri risulta sempre più
fitto. Come si riesce organizzare un evento di grande
portata nonostante l'offerta enorme di milonghe, festival,
maratone?

R: Oggi abbiamo raggiunto un livello tale in cui l’
offerta supera la domanda e ciò in molti casi va ad
incidere sulla qualità dell’evento e ne rende più
difficile l’organizzazione, soprattutto quando parliamo
di festival o di comunque di un evento di alto valore
artistico, diventa difficile prevedere l’ afflusso di
gente e contenere i costi diventa problematico. Penso che
vada fatto un distinguo tra l’organizzazione di una
milonga, un festival, un raduno o una maratona, tutte sono
forme validissime e necessarie di aggregazione e
socializzazione tanguera, ma con costi di gestione un
tantino differenti tra loro, quindi pensiamo che vadano
rivisti i costi che la gente sostiene per parteciparvi, è
un discorso di onestà.

5) Come giudichi il rapporto con gli artisti con cui lavori
( ballerini, dj)? Preferisci che lavorino in esclusiva con
te nell'area limitrofa alle tue locations?

R: Il rapporto che abbiamo con gli artisti che scegliamo è
improntato sul rispetto reciproco, valutiamo insieme al
loro valore artistico anche la loro professionalità e non
ultimo le loro doti relazionali, e umane, in alcuni casi
sono artisti con cui abbiamo approfondito conoscenze
personali, ma questo senza che vada ad incidere sul rapporto
professionale.
La comunità tanguera in cui ci muoviamo è molto
prolifica ma non enorme è questo il motivo che ci porta a
preferire un rapporto di tipo esclusivo con gli artisti con
cui lavoriamo, e questo per salvaguardare l’evento che
realizziamo e di conseguenza l’artista stesso. 

6) Quale è l'evento o l'edizione a cui sei più legato?
Quali gli artisti con cui hai un rapporto più stretto?

R: Come dicevo, saremo quest’anno alla terza edizione, 
non posso che essere legato a tutte e due le precedenti
edizioni, ognuna ci ha lasciato soddisfazioni e insegnamenti
per le prossime edizioni, oguna ha avuto artisti di grande
spessore e valore artistico a cominciare dalla coppia
Sebastian Arce e Mariana Montes ormai un riferimento del
nostro festival e proseguendo con Esteban Moreno e Claudia
Codega , Marcela Guevara e Stefano Giudice e ancora Ruben e
Sabrina Veliz e ospiti speciali come Fabian Peralta e
Josefina Bermudez, tutti i dj’s che ne hanno fatto parte e
altri straordinari artisti che abbiamo invitato in altre
occasioni e a cui siamo molto affezionati, come Sebastian
Achaval e Roxana Suarez , Matteo Panero e Patricia Hilliges,
Sebastian Jimenez e Maria Ines Bogado, Josè Halfon e
Virginia Cutillo, Riccardo Barrios e Laura Melo, los
hermanos Macana , Ariel Ardit con la sua orchestra e tanti
altri con cui in questi anni abbiamo organizzato eventi
sensazionali.

7) Cosa ti da' più soddisfazione nell'organizzazione di un
evento?

R:Il risultato finale ovviamente, vedere l’entusiasmo
della gente che partecipa ad un workshop che assiste ad uno
show, che balla senza stancarsi nelle milonghe, che ride,
scherza, fa amicizia, interagisce con tutti e che
soprattutto si rilassa. Sentirsi parte di loro e sapere che
se questo sta avvenendo è anche un po’ merito tuo e che
la gente te lo sta riconoscendo, credo sia la migliore
ricompensa.

8) Cosa ti fa più arrabbiare?

R: L’ arroganza, la supponenza, la maleducazione, di chi
non ha rispetto per il nostro lavoro e soprattutto per il
lavoro e l’impegno di chi sta lavorando insieme a noi e
per tutti quanti gli altri.

9) Con quali artisti avresti voluto lavorare ma non ci sei
mai riuscito?

R: Sicuramente tanti e nessuno in particolare, siamo molto
soddisfatti e onorati di quelli con cui abbiamo lavorato, 
qualcuno sicuramente e nei nostri desideri, ma abbiamo
ancora tempo e vedremo! siamo pazienti, sappiamo aspettare.

10) Quali consigli daresti a chi per la prima volta vorrebbe
organizzare un evento di tango?

R: Il consiglio e di fare tutto con passione e entusiasmo, 
puntando sempre alla qualità e valutando anche la
possibilità di rimetterci in tutti i sensi, purtroppo i
calcoli statistici non sempre valgono in questo campo, ma
sulla distanza queste scelte pagano sempre.

11) E' possibile realizzare eventi in sinergia con altri
organizzatori? Ti piace partecipare ad eventi non tuoi?

R:Certo che è possibile, in passato lo abbiamo fatto e con
ottimi risultati, ovviamente con quelli che ti portano
rispetto, che hanno considerazione di te e non tendono a
prevaricarti, con cui hai una convergenza e anche quando non
si ha proprio la stessa idea si riesce a trovare un buon
compromesso. Chiaramente ci piace partecipare agli eventi
altrui e lo facciamo con piacere frequentando come possiamo
tutti i maggiori festival internazionali, è così che si
apprende e ci si confronta in maniera positiva.

Ed ora quattro domande " fuori dagli schemi".

Quale evento non tuo avresti voluto organizzare?

R:Domanda impegnativa! A dire il vero proprio non saprei,
sicuramente al momento siamo molto impegnati a far crescere
e a rendere sempre più grande il nostro festival e tutti
gli altri eventi che ogni anno organizziamo.

12) Preferisci i festival o le maratone, e perché ?

R: Noi abbiamo organizzato eventi che vanno dal consueto
appuntamento della milonga, al workshop, dalle Tango vacanze
ai concerti, per arrivare al somma di tutto questo: il
Festival . Certamente abbiamo preso parte a qualche
maratona, ma possiamo parlare solo per quella che è la
nostra esperienza organizzativa e quindi ad oggi il festival
è quello che ci piace fare. 

13)Come giudichi complessivamente il livello delle milonghe
e dei grandi eventi italiani? Migliore o inferiore rispetto
a quello europeo?

R: Abbiamo festival ed eventi di assoluto pregio con la
presenza di grandi artisti, dai maestri e ballerini alle
orchestre per finire ai dj’s , che non anno nulla da
invidiare a quelli stranieri.

14) Secondo te nel tango esistono dei clan? La loro presenza può risultare determinante per il successo o il fallimento di un evento?

R: Si, esistono e se sente parlare, ma basta non dargli
peso, credo siano erroneamente motivati dal desiderio di
acquistare un potere che nella vita quotidiana normalmente non hanno. La loro influenza è relativa, prima o poi si isolano da
soli.

domenica 24 febbraio 2013

Horacio Quota:Improvviso attimo per attimo. Ogni posto è diverso e suscita una nuova ispirazione





Dopo una pausa, riprendiamo le interviste ai grandi dj del tango argentino. Oggi incontriamo un talento che si é trasferito da Buenos Aires a Roma parecchi anni orsono. Horacio Luis Quota é uno dei tango dj più richiesti in consolle, milonghe, festival, tango vacanze non possono prescindere dalle sue selezioni. Musica per ballare, riempire la pista, all'insegna della qualità' anche audio. Un orecchio raffinato come può averlo soltanto inesperto tecnico musicale. Horacio propone all'interno del suo personale ed indiscutibile stile tande che fanno ballare e soddisfano il più ampio spettro di gusti, tangueramente parlando. E non si può non condividere il suo assunto, ovvero che al di lá delle milonghe, dell'area geografica, della latitudine tanghera lo stile personale viene sempre fuori. Ed allora avventuriamoci in questo viaggio alla scoperta dei segreti di un altro mago della consolle.


I tuoi inizi. Presumo come tutti che il tuo primo approccio sia stato con la pista. Cosa ti ha spinto a fare il salto in consolle? Una scelta ponderata o é stato frutto della casualità?
Da piccolo giocavo con l'impianto audio di papà. Era completo,  usavo i suoi tantissimi dischi e registravo dalla radio tanti programmi musicali.A scuola ho trovato un compagno con la stessa passione e abbiamo iniziato a costruire le casse, mixer ecc ed in più studiavamo elettronica. A 16 anni già andavamo in giro a fare feste e a mixare dischi nei quartieri di Buenos Aires. Questa passione è diventata un lavoro. Dopo più' di 15 anni nel 2002 a Roma,  nel primo spazio che si era aperto è stato facile a livello tecnico, e da poco ho migliorato la conoscenza musicale.

Ai tuoi esordi quali erano i gusti dei tangheri? Ci sono differenze significative con la scena attuale?
Dipende fondamentalmente a quale milonga vai, che gruppo di gente trovi, quanta conoscenza generale ha della musica esistente questa gente. E ti rendi conto conoscendoli, vedendo come si comportano, come ballano. Il tempo che hai nel tango in poche parole ti fa apprezzare la musica diversamente. Quindi non ci sono differenze rispetto ai miei primi anni dal punto di vista della gente. Oggi il pubblico sa più' o meno dove trova buon livello di ballo e buona musica. Altrimenti segue la corrente. Al meno è così  nel mio ambito. Esistono altre correnti oggi.

Ricordi la tua prima serata in consolle?
Le prime le ricordo vagamente, erano serate tranquille al Tangopolis di Roma,  dopo aver fatto un evento argentino d'estate tutti giorni in Pineta Nomentana, dove mettevo come potevo. Ricordo invece la serata di lancio a Tanguera di Roma,  ho occupato la console di Felix Picherna che era andato un mese a Bs As, pista piena, la gente impazzita dalle belle selezioni. Mi hanno fatto salire ad alta quota in pochi giorni.

Dalla difficoltà della ricerca dei brani su cd spesso masterizzati, all'esplosione del web , e la conseguente relativa facilitá nel reperire la musica. Secondo te questo cambiamento epocale ha cambiato il modo di lavorare del DJ?
Ha cambiato il modo si. È vero che oggi possiamo accedere alla musica più facilmente che 10 anni fa. Ma siamo anche oggi tutti  dj con la stessa difficoltà o facilità. Quindi sempre alla fine dipende dalla abilità a riconoscere la buona musica per metterla insieme e creare una linea e divertire.

Quando costruisci mentalmente la tua serata? Molto tempo prima, durante il viaggio per arrivare in milonga, oppure improvvisi attimo per attimo?
Improvviso attimo per attimo. Ogni posto è diverso e suscita una nuova ispirazione.

Ti é mai capitato di annoiarti durante una serata, di aver compreso tardivamente che forse quella milonga non riusciva a darti le giuste motivazioni e non vedevi l'ora di finire?
No, ci sono serate più belle di altre, certo, ma sempre trovi una motivazione.

Accetti sempre tutto quello che ti propongono o cerchi di fare una selezione preferendo location affascinanti e serate con amici?
Questo cambia con i giorni dato che pian piano uno ha più impegni e deve iniziare a scegliere quello più convenente dato che sopra tutto è la mia fonte di sostentamento. Quindi cerco di riempire la agenda ma apro gli occhi.

Come definiresti il tuo stile? Si é evoluto nel tempo ? Ed in quale direzione? Cosa può influenzarti in una serata, il pubblico, i ballerini, l'acustica della location, la durata della tua performance…
Venendo da altri generi musicali dove dovevo cambiare costantemente considero che mi posso adattare ampiamente a diversi tipi di serate. Credo che la evoluzione è in costante miglioramento verso la raffinatezza, ma comunque devi dosarla dato che certi gruppi non la capirebbero. Tutto conta al momento di creare la serata, musicalmente parlando. Non possiamo dimenticare i classici e tutto quello che hai nominato nella domanda conta.

Spesso capita in alcuni eventi di condividere la serata con un/a collega. Preferisci lavorare generalmente da solo, o se in coppia con chi hai feeling? Oppure, ami il brivido di sperimentare con un collega mai ascoltato fino ad allora?
Preferisco se la serata è breve di non condividerla perché non riesci a fare la tua solita linea. Sono stato in tante serate e sempre ti diverti. Però non sempre trovi armonia musicale con altri.

Se qualcuno ti chiede il nome di una traccia gliela dici, magari consigliando il cd dove é inclusa, oppure lo inviti ad avventurarsi in una faticosa ricerca?
Non ho problemi a rispondere. Sempre che la persona lo faccia con educazione. Molti, curiosamente presi dall'entusiasmo fanno subito la domanda.  Si sono avvicinati tanti con grandi pretese mancando il minimo rispetto che si tiene presentandoti davanti a un altro come se fossi per strada. Al meno ci sta una stretta di mano  dopo la richiesta.

Il pubblico ti molesta in consolle con richieste assurde. Cerchi di accontentarlo oppure fai capire chiaramente che non sei un jukebox?
Cerco di accontentare le richieste a modo mio. Dentro dei miei criteri.

Ti piace ballare ed ascoltare i tuoi colleghi, gustare le selezioni altrui e stili differenti dalle tue esecuzioni?
Piace ballare e naturalmente vado dai colleghi, sempre si scopre e si impara qualcosa. Mi piace.

Ritieni che il modo di musicalizzare sia differente per macroaree geografiche ? Argentina, Nord Europa, Est Europa, Mediterraneo… o tutto il mondo é paese?
Ci sono chiaramente diverse tendenze,  in linea generale sono d'accordo riguardo l'area. Magari viene fuori ovunque vai la tua tendenza personale anche se guardi la pista.

Ti piacerebbe avere un locale solo per te, arredarlo con l'impianto adeguato ai tuoi desideri, cercare di creare un'onda che ti soddisfi oltre a suonare quando ne hai voglia e creare un calendario di eventi a misura dei tuoi gusti?
Si mi piacerebbe avere un posto a modo mio. Però ho abbandonato l'idea per adesso. Ho avuto la occasione di fare una esperienza e curare ogni cosa a modo mio, ma ci vuole molto più sforzo ancora per mantenerla viva.

Le classiche domande a bruciapelo, vietato non rispondere:
Tre orchestre che non possono mancare in una serata.

Non può' mancare una tanda di D'Arienzo, Di Sarli, Troilo.

Le tue tre orchestre preferite, che possono essere anche diverse dalle precedenti.
Di Sarli, Pugliese, Tanturi.


Suggerisci una tanda di tango strumentale, una tanda di tango con cantante, una di vals ed una di milonga
D'Arienzo istrumental.. EL puntazo, El Resero, Seguime si podes...
Sarli - Rufino... Decime que paso, El pasao paso, Corazón...
Vals Tanturi-Campos. Tu vieja ventana, Al pasar..
Milonga criolla, Milonga de Buenos Aires, Después de quererla tanto...

Quali sono le tre orchestre o cantanti che non sopporti?
Ci sono brani che non mi piacciono, che non vanno in serata, ma non posso dichiarare di non sopportare o meno odiare.

Quale é l'orchestra più sottovalutata dal grande pubblico e quale la più sopravvalutata?
Ci sono tante tandas che non si propongono mai. Tipo strumental di D'Agostino.
Tanto da scoprire ancora...Sfortunatamente la quantità di registrazioni esistenti condiziona positivamente o negativamente la orchestra. Per esempio Canaro ha registrato tantissimo in quella dimensione trovi sempre qualcosa di bello. Potrebbe essere sopravvalutata.


Le tue tre serate top ( a giudizio tuo ovviamente…)
Le ultime tre... Scherzo!
Ho fatto serate in tutta Italia e tante bellissime serate a Roma. Tante! Mi rimangono in mente quelle fatte in vacanze tango con grandissimi artisti argentini, dove si crea con la gente una intesa interessante. O anche periodi dove venivano colleghi argentini dove tarareabamos los tangos a coro. Grande energia.  Una in particolare la ricordo perché ho messo come stacco una telefonata da mio padre collegato diretto da Buones Aires che mi ha cantato "La ultima copa" da solo, un pezzo che sentirlo da lui mi dava i brividi. La gente è rimasta affascinata soprattutto il gestore che sempre lo ricorda.


Siamo meno seri: i dj rimorchiano ? Quante storie hai avuto con i tuoi colleghi?
Il dj rimorchia se vuole, mi sembra più' accertata la idea come la diciamo noi argentini," levanta" tiene levante, come lo puo fare chi ha un minimo piu'  di visibilità rispetto al resto o chi sta al centro degli sguardi. Ma non si esce a rimorchiare. 
Con i colleghi musicalizadores spero non avere nessuna esperienza. Ja!
Musicalizadoras non ho avuto piacere...