sabato 6 ottobre 2012

Armando Tatafiore: Il tango è empatia in tutti i suoi aspetti, il musicalizador si nutre dell’apporto emozionale di chi balla e il suo compito è non tradire la pista restituendo energia.


Il viaggio alla scoperta dei tango dj si arricchisce di una nuova puntata. Questa volta a rivelarci i suoi segreti, Armando Tatafiore, pioniere assoluto nella scena italiana. Con lui per primo entrano in milonga  con regolarità tande degli anni'20 ed anni'30. Cultore del tango,  ballerino, detentore assoluto dei segreti della chimica musicale che riempie la pista. Una chiacchierata che si traduce altresì in un film che ripercorre  la storia del tango a Roma, dalla fine dello scorso millennio ai giorni nostri. 

I tuoi inizi. Presumo come tutti che il tuo primo approccio sia stato con la pista. Cosa ti ha spinto a fare il salto in consolle? Una scelta ponderata o é stato frutto della casualità?
Direi che è stato un gioco al quale ho accettato di giocare, e che poi è diventato sempre più una cosa seria. Avvenne nell’autunno del 2000, naturalmente a Roma: allora a Roma non era diffuso l’uso del musicalizador, nella maggior parte delle milonghe il maestro o l’organizzatore di turno metteva musica passando interi cd monotematici, senza tandas e cortinas, così a volte capitava di ballare l’intera colonna sonora di “Lezioni di tango”, oppure Di Sarli o Pugliese per un’ora intera, fino ad esaurimento (del cd o nervoso dei ballerini). Io all’epoca gravitavo intorno a Tangopolis, una delle poche milonghe già attente al problema delle scelte musicali, che fino all’anno precedente aveva avuto in consolle lo storico Alberto Valente, il primo a Roma a usare tandas e cortinas. Per la nuova stagione 2000/2001 l’associazione decise di puntare sui giovani. Eravamo in tre, mettemmo in comune il nostro mini “patrimonio” di cd, ci dividemmo le serate e partimmo a razzo! Naturalmente da subito con tandas, ma ancora raramente con cortinas, i più non ne capivano il senso.

Ai tuoi esordi quali erano i gusti dei tangheri? Ci sono differenze significative con la scena attuale?
Come puoi immaginare i gusti erano ancora confusi. Si iniziava a diffondere la conoscenza delle orchestre della epoca de oro grazie ai cd delle serie “Reliquias” e “Tango Argentino 20 exitos”, ma eravamo quasi tutti lontani dall’avere in mente un quadro generale della storia del tango e della sua evoluzione. Chi non ha vissuto tanghisticamente quell’epoca non credo possa rendersi conto delle difficoltà che incontravamo, dei “misteri” che doveva risolvere chi voleva avere un approccio culturale e non consumistico al tango. Personalmente mi furono di grande aiuto le fotocopie della collana “la Historia del Tango” ed. Corregidor regalatemi da una cara amica tanguera di discendenza argentina, Michela. Oggi grazie a internet le notizie e il materiale si sono moltiplicati e sono a portata di mano, è molto più semplice acquisire una basica cultura e via via affinare i gusti. La differenza con la scena attuale, quindi, è enorme, oggi il pubblico è molto più preparato ed esigente e… trovi sempre qualcuno che ne sa più di te!

Ricordi la tua prima serata in consolle?
Come dimenticare? Giovedì 12 ottobre 2000, Tangopolis, via degli Ausoni 4! Saltellai nervosamente per tutta la serata, non riuscivo a credere che le persone stessero ballando grazie alle mie scelte musicali… ah, il primo tango che passai fu “Felicia” di Carabelli! 

Dalla difficoltà della ricerca dei brani su cd spesso masterizzati, all'esplosione del web , e la conseguente relativa facilitá nel reperire la musica. Secondo te questo cambiamento epocale ha cambiato il modo di lavorare del DJ?
Decisamente sì. E direi che il cambiamento è avvenuto in meglio. A me pare che ancora quattro-cinque anni fa prevalevano serate oneste ma senza scelte sorprendenti, oggi invece capita spessissimo di ascoltare brani e tande particolari, il che è un bene, sempre che la scelta sia fatta per la pista e non solo per stupire. Oltretutto, il confronto tra colleghi permette un arricchimento reciproco che aumenta la qualità.

Quando costruisci mentalmente la tua serata? Molto tempo prima, durante il viaggio per arrivare in milonga, oppure improvvisi attimo per attimo?
Sempre attimo per attimo! Parto con tre-quattro tande “pilota”, molto diverse tra loro, individuo quale può essere la giusta “onda” e poi vado, trascinato dall’emozione della pista. 

Ti é mai capitato di annoiarti durante una serata, di aver compreso tardivamente che forse quella milonga non riusciva a darti le giuste motivazioni e non vedevi l'ora di finire?
Purtroppo sì, anche se di rado. Il tango è empatia in tutti i suoi aspetti, il musicalizador si nutre dell’apporto emozionale di chi balla e il suo compito è non tradire la pista restituendo energia. Ma se manca questo scambio, se non parte il circolo virtuoso, se si ha l’impressione che chi balla non colga il valore di quello che stai proponendo, le sottigliezze, e non si affidi alle tue scelte, possono esserci anche 500 persone a ballare ma subentrano la noia e il desiderio di andare presto a ninna!

Accetti sempre tutto quello che ti propongono o cerchi di fare una selezione preferendo location affascinanti e serate con amici?
Vado molto a istinto, sono belle le serate con gli amici ma è emozionante anche l’incontro con piazze sconosciute, e può dare altrettanta soddisfazione!

Come definiresti il tuo stile? Si é evoluto nel tempo ? Ed in quale direzione?
Guarda, posso dire, senza tema di smentita, di essere stato pioniere, almeno qui a Roma, nel senso che sono stato il primo ad avere usato con regolarità registrazioni degli anni ’20 e ’30, e quindi orchestre come Lomuto, Petrucelli, Juan Maglio, Tipica Victor, Fresedo anni ’20, Donato. La cosa destava curiosità ed apprezzamento, al punto da spingermi ad un uso sempre maggiore di questi “strani” tanghi (così venivano percepiti allora, all’inizio degli anni 2000); questo definì un mio stile, sono stato inconsapevole precursore di tipologie di serate oggi molto diffuse, specie in ambienti “maratoneti”. Nel corso degli anni ho decisamente ampliato la gamma delle mie scelte e spazio in ogni epoca, cercando di utilizzare il più possibile l’immenso patrimonio delle registrazioni di tango ballabile… con il solo limite dell’elettronica che con tutta la buona volontà non riesco ancora a considerare tango!

Cosa può influenzarti in una serata, il pubblico, i ballerini, l'acustica della location, la durata della tua performance…
Naturalmente tutte le variabili che hai citato influenzano il dj, nel senso che devono necessariamente influenzarlo. Personalmente, pur restando fedele ai miei gusti musicali, scelgo in questo ambito ciò che reputo migliore per quei ballerini, in quella location, rispetto a quella acustica. Ed anche la durata è importantissima: nella mia mente c’è sempre una fase introduttiva della serata, un apice (che può durare anche ore), ed una fase conclusiva, in cui il dj deve accompagnare i ballerini fino a “casa” nella maniera migliore, con le scelte e l’atmosfera più coerenti rispetto a quello che è stata la serata. Addirittura a me viene istintivo proporre cortine più morbide all’approssimarsi delle ultime tande. E tutto questo non può prescindere dal conoscere con un minimo di anticipo l’orario approssimativo di chiusura.

Spesso capita in alcuni eventi di condividere la serata con un/a collega. Preferisci lavorare generalmente da solo, o se in coppia con chi hai feeling? Oppure, ami il brivido di sperimentare con un collega mai ascoltato fino ad allora?
Generalmente lavoro solo, ma quando capita mi piace lavorare in coppia con colleghi dai gusti affini ai miei, così come con colleghi che non conosco: in questo caso c’è l’imprevisto che elettrizza, occorre calibrare le proprie scelte su quelle dell’altro, tanda dopo tanda, cercando la scelta ottimale per la pista. E’ una sfida!

Se qualcuno ti chiede il nome di una traccia gliela dici, magari consigliando il cd dove è inclusa, oppure lo inviti ad avventurarsi in una faticosa ricerca?
Assolutamente sì, gliela dico! Il tango è di tutti, noi siamo custodi, non proprietari della musica.

Il pubblico ti molesta in consolle con richieste assurde. Cerchi di accontentarlo oppure fai capire chiaramente che non sei un jukebox?
In ogni caso cerco di essere gentile con chi è gentile, perché spesso chi chiede non si rende conto del carico di responsabilità e di tensione che abbiamo stando lì dietro. Detto questo, se la richiesta è davvero assurda cerco di spiegare perché la ritengo tale, altrimenti mi riservo di valutarla… può essere sempre un suggerimento valido!

Ti piace ballare ed ascoltare i tuoi colleghi, gustare le selezioni altrui e stili differenti dalle tue esecuzioni?
Sì, sì, sì. Mi piace ballare la musica dei colleghi e dedico sempre attenzione alle sue scelte, cercando di comprenderne la logica, naturalmente diversa dalla mia. E spesso mi capita di pensare: bella scelta, bravo! A volte però sono un po’ rompiballe ed ipercritico, specie quando il collega mischia un po’ troppo le epoche nell’ambito della stessa tanda!

Ritieni che il modo di musicalizzare sia differente per macroaree geografiche ? Argentina, Nord Europa, Est Europa, Mediterraneo… o tutto il mondo é paese?
Credo sia naturale che i gusti varino a seconda dei posti in cui si va, e nemmeno è necessario viaggiare tanto per constatarlo. In Italia, come in Europa o in Argentina, le differenze si apprezzano anche tra diverse milonghe della stessa città!

Ti piacerebbe avere un locale solo per te, arredarlo con l'impianto adeguato ai tuoi desideri, cercare di creare un'onda che ti soddisfi oltre a suonare quando ne hai voglia e creare un calendario di eventi a misura dei tuoi gusti?
Mi piacerebbe, sì… ad averne il tempo!

Le classiche domande a bruciapelo, vietato non rispondere:
Tre orchestre che non possono mancare in una serata.

Te ne dico due: D’Arienzo e Di Sarli, le uniche alle quali non potrei mai rinunciare!

Le tue tre orchestre preferite, che possono essere anche diverse dalle precedenti.
Di Sarli, Pugliese, Lomuto, ma se me lo chiedi domani saranno altre !

Suggerisci una tanda di tango strumentale, una tanda di tango con cantante, una di vals ed una di milonga

Strumentale (D’Arienzo 40/41): Quasi Nada, Canaro, La Bicoca, Fuegos Artificiales
Cantato (Di Sarli con Pomar ‘52): Duelo Criollo, No Me Pregunten Por Qué, Domani, Se Muere De Amor;
Vals (Tipica Victor): Amor Cobarde, La Serenata De Ayer, Dulce Cariño
Milonga (Donato con Lagos): De Punta A Punta, Porteña Linda, Sentir del Corazon

Quali sono le tre orchestre o cantanti che non sopporti?
Mario Bustos come cantante e come orchestre Miguel Villasboas, e (salvo qualche eccezione) Francini-Pontier, quest’ultima musicalmente sorprendente ma indigesta da ballare.

Quale é l'orchestra più sottovalutata dal grande pubblico e quale la più sopravvalutata?
La più sottovalutata Domingo Federico, raffinata come poche, la più sopravvalutata direi Hector Varela.

Le tue tre serate top ( a giudizio tuo ovviamente…)
Ricordo molte grandi serate qui a Roma, specie alla Milonga de’ Serpenti o a Cascabelito, il Raduno Milonguero di Impruneta del 2009, l’Apuliatangofestival sempre nel 2009…

Siamo meno seri: i dj rimorchiano ? Quante storie hai avuto con i tuoi colleghi?
Mai nessuna storia con colleghe, ma il Tango-dj è come il front-man di un gruppo rock: rimorchia, eccome se rimorchia!


mercoledì 3 ottobre 2012

PuntoyBranca:"Musicalizzo a modo mio in qualsiasi parte del pianeta, ma prima di tutto guardo le persone.In ogni posto si musicalizza in forma diversa…ma alla fine el tango es el tango!




Proseguiamo nel nostro viaggio alla scoperta dei Tango DJ. Poliedrico, bohemienne, artista, faro dell’underground milanese. Stiamo parlando di Jorge, meglio conosciuto come Punto y Branca,  uno straordinario talento in grado di creare una dimensione sonora in cui tutto ciò che si é sentito emoziona come al primo ascolto.

I tuoi inizi. Presumo come tutti che il tuo primo approccio sia stato con la pista. Cosa ti ha spinto a fare il salto in consolle? Una scelta ponderata o é stato frutto della casualità?

Assolutamente casuale.
Gestivamo una galleria di arte, La Cueva (No-Art Gallery) a Milano, nelle cantine di uno spazio occupato, e li ogni giorno c'era qualche evento al interno delle mostre, credo che dalla Cueva è passato tutto l'underground del mondo in quelli anni. E gli eventi potevano essere da performances, concerti, da musica minimale a quella industriale, happenings e poteva esserci dell'avanguardia più  sofisticata al trash più extremo, e così via. Giovanni (Peritore) ed io facevamo qualche serata di "Pachanga" con i pseudonimi di Dj Cicci e Dj Mongo ( quest'ultimo ovviamente ero io).
Poi un giorno mi viene l'idea di .e perché no il tango?, e così inzia un giorno a settimana il "Tango de Miercoles" che in spagnolo ha un doppio senso. Il pubblico che veniva a quelle serate era maggiormente punk o come direbbe più poeticamente Osvaldo Soriano Artisti, pazzi e criminali ;-)
Il fatto è le serate erano piene di fumo, alcool, risse e tanto tango. Il primo "maestro" che è venuto a condividere i suoi passi è José Muñoz, un noto fumettista argentino di fama mondiale. Lui con la sua pazienza insegnava a questi ragazzi che tra un rave e un'altro imparava i suoi primi passi di tango. A tutto questo, La Cueva, diventa un posto molto Cult a Milano, sia per la qualità e la quantità delle proposte. E così dopo che sono usciti vari articoli sulla stampa, arrivano quelli che facevano tango sul serio…jajajajajaja. Subito hanno capito che non era una milonga (al meno nel termino in cui loro lo intendevano) per noi era LA Milonga!. Ma non so come ne perché cominciano a chiamarci per mettere musica in diversi locali di milano.
Cmq il tango a casa mia si ascoltato ( fin troppo;-)) da quando sono nato.


Ai tuoi esordi quali erano i gusti dei tangheri? Ci sono differenze significative con la scena attuale?
 Quando abbiamo cominciato, il gusto era molto classico, Di Sarli, Calo, D'arienzo e poco più, ma con quelli conosciuti, per dirti tanti non conoscevano la variante Calo-Iriarte. Ma da un'altra parte erano molto più aperti sia al ascolto che a ballare, siano altre orchestre e a quel tempo erano gli albori del electrotango che venivano molto ben accolti.
La differenza  con oggi è tanta, intanto il livello di ballo oggi è molto migliorato. C'è una conoscenza musicale molto più alta da parte di chi balla, oggi come oggi non puoi sbagliare  una tanda, che subito te lo fanno notare.
Le differenze sono tante.


Ricordi la tua prima serata in consolle?
No….impossibile ;-) Ricordo si il mio primo festival, quello di Barcelona.


Dalla difficoltà della ricerca dei brani su cd spesso masterizzati, all'esplosione del web , e la conseguente relativa facilitá nel reperire la musica. Secondo te questo cambiamento epocale ha cambiato il modo di lavorare del DJ?
Guarda non so se è cambiato il modo di lavorare del Dj, quello che so è che sono esplosi i DJ !! Ma non credo che basti scaricare tanto da internet se dopo non sai metterli insieme, anche se su intentet ci sono web dove ti dicono le tande da usare. Oppure altri colleghi dj che ti vendono i cd con le tande ( e anche le cortine) già fatte. In questo si che ha cambiato il modo di lavorare. Oggi vedo che si lavora con il PC o addirittura l'Ipod.
Io continuo ad usare  i cd, molto migliore il suono e  anche molto più divertente.
Poi questa ansia di fare il dj sinceramente non la capisco….l'ho sempre considerato un mestiere molto sfigato


Quando costruisci mentalmente la tua serata? Molto tempo prima, durante il viaggio per arrivare in milonga, oppure improvvisi attimo per attimo?
Jajajajaja no non potrei mai, ogni tanda va fatta al momento seguendo, creando la modulazione della pista, e un continuo feedback, senza quella comunicazione, senza quella tensione sarebbe difficile fare una serata. Improvviso assolutamente…quello si…ho sempre un paio di tande già fatte, che sonoo quelle che mi permettono di andare a fumare .


Ti é mai capitato di annoiarti durante una serata, di aver compreso tardivamente che forse quella milonga non riusciva a darti le giuste motivazioni e non vedevi l'ora di finire?
Di annoiarmi? Uuuhhh diverse volte!! Ci sono posti che  "no tienen onda" e anche forzando la mano non riesco a tirarla fuori e dopo due ore ti rendi conto che è già inutile fare qualcosa, ed lì che non si sa perché la serata prende el vuelo e almeno le ultime ore te la passi meglio. Oppure sono le serate un cui mi sento di aver fatto una serata di merda e poi si avvicina qualcuno per farti i complimenti, e nel mio profondo lo sto insultando jajajaja. Per fortuna capita di tutto, alle volte mi vince la stanchezza e non vedo l'ora di finire  allora cerco di tirarmi su con i tanghi che più mi piacciono. Ma non per questo lascio di stare attento alla pista.


Accetti sempre tutto quello che ti propongono o cerchi di fare una selezione preferendo location affascinanti e serate con amici?
Essendo questo il mio unico lavoro accetto tutto quello che mi viene proposto. L'affitto e le bollette non aspettano.


Come definiresti il tuo stile?
Come una scopata jajajaja alle volte può andare molto bene, altre meno ;-))
Nota per Sabino:
(o sarebbe il caso di dire meglio una notte d'amore?  Perché c'è preliminari, movimento, climax e poi sigaretta, per dopo ricominciare jajajaja).


Si é evoluto nel tempo ? Ed in quale direzione?
Si è evoluto tanto, in quale direzione non lo so…spero in meglio. Cmq sono sempre alla ricerca, esperimento, sbaglio, vuelvo a comenzar, Mi sporco, mi pulisco, torno a sporcarmi ;-)).


 Cosa può influenzarti in una serata, il pubblico, i ballerini, l'acustica della location, la durata della tua performance…
Inanzitutto la acustica e la durata sono molto importanti. Più che altro mi influenzano i ballerini, i loro stili, o lo stile di quel posto. Una volta stabilito quello, mi concentro su una coppia o su una donna e la seguo per un pò. Non hai idea quante donne mi hanno ispirato a una serata magnifica e loro non lo saprano mai…
Un'altra cosa che mi influenza molto è la postazione! Trovo importante questo dettaglio, se la postazione è  marginale, molto meglio. Odio le postazioni centrali  e in più si è sul palcoscenico, mi mettono l'ansia.


Spesso capita in alcuni eventi di condividere la serata con un/a collega. Preferisci lavorare generalmente da solo, o se in coppia con chi hai feeling? Oppure, ami il brivido di sperimentare con un collega mai ascoltato fino ad allora?Con chi ho lavorato spesso insieme,  è stato con il grande Felix Picherna! E tutte le volte, ho imparato, mi sono divertito, c'è stata una complicità unica,direi.
Con altri mi è capitato poco, meglio dire quasi mai, quello si di condividere con altri la serata, in quel caso arrivo un ora e mezza prima per ascoltare e poi non ripetere, brani e/o tande.
Poi avendo cominciato in duo, con Giovanni ci siamo divertito tanto anche a sfidarci al momento, sempre improvvisando.
Pero ora mi viene in mente una aneddoto molto particolare. Una volta eravamo tre dj, gli altri due molto bravi, conosciuti e apprezzati.  Dovevamo fare la serata normale di quattro ore, ma in tre!!! Credo che ci siamo messi d'accordo che più o meno ognuno faceva due tande a giro. Il fatto è che è venuta una serata di merda, e penso io, perché nessuno voleva sorpassare l'altro e ci siamo tenuti tutti e tre molto contenuti, senza giocare o senza rischiare niente. E alla fine era una serata come altre ma con tre djs.


Se qualcuno ti chiede il nome di una traccia gliela dici, magari consigliando il cd dove é inclusa, oppure lo inviti ad avventurarsi in una faticosa ricerca?
Dipende da chi è…si è sesso femminile, lo dico senza esitare. Si è qualcun altro gli dico vai vai ;-).


Il pubblico ti molesta in consolle con richieste assurde. Cerchi di accontentarlo oppure fai capire chiaramente che non sei un jukebox?
Duro questo argomento…..purtroppo i molesti sono ovunque dovunque e comunque. Una volta uno che non ho accontentato è andato dal organizzatore a lamentarsi. Un Buchon!! A volte se la richiesta è ragionevole e rientra nel "andazzo" nessun problema. La lista di richieste assurde sarebbe troppo lunga per scriverle!


Ti piace ballare ed ascoltare i tuoi colleghi, gustare le selezioni altrui e stili differenti dalle tue esecuzioni?
Mi piace certo che mi piace, ma ho avuto poche occasioni, dato che i pochi giorni liberi che ho mi dedico a riposare, o a fare tutte le cose che durante giorni restano in sospeso. In quei  non  vado alle milonghe, preferisco girare per altri orizzonti, e niente tango ;-)
Mi capita di più quando vado a Buenos Aires, che là si sono quasi tutte le sere in milonga, per un motivo o un altro…ascolto tantissimo


Ritieni che il modo di musicalizzare sia differente per macroaree geografiche ? Argentina, Nord Europa, Est Europa, Mediterraneo… o tutto il mondo é paese?
Per quanto mi riguarda musicalizzo a modo mio in qualsiasi parte del pianeta…come dicevo prima guardo le persone.
Ma cmq so che in ogni posto si musicalizza in forma diversa…ma alla fine el tango es el tango!!


Ti piacerebbe avere un locale solo per te, arredarlo con l'impianto adeguato ai tuoi desideri, cercare di creare un'onda che ti soddisfi oltre a suonare quando ne hai voglia e creare un calendario di eventi a misura dei tuoi gusti?
Assolutamente!!!!! Ma che un'altro si incarichi delle magagne burocratiche, economiche ecc jajajaja
Cmq in un certo senso ho avuto la fortuna di lavorare in un posto dove ho avuto tutta la libertà de poter proporre eventi, coppie, djs, e con questo luogo ci assomigliavamo molto, che è stata la "Comuna Baires" sempre a Milano. E questo è stato una fortuna, e anche è stato fantastico.
Ora la Comuna riapre, con un altra gestione, e un'altro nome "Epoca Tango" e spero poter continuare una collaborazione assidua.


Le classiche domande a bruciapelo, vietato non rispondere:
Tre orchestre che non possono mancare in una serata.
Di Sarli
D'arienzo
Troilo


Le tue tre orchestre preferite, che possono essere anche diverse dalle precedenti.
D'arienzo, Tanturi, Pugliese


Suggerisci una tanda di tango strumentale, una tanda di tango con cantante, una di vals ed una di milongaIstrumentale: Fresedo
Cantata: D'arienzo - Echague/ Maure
Vals: Canaro- Laurenz- Demare
Milonga: Canaro- Lomuto-Biagi


Quali sono le tre orchestre o cantanti che non sopporti?jejejeje Hector varela (No soporto fueron Tres años!!)
e tante de la Guardia vieja…..


Quale é l'orchestra più sottovalutata dal grande pubblico e quale la più sopravvalutata?
Sopravvalutata: Hector Varela
e ed molto sottovalutato il  Tanturi


Le tue tre serate top ( a giudizio tuo ovviamente…)La serata in cui mia figlia (Nayla Vacca) ha fatto per prima volta la esibizione a Milano insieme a Fernando Sanchez.
La serata in cui ho musicalizzato a La Viruta a Buenos Aires
La serata in cui ho  entregado el Diploma a Felix Picherna come membro della Academia Nacional del Tango. Era stato un grande lavoro che lo riconoscano e alla fine ci la abbiamo fatta.


Siamo meno seri: i dj rimorchiano ?
jajajajajajaja nel mio caso mai!!!!!! Ma vedo che quelli che ballano c'e la fanno credo che il mio handicap è quello. Ma cmq nel ambito deltango non mi capita, perciò quando non lavoro…niente Tango ;-)


Quante storie hai avuto con i tuoi colleghi?
jajajaja Finora…nessuna, ma non lo escludo mai. Uno nunca sabe lo que le puede deparar el destino ;-))

martedì 2 ottobre 2012

Melenita: Non ho mai preparato una serata, ho sempre scelto la musica attimo per attimo


Un nuovo intervento arricchisce la rubrica dedicata ai dj più rappresentativi del panorama internazionale. Questa volta scopriamo Melenita, la prima tangodj donna a scendere in consolle, la cui esperienza pionieristica ha fatto scuola. Grandissima appassionata di musica a 360gradi: non solo tango ma musica di qualità in ogni genere,   imperdibili le sue cortinas, mai casuali, che rendono uniche ogni serata. Melenita é capace di scaldare anche i ballerini più freddi e composti, ed ha vissuto in prima persona, dalla poltrona privilegiata del musicalizador, l'esplosione del fenomeno tango nei primi anni duemila.
I tuoi inizi. Presumo come tutti che il tuo primo approccio sia stato con la pista. Cosa ti ha spinto a fare il salto in consolle? Una scelta ponderata o é stato frutto della casualità?
Ballavo da 4 anni, era il 2003, feci un viaggio a Buenos Aires e apprezzai moltissimo lo stile musicale dei dj locali, la struttura delle serate e la varietà di orchestre proposte. Soprattutto mi colpi l'uso delle cortine ogni 4 brani, all'epoca in Italia non era ancora in uso la cortina come svuotapista, o meglio, non era la regola. Al ritorno mi riproposi di studiare e di importare semplicemente questa usanza, inserendo le orchestre che avevo apprezzato e che ancora in Italia non si ballavano. All'inizio eravamo in due, io e Anna Schiffino, il nostro intento era ballare finalmente il tango che ci piaceva, nella maniera che ci piaceva dividendoci la serata.
Ai tuoi esordi quali erano i gusti dei tangueri? Ci sono differenze significative con la scena attuale?
All'inizio non fu facile introdurre la serata con le cortine, era una novità e la gente in pista rimaneva ferma, non sapendo bene cosa fare. Ma la musica piaceva e in poco tempo io e la mia socia eravamo subissate di richieste da tutta Italia, complice anche la novità delle donne in consolle. All'epoca non si usavano orchestre come Lomuto, la Tipica Victor, Carabelli, Biagi, ai tangueri piaceva molto Pugliese e gli strumentali andavano per la maggiore. In qualche maniera posso affermare di aver indirizzato in quegli anni i gusti dei ballerini introducendo uno stile musicale più aperto ai cantati, ai ritmati, e alle orchestre fino ad allora bistrattate.

Ricordi la tua prima serata in consolle?
La mia prima serata è per me un momento che non posso dimenticare. Fu all'Amusement Park, una bellissima milonga a Padova, in quegli anni uno dei centri nevralgici del tango nel Nord Italia. Era un venerdì sera, la sala era come sempre gremita di persone, io tremavo all'idea di sbagliare qualcosa, temevo che la nostra idea non sarebbe piaciuta, avevo la mia cortina portafortuna, Otherwise dei Morcheeba e tutto filò liscio, la gente era stupita, felice, incuriosita e da lì iniziò la mia avventura.

Dalla difficoltà della ricerca dei brani su cd spesso masterizzati, all'esplosione del web , e la conseguente relativa facilitá nel reperire la musica. Secondo te questo cambiamento epocale ha cambiato il modo di lavorare del DJ?
Io posso dire che in quegli anni reperire musica non era semplicissimo, ricordo che studiavo le discografie, capivo quel che man mano usciva in cd e ordinavo tramite un negozio di dischi online o mi facevo portare musica dai miei amici che andavano in Argentina. Tramite le mie amicizie con alcuni dj locali, riuscivo ad avere cose che magari non si trovavano sul mercato ma il mio obiettivo era avere tutta la musica su supporti originali. Quando tornai a Buenos Aires nel 2005 le cose diventavano sempre più semplici, la raccolta 78 RPM ci semplificò a vita e molti brani fino ad allora non rintracciabili furono finalmente alla nostra portata con delle incisioni ottime. Io credo che adesso sia molto più semplice per un dj reperire musica, anche se a mio parere, chi non parte da uno studio approfondito delle discografie, perde sicuramente un pezzo molto importante del percorso.

Quando costruisci mentalmente la tua serata? Molto tempo prima, durante il viaggio per arrivare in milonga, oppure improvvisi attimo per attimo?
Non ho mai preparato una serata, ho sempre scelto la musica attimo per attimo, sin dalla prima volta in consolle ho sempre improvvisato e lo continuo a fare oggi, con il computer. Avendo un'impostazione "da cd", da qualche mese ho deciso di riversare tutto sul mio Mac ma utilizzo un programma che mi permette di simulare i lettori cd, senza darmi la possibilità di infilare due brani di seguito :)
Ti é mai capitato di annoiarti durante una serata, di aver compreso tardivamente che forse quella milonga non riusciva a darti le giuste motivazioni e non vedevi l'ora di finire? Accetti sempre tutto quello che ti propongono o cerchi di fare una selezione preferendo location affascinanti e serate con amici?
Mi è capitato diverse volte di annoiarmi, soprattutto in serate in cui la pista mi ha richiesto di allontanarmi dal mio stile. All'inizio, soprattutto per fare pratica, ho accettato serate ovunque, in tutta Italia e in qualsiasi milonga, pian piano ho selezionato fino ad arrivare ad un punto in cui lavoravo solo ad eventi o festival. Adesso che da poco ho ripreso dopo qualche anno di pausa, posso accettare poche cose e per lo più da amici, il tempo che ho non è più tantissimo da dedicare a questa attività.

Come definiresti il tuo stile? Si é evoluto nel tempo ? Ed in quale direzione? Cosa può influenzarti in una serata, il pubblico, i ballerini, l'acustica della location, la durata della tua performance...
Il mio stile è sempre stato molto classico, influenzato dallo stile dei dj argentini, anche in tempi non sospetti :). Diciamo che nel tempo più che evolversi il mio gusto si è affinato. In una serata mi influenza molto l'acustica, la durata è indifferente, non mi interessa che nella sala ci siano molti principianti invece, mi influenza negativamente una serata con poche persone, mi affatica molto, non per niente penso che un buon dj si veda non nei grandi eventi quanto nelle piccole milongas settimanali, o in serate scarsamente frequentate.

Spesso capita in alcuni eventi di condividere la serata con un/a collega. Preferisci lavorare generalmente da solo, o se in coppia con chi hai feeling? Oppure, ami il brivido di sperimentare con un collega mai ascoltato fino ad allora?
Per principio non amo moltissimo condividere la consolle, l'ho fatto per un periodo lungo con Anna Schiffino, lei per me aveva lo stesso identico gusto e la mia stessa sensibilità musicale. Se lo faccio mi diverto però con amici o con dj che per lo meno conosco e che non si prendano troppo sul serio soprattutto!

Se qualcuno ti chiede il nome di una traccia gliela dici, magari consigliando il cd dove é inclusa, oppure lo inviti ad avventurarsi in una faticosa ricerca?
Apprezzo moltissimo i tangueri che si interessano alla musica, cerco di aiutarli dando loro più informazioni che posso, credo nella condivisione delle risorse non detengo nessun segreto da custodire gelosamente in un cassetto.

Il pubblico ti molesta in consolle con richieste assurde. Cerchi di accontentarlo oppure fai capire chiaramente che non sei un jukebox?
Non sono mai stata una dj compiacente né molto disponibile nei confronti delle richieste assurde. Spesso uso la tecnica dell'indifferenza, non ho tempo né voglia di fare lezioni di musica a chiunque!

Ti piace ballare ed ascoltare i tuoi colleghi, gustare le selezioni altrui e stili differenti dalle tue esecuzioni?
Amo molto ascoltare gli altri dj, quando so per certo che si tratta di persone che hanno studiato e che fanno questo lavoro con passione e dedizione. Vado molto poco a ballare e in queste occasioni la mia attenzione è rivolta alle selezioni musicali, non posso fare a meno di ascoltare la musica.

Ritieni che il modo di musicalizzare sia differente per macroaree geografiche ? Argentina, Nord Europa, Est Europa, Mediterraneo... o tutto il mondo é paese?
Non ho esperienza diretta del tango nell'Est Europa, nel resto dei luoghi citati credo che la matrice sia unica, quella argentina.

Ti piacerebbe avere un locale solo per te, arredarlo con l'impianto adeguato ai tuoi desideri, cercare di creare un'onda che ti soddisfi oltre a suonare quando ne hai voglia e creare un calendario di eventi a misura dei tuoi gusti?
Credo che perché un dj si esprima la meglio, la condizione ideale sia di non mischiare niente altro con la sua attività, come insegnamento e organizzazione di eventi o milonghe. Questa è la mia opinione chiaramente...quando mi è capitato di dovermi occupare di altro oltre che della musica inevitabilmente le mie selezioni ne hanno risentito.

Le classiche domande a bruciapelo, vietato non rispondere:
Tre orchestre che non possono mancare in una serata.
Di Sarli, D'Arienzo, Biagi

Le tue tre orchestre preferite, che possono essere anche diverse dalle precedenti.
Di Sarli, Fresedo, D'Arienzo

Suggerisci una tanda di tango strumentale, una tanda di tango con cantante, una di vals ed una di milonga
Di Sarli: Ensuenos, Siete Palabras, EL Distinguido Ciudadano, Un lamento
Biagi/Ortiz : Marcas, Calla Corazon, Guapo y Varon, Indiferencia
Vals: Esquinas Portenas (A. D'Agostino) Alzame en tus brazos (C.Di Sarli) Lo mismo que ayer (J. D'Arienzo)

Milongas: Papas Calientes (E.Donato) Corrales Viejos (E.Donato) El Torito (E.Donato)


Quali sono le tre orchestre o cantanti che non sopporti?

Alfredo De Angelis cantato e strumentale. Bustos come cantante, Sassone

Quale é l'orchestra più sottovalutata dal grande pubblico e quale la più sopravvalutata?
La più sottovalutata: Ricardo Malerba, la più sopravvalutata : Miguel Calò

Le tue tre serate top ( a giudizio tuo ovviamente...)
E' difficile giudicarsi da soli, sicuramente ho delle serate che per un motivo o per un altro hanno segnato la mia storia.
La prima volta al Festival di Torino, all'epoca (2006) il venerdì sera contava quasi 1000 persone, per me fu impressionante.
Il primo Festival di Siracusa, la prima edizione, la prima serata. Fantastica.
E per ultima la serata di chiusura stagione del TPO di un anno che poteva essere forse il 2005, in coppia con Sabino, indimenticabile.

Siamo meno seri: i dj rimorchiano ? Quante storie hai avuto con i tuoi colleghi?
La verità è che ho sempre sognato di avere una storia con un dj, ma non sono stata fortunata in questo :)
E alla domanda se i dj rimorchiano rispondo che si, certamente!
 

lunedì 1 ottobre 2012

Sandro Puliti: il tango è il tango, quel piccolo microcosmo di vita dove i sentimenti subiscono un’accelerazione











Apro con Sandro Puliti, una serie di interviste dedicate ai dj più rappresentativi nel panorama tanguero internazionale. Sandro, ospite fisso delle consolle di tutta Europa,  fine cultore e conoscitore del tango argentino, il cui tocco è richiesto dai grandi eventi, siano essi maratone che festival, è sulla breccia da anni, ed è un acuto testimone dell’evolversi del fenomeno tango in Italia e sulle platee estere.

Una chiacchierata informale che vuole essere un viaggio alla scoperta dei segreti dei “musicalizador”, tutti diversi nello stile e nelle personalità, ma con un denominatore comune rappresentato dalla passione per il tango. Dalla splendida Firenze, Sandro Puliti ci rivela i suoi segreti e la sua venerazione per Osvaldo Fresedo…

 

 I tuoi inizi. Presumo come tutti che il tuo primo approccio sia stato con la pista. Cosa ti ha spinto a fare il salto in consolle? Una scelta ponderata o é stato frutto della casualità?
Beh, l’approccio più che con la pista fu con le lezioni. Lì incontrai la musica. Lo racconto sempre, prima di incominciare ad andare a lezione, a casa avevo solo due cd di tango, uno di Gardel ed uno di Piazzolla, nel mezzo il vuoto. Quando scoprii tutto il mondo musicale che il tango offriva ne rimasi colpito. Anzi, fu la musica la vera spinta iniziale a proseguire nell’imparare a ballare. Il salto in consolle fu la normale conseguenza.


Ai tuoi esordi quali erano i gusti dei tangueri? Ci sono differenze significative con la scena attuale?
Non parlerei di gusti musicali, c’era quello che c’era. Eravamo bambini da quel punto di vista. Tutto partiva dalle proposte che i maestri facevano a lezione e da lì cominciavamo a formare il gusto….poi in milonga. Ma le proposte musicali erano più o meno le solite, doveva essere fatta ancora tanta strada per conoscere tutto il panorama musicale che il tango poteva offrire e soprattutto quanto di quel mondo poteva essere adatto alla pista. Adesso possiamo dire che abbiamo tanto da proporre ma rimane sempre il fatto che con tutto quello che hai da proporre, la qualità sta nel come lo proponi.


Ricordi la tua prima serata in consolle?
Eh, una milonga di Firenze e l’emozione di non sapere cosa sarebbe successo; si parla di circa dieci anni fa, un secolo. Tutti pezzi ed orchestre “classiche”; una particolarità, di Canaro, o comunque in generale di pezzi dei primi anni ’30, pochissimi, quasi assenti. Si privilegiava “la epoca d’oro” dalla fine degli anni ’30 a tutti gli anni ’40. Una nota importantissima. Lo stile di come mettere musica, a parte il grande Felix Picherna, che a quell’epoca era inarrivabile, con il suo stile totalmente personale, tutto per me cominciò ascoltando una “serata” tipo di Mario Orlando, dj del Nino Bien. Una selezione che arrivò in Italia su cd. Portati da due ragazze che andarono a Buenos Aires in quel periodo, Anna & Melenita. Credo fosse il 2002…. Poi nel 2003 ci andai anch’io a Baires.


Dalla difficoltà della ricerca dei brani su cd spesso masterizzati, all'esplosione del web , e la conseguente relativa facilitá nel reperire la musica. Secondo te questo cambiamento epocale ha cambiato il modo di lavorare del DJ?
Sicuramente l’uso del computer ha facilitato molto il dj. La possibilità di reperire files di canzoni praticamente ovunque, scatenata anche dalla possibilità di trasformare molti brani su vinili, mai editati in cd, in mp3 o simili.


Quando costruisci mentalmente la tua serata? Molto tempo prima, durante il viaggio per arrivare in milonga, oppure improvvisi attimo per attimo?
Anche in questo la storia è cambiata. Agli inizi “preparavo” le serate con una playlist base su cui poi facevo dei cambiamenti al momento. Poi, abbastanza velocemente, le cose cambiarono. Cominciai ad andare alle serate senza nessuna idea. Costruivo la serata mentre si svolgeva. Tra l’altro, e questa è una particolarità delle maratone di tango. Succedendo ad un collega ti informi su cosa lui ha passato per non riproporre, almeno nelle prime ore, musica che può essere già stata suonata.


Ti é mai capitato di annoiarti durante una serata, di aver compreso tardivamente che forse quella milonga non riusciva a darti le giuste motivazioni e non vedevi l'ora di finire?
Annoiato mai, semmai stanco. Talvolta, in alcune milonghe, può mancare una certa energia, che nessuna selezione musicale, seppur appropriata, può stimolare.

Accetti sempre tutto quello che ti propongono o cerchi di fare una selezione preferendo location affascinanti e serate con amici?

Non è un lavoro per me e quindi vado a sensazione. Di solito può essere il tipo di evento che mi stimola o il passa parola tra amici.


Come definiresti il tuo stile? Si é evoluto nel tempo ? Ed in quale direzione? Cosa può influenzarti in una serata, il pubblico, i ballerini, l'acustica della location, la durata della tua performance…
Onestamente non saprei, stile? Mah, lo scopo rimane sempre quello di riuscire a creare un’onda cercando di alternare le varie orchestre in maniera che la pista sia “piena”. Un’evoluzione c’è stata, sicuramente. E’ andata di pari passo con l’affinamento della sensibilità e la “scoperta, si fa per dire, di tutta quella quantità di musica che possiamo utilizzare. Tanta, veramente.


Spesso capita in alcuni eventi di condividere la serata con un/a collega. Preferisci lavorare generalmente da solo, o se in coppia con chi hai feeling? Oppure, ami il brivido di sperimentare con un collega mai ascoltato fino ad allora?
E’ una possibilità, quella di condividere con qualcuno la consolle. In molti casi è divertente e spesso il feeling si crea naturalmente. Poi, e parlo anche come ballerino, condividendo la consolle hai la possibilità di farti anche delle tande ballando.

Se qualcuno ti chiede il nome di una traccia gliela dici, magari consigliando il cd dove é inclusa, oppure lo inviti ad avventurarsi in una faticosa ricerca?

Si, non ho mai posto veti in questo senso. Se qualcuno mi chiede qualcosa, e spesso si tratta ormai di files, gliela faccio avere.


Il pubblico ti molesta in consolle con richieste assurde. Cerchi di accontentarlo oppure fai capire chiaramente che non sei un jukebox?
Diciamo che la richiesta me la possono fare ma non è detto che la accolga. È una possibilità.

Ti piace ballare ed ascoltare i tuoi colleghi, gustare le selezioni altrui e stili differenti dalle tue esecuzioni?

Certo che mi piace ballare, rimane per me la cosa più bella del tango. E veramente posso dirti che quando qualche collega mi fa “sognare” con la sua selezione sono estremamente felice. Come stili differenti posso dirti che non amo molto ballare su selezioni di tango elettronico od anche semplicemente di orchestre attuali, soprattutto se usate in maniera pesante. Sai la tanda di elettronico e/o di orchestra attuale ci può stare….. una.


Ritieni che il modo di musicalizzare sia differente per macroaree geografiche ? Argentina, Nord Europa, Est Europa, Mediterraneo… o tutto il mondo é paese?
A questa domanda posso rispondere in maniera attendibile. Fuori dall’Europa non sono mai andato sia a mettere musica che a ballare,  e da Baires è tanto che manco. L’ultima volta che ci sono stato, il 2005, era molto presente, almeno in certi ambienti, il tango elettronico e conseguentemente si ballava il “tango nuevo”. Per intenderci i tempi dei vari Bajofondo, Gotan, ecc. Però in molte milonghe classiche si continuava con selezioni altrettanto classiche. Dal mio punto di vista un altro discorso va fatto per l’Europa. Qua, è mia opinione, si è sviluppata tutta una corrente di djs estremamente raffinati ed, in un certo senso, originali. Credo che adesso in Europa si possa ascoltare e ballare dell’ottima musica praticamente dappertutto, almeno agli eventi ma anche in molte milonghe stabili.


Ti piacerebbe avere un locale solo per te, arredarlo con l'impianto adeguato ai tuoi desideri, cercare di creare un'onda che ti soddisfi oltre a suonare quando ne hai voglia e creare un calendario di eventi a misura dei tuoi gusti?
La cosa sarebbe molto bella. Chi non vorrebbe un’opportunità del genere. Sicuramente la vorrei però condividere con altri. Anche dal punto di vista organizzativo. Il tango è condivisione.


Le classiche domande a bruciapelo, vietato non rispondere:

Tre orchestre che non possono mancare in una serata:

Come sai direi :Fresedo,Fresedo,Fresedo…… a parte gli scherzi…. Fresedo, D’Arienzo, DiSarli


Le tue tre orchestre preferite, che possono essere anche diverse dalle precedenti:
Fresedo, Canaro, Laurenz.

Suggerisci una tanda di tango strumentale, una tanda di tango con cantante, una di vals ed una di milonga

Biagi: Cielito Lindo, Racing Club, La marca del fuego, Belgica

Fresedo con Ray: Volver, No me pregunten porquè, Arrabal amargo, Te juro madre mia.

Troilo: Romance de Barrio, Lloraras lloraras, Valsecito amigo

Laurenz: La vida es una milonga, Maldonado, Chatero de aquel entonces

Quali sono le tre orchestre o cantanti che non sopporti?
Ormai lo sanno tutti: Alfredo De Angelis…. Non riesco a farmelo piacere.

Quale é l'orchestra più sottovalutata dal grande pubblico e quale la più sopravvalutata?

Fresedo.

…sopravvalutata? Nessuna direi.

Le tue tre serate top ( a giudizio tuo ovviamente…)
Onestamente non saprei….. davvero.


Siamo meno seri: i dj rimorchiano ? Quante storie hai avuto con i tuoi colleghi?
Sabino, il tango è il tango, quel piccolo microcosmo di vita dove i sentimenti subiscono un’accelerazione. Un abbraccio.

 

Fine della conversazione in chat

giovedì 27 settembre 2012

Epico ed eroico, Fitzcarraldo


Non c'e'nessun regista più grande di Werner Herzog nel descrivere le ossessioni impossibili dell'uomo, quell'ostinarsi nel compiere gesti estremi di fronte alla natura che evocano la temperie romantica. E non é un caso se Herzog é tedesco. 

Certo, il suo capolavoro assoluto é Aguirre, ma anche Fitzcarraldo, la storia dell'avventuriero Carlos Fitzgerald che sogna di far risuonare l'opera lirica nel cuore dell'Amazzonica, pur con qualche nodo insoluto , é un gran film. Estremo, come sono estremi il suo regista e gli eroi della sua filmografia. Uomini solitari, e già per questo grandi che combattono sfide nel nome di una idea. 

In Fitzacarraldo c'é tutta la follia di un uomo, un regista che ha dichiarato testualmente: "Non si può e non si deve considerare il cinema come se dipendesse solo da ciò che si vede sullo schermo. Per avere quel particolare materiale, bisogna fare cose inaudite. Questo non mi fa paura. Se davvero é utile, per il cinema sono in grado di fare cose che altri non farebbero. Continueró a fare film soltanto inno a quando sarò fisicamente integro". 

Epico.

Che amore quello di Amores Perros...


Rivisto dopo alcuni anni Amores Perros di Alejandro Inarritu mantiene ancora intatti gli stilemi di film sordido e maledetto, ragion per cui ha l'aura di cult. Una pellicola debitrice alle visioni kubrickiane ed alle narrazioni sincopate in episodi di Quentin Tarantino che peró mostra in maniera personale un universo interamente dominato dalla violenza. Ad ogni livello. E con comune denominatore i cani , che diventano il driver narrativo nei tre episodi che si dipanano a partire da un terribile incidente automobilistico. 

Se nel primo Octavio vuole scappare dalle luride favelas con la moglie guadagnando nelle lotte fra i cani facendo combattere il suo, nel secondo episodio un direttore di una rivista patinata molla la famiglia per abbandonarsi con una modella ed il suo barroccino, per arrivare alle vicende de El Chivo, un killer, ex terrorista, che vive come un barbone in una muta di cani randagi, che sogna di donare una piccola rendita alla figlia abbandonata in gioventù, facendo fuori più persone possibile. Geniale il cambio di passo e stile in ogni episodio che tiene incollati sulla poltrona fin dall'incipit con il brutale combattimento tra cani e prosegue senza un hippy ending con lo scomparire in un piano sequenza del killer. 

Inarritu sembra forse indicarci la via del riscatto… dopo l'amore e l'odio solo la morte può rigenerare, ma a che prezzo? E soprattutto si può scampare agli scherzi del destino? Ed allora andiamoci a rivedere anche 21 Grammi e Babel... 

martedì 25 settembre 2012

La grande fuga da New York


Manhattan non è più il cuore di New York, l’anima degli affari del mondo occidentale, ma un gigantesco carcere di massima sicurezza dove la più  efferata criminalità vive nel caos. Non esistono vie di collegamento con il resto del mondo, una metropoli in cui i delinquenti cercano di eliminarsi l’ uno con l’ altro in uno spietato gioco del futuro.
Il grande regista John Carpenter , in questa pellicola del 1981 preannuncia con anticipo la dissoluzione della società contemporanea che si distrugge autoalimentandosi, fagocitandosi dall’interno. Il degrado però, sembra essere veicolato nello stesso sangue marcio dei personaggi. Non esistono buoni e cattivi, il presidente USA e l’eroe degradato “Snake” interpretato da un magistrale Kurt Russell, sono le facce di una stessa medaglia. Forse l’ ultimo grande western nel senso più classico del termine, girato in una sterminata prateria del futuro dove la redenzione è lontana dal venire.
La visione apocalittica di Carpenter dove tutti hanno qualche peccato solo apparentemente è stemperata dall’ ironia di alcuni personaggi. Quel meraviglioso paesaggio urbano contaminato e deturpato fino all’inverosimile, ci penetra nella mente e si imprime  nella memoria fino a far assumere a questo film , lo status di cult movie.

domenica 19 agosto 2012

Arrevuoto, o del Salerno Tango Festival


Arrevuoto. Quando mi hanno chiamato tempo fa Giampiero e Peppe parlandomi di un nuovo evento nel panorama tanguero, ho subito avuto la certezza che il Salerno International Tango Festival sarebbe stata una grande kermesse. 

Perché il loro genuino entusiasmo unito ad una profonda conoscenza dell'ambiente tanguero mondiale avrebbe contagiato moltissimi appassionati pronti a scommettere su Salerno. 

E così é stato. 

Sebbene lo abbia vissuto parzialmente, mi é entrato nella pelle fin da quando sono atterrato in pista. Una grandissima energia coniugata ad una voglia di divertirsi libera da orpelli, finte amicizie, ipocrisie formali che talvolta avviliscono e rendono stantio le manifestazioni nazionali. Vedere ballare dalle 22.00 fino all'alba, senza fermarsi una pista dinamica e vogliosa di interpretare ogni orchestra, ogni ritmo, ogni singolo brano come se fosse l'ultimo della notte é davvero impagabile. I reportage fotografici che affollano il web, facebook, ed altri social network spesso raccontano più di mille parole, ma meno di un semplice abbraccio. Per quello bisogna sempre affidarsi alle emozioni dal vivo. 

La gran milonga del sabato ha registrato una straordinaria performance di Julio Balmaceda y Corina De La Rosa. Era tanto, troppo tempo che non mi gustavo una loro esibizione dal vivo. Ed ancora una volta non sono stato deluso. Ancora una volta ho visto l'epifania del tango, un incedere di movimenti  che non sono un mero esercizio fisico ma disegnano la musica riempiendone lo spazio. Una densità musicale e giocosa con un timido accenno di teatralità che volutamente gli artisti hanno riservato all'ultimo brano, uno splendido ed ipercalorico di pathos Nonino. Struggente nel finale  che porta all'acme la summa del ballo di Julio e Corina e la loro filosofia, raccontare la vita e le sue emozioni attraverso il tango. 

Ballare a ridosso del mare, incastonati nell'incipiente Costiera ha aggiunto un ulteriore fascino questo é indubbio, ma il segreto della seduzione del Salerno Tango Festival é racchiuso secondo me nella partecipazione di un  pubblico grande , non solo nei numeri, ma in primo luogo nel calore e nell'approccio mentale. Su questo ha inciso la sua composizione geografica con presenze da ogni landa, Nord Europa, Russia ed Est, Francia, Germania, Italia, Extra UE si sono affiancati come tessere di un magnifico puzzle. DJ di altissimo livello, maestri strepitosi, oltre a Julio e Corina,  Mario Consiglieri ed Anabella Diaz Hojiman, Fausto Carpino e Stephanie Fesneau, hanno innescato la miccia di una bomba energetica che era difficile ipotizzare alla prima edizione. 

Molte volte sottovalutiamo l'apporto dello staff e di quanti in giro per il mondo cercano di promuovere una iniziativa, spesso senza avere alcuna gratificazione materiale, ma solo con il compenso intimo di aver contribuito a renderla migliore. Qui a Salerno ho visto un gruppo che senza gerarchia si occupava di ogni minimo dettaglio, dove anche gli organizzatori in prima battuta facevano il lavoro "sporco". Un segnale importante che rende il tutto più umano e cancellando ogni distanza tra pubblico, artisti e macchina organizzativa rende il festival proprietà di chiunque decida di parteciparvi. 

Ho alcuni flash che a distanza mi scattano dinanzi agli occhi, dal pubblico in movimento osservato dall'alto della consolle, all'abbraccio di Julio e Corina, ai grandissimi tangheros che consumavano la pista, citarli tutti sarebbe impossibile, farei un toro a tanti amici, ma davvero ho visto un livello spaziale. Le ultime due - tre ore erano davvero una delizia per gli occhi, con ballerine fantastiche tali da farti passare la voglia di musicalizzare e scendere l'altra parte della barricata. Mi ha fatto piacere vedere tanti colleghi, sembrava un congresso del sindacato dei TJ. 

Cosa mi rimane di Salerno oltre all'attesa della prossima edizione? 

L'alba  che come una sindone fa trasparire sui volti sfatti dalle fatiche notturne la gioia del tango e lo sguardo soddisfatto di Giampiero e Peppe, due inguaribili sognatori contenti di aver procurato tale gioia. E'stato più difficile del solito per me concludere questa serata, scegliere l'ultima tanda, forse perché inconsciamente non avrei mai voluto chiudere. Ma sono sicuro che ogni tanghero dopo questo festival continuerà a portare con sé la colonna sonora di Salerno. 

Al tango non si sfugge…anche quando la musica all'esterno ha cessato di suonare.

Intervista Corriere della Sera - Corriere del Veneto

Intervista apparsa sul Corriere della Sera / Corriere del Veneto
Sabato 18 agosto 2012.



Trapano mon amour, Driller Killer


Maledizione e redenzione, nevrosi metropolitane e complessi derivanti dall'educazione cattolica. Gli stilemi della sua produzione matura sono già presenti in The Driller Killer del 1979.

 E' in questo thriller urbano, teso e volutamente scomodo che uno dei registi morbosi per eccellenza, Abel Ferrara si fa le ossa. Studia per girare da grande capolavori del calibro de Il cattivo Tenente, Fratelli e King of New York. Un pittore d'avanguardia, interpretato dallo stesso regista, alle prese con uil problema insormontabile di creare e soprattutto gestire i rapporti umani, si diverte a trapanare dei poveri clochard in giro. Le immagini sono crudeli e stranianti e riportano con nostalgia alle avanguardia a cavallo fra i '70 e '80. 

Non vale la pena dannarsi per ricercare una morale nel film, qui siamo dalle parti di una esplosione psichedelica senza precedenti dove la narrazione é il pretesto per dare sfogo alle personali ossessioni del regista. Una pellicola interessante che lancia uno squarcio su alcune zone d'ombra della nostra personalità e che in alcune occasioni pare addebitare ogni gesto violento alla follia che spesso investe l'intera città e l'umanità stessa.

sabato 18 agosto 2012

Furore, l'epica "popolare"di John Ford


Ci sono dei film  a cui l'aggettivo epico calza a pennello. Vero, ne sono pochi, e forse nell'ultimo ventennio ne sono usciti in numero ridotto, specie se paragonato all'epoca d'oro di Hollywood. Furore é uno di questi. 

Uno dei capolavori del leggendario John Ford, la quintessenza del cinema americano, che nel 1940 riadattó per il grande schermo un celebre romanzo di Steinbeck. La trama vede al centro dell'azione Henry Fonda nei panni di Tom joad, un galeotto che scontata la condanna torna dalla sua famiglia e la trova vessata dalla banche e dalla siccità. Siamo nel pieno della Grande Depressione e l'unico modo per dare una svolta ad una misera esistenza  é cambiare vita. Ma per la povera gente questo sembra impossibile, per quel brulicare di persone affamate che perdono " gli anelli più deboli "della catena lungo la strada pare un miraggio. Solo la caparbietà e l'ostinazione di mamma Joad riescono a tenere unita la famiglia. Giunti in un campo profughi Tom cerca di bloccare dei sobillatori  e successivamente inseguito dalla polizia perché ha assassinato uno dei responsabili della morte del suo amico , il predicatore Casey, decide di continuare il suo viaggio verso il sogno americano. 

Di questo capolavoro mi affascinano le immagini corali, il popolo in marcia, il senso quasi biblico della fotografia di Gregg Toland. La mia associazione di idee riporta i grandi piani immagine con l'esodo del popolo d'Israele nei Dieci Comandamenti. Credo che nessun regista abbia mai eguagliato la grandezza di Ford nel rendere monumentale gli umili, il popolo che attraverso una lotta contro un destino ingrato ed avverso cerca di riscattarsi. 

Certo, forse alcune interpretazioni del capolavoro di Steinbeck ed il finale ottimistico appaiono ingenue a distanza di anni, ma la voglia di solidarietà e giustizia al servizio della povera gente rimane ancora oggi di grande attualità. Un film dedicato a quanti riducono John Ford ad un mero regista di western o un conservatore pieno di pregiudizi e non vogliono leggerne l'alfiere ed il cantore della religiosità laica. Quel sentimento endemico e sotterraneo che ha costruito il popolo americano.

martedì 17 luglio 2012

MSTF 2012: TODA JOIA, TODA BELEZA




Sono appena uscito dalla magia del Mediterranean Summer Tango Festival. A Porec, sulla costa croata che esprime al meglio la seducente bellezza dei profumi e colori del Mediterraneo, si é rinnovato l'incanto dell'unica Love Parade tanghera al mondo. 

Dopo due splendide edizioni, il 2012 ha registrato l'epifania di un evento che nella grandezza dei numeri da festival é riuscito ad offrire una dimensione di complicità e di convivialitá fra amici che spesso si ritrovano in dimensioni più contenute. L'alchimia di questo successo mi é oscura. 

Che sia l'organizzazione ed il mood tanghero creato da Zrinko e Tajana? Che siano le location scelte dove ambientare le milonghe? Che sia il team degli artisti scelti per una innegabile affinità con questa visione dell'universo tango? che sia "colpa"di uno strepitoso pubblico giovane, anagraficamente e soprattutto nello spirito, proveniente da tutto il mondo? O forse la "colpa "é semplicemente del tango, di quel linguaggio universale con cui si riesce a dialogare con chiunque abbia voglia di mettere in gioco le proprie sensazioni semplicemente con un abbraccio. Mi riecheggiano nei timpani, con un sottofondo onirico, le voci festose della milonga, di questa ronda collettiva vulcanica nella propria energia. Un'onda libera da qualsiasi tristezza o invidie sotterranee che spesso macchiano eventi nostrani. 

Quando Zrinko e Tajana tre anni fa mi parlavano del MSTF, io sognavo un festival di questo tipo, dove il tango espresso dai suoi grandi interpreti convivesse con una incredibile voglia di divertirsi del pubblico. Repetita iuvant , una love parade tanguera. E questo si é realizzato. Le 1000 persone presenti il sabato sera in milonga esplodevano di gioia e pura voglia di divertirsi. Su questo forse ha una parte importante  anche quel vento creativo e positivo di nouvelle vague tanghera che soffia da e per l'Est, una tango renaissance di cui ho già parlato addietro. Nell'attesa di vedere in giro, nella sterminata prateria del web, l'invasione di foto e videoclip che meglio di ogni parola traducono e colgono gli attimi più significativi di questo evento, non mi stancherò di rivivere i momenti che mi hanno segnato. 

Il pool party con la musica fantastica di Osky Casas ed il Chino Necchi, un incredibile duo argentino dall'esuberante attitudine hip hop con le loro cortine davvero cool. Un party degno della MTV, con il pubblico pronto a raffreddare le bollenti piernas in piscina. 

Le milonghe della noche sono state indimenticabili. Il venerdì un mix squisito di due anime latine, Analia La Rubia del Giglio, seducente nella ricercata scelta musicale, mai banale, ha creato un'onda avvolgente di ritmi serrati e ritmi soavi. Un'alternanza sonora affascinante condotta dal cuore della notte fino all'alba dal talento straordinario di Mauro Berardi. Le sue selezioni sono pura benzina per i tangheri. Un approccio alla consolle controllato e mai sopra le righe, privo di masturbazioni intellettuali da collezionista alla ricerca del tango perduto, ma dotato di un "contagiri" che, grazie ad  un raro senso della misura sceglie e determina i tempi della milonga. 

Il cast di ballerini eccezionale: Carlitos Espinoza e Noelia Hurtado si "mangiano"la pista. Ritmo, esuberanza giovanile, musicalità, ma soprattutto la seduzione della musicalità. Un tango denso, ma nello stesso tempo soave che ha coinvolto ed affascinato i presenti. Nell'apparente semplicitá di alcuni passi si nasconde un talento geniale, quello che fa apparire facile quello che in realtà non lo é. Ed in questo Carlitos e Noelia sono due grandi maestri. Anche nella leggerezza d'esecuzione. Noelia si muove su un tappeto d'aria rarefatta dove affonda dei boleos di ammaliante bellezza. 

Con Bruno Tombari e Mariangeles Caamano diventiamo subito complici di un affascinante gioco dove il tango diventa un linguaggio quasi adolescenziale nella purezza. Una dinamica fatta di allegria, abilitá tecnica e teatralità. Siamo in un territorio cinematografico dove due attori traducono le proprie emozioni per il pubblico, che vede finalmente in pista quello che spesso viene celato. Ovvero che il tango ad alti livelli é anche gioco e  divertimento. Bruno in show é esattamente quello che vediamo in milonga. Un antidivo dotato di una contagiosa voglia di vivere e divertirsi che trasforma la milonga in un club da vecchi amici. E' impossibile non restare coinvolti dalla sua incredibile energia. Mariangeles la partner perfetta che grazie ad una grande tecnica e personalitá si integra in questo ammiccante rimbalzo di sguardi, passi ed abbracci. Unici. 

Viva el Tango, orchestra di Raul Garello, voce del Polaco Goyeneche. Chicho e Juana a Porec hanno sciorinato una delle loro migliori performance di sempre, il che equivale a dire una delle migliori esibizioni tanguere di sempre. La maturità artistica, l'interpretazione di una letra così profonda, il movimento che disegna nello spazio e nel piso la musica. Ho provato un brivido sulla schiena nell'osservarLi ballare. Straordinari. E domenica il miracolo si é ripetuto. Chicho e Juana hanno letteralmente sfondato le porte della percezione tanghera con una dimostrazione della loro arte che altresì é il personale tributo all'amore per il tango. Un crescendo di emozioni partito alla lontana, da un soave Fresedo per approdare alla contemporaneità di Johansen. Con Chicho e Juana il tango diventa la colonna sonora della vita, dei sogni, delle delusioni, dei sentimenti, delle amicizie che ne permeano il cammino. 

Di grande impatto anche gli special guest, El Chino Necchi e Carla Marano, Marko Miljevic e Maja Petrovic, nuove ed interessanti proposte la cui ascesa nel grande panorama tanguero internazionale é già iniziata.


Ma Porec vuol dire anche e soprattutto Boat Trip, un meraviglioso pomeriggio all'insegna della dance degli ultimi trent'anni con un pubblico tanghero scatenato sotto le note di Bob Sinclair, David Guetta, Beyonce, Black Eyed Peas, ma anche Bee Gees, Gloria Gaynor, ABBA. Il mare davanti a Porec e Rovigno diventa il teatro dell'epifania del divertimento non più tanghero, ma generazionale di un gruppo di amici da tutto il mondo che condividono l'amore per la musica e per la gioia di vivere. La gang di Belgrado, gli amici della Croazia, il gruppo dalla Russia, le ragazze dalla Grecia, i numerosi amici italiani si ritrovano per qualche ora ad avere diciotto anni, per me l'età più affascinante, a rimandare indietro le lancette del tempo e rivivere le feste nei club e nelle disco, con una scenografia di gran lunga migliore. Ed il tuffo collettivo nelle acque croate é un rito purificatorio di sana "follia collettiva": riappropriarsi della propria virginale purezza adolescenziale. 

Porec é questo e molto altro.  Uno stato dell'esistenza, una stagione della vita. la più spensierata, la più affascinante.


Toda Joia , Toda Beleza.

lunedì 11 giugno 2012

SOLO TANGO ORQUESTA , IN MILONGA RIVIVE L’EPOCA D’ORO DEL TANGO


Sono pochi gli artisti nel tango in grado ancora di sorprendermi ed emozionarmi. Tra questi rientra sicuramente nell’olimpo del mio gradimento personale, ma ritengo tale giudizio condivisibile da molti, una orchestra straordinaria, Solo Tango. 

Li ho riascoltati di recente al Festival Tango World in Venice e sono rimasto letteralmente abbagliato dalla bellezza e dalla pulizia del loro suono. Due serate all’insegna di un repertorio non ripetitivo che ha abbracciato alla perfezione l’intera storia del tango. Quattro giovani talenti russi, mai fuori le righe, misurati, dotati di una tecnica straordinaria , non è algida esecuzione accademica, che si fanno alfieri di  una tango renaissance che vede la stella polare puntare dritto verso la Russia e l’Est Europa. 

La sensazione più incredibile, riferitami anche da molti tangueri presenti alla milonga, è quella di ascoltare un cd. Perfetto. Nella interpretazione personale, perché la Solo Tango Orquesta  rivisita i brani, c’è una classicità non manierista, ma che seduce il pubblico  costringendolo a scendere in pista ed a ballare Invierno, come se fosse davvero l’orchestra di Canaro a suonare. Spesso il pubblico si innervosisce e preferisce non ballare in milonga quando suona una orchestra. Generalmente perché c’è il proliferare di orchestre non all’altezza o con un repertorio non ballabile di piazzolliana memoria. 

Con Solo Tango invece è impossibile rimanere incollati alla sedia, la proposizione in tande inoltre garantisce una ballabilità al 100% e ,più di una volta mi è capitata la sensazione di trovarmi al centro della ronda de ases, poker dei brani indimenticabili – simbolo di un’orchestra, da D’Arienzo a Canaro passando per Biagi.   

Vedere ragazzi così giovani mettere al servizio della milonga, del suo pubblico, dei ballerini il proprio talento e la propria passione, mi riempie di gioia, perché intravedo il futuro del tango, di un linguaggio universale che da Buenos Aires trova linfa vitale in Europa e con orgoglio assolutizza il suo messaggio. Un linguaggio che non ha bisogno di parole, ma che traduce le sensazioni con la musica. Ed in questo i Solo Tango sono dei maestri assoluti.