mercoledì 4 maggio 2016

Ludwig Wittgenstein: Su ciò' di cui non si può' parlare, si deve tacere".





Wittgenstein. Il suo tragitto teorico e la sua vita, danno luogo a uno dei momenti più salienti e rimarchevoli di tutta la cultura filosofica  e non, del '900, reputando che é stato di sicuro il principale ispiratore di due fra le più importanti tendenze filosofiche del secolo scorso: il neo empirismo, o positivismo logico , da una parte e la filosofia analitica dall'altra. Intelletto ed esistenza, teoria e pragmatica, vanno come spesso si verifica, ad attorcigliarsi con vigore, ma non solo nel senso di una traduzione immediata dell'esperienza nel pensiero e viceversa, quanto nella fattura paradossale di un evento del pensare e di un riflettere su quell'esperienza che recuperano nel linguaggio la forma del loro sincronismo. Più di una volta Ludwig diffidava di potere essere meglio compreso in avvenire, sostenendo che avvertiva di scrivere per persone che avrebbero meditato con un metodo del tutto differente e respirato un clima altro da quello dei suoi contemporanei, e al contrario era risolutamente persuaso che nessuno dei suoi allievi avrebbe mai potuto scervellarsi su qualcosa a cui lui non avesse ancora pensato, meramente, perché  aveva perlustrato innumerevoli volte quelle stesse curve e svolte del ragionamento, in ciò dichiarando romanticamente la grandezza del proprio tormentato ego, in  queste vesti da sacerdote socratico - maieutica.Nel pensieri di Wittgenstein l'atmosfera mistica del silenzio e la sua applicazione alla norma etica occupano un posto di capitale rilevanza. Una segretezza carica di significato. Un tacere che formula l'indicibile:Dio.Quel Deus absconditus che non ostenta il suo volto e la sua dottrina di cui, come dice il filosofo stesso, "Su ciò' di cui non si può' parlare, si deve tacere".  

Il genio criminale di Woody Allen







Il capolavoro degli esordi. Woody Allen con "Prendi i soldi e scappa" irrompe nel cinema americano di fine sessanta ed inizio seventies con la sua irriverente comicità che traduce alla perfezione tic, nevrosi psicoanalitiche e tensioni politiche e sociali di quel decennio, inglobando ansie e pulsioni da contestazione giovanile. Uno humour intriso di snobismo con velate, ma non troppo, sfumature intellettuali che in alcuni casi si traducono visivamente nella resa delle sue celebri freddure. In questa pellicola si seguono le (dis) avventure di Virgil che fin dalla tenera età decide con scarsissimi e goffi risultati di darsi al crimine porsi fuori dalla legge. E nonostante l'amore ricambiato di una avvenente donna non può sfuggire al suo destino. A distanza di quarant'anni non si smette ancora di ridere, basti pensare ad alcune sequenze famose, dalla pistola di sapone ch esorto la pioggia si scioglie in una bolla alla banca rapinata in contemporanea da due batterie di ladri. Per ridere di gusto in un film con uno straordinario equilibrio fra umorismo verbale e ironia visiva.

" TRE COMICI DISCRETAMENTE DIVERTENTI": AL TEATRO A L'AVOGARIA DI VENEZIA L'IRONIA RIGOROSAMENTE VIETATA AI MINORI E SENZA PELI SULLA LINGUA





Dopo il sold out del primo appuntamento ritorna la comicità più irriverente e rigorosamente vietata ai minori al Teatro a l'Avogaria di Venezia (Dorsoduro 1607, Corte Zappa). Martedí 10 maggio 2016, ore 21.00,   saranno in scena tre stand up comedian che vivono a Roma:   Francesco Frascà, Stefano Rapone e Daniele Tinti con "Tre comici discretamente divertenti". Già apparsi in entrambe le edizioni del programma "Natural Born Comedians" su Comedy Central, si alterneranno sul palco portando un monologo ciascuno, ognuno con uno stile diverso.Francesco Frascà è un comico osservazionale, che spesso si concentra sui problemi di vita quotidiana e sulle interazioni sociali che ha o è costretto ad avere con la gente.Stefano Rapone si distingue per una comicità monotono, quasi depressiva, che si scontra invece con la violenza delle critiche che il comico rivolge verso se stesso e verso il mondo.Daniele Tinti fa stand up comedy per mettere ordine ai pensieri che gli girano per la testa. Sfrutta i suoi monologhi autoironici per lanciare qualche frecciata alle stranezze del mondo che lo circonda. Uno show irriverente senza peli sulla lingua, pronto a beffeggiare ogni tabù e il pubblico, ridicolizzando i luoghi comuni e il politically correct.

A fare gli onori di casa della rassegna, con la sua comicità aggressiva e irriverente, sarà il veneziano   Nicolò Falcone, coadiuvato da Maddalena Pugliese il quale porterà sul palco il punto di vista del ragazzetto viziato a cui la vita e la famiglia non hanno fatto mancare nulla. 

La stand up comedy e'un genere di commedia dove l'artista interpreta dei monologhi in modo corrosivo all'insegna del politicamente scorretto dove si distruggono i luoghi comuni per infrangere le sicurezze dell'essere umano, una comicità non per tutti con un linguaggio diretto e talvolta offensivo che va senza preamboli alla pancia delle persone. Una commedia dove l'attore in primis fa ridere di se' per poi passare ad attaccare gli altri, nello specifico le certezze dello spettatore.


L’Associazione Teatro a l’Avogaria, nasce nel 1969 dalla passione e dalla tenacia di Giovanni Poli, già fondatore del Teatro Universitario Cà Foscari di Venezia, e dagli esordi si pone come laboratorio di ricerca che coniuga un metodo d’improvvisazione teatrale tra la Commedia dell’Arte e le Teorie dell’Avanguardia. In più di quarant’anni di attività ha prodotto oltre sessanta spettacoli tra cui la “Commedia degli Zanni” rappresentata con successo sui più importanti palcoscenici internazionali. Riconosciuta come uno dei centri di formazione professionale di riferimento nel Triveneto, ogni anno organizza corsi, dedicati ad appassionati e professionisti, su discipline quali recitazione, Commedia dell’Arte, dizione, storia del teatro, canto, tecnica dell’interpretazione. 
 
Gli spettacoli, tutti alle ore 21.00, su prenotazione telefonica ai numeri 0410991967-335372889 , avogaria@gmail.com     

Info Ufficio Stampa - Tel.349/2165175

mercoledì 13 aprile 2016

SONTUOSI MASSIVE ATTACK







I sovrani  del Bristol sound non si smentiscono mai e regalano con Ritual Spirit, un lavoro degno della loro miglior produzione. Riff chitarristi e linee di basso ossessive ci immergono in una cupezza senza redenzione dove electro sound e nostalgie dei nineties di fanno rivivere l'epopea del Trip Hop, quel fantastico genere musicale che vent'anni orsono incendio' i dancefloor di mezzo mondo. 


I Massive Attack sono così, fedeli a se stessi eppure diversi, in grado di interpretare al meglio pulsioni e disagi della contemporaneità. Tra le tracce, Voodoo in my blood  si staglia sull'orizzonte come pietra miliare del gruppo. E Take it there , blues elettronico che vede il grande ritorno di Tricky, fa venire la pelle d'oca per la nostalgia dei bei tempi andati. 

Solo quattro pezzi, ma d'altronde come recita un vecchio adagio, qualità non é quantità.


TRICKY, Il mago di Bristol




Skilled mechanics é il nuovo lavoro di Tricky, figura leggendaria del Trip Hop ed eminenza grigia delle sperimentazioni bristoliane. Una perfetta chimica fra innovazione e sonorità cupe degli esordi rendono questo album estremamente gradevole. 


Le collaborazioni poi, sono inusuali e splendidamente piacevoli, basti pensare alla voce suadente di Francesca Belmonte , o all'orientale Ivy in un singolo delizioso per la sua riuscita quale Bejing to Berlin, puro esempio di contaminazione. Ecco, ritengo Tricky un maestro assoluto nell'usare voci femminili a guisa di strumenti. Maestro con la M maiuscola. Un album che a buon diritto può annoverarsi fra le migliori uscite dell'anno.


DISCO ELECTRO FROM NORWAY: MAGNUS INTERNATIONAL





Un talento in erba ma già capace di far sognare il pubblico e incendiare i dancefloor. 

Dalla Norvegia, terra di grandi intuizioni e superbi musicisti, arriva Echo to Echo, album a firma Magnus International. Elettronica cosmica e quai spirituale, viaggi intergalattici e voci robotiche donano a questo lavoro un fascino tutto retro'che ne fa un piccolo gioiello. Ambient e sonorità disco anni '80. A tal proposito basta ascoltare tracce quali Rise Above, Synths of Jupiter o la sublime title-track. Il tutto  imbevuto in quel cerebralismo tanto chic tipico del nord Europa. 

Una novità che non mancherà di fare il botto!!!

Stand Up Comedy: Al Teatro a l'Avogaria il meglio della comicitá vietata ai minori





Contumelie  di Filippo Giardina darà il via il 26 aprile 2016, ore 21.00,   alla rassegna di  Stand Up Comedy in programma Teatro a l'Avogaria di Venezia ( Dorsoduro 1607, Corte Zappa).Un ciclo di appuntamenti, a cura di Nicoló Falcone celebre volto di Natural Born Comedians sul canale Comedy Central di Sky, coadiuvato da Maddalena Pugliese, dedicato ad una comicità irriverente, senza orpelli e censure, ritenuta dai più scomoda e dissacrante, e riservata ad un pubblico adulto.

La stand up comedy e'un genere di commedia dove l'artista interpreta dei monologhi in modo corrosivo all'insegna del politicamente scorretto dove si distruggono i luoghi comuni per infrangere le sicurezze dell'essere umano, una comicità non per tutti con un linguaggio diretto e talvolta offensivo che va senza preamboli alla pancia delle persone. Una commedia dove l'attore in primis fa ridere di se' per poi passare ad attaccare gli altri, nello specifico le certezze dello spettatore. 

Quattro gli spettacoli: si parte con Contumelie, monologo satirico di Filippo Giardina, che dopo le esperienze su Sky e sul programma Nemico Pubblico di RAI3 approda all'Avogaria con un nuovo one man show. Un viaggio comico negli abissi della tristezza esistenziale. Il ridere come antidoto al disfattismo e al nichilismo contemporaneo. Prendere e prendersi in giro per sentirsi meno soli. Il mondo non cambia, il mondo non si salva, l'unica speranza è di sfracellarsi col sorriso sulle labbra. Con Giardina si sviluppa un punto di vista differente rispetto alla classicità comicità nazionale, con monologhi ferocemente divertenti su temi controversi quali pornografia, religione, incesto, cancro, alcolismo, tossicodipendenza, depressione. 

Martedí 10 maggio invece é di scena un trio di comici:  Daniele Tinti, Francesco Frasca' e Stefano Rapone con "Tre comici discretamente divertenti". I tre, che fanno parte del cast di "Natural Born Comedians" su Comedy Central, proporranno uno show irriverente senza peli sulla lingua, pronti a beffeggiare ogni tabù' e il pubblico, facendosi beffe di luoghi comuni e del politically correct

Si prosegue martedì 21 maggio con Edoardo Ferrario Live e Luca Filippo Ravenna.  Il primo, collaboratore di Sabina Guzzanti e Serena Dandini, offrirà'  un monologo di stand up comedy sulla nostra epoca animato da personaggi assurdi quanto familiari: frati trappisti, organizzatori di sagre paesane, fratelli famosi, giovani storici dell'arte, assistenti universitari, criminali umbri, proprietari di compro oro dal fosco passato e, per la prima volta su un palcoscenico, lo zio di Bob Dylan. Il secondo, comico milanese di stanza a Roma, affronterà alcuni dei temi di più scottante attualità raccontando la realtà vera senza luoghi comuni.

Appuntamento conclusivo, il 7 giugno, con Daniele Fabbri e il suo monologo "Timido Anticristo". Un esilarante spettacolo sulla repressione del linguaggio che sta rendendo sterile e ipocrita il mondo dell'intrattenimento. Sebbene sia logico tenere un linguaggio pulito in certi ambiti seri o istituzionali, è altrettanto vero che il linguaggio volgare è nato e cresciuto proprio nei luoghi popolari del divertimento! Nonostante il linguaggio pubblico si evolve in ogni epoca, i comici sono spesso vittime di una censura reazionaria sulle parole, che ne aumenta la negatività e le priva della loro capacità giocosa, sociale e liberatoria. In Timido Anticristo,  Daniele Fabbri si scaglia contro questo ennesimo tabù, attaccandolo direttamente per ripristinare il valore civile di un linguaggio libero ed esplosivo: lo scopo è quello di tornare a parlare di amore, famiglia, relazioni, lavoro, cibo e altri argomenti di vita quotidiana ma senza peli sulla lingua, con una comicità ripulita dal perbenismo e dai luoghi comuni, e sporcata con intelligenza. Tra sketch e ironia un monologo dove l'attore coinvolge direttamente lo spettatore, mettendolo di fronte alla propria lingua e alla propria cultura, ai vizi tutti italiani della censura nel ben parlare.

L’Associazione Teatro a l’Avogaria, nasce nel 1969 dalla passione e dalla tenacia di Giovanni Poli, già fondatore del Teatro Universitario Cà Foscari di Venezia, e dagli esordi si pone come laboratorio di ricerca che coniuga un metodo d’improvvisazione teatrale tra la Commedia dell’Arte e le Teorie dell’Avanguardia. In più di quarant’anni di attività ha prodotto oltre sessanta spettacoli tra cui la “Commedia degli Zanni” rappresentata con successo sui più importanti palcoscenici internazionali. Riconosciuta come uno dei centri di formazione professionale di riferimento nel Triveneto, ogni anno organizza corsi, dedicati ad appassionati e professionisti, su discipline quali recitazione, Commedia dell’Arte, dizione, storia del teatro, canto, tecnica dell’interpretazione. 

Gli spettacoli, tutti alle ore 21.00, su prenotazione telefonica ai numeri 0410991967-335372889 , avogaria@gmail.com     
Info: http://www.teatro-avogaria.it/




Ufficio Stampa: Sabino Cirulli Tel. 349 2165175 Mail: sabinofabiocirulli@yahoo.it

Avogaria: Un Diamante é per sempre





Al Teatro a l'Avogaria di Venezia ( Dorsoduro 1607, Corte Zappa), sabato 16  aprile 2016, ore 21.00 spazio alla commedia dell'arte con "Un diamante é per sempre", spettacolo realizzato dall'improvvisazione dei ragazzi della omonima scuola che hanno elaborato un canovaccio tipico del genere, seguiti dagli attori e insegnanti Nora Fuser e Giorgio Bertan. Al centro della narrazione, la storia di Isabella una cortigiana inglese ospite in fuga a casa di Pantalone perchè ha sottratto al Conte d' Este un diamante prezioso. La Contessa d' Este, travestita da uomo, la insegue insieme al suo fidato servitore Anacleto, e tra frizzi e lazzi, con l'aiuto della strega Rosega, si risolve la faccenda.
In scena verranno riproposti i personaggi tipici di un genere che dall'Italia raggiunse il successo in tutta Europa, le cui radici affondano in un teatro popolare anche per i temi, dal rapporto con il potere alla fame atavica, dalle passioni e intrighi amorosi alle trame ordite dai servi. 

"Il diamante è per sempre" vede impegnati gli allievi del corso base di recitazione della Scuola dell'Avogaria ( Aurora Reffo, Alexandra Bret, Luca Ballarin, Emma Sartori, Chiara Di Maio, Francesco Bovara, Riccardo Bozza e Marta Panciera) che coronano il personale percorso di studi che li porta a salire sul palcoscenico. 

" La Commedia dell’arte, - spiega Stefano Poli, Direttore del Teatro a l'Avogaria,  è il punto essenziale della nostra offerta formativa.  Infatti rappresenta un passaggio obbligato nella formazione professionale degli allievi iscritti i quali vengono accostati  sia alla tradizione teatrale cinquecentesca che  all’innovazione, passando per un continuo lavoro di improvvisazione presente nelle partiture drammaturgiche originali che li porta  a confrontarsi  significativi mezzi espressivi. Lo studio su un canovaccio é il punto di arrivo di un intenso e articolato percorso di studi che si svolge nell'arco di 8 mesi. E' una palestra unica e straordinaria per quanti vorranno intraprendere una futura carriera di attore. 

L’Associazione Teatro a l’Avogaria, nasce nel 1969 dalla passione e dalla tenacia di Giovanni Poli, già fondatore del Teatro Universitario Cà Foscari di Venezia, e dagli esordi si pone come laboratorio di ricerca che coniuga un metodo d’improvvisazione teatrale tra la Commedia dell’Arte e le Teorie dell’Avanguardia. In più di quarant’anni di attività ha prodotto oltre sessanta spettacoli tra cui la “Commedia degli Zanni” rappresentata con successo sui più importanti palcoscenici internazionali. Riconosciuta come uno dei centri di formazione professionale di riferimento nel Triveneto, ogni anno organizza corsi, dedicati ad appassionati e professionisti, su discipline quali recitazione, Commedia dell’Arte, dizione, storia del teatro, canto, tecnica dell’interpretazione. 

Lo spettacolo, in replica domenica 17 aprile alle ore 18.00, su prenotazione telefonica ai numeri 0410991967-335372889 , avogaria@gmail.com
 
Ufficio Stampa: Sabino Cirulli Tel. 349 2165175 Mail: sabinofabiocirulli@yahoo.it

giovedì 24 marzo 2016

Tarantino piú manierista che mai





The Hateful Eight é l'ultima sontuosa pellicola di Tarantino. Claustrofobica e filologicamente ineccepibile, come del resto i suoi ultimi lavori, ci porta alla fine della Guerra Civile Americana, in un mondo popolato di antieroi, che mai come in questa occasione rispondono ai dettami dell'homo homini lupus. Tra cacciatori di taglie senza scrupoli, assassini e fuorilegge della peggior specie, donne che non hanno nulla di femminile, teste sfracellate, secchiate di sangue e materia cerebrale é un viaggio glaciale, perché si é costantemente immersi nella neve del Wyoming nell'America più brutale, razzista dove l'unico prisma é quello della violenza. Il film é forse il meno digeribile fra quelli fin qui girati da Quentin, sia per la durata che per la verbosità eccessiva di alcuni momenti, ma i cinofili più accaniti non potranno non innamorarsene scegliendo di volta in volta quale dei protagonisti di questo racconto corale  amare alla follia. E sono sicuro che Samuel Jackson e Kurt Russell rimarranno a lungo impressi nell'immaginario collettivo. Un Quentin manierista che fa di tutto per renderci odiosi e antipatici i suoi attori e che cerca di stremarci con una logorrea di parole che segue una lenta invasione delle immagini. Infatti qui il massacro non si consuma rapidamente, ma con lentezza scava la visione. Indimenticabile il finale senza happy end dove la conclusione di tutto può essere solo la strage, l''annichilimento dell'esistente. Un finale che ricorda, con la dovuta presa di posizione, il grande e immenso Mucchio Selvaggio del maestro Peckinpah.

Remember. Egoyan e la discesa nella memoria





Remember di Atom Egoyan é una film godibile, quasi un thriller sui generis dove il protagonista é un anziano ospite di una casa di riposo, Zev Gutnam che dopo il decesso della moglie si mette alla ricerca degli aguzzini tedeschi del campo di concentramento dove era stato internato durante la seconda guerra mondiale, in particolare di Rudy Kurlander.Un viaggio attraverso l'America rurale armato di una pistola e di un foglio contenente le istruzioni fornite da Max Rosenbaum, un rabbino costretto su una sedia rotelle nella sua stessa casa di riposo che si trasforma in una lenta discesa all'interno della propria personalità, fino al colpo di scena finale. La pellicola si muove come una indagine introspettiva per chiarire chi sia una volta per tutte il protagonista, superbamente interpretato da Christopher Plummer e dopo quattro incontri finalmente riuscirà a scoprire chi veramente é. Un piccolo film geniale su come spesso la realtà é tutto un gioco di apparenze e la presa di coscienza di quello che esiste realmente é foriera di conseguenze tragiche.

Il ragazzo della porta accanto...il mitico Bill Evans




Quell'aspetto da bravo ragazzo, lungi dall'incarnare il paradigma dell'artista jazzista maledetto fa di Bill Evans uno dei più straordinari interpreti del pianoforte di ogni tempo, tale da incantare perfino Miles Davis che insieme comporrà alcune fra le più belle pagine della storia musicale di questo genere. Naturalmente il driver per leggere la raffinata classe di Bill é il suo leggendario trio con Scott LaFaro al basso e Paul Motian alla batteria. Intimismo e lirismo, classe e compostezza, fanno di questo trio, dotato peraltro di una superba tecnica uno dei più grandi ogni epoca. Evans non é ascrivibile a nessun genere musicale se non forse a se stesso, ad un modus operandi irriducibile a qualsiasi costrizione di genere. In Explorations si ha una summa della sua arte e di sicuro Israel e Nardis sono le interpretazioni di punta di questo bellissimo album del 1961. Su tutto aleggia un appunta di nostalgica tristezza, quasi una malinconia da consumato dandy che emerge in modo prepotente in "How deep is the Ocean". Un disco da inserire senza indugi nella discoteca ideale, non solo dei jazzofili

Maestro del cool...Stan Getz At the Shrine




Un bellissimo lavoro che ripropone alla perfezione le atmosfere pure del cool jazz. Stan Getz in quintetto con trombonista Brookmeyer innerva con energia ad alcuni classici del genere , basti pensare a Flamingo, Tasty Pudding o I'll remember April. Entriamo nelle melodie più struggenti con Lover man  dove il sax di Stan  si muove con un fraseggio delicato e tenero, quasi a voler sussurrare appena le note. Questo é uno dei migliori lavori per scopire i segreti e la classe di un grande musicista che il grande pubblico ha sempre sottovalutato forse abbagliato dagli sperimentalismi del ree o di altre avanguardie. Ma quando si ha voglia del buon sano jazz di una volta, allora  Stan Getz non delude mai

"INTERAZIONE SIMMETRICA": AL TEATRO A L'AVOGARIA UNO SPETTACOLO TUTTO DA RIDERE SULLA MEDICINA TRADIZIONALE E LE TERAPIE ALTERNATIVE




Uno spettacolo per ridere di gusto sull'incontro - scontro fra medicina tradizionale e terapie alternative. Al Teatro a l'Avogaria di Venezia ( Dorsoduro 1607, Corte Zappa), sabato 2 aprile 2016, ore 21.00 é di scena "Interazione simmetrica" piéce in due atti di Federico Corda. Un testo comico sulla medicina classica  e sui metodi di cura sui generis:  psicologia sistemica, analisi freudiana, fitoterapia, ayurveda feng-shui, terapie sui chakra ed affermazioni positive vengono in soccorso di alcuni “casi clinici” da guinness dei primati. Tra questi il dott. Frankfurther, paziente nevrotico, marito ferito e terapeuta inappuntabile, Sarah una terapeuta tranquilla e posata che non sopporta di essere interrotta mentre lavora,  Ellen, donna in carriera con un ego smisurato. E per finire il sig. Russel paziente, fobico, tenero ed infantile ma con un bisogno disperato di tenere tutto sotto controllo e Vidyadeva assistente metafisica che, avendo trasceso le umane passioni, ed essendo perfettamente connessa con i poteri celesti è in grado di fornire pronte risposte ai quesiti dei suoi colleghi/pazienti, rivelando, grazie anche al suo “radicamento a terra”, uno straordinario senso pratico quando si tratta di riscuotere. 
Una commedia sulle righe dai toni paradossali che prende in giro nevrosi, tic e fobie di ogni tipo di paziente

Questo testo nasce con coerente incoerenza da tre notti insonni nelle quali ho scritto: la parte centrale del testo, il finale ed infine l’inizio. “Ko ham? Chi sono io?”, invitava a chiedersi costantemente il mistico indiano Ramana  Maharsi.  Potremmo rispondere in tono pirandelliano “Uno, nessuno e centomila” anche se, in realtà, la risposta, al di là delle fedi e delle conoscenze, nonché degli stereotipi, dovrebbe essere costituita dalle maha vakya: le grandi sentenze vediche “Aham brahmasmi: io sono Brahman” “Tat vam asi: tu sei quello” il sé, lo spirito l’atman a sat cit ananda: essenza, consapevolezza, beatitudine. Non vi è in me alcuna intenzione di denigrare né di deridere le tecniche descritte nel testo che, in realtà, fanno parte del mio percorso di vita, ma di “condire” con un pizzico di humor ad autoironia la nostra condizione umana: fragile, tenera, ma sempre in cerca di risposte proprio come viene definito il Siddharta di Hesse “ der Suchende” “colui che cerca” che  recita “Om è l’arco! La saetta è l’anima! Bersaglio della saetta è Brahma da colpire con immobile certezza!”.

L’Associazione Teatro a l’Avogaria, nasce nel 1969 dalla passione e dalla tenacia di Giovanni Poli, già fondatore del Teatro Universitario Cà Foscari di Venezia, e dagli esordi si pone come laboratorio di ricerca che coniuga un metodo d’improvvisazione teatrale tra la Commedia dell’Arte e le Teorie dell’Avanguardia. In più di quarant’anni di attività ha prodotto oltre sessanta spettacoli tra cui la “Commedia degli Zanni” rappresentata con successo sui più importanti palcoscenici internazionali. Riconosciuta come uno dei centri di formazione professionale di riferimento nel Triveneto, ogni anno organizza corsi, dedicati ad appassionati e professionisti, su discipline quali recitazione, Commedia dell’Arte, dizione, storia del teatro, canto, tecnica dell’interpretazione.

Lo spettacolo, in replica domenica 3 aprile alle ore 18.00, su prenotazione telefonica ai numeri 0410991967-335372889 , avogaria@gmail.com
Info: http://www.teatro-avogaria.it/


Ufficio Stampa: Sabino Cirulli Tel. 349 2165175 Mail: sabinofabiocirulli@yahoo.it

martedì 1 marzo 2016

MARIANO OTERO y ALEJANDRA HEREDIA : IL MOVIMENTO FELINO CHE AZZANNA LO SPAZIO





In un panorama tanguero denso di professionisti perlopiù omologati nello stile e nelle proposte didattiche mi sono imbattuto in una coppia che ex abrupto mi ha colpito per interpretazione musicale, potenza scenica e densità di movimento: Mariano Otero y Alejandra Heredia. Fino ad ora il mio unico contatto era limitato alla visione di alcuni video su youtube peraltro di grande impatto, ma nel tango,  come in altre forme artistiche,  la visione dal vivo delle performance é davvero altro. E' l'epifania del movimento plasmato alla musica. L'occasione é stata la V edizione del Lilibeo Tango Festival a Palemo, tenutosi nello scorso weekend, dove questa coppia ha letteralmente bucato la notte del sabato. Quattro pezzi, ognuno diverso dall'altro, chiusura con una milonga sui generis davvero coinvolgente, che hanno scosso il mio immaginario. Una coppia che dotata di una dinamica estrema , rarefatta e personale, che non é al servizio di una pura ritmica ripetitiva, ma avvolge la musica, inseguendo e disegnando le note. Il corpo dei ballerini si trasforma in una tavola alla Pollock dove il dripping del movimento rivela ad ogni angolo inedite sfumature. Si vede che dietro vi é un grande lavoro,di due ballerini eccelsi tecnicamente ma che in primo luogo sono anche atleti. Una preparazione coreografica che non vuole mirare solo a stupire il pubblico con effetti speciali, bensì creare con gli astanti una profonda empatia. Colgadas, Volcadas, Rebotes perfettamente dosati nella musica sono i gioielli che adornano e impreziosiscono la performance. Mariano si muove come un felino che con passo felpato e sensuale azzanna lo spazio di risposta di Alejandra che ne completa la fisicitá donando eleganza e grazia. Una risposta compiuta su ogni brano e su ogni movimento. Una coppia che lascerà sicuramente il segno, capace di destare dal torpore gli sguardi ormai addormentati alla noia di esibizioni massificate e avvitate sulla presunta eticità della nozione di ballo da sala. Forse qualcuno non ha ancora compreso, o ha ad arte, sviato il concetto di performance e show.

LO CHIAMAVANO JEEG ROBOT, IL SUPEREROE COATTO




Le non grandi aspettative su questa pellicola sono state spazzate via sin dalle prime scene: un fantastico inseguimento sul lungo Tevere che mi ha ricordato tanto analoghi fughe tra forze dell'ordine e criminali nei film di genere degli anni'70 ( Castellari, Fulci,  Di Leo). Qui il protagonista é un superbo Claudio Santamaria, forse il miglior attore italiano della sua generazione che, ingrassato di venti chili, interpreta Enzo Ceccotti un piccolo delinquente che ruba Rolex che per sfuggire alla madama trova il coraggio di buttarsi nel fiume che attraversa Roma salvo venire a contatto con una misteriosa sostanza melmosa radioattiva che fuoriesce smuovendo alcuni fusti depositati in quella che sembra una cloaca a cielo aperto. Dopo tormenti fisici, comprende di aver acquisito una forza sovrumana e decide di metterla al servizio delle sue attività non lecite, tipo sradicare un bancomat. Insofferente verso l'autorità ed il prossimo si trova invischiato suo malgrado in una contesa fra la banda dello zingaro, un laido e perverso Luca Marinelli e un clan di camorristi partenopei. Dopo l'incontro con Alessia, una ragazza instabile mentalmente convinta che sia lui l'eroe del famoso manga Jeeg Robot d'Acciaio, la sua vita non sarà più la stessa. Il cinema italiano rifiata e da' segni di vita con una produzione minore che fa il verso ai supereroi di casa Marvel e DC Comics. Qui peró il protagonista é un delinquente di borgata e ultra coatto che trascorre la sua esistenza mangiando yogurt e vedendo porno di serie B che accetta i suoi poteri senza farsi grandi domande o rifiutando di assumersi particolari responsabilità, tranne nel finale. E' una lotta di sopravvivenza in una Tor Bella Monaca equivalente ad una giungla o ai paesaggi spettrali di fine millennio che pullulavano in Ken il guerriero. Un film che fa divertire sparandoci una bella dose di adrenalina evitando qualsiasi risvolto cerebrale che appesantirebbe la narrazione. Su tutto il magistrale confronto tra Ceccotti e il malavitoso psicopatico, lo zingaro che il regista Mainetti evita di caricare di significati metafisici per lasciarlo a pura gara di sopravvivenza. Un film destinato a rappresentare questi anni. Da vedere assolutamente.


WEATHER REPORT: THE LEGENDARY LIVE TAPES






Un lavoro davvero imperdibile non solo per gli aficionados del gruppo, ma anche per chi si avvicina per la prima volta a questi maestri del jazz fusion anni settanta, stella polare del post Miles elettrico. Finora questi nastri erano rimasti inediti e con grande sorpresa l'audio é davvero buono per essere un live. In questo lavoro abbiamo a che fare con quella che é secondo me la miglior formazione della band, ovvero Joe Zawinul (tastiere), Wayne Shorter (sassofono), Jaco Pastorius (basso elettrico) e Peter Erskine alla batteria   cui si aggiunge nei concerti in quintetto  Robert Thomas, Jr. (percussioni). La leggendaria creatività del gruppo é all'apice e la mente viaggia libera nello spazio e nel tempo. Riascoltare poi il fenomenale Jaco Pastorius da' i brividi così come ogni volta due tracce immortali quali Black Market e Birdland, vette di una espressività frutto di un sapiente matrimonio fra poesia e tecnica eccelsa. Quanto mi mancano i Weather Report, un suono che mi catapulta nel passato, in anni dove ancora si osava scagliarsi contro autorità artistiche precostituite in nome dell'opposizione alla massificazione della musica. Oggi, nell'epoca di facebook e di twitter di Soundcloud dove tutto semrba avere la stessa dignità un ascolto come questo può servire a disintossicarci. Lunga vita ai Weather Report…

LE CONVERSAZIONI SOLITARIE DI JOSIF BRODSKIJ



Un grande esule o cittadino del mondo che ha inseguito fino all'ultimo istante della sua vita il significato ultima della poesia , dialogando con alcune delle voci più significative del secolo breve, da Mandel'stam a Frost, passando per Achmatova e Auden. Josif Brodskij in questo bellissimo volume, Conversazioni, edito da Adelphi mette a nudo le sue teorie ,il suo afflato poetico e mistico, il suo amore incondizionato e totale verso Venezia. Non a caso in una delle sue riflessioni ha confessato "Se mi fosse concesso di reincarnarmi sotto un’altra forma, sceglierei di essere un gatto a Venezia. Persino un ratto, o qualsiasi altra cosa, purché a Venezia". Un grande individualista in grado di ritrovare l'umanità solo con se stesso, o con altri grandi geni solitari in un labirinto dove l'unico passe-partout e' il linguaggio. Uno splendido testamento che certifica l'urgenza di seguire, in questa vuota società oberata di immagini e notizie, il filo conduttore della poesia. Una ancora di salvezza nel mare profondo del linguaggio per un mestiere, quello del poeta che si porta dietro come un tatuaggio indelebile.


sabato 30 gennaio 2016

ROBERT GLASPER EXPERIMENT – BLACK RADIO






Un bellissimo album che fa il punto sull’evoluzione della black music negli ultimi anni. Sontuoso, cool e pieno di derive metropolitane. Il filo conduttore è la soul music rivisitata in chiave contemporanea, non solo oscurità ma rotondità della voce che duetta con il pianoforte ad inseguire melodie sfumate. Ogni tanto una spruzzata di drum ‘n’ bass ma molto misurato a rendere ancora più godibile il risultato . Se l’hip hop sembra essersi sterilizzato è dall’R’n’n b o dal nu soul che provengono gli spunti più interessanti. Da brivido è la riproposizione di un classico coltraniano quale Afro – Blue con la meravigliosa voce di Erykah Badu. Un disco che infiamma con il suo groove controllato. Robert Glasper, segnatevi di brutto questo nome

venerdì 29 gennaio 2016

JOSE JAMES – NO BEGINNING NO END




Black music di altissima classe da Minneapolis con Jose James. Siamo dalle parti di Glasper e del suo nu jazz soul contaminato di r’n’b e spruzzatine hip hop. La ricerca filologica dell’artista si muove su un binario di eleganza ricercata dove il groove si sposa con la seduzione del basso funky. È questa la musica da club del nuovo millennio non c’è ombra di dubbio.


lunedì 25 gennaio 2016

Chandler, Marlowe e la finestra sul vuoto





Quando ho voglia di annegare nelle atmosfere del noir classico, non posso che mettere su John Coltrane e dedicarmi alla lettura dell’inossidabile e mitico Raymond Chandler.  Mi fa impazzire ne “La finestra sul vuoto” quel detective  spogliato di ogni super potere e di quell’aura di immortalità quale Marlowe che ogni giorno anzi in ogni istante si trova a dover lottare con la ferocia e la durezza della quotidianità.  Amo quella narrazione squisitamente cinematografica che non lascia scampo alle mozioni che ha bisogno algidamente di decantare come un un whisky torbato all’aria aperta, anzi davanti ad un camino dove crepita la legna. 

Ed alla fine anche noi siamo conquistati da quel seducente cinismo che  emerge in ogni ruga del detective che Chandler magistralmente mette a confronto con la ricca vedova, specchio dell’alterità delle convenzioni…. 

Malaparte e la tecnica del colpo di stato




Ci sono scrittori apparentemente antipatici, ostili, scomodi nella lettura, perché emerge in tutta la sua arroganza quasi un disprezzo dei lettori, della mediocrità della borghesia. Uno di questi è quello che reputo uno dei più geniali ed unici intellettuali del secolo scorso, Curzio Malaparte. Narciso e dandy fino all’eccesso, fino al punto di lasciare un segno imperituro a guisa di Tiberio con la sua villa a Capri. 

Ogni volta che leggo “Tecnica di un colpo di Stato”  mi sento quasi Malaparte che irride i regimi dittatoriali, anarchico ma splendidamente conservatore. Destra e sinistra diventano categorie quasi prive di senso, a tal punto che trasmutano in erme bifronte, volti, recto e verso di una stessa medaglia. 

La democrazia per Malaparte è fragile ed indifesa, continuamente passibile di fendenti mortali. Ma allora cosa fare?  Distruggere i miti borghesi e la borghesia…quanto Malaparte assomiglia a Celine…

I simulacri di Porfirio





Comprendere attraverso l’arte il fine ultimo della vita, ma non solo. Anche e soprattutto ciò che trascende la vita terrena in un afflato al tempo stesso mistico e farne una particolare e personale cosmogonia. Mediando e creando un percorso ontologico tra religione e filosofia. “Sui simulacri” del filosofo Porfirio , edito da Adelphi, è uno dei più raffinati ed utili testi per comprendere appieno la temperie e i segreti dell’arte classica.

Leggendo il risvolto di copertina «Porfirio di Tiro, allievo prediletto di Plotino, fu il filosofo più temuto dai Padri della Chiesa per la svettante intelligenza e la raffinata erudizione, poste a difesa della millenaria sapienza pagana contro il dilagare della nuova concezione cristiana. Di lui si racconta che a un convito per l'anniversario di Platone, dove lesse un suo poema dal titolo Le nozze sacre, fu tacciato di pazzia per le "molte cose che aveva pronunciato nell'entusiasmo, in senso mistico e velato". Ma Plotino intervenne e gli disse: "Ti sei dimostrato al tempo stesso poeta e filosofo e ierofante”.


Rileggere quei pochi frammenti sopravvissuti dà ancora una emozione unica. L’opportunità di riflettere sul valore del simbolo, di cosa ha potuto rappresentare per il mondo classico ed anche l’occasione di non lasciarci perdere l’occasione attraverso la visione delle statue di evocare gli dei…

martedì 19 gennaio 2016

Ragas and Sagas: Il meraviglioso dialogo sonoro tra Oriente e Occidente




Quando l’Oriente incontra l’Occidente, musicalmente parlando. Un disco sublime che affianca due giganti quali Jan Garbarek e Ustad Fateh Ali Khan in un caleidoscopio sonoro all’insegna della sacralità perduta. Nella produzione musicale contemporanea ritengo questo album ECM del 1992 il tenativo più compiuto di coniiugare i due mondi anche attraverso l’uso di strumenti diverissimi tra loro, in senso squisitamente etnico, con l’utilizzo della voce quale elemento insieme al sax a guidare la polifonia. Non stiamo parlando di un insulso disco commerciale dal sapore plastificato new age, ma di un lavoro difficile, che richiede meditazione ed un ascolto profondo che non può prestarsi alla distrazione dell’ambient music o alla liquidità degli mp3 a bassa resa qualitativa. Forse la musica può risultare, alla luce anche delle vicende che sono seguite post pubblicazione, l’unico vero antidoto alla lotta feroce che sta inseguinando le due regioni geografiche del mondo. Non posso che lasciar fluire i miei ricordi e viaggiare la mia mente libera nel dialogo fra Jan e Ustad. Questo disco è davvero una autostrada per la liberazione dai pregiudizi culturali. 

Il Basso catartico di Vitous




 Un poker d'assi  servito per Vitous ( Corea, Garbarek, McLaughlin, DeJohnette) per un classico disco ECM. Universal Syncopations gronda di quelle sonorità tipiche della etichetta di Manfred Eicher, dove l’improvvisazione è misurata e non esce dai binari di una autorevolezza jazzistica. Il talento dei quattro non diventa solo una mera profusione di tecnica ma una resa sontuosa della personale visione di Vitous che adopera gli altri strumentisti come grimaldelli per scardinare l’ovvietà manieristica che potrebbe inficiare il lavoro. Al di là di tutto, emergono i duetti inarrivabili fra il bassista e il sax nordico di Garbarek che creano una onda di pura delizia sonora.

lunedì 18 gennaio 2016

Jarrett e i seventies rivoluzionari




Un disco fenomenale da brividi con un trio che ha fatto la storia del jazz e non solo. Un Keith Jarrett in stato di grazia, staimao parlando degli anni’70 accompagnato da due talenti del calibro di Charlie Haden e Paul Motian. Sei brani che spaziano tra echi di free jazz, musiche latineggianti, virtuosismi spericolati. L’ho ascoltato quattro volte di seguito e ad ogni ripetuto istante mi pervade  quella freschezza innovativa e quell’impeto rivoluzionario, che solo gli anni settanta riuscivano a regalarci.Piece for Ornett e Song for Che bucano i confini temporali ed ancora oggi, a più di quarant’anni di genesi offrono un magnetismo senza eguali. Se a questo vi aggiungiamo la cura e la qualità sonora della ECM del guru Eicher, allora si può a ragione annoverare questo album fra i capolavori del genio assoluto Jarrett. IMPERDIBILE.

Meravigliosa avventura dei Coldplay



Lanciato dal singolo Adventure, A Head of full of Dreams dei Coldplay è un arcobaleno di sensazioni ed emozioni puramente pop. Chris Martin e i suoi non sbagliano un colpo e ancora una volta si rinnovano e rinnovano le emozioni con un lavoro che suona originale fin dalla prima nota. Via atmosfere cupe ed intimiste, ma solarità e caleidoscopio cromatico a tutta birra. Rock, pop, R&B, coretti paisley, tutto contribuisce a dare una freschezza inusitata a questo lavoro di fine 2015. Una esuberanza quasi da clubbing rivisitata in chiave intellettuale. Decisamente un buon lavoro-

KATECHON, IL POTERE CHE FRENA PER CACCIARI




Il potere che frena. Un volume davvero affascinante quello del filosofo Massimo Cacciari che indaga i rapporti che sussistono fra teologia e politica con figura chiave quella del katechon, qualcosa o qualcuno che trattiene e contiene, arrestando o frenando l’assalto dell’Anticristo. Questo elemento imprescindibile dell’Apocalisse così come descritto nella Seconda lettera ai tessalonicesi attribuita a San Paolo è lo spunto per riflettere sulle contraddizioni della contemporaneità. Sul mondo che deve compromettersi con il male e la violenza per rigenerarsi. Imperdibile la ricca appendice dei contributi più significativi della tradizione teologica, dalla prima patristica a Calvino. Esaurito lo spazio del sacro e quindi del politico, chi metterà freno all’apocalisse? 

giovedì 19 novembre 2015

CHI AMA BRUCIA. AL TEATRO A L'AVOGARIA DI VENEZIA DI SCENA IL DRAMMA DELL'IMMIGRAZIONE





Il dramma contemporaneo dell'immigrazione é in programma martedì 24 novembre 2015, ore 21.00, al Teatro dell'Avogaria di Venezia ne  "Chi ama brucia. Discorsi al limite della frontiera" di e con Alice Conti. Uno spettacolo che si inserisce nel ciclo de i "Martedí dell'Avogaria", rassegna teatrale che presenta in Laguna, alcuni fra i lavori più interessanti della nuova scena drammaturgica nazionale. 

Al centro della scena le difficili condizioni degli stranieri internati in un Centro di Identificazione ed Espulsione, viste con gli occhi di una crocerossina. Un lavoro che getta luce su una realtà ancora troppo poco conosciuta analizzando con spietata lucidità le complesse dinamiche politiche e psicologiche che sottendono alla narrazione. Lo spettatore riflette sui lati oscuri della propria personalità, attraverso lo  specchio di una realtà marchiata dalla violenza e crudeltà senza alcuna  sadismo e noia, priva di comunicazione umana, devastata dalla crudeltà. Un teatro senza retorica che, privo di urla,  lascia che l'indignazione affiori da sola e lentamente in chi osserva. Alice Conti ha tratto "Chi ama brucia" da un suo studio antropologico poi diventato tesi di laurea, con interviste a lavoratori ed ex reclusi del Cie di Torino. Una performance fisica a tutto tondo, voci fuori campo, danza, canto, recitazione, con vari registri espressivi che oscillano dal drammatico al comico.

L’Associazione Teatro a l’Avogaria, nasce nel 1969 dalla passione e dalla tenacia di Giovanni Poli, già fondatore del Teatro Universitario Cà Foscari di Venezia, e dagli esordi si pone come laboratorio di ricerca che coniuga un metodo d’improvvisazione teatrale tra la Commedia dell’Arte e le Teorie dell’Avanguardia. In più di quarant’anni di attività ha prodotto oltre sessanta spettacoli tra cui la “Commedia degli Zanni” rappresentata con successo sui più importanti palcoscenici internazionali. Riconosciuta come uno dei centri di formazione professionale di riferimento nel Triveneto, ogni anno organizza corsi, dedicati ad appassionati e professionisti, su discipline quali recitazione, Commedia dell’Arte, dizione, storia del teatro, canto, tecnica dell’interpretazione.
 
Gli spettacoli della Rassegna “I Martedì all’Avogaria”, ore 21.00, su prenotazione telefonica ai numeri 0410991967-335372889 , avogaria@gmail.com
  
 
Ufficio Stampa: Sabino Cirulli Tel. 349 2165175 Mail: sabinofabiocirulli@yahoo.it

martedì 17 novembre 2015

APRI LA PORTA SIGNOR MATADOR! AL TEATRO A L'AVOGARIA DI VENEZIA LE DISAVVENTURE DELLA SIGNORINA ELSE




Ispirato a un grande classico del teatro del primo novecento, la Signorina Else del drammaturgo austriaco Arthur Schnitzler, arriva  martedì 17 novembre 2015, ore 21.00, al Teatro a L’Avogaria di Venezia, ( Dorsoduro 1617) "Apri la porta signor Matador!"per la regia di Roberto Biebitz con Bertha Zigmondi.  Lo spettacolo,  è il secondo appuntamento del ciclo i "Martedí dell'Avogaria", rassegna teatrale che presenta a Venezia,  alcuni fra i lavori più interessanti della nuova scena drammaturgica nazionale.
 
 "Apri la porta signor Matador!" pone al centro della scena le avventure di Else,  una giovane fanciulla che,  in vacanza a San Martino di Castrozza riceve una lettera della madre che la informa di una grave minaccia che incombe sulla sua famiglia. La dura prova a cui sarà sottoposta la catapulterà di colpo nella vita adulta con la conseguente perdita d'innocenza e l'entrata nell'olimpo delle eroine della letteratura di ogni tempo. Un lavoro che attraverso gli occhi della protagonista fa una lucida e spietata analisi delle ipocrisie che spesso nella piccola e media borghesia sottendono alle relazioni sociali.
 
L’Associazione Teatro a l’Avogaria, nasce nel 1969 dalla passione e dalla tenacia di Giovanni Poli, già fondatore del Teatro Universitario Cà Foscari di Venezia, e dagli esordi si pone come laboratorio di ricerca che coniuga un metodo d’improvvisazione teatrale tra la Commedia dell’Arte e le Teorie dell’Avanguardia. In più di quarant’anni di attività ha prodotto oltre sessanta spettacoli tra cui la “Commedia degli Zanni” rappresentata con successo sui più importanti palcoscenici internazionali. Riconosciuta come uno dei centri di formazione professionale di riferimento nel Triveneto, ogni anno organizza corsi, dedicati ad appassionati e professionisti, su discipline quali recitazione, Commedia dell’Arte, dizione, storia del teatro, canto, tecnica dell’interpretazione.
 
Gli spettacoli della Rassegna “I Martedì all’Avogaria”, ore 21.00, su prenotazione telefonica ai numeri 0410991967-335372889 , avogaria@gmail.com


Info, Ufficio Stampa - Sabino Cirulli , Tel. 349 / 2165175