Black music di
altissima classe da Minneapolis con Jose James. Siamo dalle parti di Glasper e
del suo nu jazz soul contaminato di r’n’b e spruzzatine hip hop. La ricerca
filologica dell’artista si muove su un binario di eleganza ricercata dove il
groove si sposa con la seduzione del basso funky. È questa la musica da club
del nuovo millennio non c’è ombra di dubbio.
venerdì 29 gennaio 2016
lunedì 25 gennaio 2016
Chandler, Marlowe e la finestra sul vuoto
Quando ho voglia di annegare nelle atmosfere del
noir classico, non posso che mettere su John Coltrane e dedicarmi alla lettura
dell’inossidabile e mitico Raymond Chandler.
Mi fa impazzire ne “La finestra sul vuoto” quel detective spogliato di ogni super potere e di
quell’aura di immortalità quale Marlowe che ogni giorno anzi in ogni istante
si trova a dover lottare con la ferocia e la durezza della quotidianità. Amo quella narrazione squisitamente
cinematografica che non lascia scampo alle mozioni che ha bisogno algidamente
di decantare come un un whisky torbato all’aria aperta, anzi davanti ad un
camino dove crepita la legna.
Ed alla fine anche noi siamo conquistati da quel
seducente cinismo che emerge in ogni
ruga del detective che Chandler magistralmente mette a confronto con la ricca
vedova, specchio dell’alterità delle convenzioni….
Malaparte e la tecnica del colpo di stato
Ci sono scrittori apparentemente antipatici, ostili,
scomodi nella lettura, perché emerge in tutta la sua arroganza quasi un
disprezzo dei lettori, della mediocrità della borghesia. Uno di questi è quello
che reputo uno dei più geniali ed unici intellettuali del secolo scorso, Curzio
Malaparte. Narciso e dandy fino all’eccesso, fino al punto di lasciare un segno
imperituro a guisa di Tiberio con la sua villa a Capri.
Ogni volta che leggo
“Tecnica di un colpo di Stato” mi sento
quasi Malaparte che irride i regimi dittatoriali, anarchico ma splendidamente
conservatore. Destra e sinistra diventano categorie quasi prive di senso, a tal
punto che trasmutano in erme bifronte, volti, recto e verso di una stessa
medaglia.
La democrazia per Malaparte è fragile ed indifesa, continuamente
passibile di fendenti mortali. Ma allora cosa fare? Distruggere i miti borghesi e la borghesia…quanto
Malaparte assomiglia a Celine…
I simulacri di Porfirio
Comprendere attraverso l’arte il fine ultimo della
vita, ma non solo. Anche e soprattutto ciò che trascende la vita terrena in un
afflato al tempo stesso mistico e farne una particolare e personale cosmogonia.
Mediando e creando un percorso ontologico tra religione e filosofia. “Sui
simulacri” del filosofo Porfirio , edito da Adelphi, è uno dei più raffinati ed
utili testi per comprendere appieno la temperie e i segreti dell’arte classica.
Leggendo il risvolto di copertina «Porfirio di Tiro,
allievo prediletto di Plotino, fu il filosofo più temuto dai Padri della Chiesa
per la svettante intelligenza e la raffinata erudizione, poste a difesa della
millenaria sapienza pagana contro il dilagare della nuova concezione cristiana.
Di lui si racconta che a un convito per l'anniversario di Platone, dove lesse
un suo poema dal titolo Le nozze sacre, fu tacciato di pazzia per le
"molte cose che aveva pronunciato nell'entusiasmo, in senso mistico e
velato". Ma Plotino intervenne e gli disse: "Ti sei dimostrato al
tempo stesso poeta e filosofo e ierofante”.
Rileggere quei pochi frammenti sopravvissuti dà
ancora una emozione unica. L’opportunità di riflettere sul valore del simbolo,
di cosa ha potuto rappresentare per il mondo classico ed anche l’occasione di
non lasciarci perdere l’occasione attraverso la visione delle statue di evocare
gli dei…
martedì 19 gennaio 2016
Ragas and Sagas: Il meraviglioso dialogo sonoro tra Oriente e Occidente
Quando l’Oriente
incontra l’Occidente, musicalmente parlando. Un disco sublime che affianca due
giganti quali Jan Garbarek e Ustad Fateh Ali Khan in un caleidoscopio sonoro
all’insegna della sacralità perduta. Nella produzione musicale contemporanea
ritengo questo album ECM del 1992 il tenativo più compiuto di coniiugare i due
mondi anche attraverso l’uso di strumenti diverissimi tra loro, in senso
squisitamente etnico, con l’utilizzo della voce quale elemento insieme al sax a
guidare la polifonia. Non stiamo parlando di un insulso disco commerciale dal
sapore plastificato new age, ma di un lavoro difficile, che richiede
meditazione ed un ascolto profondo che non può prestarsi alla distrazione dell’ambient
music o alla liquidità degli mp3 a bassa resa qualitativa. Forse la musica può
risultare, alla luce anche delle vicende che sono seguite post pubblicazione, l’unico
vero antidoto alla lotta feroce che sta inseguinando le due regioni geografiche
del mondo. Non posso che lasciar fluire i miei ricordi e viaggiare la mia mente
libera nel dialogo fra Jan e Ustad. Questo disco è davvero una autostrada per
la liberazione dai pregiudizi culturali.
Il Basso catartico di Vitous
Un poker d'assi servito per Vitous ( Corea, Garbarek, McLaughlin, DeJohnette) per un classico disco ECM. Universal Syncopations gronda di quelle sonorità
tipiche della etichetta di Manfred Eicher, dove l’improvvisazione è misurata e
non esce dai binari di una autorevolezza jazzistica. Il talento dei quattro non
diventa solo una mera profusione di tecnica ma una resa sontuosa della
personale visione di Vitous che adopera gli altri strumentisti come grimaldelli
per scardinare l’ovvietà manieristica che potrebbe inficiare il lavoro. Al di
là di tutto, emergono i duetti inarrivabili fra il bassista e il sax nordico di
Garbarek che creano una onda di pura delizia sonora.
lunedì 18 gennaio 2016
Jarrett e i seventies rivoluzionari
Un disco fenomenale da brividi con un
trio che ha fatto la storia del jazz e non solo. Un Keith Jarrett in stato di
grazia, staimao parlando degli anni’70 accompagnato da due talenti del calibro
di Charlie Haden e Paul Motian. Sei brani che spaziano tra echi di free jazz,
musiche latineggianti, virtuosismi spericolati. L’ho ascoltato quattro volte di
seguito e ad ogni ripetuto istante mi pervade
quella freschezza innovativa e quell’impeto rivoluzionario, che solo gli
anni settanta riuscivano a regalarci.Piece for Ornett e Song for Che bucano i
confini temporali ed ancora oggi, a più di quarant’anni di genesi offrono un
magnetismo senza eguali. Se a questo vi aggiungiamo la cura e la qualità sonora
della ECM del guru Eicher, allora si può a ragione annoverare questo album fra
i capolavori del genio assoluto Jarrett. IMPERDIBILE.
Meravigliosa avventura dei Coldplay
Lanciato dal singolo Adventure, A Head
of full of Dreams dei Coldplay è un arcobaleno di sensazioni ed emozioni
puramente pop. Chris Martin e i suoi non sbagliano un colpo e ancora una volta
si rinnovano e rinnovano le emozioni con un lavoro che suona originale fin
dalla prima nota. Via atmosfere cupe ed intimiste, ma solarità e caleidoscopio
cromatico a tutta birra. Rock, pop, R&B, coretti paisley, tutto
contribuisce a dare una freschezza inusitata a questo lavoro di fine 2015. Una esuberanza
quasi da clubbing rivisitata in chiave intellettuale. Decisamente un buon
lavoro-
KATECHON, IL POTERE CHE FRENA PER CACCIARI
Il potere che frena. Un volume davvero
affascinante quello del filosofo Massimo Cacciari che indaga i rapporti che
sussistono fra teologia e politica con figura chiave quella del katechon,
qualcosa o qualcuno che trattiene e contiene, arrestando o frenando l’assalto
dell’Anticristo. Questo elemento imprescindibile dell’Apocalisse così come
descritto nella Seconda lettera ai tessalonicesi attribuita a San Paolo è lo
spunto per riflettere sulle contraddizioni della contemporaneità. Sul mondo che
deve compromettersi con il male e la violenza per rigenerarsi. Imperdibile la
ricca appendice dei contributi più significativi della tradizione teologica,
dalla prima patristica a Calvino. Esaurito lo spazio del sacro e quindi del
politico, chi metterà freno all’apocalisse?
giovedì 19 novembre 2015
CHI AMA BRUCIA. AL TEATRO A L'AVOGARIA DI VENEZIA DI SCENA IL DRAMMA DELL'IMMIGRAZIONE
Il dramma contemporaneo dell'immigrazione é in programma martedì 24 novembre 2015, ore 21.00, al Teatro dell'Avogaria di Venezia ne "Chi ama brucia. Discorsi al limite della frontiera" di e con Alice Conti. Uno spettacolo che si inserisce nel ciclo de i "Martedí dell'Avogaria", rassegna teatrale che presenta in Laguna, alcuni fra i lavori più interessanti della nuova scena drammaturgica nazionale.
Al centro della scena le difficili condizioni degli stranieri internati in un Centro di Identificazione ed Espulsione, viste con gli occhi di una crocerossina. Un lavoro che getta luce su una realtà ancora troppo poco conosciuta analizzando con spietata lucidità le complesse dinamiche politiche e psicologiche che sottendono alla narrazione. Lo spettatore riflette sui lati oscuri della propria personalità, attraverso lo specchio di una realtà marchiata dalla violenza e crudeltà senza alcuna sadismo e noia, priva di comunicazione umana, devastata dalla crudeltà. Un teatro senza retorica che, privo di urla, lascia che l'indignazione affiori da sola e lentamente in chi osserva. Alice Conti ha tratto "Chi ama brucia" da un suo studio antropologico poi diventato tesi di laurea, con interviste a lavoratori ed ex reclusi del Cie di Torino. Una performance fisica a tutto tondo, voci fuori campo, danza, canto, recitazione, con vari registri espressivi che oscillano dal drammatico al comico.
L’Associazione Teatro a l’Avogaria, nasce nel 1969 dalla passione e dalla tenacia di Giovanni Poli, già fondatore del Teatro Universitario Cà Foscari di Venezia, e dagli esordi si pone come laboratorio di ricerca che coniuga un metodo d’improvvisazione teatrale tra la Commedia dell’Arte e le Teorie dell’Avanguardia. In più di quarant’anni di attività ha prodotto oltre sessanta spettacoli tra cui la “Commedia degli Zanni” rappresentata con successo sui più importanti palcoscenici internazionali. Riconosciuta come uno dei centri di formazione professionale di riferimento nel Triveneto, ogni anno organizza corsi, dedicati ad appassionati e professionisti, su discipline quali recitazione, Commedia dell’Arte, dizione, storia del teatro, canto, tecnica dell’interpretazione.
Gli spettacoli della Rassegna “I Martedì all’Avogaria”, ore 21.00, su prenotazione telefonica ai numeri 0410991967-335372889 , avogaria@gmail.com
Ufficio Stampa: Sabino Cirulli Tel. 349 2165175 Mail: sabinofabiocirulli@yahoo.it
martedì 17 novembre 2015
APRI LA PORTA SIGNOR MATADOR! AL TEATRO A L'AVOGARIA DI VENEZIA LE DISAVVENTURE DELLA SIGNORINA ELSE
Ispirato a un grande classico del teatro del primo novecento, la Signorina Else del drammaturgo austriaco Arthur Schnitzler, arriva martedì 17 novembre 2015, ore 21.00, al Teatro a L’Avogaria di Venezia, ( Dorsoduro 1617) "Apri la porta signor Matador!"per la regia di Roberto Biebitz con Bertha Zigmondi. Lo spettacolo, è il secondo appuntamento del ciclo i "Martedí dell'Avogaria", rassegna teatrale che presenta a Venezia, alcuni fra i lavori più interessanti della nuova scena drammaturgica nazionale.
"Apri la porta signor Matador!" pone al centro della scena le avventure di Else, una giovane fanciulla che, in vacanza a San Martino di Castrozza riceve una lettera della madre che la informa di una grave minaccia che incombe sulla sua famiglia. La dura prova a cui sarà sottoposta la catapulterà di colpo nella vita adulta con la conseguente perdita d'innocenza e l'entrata nell'olimpo delle eroine della letteratura di ogni tempo. Un lavoro che attraverso gli occhi della protagonista fa una lucida e spietata analisi delle ipocrisie che spesso nella piccola e media borghesia sottendono alle relazioni sociali.
L’Associazione Teatro a l’Avogaria, nasce nel 1969 dalla passione e dalla tenacia di Giovanni Poli, già fondatore del Teatro Universitario Cà Foscari di Venezia, e dagli esordi si pone come laboratorio di ricerca che coniuga un metodo d’improvvisazione teatrale tra la Commedia dell’Arte e le Teorie dell’Avanguardia. In più di quarant’anni di attività ha prodotto oltre sessanta spettacoli tra cui la “Commedia degli Zanni” rappresentata con successo sui più importanti palcoscenici internazionali. Riconosciuta come uno dei centri di formazione professionale di riferimento nel Triveneto, ogni anno organizza corsi, dedicati ad appassionati e professionisti, su discipline quali recitazione, Commedia dell’Arte, dizione, storia del teatro, canto, tecnica dell’interpretazione.
Gli spettacoli della Rassegna “I Martedì all’Avogaria”, ore 21.00, su prenotazione telefonica ai numeri 0410991967-335372889 , avogaria@gmail.com
Info, Ufficio Stampa - Sabino Cirulli , Tel. 349 / 2165175
giovedì 28 maggio 2015
UNA TERRAZZA PER TUTTI: AL TEATRO A L’AVOGARIA UNA SURREALE VICENDA PIENA DI INASPETTATE VERITA’ E COLPI DI SCENA
Verità e colpi di scena
inaspettati ambientati in una terrazza. Sabato prossimo, 30 maggio 2015, ore
20.30 presso lo storico Teatro dell'Avogaria, Venezia, Dorsoduro
1607, Corte Zappa, è in programma “Una Terrazza per tutti”, lo spettacolo scritto e diretto da Angelo
Callipo con cui si conclude il Laboratorio Teatrale del Teatro a l’Avogaria
anno 2014/2015. In scena gli allievi del
corso si muovono in un’esilarante quanto surreale vicenda che ha come
protagonista una terrazza, intorno alla quale si scatenano intrighi e
frustrazioni, prendono vita ambizioni inconfessate, si innescano conflitti, si
rincorrono passioni, si meditano finanche cambiamenti radicali della propria
vita.
Può davvero tutto
questo una semplice e banale terrazza? A seguire le storie dei nostri
personaggi si direbbe proprio di sì: nella grigia routine di un ufficio come
tanti si consumano rapporti logorati e sfiniti da una noia apocalittica,
d’improvviso però la notizia di una terrazza, quasi si trattasse di una buona
novella attesa chissà da quanto, sconvolge tutti gli equilibri, dando vita ad
una scorribanda di situazioni strampalate e improbabili, in cui i sogni
impossibili si fanno segno di una disperazione troppo a lungo incubata.
E’ una storia questa
che attraversa tutta la contemporaneità, che collega migliaia di vite come la
nostra intruppate nella loro perfetta identità, in fila alla ricerca di un
equilibrio anomalo che il primo soffio d’effimero riesce a spazzare via.
Così, tra paradossali
colpi di scena, i nostri allievi attori si lasciano catturare dalla magia
dell’interpretazione, entrano a gamba tesa nel gioco della finzione teatrale
consapevoli che essa sia l’unica bugia in grado di raccontare uno scampolo di
verità.
lunedì 25 maggio 2015
ADDIO ALLA REGINA DEL TEATRO VENEZIANO: SCOMPARSA A 91 ANNI CARLA POLI PICOZZI
E’ morta venerdì 22 maggio 2015 , a Venezia all’età di 91 anni, Carla Poli Picozzi. Una vita per il teatro: nel 1969 insieme al marito Giovanni Poli, già fondatore del Teatro Universitario di Cà Foscari, aveva fondato il Teatro a l’Avogaria di Venezia, che già dagli esordi si pone come laboratorio di ricerca che coniuga un metodo d’improvvisazione teatrale tra la Commedia dell’Arte e le Teorie dell’Avanguardia. In più di quarant’anni di attività ha prodotto oltre 70 spettacoli tra cui la “Commedia degli Zanni” rappresentata con successo sui più importanti palcoscenici internazionali, L’alfabeto dei villani, Gli ultimi Carnevali di Venezia, spettacoli rappresentati in oltre 70 tournees iin 23 paesi europei oltre che in Asia Minore, Africa, America, Asia.
Il teatro a l’Avogaria è stata fucina di tanti allievi che hanno poi abbracciato in questi cinquant’anni la professione di attore, regista e scenografo. Per la sua intensa attività aveva ottenuto nel 2008 il “Leone di San Marco” il riconoscimento promosso dall’Assessorato al Turismo e alla promozione delle tradizioni culturali veneziane assegnato per il grande impegno profuso nella diffusione della tradizione teatrale e culturale veneziana. Riservata e schiva, alla morte del marito, nel 1979, ha assunto la direzione artistica dell'associazione e compagnia Stabile del Teatro a l'Avogaria che ha ricoperto sino ad oggi. Ha contribuito infatti fino all’ultimo periodo all’attività della “Scuola Giovanni Poli”, riconosciuta come uno dei centri di formazione professionale di riferimento nel Triveneto, che ogni anno organizza corsi dedicati ad appassionati e professionisti, su discipline quali recitazione, Commedia dell’Arte, dizione, storia del teatro, canto, tecnica dell’interpretazione. Le attività del Teatro continuano sotto la direzione del figlio, Stefano Poli.
mercoledì 13 maggio 2015
Most overrated orchestra: Francisco Canaro
I updated my
reports / statistics on interviews with TangoDJ ( you can find at my blog). I
interviewed over 80 TangoDJ around the world… and soon others. This statistic
concerns the overrated orchestra.
The ranking is: In the first place with 15 preferences
Francisco Canaro. The second place, Osvaldo Pugliese, Hector Varela (10 preferences). The third on
the podium are Edgardo Donato, Anibal Troilo (6). The complete ranking:(Of
course, comments and interpretations will be greatly appreciated)
F.CANARO 15
PUGLIESE, VARELA 10
DONATO, TROILO 6
D’ARIENZO 5
LOMUTO, FRESEDO , RODRIGUEZ , DE ANGELIS 4
TIPICA VICTOR, SEXTETO MILONGUERO, BIAGI 3
PIAZZOLLA, COLORTANGO,CARABELLI, DI SARLI, TANTURI,
CALO’, D’AGOSTINO 2
Doorsiani sogni in salsa folk...Robyn Hitchcock
Sono affezionato ad un
talento come Robyn Hitchcock che ha saputo attraversare in modo inossidabile
tante stagioni del rock. Un veterano incredibile che a distanza di anni riesce
ancora a provocare sane suggestioni rock. Sanguigno , sebbene ad un primo
ascolto, la sua scarna voce possa rappresentare un flebile afflato di umanità. Mi
piace risentire in libertà cover, vecchi classici e perle scrostate dalla
polvere. Un folk minimale ma che raggiunge vette eccelse. Con “The man upstairs”
siamo dalle parti di una umanità timida e introversa che si trova a dover fare
i conti con un sé non più adolescente, ma lo sguardo maturo serve a dare corpo
ad una retrospettiva che sarebbe solo anagrafica. Ed ascoltarmi in poltrona,
assorto, nei miei pensieri, una versione da brivido della doorsiana Crystal
Ship mi riconcilia con la vita.
lunedì 30 marzo 2015
UN NORDEST “BESTIALE” VA IN SCENA AL TEATRO A L'AVOGARIA
Un NordEst davvero "bestiale"conclude il ciclo de i Martedí dell'Avogaria, rassegna che ha portato a Venezia alcuni fra gli spettacoli più interessanti della nuova scena drammaturgia nazionale. Domani, martedì 31 marzo 2015, presso lo storico Teatro dell'Avogaria, Venezia, Dorsoduro 1607, Corte Zappa, ore 21.00, appuntamento con North (B)east, della compagnia Carichi Sospesi. Protagonisti Marco Tizianel e Silvio Barbiero, rispettivamente studente fuori corso e bancario arrivista socialmente inserito, che raccontano come dice chiaramente il titolo, la bestialità del Nord Est, uno specchio deformato dalla fantasia e dalla paura, il tentativo di raccontare quello che è sotto i nostri occhi, spesso chiaro alle mente, ma che sfugge ai nostri cuori. Due storie che corrono parallele nella Padania City, intrecciandosi come risvolti di un disegno più ampio, mentre il paesaggio urbano diventa il vero protagonista ammorbando tutto con un inquinamento che sfugge alla sigle e ai numeri, più sottile delle polveri dei gas. Un ritmo serrato per narrare in parallelo la giornata di due personaggi contrapposti, facce della stessa soscieta': il finto studente mantenuto dai genitori, consumato da un amore omosessuale che vive di marchette ed il rampante uomo d'affari coinvolto in truffe fiscali e cocaina, con gli gli occhi sbarrati dall'ignoranza e dal cinismo.
L’Associazione Teatro a l’Avogaria, nasce nel 1969 dalla passione e dalla tenacia di Giovanni Poli, già fondatore del Teatro Universitario di Ca’ Foscari a Venezia, e dagli esordi si pone come laboratorio di ricerca che coniuga un metodo d’improvvisazione teatrale tra la Commedia dell’Arte e le Teorie dell’Avanguardia. In più di quarant’anni di attività ha prodotto oltre sessanta spettacoli tra cui la “Commedia degli Zanni” rappresentata con successo sui più importanti palcoscenici internazionali. La “Scuola Giovanni Poli”, riconosciuta come uno dei centri di formazione professionale di riferimento nel Triveneto, ogni anno organizza corsi dedicati ad appassionati e professionisti, su discipline quali recitazione, Commedia dell’Arte, dizione, storia del teatro, canto, tecnica dell’interpretazione.
Gli spettacoli della Rassegna “I Martedì all’Avogaria”, ore 21.00, su prenotazione telefonica ai numeri 0410991967-335372889, avogaria@gmail.com
lunedì 23 marzo 2015
AYSHA: IL DRAMMA DELLE DONNE SOLDATO IN AFRICA DI SCENA AL TEATRO A L'AVOGARIA
Il dramma delle bambine soldato che diventa paradigma della condizione femminile in Africa. Domani, martedì 24 marzo 2015, al Teatro a l'Avogaria, Venezia, Dorsoduro 1607, Corte Zappa, ore 21.00, va in scena Aysha di e con con Aida Talliente. Lo spettacolo nasce da una storia vera, una ex ragazza soldato che vive in Costa d'Avorio, conosciuta dall’attrice lavorando al progetto di un'operatrice che da anni si occupa delle ragazze vittime della guerra in Africa. È anche il desiderio di elaborare uno studio sulla figura di Medea intesa come archetipo: donna sapiente che viene sradicata dalla sua terra concreta e mitica, per essere portata in un luogo senza centralità ed umanità, ed esserne poi, bandita. Questa Medea nasce da un mare di carta stracciata, da rive abbandonate e da un deserto di macerie ed immondizia. Lo spettacolo è patrocinato da Amnesty International e sostiene “Ripartire” di Lisa Candotti, progetto di reinserimento e riavvio al lavoro per le ex ragazze soldato delle città di Abidjan e Bouakè. Un invito alla speranza, rivolto a tutti coloro che lottano in Africa per la democrazia, ma anche al mondo occidentale talvolta chiuso nell'indifferenza verso quella parte del mondo reputata estranea.
Una bella pagina di teatro civile, impegnato ma non viziato da alcuna retorica. Aysha, si inserisce nel nuovo ciclo dei "Martedì dell'Avogaria", rassegna teatrale che presenta a Venezia , fino al 31 marzo 2015, sei fra gli spettacoli più interessanti della nuova scena drammaturgica nazionale.
L’Associazione Teatro a l’Avogaria, nasce nel 1969 dalla passione e dalla tenacia di Giovanni Poli, già fondatore del Teatro Universitario di Ca’ Foscari a Venezia, e dagli esordi si pone come laboratorio di ricerca che coniuga un metodo d’improvvisazione teatrale tra la Commedia dell’Arte e le Teorie dell’Avanguardia. In più di quarant’anni di attività ha prodotto oltre sessanta spettacoli tra cui la “Commedia degli Zanni” rappresentata con successo sui più importanti palcoscenici internazionali. La “Scuola Giovanni Poli”, riconosciuta come uno dei centri di formazione professionale di riferimento nel Triveneto, ogni anno organizza corsi dedicati ad appassionati e professionisti, su discipline quali recitazione, Commedia dell’Arte, dizione, storia del teatro, canto, tecnica dell’interpretazione.
Gli spettacoli della Rassegna “I Martedì all’Avogaria”, ore 21.00, su prenotazione telefonica ai numeri 0410991967-335372889, avogaria@gmail.com
Ufficio Stampa: Sabino Cirulli Tel. 349 2165175 Mail: sabinofabiocirulli@yahoo.it
martedì 17 marzo 2015
Hans Peter Salzer: The most important thing is, that the dancers should like, what I am creating for them … to create it just for me doesn’t make any sense
Another great Tango DJ... let's discover the secrets of Hans Peter Salzer
From the beginning: I
suppose that your first approach with tango, like for other dj, was with the
dance. What inspired you to get into console and play music? A conscious
decision or was it the result of chance?
It really was a decision! And this is the story:
I started dancing Tango in the
summer of 1998 in the south of Germany, you can say it
was in a provincial region ... fine countryside but not much Tango there. The local Milonga was
once a week and half an hour to drive by
car. All other Milongas were about a one or two hours drive away. I was eager
to learn fast, so I went to this other places. And
there always was a DJ working. I
liked that very much. At the local Milonga
there was a 5-CD-Player „working“ in shuffle-mode. After 6 hard months I had
the wish for organized
music ... So I
packed my briefcase with among 30 CDs and
asked the dancers if they would mind my DJing
there.
This was the start. I did it for a
year for free and made my first experiences
there. I think it's not necessary to say, that my
collection - now we call it library - of my music was growing from
the first day on. Soon Ive got 360 CDs
in two big flight cases.
What was your early
taste of tango? Are there significant differences with your current taste?
In the beginning the taste of the
dancers in my Tango home scene - and to be honest: also of mine - was the mixed format. And so I
started to DJ in this mixed format. Mostly I tried to bend a historical musically bow from my „early“ traditional Tangos (this means from the late 1930s on) in the beginning of the evening to the recent, modern Tangos, World Tangos and from 2001 also
Electro-Tango in the latter night. The longer the night was going on, the more I played modern
Tangos. This was my style 15 years ago. I always played Tandas, mostly 3 tracks of the same style or orchestra - Cortinas came later.
In 2006 there was a modification ... I was requested to DJ for some Crossover-Tango-Nights. The idea of the Milonga organizer was not to create a bow, the mix was during the whole
night, combining modern music (containing a musically relation to Tango) with traditional Tango in a fine way ... the bow got really smaller ... You can say, I did mix in
waves.Currently I prefer traditional Tangos, organized in the traditional format with Tandas and Cortinas in the order of 4T-4T-3V-4T-4T-3M- ...
It is a other way of dancing, when You are listening and dancing to the musically variations of
traditional Tangos. Tango Nuevo is in some cases a special field.
Especially Electro Tango, World
Tango or Non Tango are serving a stable rhythmical
beat but mostly - and poorly - no or less
varieties, providing a musically floor for steps. For beginners this seams to be easier than the challenge of listening to all the variations of a Laurenz- or Troilo-Tango for example.
I did some DJ-Sets in late 1999 until early 2000 for bigger events - but there I was also a member of the organizing team. So I won’t say this have been real engagements. The first engagement I think was the Tango-Ball 2000 at the Tangofestival in Ludwigsburg (near Stuttgart). I was very exited!
One other engagement in the time of the beginning was for the „La Milonga Tangoweek“ at the end of August at the Hotel Elmau-Palace in a mountain valley near the Zugspitz mountain. I was the only DJ there for seven nights with Prácticas, pure Milongas and Milongas with live music … this was a challange and also a good training for me. I think my job was not too bad, so I did this for five more times.
When do you prepare
or construct your set? A long time before the gig, on the day of the milonga,
or do you improvise freely during the evening?
When I was working with CDs, it was
not possible to prepare a playlist for the evening! I prepared Tandas and saved them with stickers on jewel
cases of my CDs or in a folder. And so I did this in the same way a very long time when I started to work with Laptop - I did my decisions on the fly.
Actually mostly I prepare the
first hour. The rest is a kind of communication. A prepared idea for the
beginning helps me to pay enough attention to the dancefloor.
Sometimes I prepare some nice Tandas for the audience of
a special event - but then often it happens that I don’t play
it there.
Have you ever played
a boring set? Did you maybe understand too late that the milonga could not give
you the right motivation and you could not wait to finish?
I don't remember a boring set.
There is an organiser, an engagement, there are dancers and I am the Master of Ceremony - I think this is the english meaning of „Musicalizador“. That's my job and this is not boring ... Sometimes there are just a few dancers/couples, sometimes it is hard work to adjust the sound for the PA ... but in all this cases I try to do my best!
And no, I don't deny requests, because I think, they won't be attractive enough for me. This is not the way I am thinking and feeling.
A request is a request ... somebody
is thinking that my music and style will be good
for his Milonga and his audience. This is an
honour for me.
Sometimes I have to refuse a request, cause it can't be fixed in my schedule in case of other dates, gigs or I
have some family-days.
Sometimes the money is a reason, or the musical format.
How would you define
your style? Has it evolved over time? Into which direction? What can influence
you during an evening, the audience, the dancers, the acoustics of the
location, the duration of the Milonga...
It is hard to define my style for
myself. But what I try to do is, to create a fine variety of Tandas. Tandas with high energy,
with sublime energy, with fine
harmonies, emotional Tandas, Tandas with some tricky rhythmically elements ... and so on. And then during the Set I try to create an order good
for the dancers, their ears, souls and feet.
Depending on the majority on the
dancefloor it could be more energetic or more sublime or more romantic ...
So I don't know how to define my
style. I try to take care for the dancers and to offer a balanced selection of Tandas - sometimes combined in energetic waves, sometimes combined with some
contrasting changes. And: I try to keep the sound system on a medium level. The music should be well heard, but it
is not necessary that it is roaring loud.
As talked already above, there have been some evolutions
over the years. In the traditional format I can
say, in the last years I took care for more
harmonic, emotional and sublime Tandas.
Influences during the evening could
be everything, the sitting people, the dancing
couples, the talking people, the mood on the dancefloor, sometimes requests from
some dancers, ... nearby everything ...
The acoustics are a special point.
I come along with basic technical equipment to adjust the room acoustic. When I travel by car optionally I bring along an additional Equalizer.
When the acoustic is well prepared the influence for the evening is on a customizing
level.
Do you prefer playing
alone or sharing the night with a / colleague. Do you generally prefer to work
alone, or with friends who you feeling? Or, you love the thrill of
experimenting with a colleague never heard until then?
I try to be a team-player. In February 2014 I did a DJ-Session with two other DJs. One of the DJs I never have heard before. This was a very great experience. And the dancers liked it very much too. I never did a DJ-battle, and I think this is actually not my style.
To share an evening with an other
DJ in two parts, just as for a marathon - I did this just for one time and I think it is a kind of challenge. The first
experience was a little tricky for me because I have got a big respect for the
DJ doing the Set after mine. But it was a
good experience and I have learned a lot more - so for me it is also a fine way to DJ.
If someone asks you
the name of a track, do you give him the requested information, perhaps
mentioning the CD where he can find it, or do you refuse and thus force him to
engage into an adventure of search and find?
This depends on some things: Normally I show the current Orquesta (iPad, second Mac or
projector). So, there are not much questions.
But if there are more questions it depends on „Who“ is asking me and „how“ he does ... for interested people I will
give some informations. But when I am just working on my library or playlist and a grabber comes to me impatiently ...
he has to wait a little. For the first of all I work for the
dancefloor, and then it is time for interrested people.
The audience bothers
you with absurd requests: what do you do? Are you a jukebox?
Thats an interresting topic. What
is an absurd request? When the format is clear, and it doesn't fix to the format, there is no way (for example Electro at a traditional Milonga).
When it is fitting to the format
AND it is possible to create a Tanda and this would work fine in a cycle ... sometimes
I try to do it ... also depending on the
audience. That's hard, cause sometimes you think, the
audience also will like it and at other times you are not
shure ... in this cases the decision
takes a little longer.
I like to dance! Yes, really very
much! And I like to dance to the selections of my colleagues. And I think, everybody is working in a personal way.
So I don't think that there is the same
style by two DJs. But I like similar and also different styles and performances.
Do you believe that
the art of “musicalizador” is
different for geographic areas? Argentina, USA, Northern Europe, Eastern
Europe, the Mediterranean ... or is it similar in every country?
To answer to this question, i did
not travel enough through the continents.
But I think it is a little
different in the Milonguero-Scene, Marathon-Scene and in the Festival-World.
That's a nice dream! Actually we
rent rooms for our events. In one case the room is very good with a very good sound systems (in my ears one of the best installed
system in the region). On the other hand there I make a lot of compromises.
To be the owner of a room ... that
would be great!
The other point: To do, just what I
want to do ... thats a little difficult. If I would live in a capital or in a big city, it could be possible to
create a Milonga just for my personal
style ... but in such cities a lot of people try this for real.
When you are living in a smaller town, there you have to take care for your audience, your Tango friends, your guests ... so the result will
be a mixture of own desires and of that what the
dancers are expecting, because in the end they pay for it.
The most important thing is, that the dancers should
like, what I am creating for them … to create it
just for me doesn’t make any sense.
Three orchestras that
can not miss in one evening.
Your three favourite
orchestras, which may also be different from the previous ones.
D’Arienzo, Biagi, OTV
Suggest a tanda of
tango instrumental, a tanda of tango singer, one of vals and milonga.
Tanda instrumental:
D’Arienzo (1938/39)
- Charamusca
- Yunta Brava
- No Me Lo Digas
- Lunes
Biagi with Duval
- Tus Labios me Dirán
- Hoy Te Quiero Mucho Más
- Caricias
- Pro Tener Un Corazón
Caló with Podesta or
Beron
- Pedacito De Cielo (Podesta)
- El Vals Soñador (Beron)
- Bajo De Un Cielo De Estrellas
(Podesta)
Di Sarli with Rufino
- La Mulateada
- Yo Soy De San Telmo
- Rosa Morena
Salgan - for some it is good music and with the other musicians
of „Nuevo Quinteto Real“ I must say this
is real good. But Salgan alone for me it is hard to dance and a little bit overcomposed.
sometimes a audience likes one orchester more than I and
I like another orchestra more than the audience. At another city and country
they have other favorites. For me this all is a kind of personal taste. I think it is a good thing, when organizers are mixing
the DJs and the DJs are traveling … so they can get
in touch with other tastes and inspirations.
In the time of the „mixed“ format we had some great nights during the Tangoweeks on Hotel Elmau-Palace.
Since I work seriously traditional, I think this has been
three very fine nights:
- „La Franteña 2014“, DJ-Set at Friday night, August 15th 2014
- „Noches de Invierno“, DJ-Set,
Welcome-Milonga, Friday afternoon, January 2nd 2015
- Antwerp, DJ-Set for „Milonga
de Estar bien“, February 22nd 2015
We are less serious:
Last night a DJ saved my life. Are DJs sexy? Have you ever had a relationship
with a fan or a flirt with a colleague?
To have a flirt for me this is a kind of communication.
And yes, this happens in Tango for shure - also with colleagues.
But: For this all it helps to dance a lot and to meet a
lot of women … and as DJ you don’t dance ;-).
Iscriviti a:
Post (Atom)















